Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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La caccia alla volpe

Si racconta che quando i lupi cacciano la volpe in un primo momento essi si muovono liberamente nella zona nella quale normalmente si muovono le volpi. La prima fase della caccia è di lasciare che i cani possano cogliere l’odore della volpe. Quando il branco riesce a fiutare le tracce della volpe i cani cominciano a correre seguiti a ruota dai cacciatori. Tuttavia l’elemento determinante non è tanto il fiuto, quanto la vista. Infatti quando un lupo avvista la preda incomincia a correre in maniera determinata e tutti gli altri cani seguono chi ha visto la volpe. Dopo un po’ di tempo si stancano di correre e siccome la volpe si dice sia più furba dei cani riesce quasi sempre a rintanarsi in qualche rifugio. Tuttavia il lupo che l’ha vista continua a rincorrerla nella speranza di prenderla.

Da qualche decennio ci si interroga, genitori, catechisti, preti, sul fatto che immancabilmente i ragazzi che hanno ricevuto la cresima si stancano di correre e interrompono la ricerca di un qualunque cammino di fede. Continua invece a rincorrere il Signore solamente chi ha avuto l’occasione di incontrarlo, di vederlo. Tutti gli altri smettono. Forse è proprio questa la risposta ma anche la prospettiva: è necessario che i nostri ragazzi, i giovani e noi stessi, abbiamo almeno una volta visto il Signore, allora lo continueremo a cercare e a rincorrerlo. Altrimenti si corre un po’, perché vediamo gli altri a correre, ma siccome poi ci stanchiamo, allora ci fermiamo e facciamo altro.

Al Signore pare piaccia essere rincorso. Lo conferma quella bellissima immagine del Cantico del Cantici nella quale il Signore si paragona all’amata e l’uomo di fede all’amato che cerca di rincorrere la donna del suo cuore, è inebriato dalla scia di profumo che l’amata lascia dietro di se, la cerca dietro ogni angolo di strada.

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Rivoluzione

Questa parola è davvero molto interessante soprattutto se si tiene conto dell’accezione diversa che hanno gli antichi e i contemporanei. Il punto di svolta è la Rivoluzione Francese a partire dalla quale “rivoluzione” significa rompere definitivamente con il passato e ricominciare a riscrivere la storia. Cioè: c’è uno stato di cose che è assunto da tutti e ad un certo punto c’è un movimento interno che intende rompere, strappare la pagina e ricominciare da capo. Che cosa è la novità per i rivoluzionari? Rompere con il passato e riscrivere la storia.

Prima della Rivoluzione Francese l’accezione di questa parola era un po’ diversa. Rivoluzione (re-volvere, girare) è il giro completo di un pianeta intorno ad un centro su un’orbita che è circolare. In questa prospettiva il punto di inizio corrisponde al punto di arrivo. Quale è il futuro per un pianeta? La meta è l’origine. Quale è la novità? Il nuovo è l’inizio. La perfezione è alle spalle. Più vai avanti e più ti avvicini all’origine. Questa è la concezione ciclica del tempo che per gli antichi era una cosa assolutamente assodata.

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La luce e le palpebre

Per farmi aiutare in un incontro sul tema della luce ero alla ricerca di un dipinto che esprimesse la forza della luce mi sono imbattuto in un quadro che non conoscevo di William Turner che si trova in Inghilterra presso la galleria Tate Britain. Il dipinto è intitolato “Regolo”. Sembra un quadro astratto, una tela nella quale c’è solo la luce, una luce abbagliante che ferisce gli occhi di chi la guarda. Mi ha incuriosito il titolo “Regolo” e dopo una piccola ricerca scopro che si tratta di Attilio Regolo che è una delle figure che appartiene alla leggenda della storia in particolare alla fondazione di Roma. Fu il comandante dell’esercito romano durante la prima Guerra Punica, nel 250 circa A.C.

La leggenda di Regolo narra che il giovane fu fatto prigioniero a Cartagine e un giorno fu mandato a Roma con il compito di convincere i romani ad arrendersi. Invece Regolo giunto a Roma pronunciò un discorso nel quale esortava i romani a continuare la guerra perché conosceva la precarietà dei cartaginesi. Ciò che è più importante è che poi Regolo torna a Cartagine e per rispetto al nemico si consegna ai cartaginesi raccontando del suo discorso al senato romano.

A questo punto inizia il racconto dell’atroce morte di Regolo inflitta dai cartaginesi. Prima di tutto ad Attilio Regolo furono recise le palpebre affinché gli fosse impedito di chiudere gli occhi.

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Il Verbo come un’aquila che salva

In occasione della domenica della Parola, celebrata oggi dalla Chiesa, ritorno sul tema dell’ambone, l’arredo sacro dal quale si proclama la Parola di Dio. Mi è capitato lo scorso anno di visitare Gaeta, una splendida cittadina tra Napoli e Roma. Entrando nel Duomo i miei occhi sono subito stati attratti dall’ambone del tredicesimo secolo. Attualmente è solo un frammento di una scultura ben più grande. Raffigura, partendo dall’alto un’aquila impegnata nell’atto di liberare un uomo anziano e barbuto avvinghiato da un serpente e che poggia i piedi su un leone che a sua volta stringe un agnello.

Cosa può mai significare questa scultura? L’iconografia medievale rimanda alla simbologia del peccatore liberato dalla Parola.

L’aquila è un simbolo importantissimo, non solo nel cristianesimo, ma per molti popoli e culture. Fin dai romani si pensava che essa era l’unico animale a cui spetta il privilegio di volare verso il cielo e di trasportare le anime dei morti presso gli dei.

Dopo la conversione al cristianesimo dell’imperatore Costantino l’aquila divenne l’emblema dell’impero a rappresentare il trionfo del cristianesimo sul paganesimo.

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Rane e salamandre

Nel meraviglioso Duomo di Vienna, dedicato a santo Stefano, sono molte le cose che mi hanno colpito. Una su tutte in particolare: il bellissimo pulpito gotico nel cuore della navata centrale. È stato realizzato dall’artista boemo Anton Pilgram nel 1515 circa.

Il pulpito è ricavato da un unico blocco di marmo, ci spiega la guida Lena, ed è finemente scolpito nei suoi particolari. Il vertice corrisponde all’ambone, luogo sacro in cui viene proclamata la Parola. Sotto l’ambone ci sono quattro statue che corrispondono ai Padri della Chiesa, i cui commenti alla Parola sono ancora ancora vivi ed attuali. Sotto ancora, un po’ nascosta, la statua dello scultore Pilgram che sta uscendo da una finestrella. La bellezza di questo pulpito sta nel suo valore simbolico.

Il particolare che più mi ha colpito sono le piccole rappresentazioni poste sullo scorri mano della scala per salire all’ambone: si tratta di piccole rane e salamandre che costituiscono una vera e propria processione verso l’alto. Nella simbologia medievale le rane e le salamandre rivelano il carattere dei fedeli cristiani. Le salamandre sono animali di fuoco, ricercano il calore, la luce, l’aria pura. Le rane sono animali che vivono nel fango e nell’umidità. Le salamandre sono anfibi capaci di vivere, morire e di rigenerarsi anche tra le fiamme. Al contrario le rane e i rospi assumono un valore fortemente negativo perché abitavano le tenebre, erano considerati pericolosi e richiamavano la forza malefica del diavolo.

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Il campo invernale degli adolescenti a Vienna

La proposta di vivere alcuni giorni, tra il Natale e il Capodanno, con gli adolescenti ha riscosso un buon successo. Così con gli educatori si è deciso di visitare una città europea e la scelta è caduta sulla capitale austriaca. La prima tappa del viaggio è stata Innsbruck per una rapida visita in occasione del pranzo.

Poi due giorni per lasciarci meravigliare da una delle città più eleganti dell’Europa. La proposta formativa ha previsto alcune attività legate ai verbi natalizi: meravigliarsi e desiderare. Guidati dall’atteggiamento dei pastori e dei Magi ci siamo confrontati sulle occasioni che la vita ci offre per lasciare che i nostri occhi si riempiano della bellezza di ciò che visitiamo è soprattutto sulla bellezza delle persone che incontriamo, dei compagni di viaggio in particolare.

Essere a Vienna ti dà l’impressione di stare in una fiaba: i palazzi barocchi, le strade e i parchi imperiali, la corte e la principessa Sissi, i grandi musicisti che ci hanno vissuto, Mozart, Beethoven, Strauss, la psicanalisi di Freud, la nostalgia del tempo passato e la sorprendente armonia tra la tradizione e la modernità.

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Praticanti non credenti

Alcune settimane fa ho condiviso una riflessione intitolata: “credenti non praticanti” e mettevo in evidenza come anche chi non partecipa assiduamente all’Eucarestia domenicale possa essere considerato “fedele” nella misura in cui sente comunque la necessità di cercare il Signore nella sua vita e di appartenere alla famiglia dei discepoli di Gesù.

Ma i termini di quel titolo possono essere benissimo cambiati e potremmo svolgere una riflessione sui “praticanti non credenti”. Esiste cioè la sventurata possibilità di persone che mantengono certe assiduità senza essere uomini o donne di fede.

Penso in particolare ad alcune situazioni.

Penso a chi decide di essere ammesso ad un sacramento senza esserne convinto e si presenta con una specie di motivazione folkloristica. Quanti genitori chiedono il Battesimo o l’Eucarestia per i loro figli ma non credono davvero all’azione dello Spirito Santo nella vita propria e nella vita dei figli. Tanto è vero che dopo il Battesimo non si vedono più.

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Dio vede e provvede

La catechesi di avvento di quest’anno ci ha condotti a contemplare la facciata della natività della Sagrada famiglia di Barcellona.

La facciata è suddivisa in tre portali secondo uno schema “teologico” che il genio-santo di Antoni Gaudì ha voluto imprimere nella pietra.

Il primo portale, quello centrale è il “Portale della carità” ed ha come protagonista Gesù con il racconto dell’Incarnazione del Verbo. Il secondo è il “Portale della speranza” e San Giuseppe è l’icona della speranza. Il terzo è il “Portale della fede” e Maria è la figura per eccellenza della fede. Le tre virtù teologali vengono così abbinate alle tre persone della Sacra Famiglia.

Gli incontri si sono conclusi con una piccola gemma incastonata nel portale della Fede dedicato a Maria Santissima.

Gaudí riassume tutto il significato della fede in questa immagine: una mano al cui interno è presente un occhio. È il modo classico con cui si traduce l’essenza di Dio Provvidenza. Egli è colui che vede e provvede. Che cosa è la fede? Sembra rispondere Gaudí: la fede è cercare di fare quotidianamente l’esperienza di potersi fidare della Provvidenza di Dio.

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L’adorazione notturna dell’Avvento

Abbiamo perso la forza delle proposte. Questo ho pensato quando con gli animatori abbiamo proposto l’adorazione notturna agli adolescenti. Chissà chi verrà? Come faranno i ragazzi a rinunciare ad avere una motivazione più forte della febbre del sabato sera? Invece ci ha spiazzato la risposta: venti adolescenti e una decina di animatori hanno vissuto questa esperienza ed io mi sono ricreduto.

Nella preparazione dell’Avvento si cerca di tener sempre presenti le dimensioni principali di questo tempo forte: la preghiera, l’ascolto di una testimonianza e la solidarietà per i più bisognosi.

Verso le 22.30 ci siamo ritrovati in Oratorio e dopo un primo momento ludico abbiamo offerto alcune indicazioni pratiche su come vivere la notte. A ciascuno è stato chiesto di inserirsi in un turno, da mezzanotte alle otto. Ogni turno si è potuto avvalere della guida di un educatore.

Per il resto della notte l’indicazione era di dormire nelle aule di catechismo, cosa che a detta dei ragazzi in pochi sono riusciti a fare o per il freddo o per chi russava.

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I cristiani di Konya

Un viaggio lo vivi 3 volte: quando lo prepari, quando lo compi e quando lo ricordi. Riguardando le immagini del viaggio in Turchia uno dei momenti che mi si è impresso nella memoria è l’incontro che abbiamo vissuto nella città di Konya. Una delle città più importanti della Turchia con i suoi 6 milioni di abitanti. Qui san Paolo ha vissuto un importante soggiorno raccontato nel capitolo 14 degli Atti degli Apostoli. Annuncia il Vangelo e la gente che ascolta si divide tra chi rifiuta il discorso di Paolo e chi invece aderisce alla fede. Compie un miracolo e viene confuso con una divinità. Paolo venne anche lapidato ad Iconio e si salvò solo perché fu creduto morto. Una volta ripreso fu lui stesso a “rianimare” i fratelli con il desiderio di risvegliare in loro la fede.

In questa bellissima città abbiamo incontrato Maria Grazia, una donna consacrata che da molti anni vive in Turchia, inviata dal Cardinale Carlo Maria Martini come fidei donum della diocesi di Milano.

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La Medusa capovolta di Istanbul

Una delle cose più belle che abbiamo avuto modo di visitare in Turchia è sicuramente stata la Basilica “Cisterna”, costruita nel 532 dall’imperatore Giustiniano. La struttura è fantastica grazie soprattutto al nuovo restauro del 1994. Prima i visitatori vi accedevano con la barca ora invece grazie alle passarelle. Vi si ammirano 336 colonne disposte in 12 file e alte 9 metri e l’atmosfera è veramente molto suggestiva.

L’obiettivo della costruzione della Basilica era quello di immagazzinare acqua fresca per il palazzo imperiale e gli edifici vicini. La Cisterna aveva le dimensioni di due campi di calcio e poteva contenere 80.000 metri cubi di acqua, sufficiente a riempire 27 piscine olimpioniche.

Due di queste colonne attraggono particolarmente la nostra attenzione perché sono sostenute da volti giganteschi di Medusa, uno capovolto e l’altro adagiato di profilo.

La Medusa è, nella simbologia, un vero e proprio mostro che ha come capelli tanti serpenti velenosi ed ha uno sguardo che pietrifica chiunque lo incrocia. Per questo la Medusa è da sempre stata associata alla morte e alla paura della morte.

Ma cosa ci fanno queste due Meduse collocate 1.500 anni fa in un’antica Basilica di Istanbul.

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Percorso Famiglie ” Voce del verbo famiglia”

Per chiunque desideri regalarsi uno spazio di incontro e confronto sui verbi e gesti che abitano la vita famigliare e scoprire che li abita il Signore!

ORATORIO ore 19.00 incontro; ore 20.00 cena condivisa con ciò che ognuno porta.

Sabato 11 Novembre 2023
Sabato 2 Dicembre 2023
Sabato 13 Gennaio 2024
Sabato 17 Febbraio 2024
Sabato 16 Marzo 2024
Sabato 20 Aprile 2024

 



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Il pellegrinaggio parrocchiale in Turchia

Un pellegrinaggio sulle orme di san Paolo. Un viaggio per conoscere una terra ricchissima di storia e di arte, una terra molto simile alla nostra e molto differente per mille ragioni. Otto giorni bellissimi grazie all’ingrediente più importante, quello che fa la differenza: le relazioni che nel gruppo si sono create e consolidate.

Rientriamo dalla Turchia dopo otto giorni intensi, nutrienti e divertenti.

Intensi perché abbiamo avuto un programma fitto, guidati da una bravissima guida, con un ritmo senza pause. L’intensità è stata la caratteristica di questi giorni anche per le forti emozioni date da questa terra vasta, popolosa è dolcissima. Una terra che assomiglia ad un incrocio, un crocicchio nel quale tutto si incontra. Una terra capace di far convivere serenamente le diversità. Non un incrocio solamente dunque, ma un ponte, una via che unisce.

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La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione! 

Gaudì è un genio indiscusso. Anzi potrebbe essere riconosciuto santo dalla chiesa cattolica. È l’architetto della Basilica della Sagrada Familia, uno degli edifici più amati del mondo, patrimonio dell’umanità Unesco. Oggi se parli con chiunque c’è concordanza sulla bellezza di questa Basilica. Ma nel secolo scorso non tutti la pensavano allo stesso modo. Per esempio George Orwell, l’autore della Fattoria degli animali definì la Sagrada Familia “uno degli edifici più orribili del mondo”. Altri invece la pensavano esattamente al contrario. L’architetto tedesco Walter Gropius la descriveva come “una meraviglia di perfezione tecnica”. Al di là delle diverse opinioni una cosa è certa: nessuno rimane indifferente di fronte alla sublime opera di Gaudì, il monumento simbolo di Barcellona, l’edificio più visitato della Spagna, ma anche il più misterioso.

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Vivere 5000 anni

C’è un dato che mi ha colpito in una recente ricerca sul tema: quanto leggono gli italiani? nel 2022 solo il 39,3% di persone hanno letto nell’ultimo anno almeno un libro per motivi non strettamente scolastici o professionali. Questo dato mette in evidenza la diminuzione dei lettori italiani rispetto agli anni precedenti. Solamente negli anni della pandemia c’è stato un leggero aumento che tuttavia è scomparso abbastanza velocemente.

Ancora: il 44, 4 per cento degli italiani legge tre libri in un anno, il 15,4 legge da 4 a 11 libri in un anno e solamente il 6, 4 per cento legge almeno 12 libri all’anno.

La ricerca ribadisce anche che leggono di più i giovani che gli adulti, più le donne che gli uomini, più gli abitanti del centro-nord che gli abitanti del sud.

Colpisce anche il fatto che cresce il numero della popolazione che si è recata in biblioteca almeno una volta nel corso di un anno, anche se rimane sempre una percentuale molto bassa: il 10,2 per cento. Molto penso dipenda dal fatto che l‘impatto travolgente dei social faccia brutalmente preferire questi alla carta stampata.

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L’importante è che siamo qui

Ogni volta che mi reco alla Casa Accoglienza Anziani ho sempre qualcosa da imparare. Esattamente come quando sto in mezzo ai bambini.

Mi è capitato durante la Messa di un martedì mattina.

È iniziata la proclamazione della prima lettura e sento, perché quando gli anziani dicono qualcosa non parlano, gridano: Pota ghe sente mia! dice una nonna alla sua vicina. E questa con una pacatezza regale le risponde: Fa negot, preocupet mia, l’importante l’è che ns’è chè.

Mi è subito venuto in mente Pietro sul Tabor: che bello per noi essere qui… facciamo tre tende…

La Messa non si capisce con il cervello ma si gusta con una presenza che si abbandona ai segni della liturgia. Se penso a quando ero bambino con tutta onestà non ricordo nessuna predica dei miei preti, non ricordo di avere avuto mai il cuore per qualcosa che si sia impresso nella mia testa. Ricordo solo le candele, i fumi dell’incenso, i profumi dei fiori, le luci, i volti di tanta gente che pregava. Il potere della liturgia non sta in quello che noi comprendiamo con la testa, ma in tutto quello che segna i nostri sensi.

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Il ricordo di un dolore

Stiamo entrando nei primi giorni di Novembre, giorni in cui la nostra memoria si riempie degli innumerevoli volti di chi abbiamo amato e ci ha preceduto nel grande Passaggio, di amici, parenti benefattori.

Sono giorni di sofferenza e di speranza che siamo chiamati ad attraversare con equilibrio e con fiducia.

Recentemente ho accompagnato un professore a visitare l’Accademia Carrara. L’avevo vista tantissimi anni da seminarista. Molte le opere che colpiscono. Ma ce n’è una che ha letteralmente rapito i miei occhi. È una tela di Pellizza da Volpedo  intitolata “Il ricordo di un dolore”. Se l’avevo già vista non lo ricordo, probabilmente non mi aveva colpito così tanto. Pellizza è famoso per “Il quarto stato”, l’icona sociale della fine dell’Ottocento.

Passeggiando nelle sale dell’Accademia mi ritrovo di fronte a quest’opera e a lungo la contemplo.

Scrive il pittore stesso: «Tornato immediatamente da Parigi colpito dalla morte di mia sorella Antonietta, volli ricordare il mio dolore con una mezza figura intitolata appunto “Il ricordo di un dolore”».

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