Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Ultimi articoli pubblicati

L’alfabeto della Parrocchia 2: I come INIZIARE

Iniziare per la parrocchia è il verbo che indica l’introduzione delle giovani generazioni alla vita della fede. Più precisamente il termine tecnico che si utilizza è iniziazione cristiana.

Una delle tappe fondamentali con cui la parrocchia inizia alla vita cristiana è la Prima comunione.

Sto leggendo in questi giorni un libro scritto da Thomas Frings, un prete tedesco intitolato “Così non posso più fare il parroco”. Mi ha colpito un suo passaggio nel quale provoca questa riflessione: “Per trent’anni ho accompagnato in varie parrocchie la preparazione alla prima comunione e, per oltre venticinque volte come primo responsabile, ho potuto sperimentare in prima persona un’evoluzione in questo campo. I modelli della preparazione e le catechesi sono cambiati, ma sostanzialmente tutto è rimasto identico. Possono passare il cielo e la terra, ma la prima comunione resta sempre la stessa. È rimasta la questione degli abiti da indossare, non influenzata da nessuna moda, sono rimaste le date dell’anno liturgico, è rimasto anche il terzo anno di scuola per fare la prima comunione. Nei corso di questi trent’anni, la costante più affidabile è stata la diminuzione della partecipazione all’eucaristia domenicale già nell’anno successivo alla preparazione della prima comunione”.

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L’alfabeto della Parrocchia 2: H come HUMOUR

Un proverbio mediorientale dice che l’umorismo e la pazienza sono cammelli che ti guidano attraverso ogni deserto. L’umorismo e l’arte di trasformare l’amarezza della vita in un sorriso.

La vita di molti santi è ampiamente farcita di humour, i santi sanno ridere. Pensiamo a santa Teresa d’Avila, a Francesco di Sales, a Tommaso Moro, a Filippo Neri, a Ignazio di Loyola, a Giovanni Bosco, ma anche a papa Giovanni, a Giorgio La Pira… Il dono dell’umorismo ha reso la vita di molti santi un’avventura piena di fascino. Anche i Padri del deserto sono noti per le loro parole gustose, divertenti, piene di umorismo e insegnamenti sapienti.

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L’alfabeto della Parrocchia 2: G come GRATITUDINE

Il vangelo racconta che un giorno Gesù guarì dieci lebbrosi ma uno solo ritornò indietro a ringraziare. Ringraziare è perciò una virtù non scontata e la percentuale di chi ringrazia veramente, con il cuore, è bassa, uno su dieci.

La gratitudine, dice il vocabolario, è il sentimento e la disposizione d’animo che comporta affetto verso chi ci ha fatto del bene, ricordo del beneficio ricevuto e desiderio di poterlo ricambiare.

Ai ragazzi insegniamo che la parola “grazie” è una delle parole magiche, insieme a scusa e a permesso, per favore e ti voglio bene.

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L’alfabeto della Parrocchia 2: F come FASTIDIO

Devo confessare che sto sempre più diventando intollerante ad una cosa che, come parroco, non riesco a correggere: la mancanza di silenzio in chiesa.

È un fastidio unico.

A volte mi capita di scegliere di non stare in chiesa perché non riesco a trovare il clima giusto, silenzioso, per un adeguato raccoglimento per la preghiera e la meditazione. È il colmo che in un luogo sacro come la chiesa non si riesca a raccogliersi.

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L’alfabeto della Parrocchia 2: E come ECCOMI

Una mamma mi diceva: sai come chiamiamo il nostro bambino? Lo chiamiamo “un attimo”, perché tutte le volte che lo chiamiamo lui risponde sempre “un attimo”. C’è chi nasce pronto e chi non lo è mai. C’è chi si dispone e si propone sempre e chi si tira sempre indietro, nascondendosi.

Nella Bibbia il primo a dire “Eccomi” è Abramo, il padre di tutti i credenti. E questa parola la pronuncia più volte. Ma la prima volta che la pronuncia è impressionante perché la dice quando Dio lo chiama per mandarlo a sacrificare suo figlio Isacco sul monte Moria. Dice “Eccomi” di fronte ad una chiamata impegnativa, drammatica. Ma lo dice fidandosi.

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L’alfabeto della Parrocchia 2: D come DALMINEDICIOTTOMAGGIO1949

Con la celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo Francesco si conclude solennemente l’anno del 70° Anniversario di fondazione del nostro Oratorio. Abbiamo insistentemente proposto alla comunità parrocchiale diversi itinerari per aiutarci a vivere questo evento con un obiettivo: guardare al passato per ringraziare del presente e aprirci con speranza al futuro.

Con le molteplici proposte condivise nei mesi scorsi, il Consiglio Pastorale della Comunità e l’Equipe Educativa dell’Oratorio, hanno voluto mantenere alta l’attenzione di tutti perché l’Oratorio possa continuare ad essere ciò per cui è stato voluto: una casa per tutti, una casa accogliente, educante alla vita bella, buona e felice, la vita del Vangelo.

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in 70 anni OSG, Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia 2: C come CARISMI

Anche se nel linguaggio popolare per carisma si intende il dono naturale che molte persone hanno per svolgere le diverse attività umane, il termine carisma appartiene al linguaggio religioso e indica un dono spirituale, è un dono dello Spirito. Carisma deriva dalla parola greca charis, che significa grazia. Nel catechismo tutti i cristiani sono carismatici perché il carisma è la grazia santificante infusa a tutti i credenti con il Battesimo. Da questo punto di vista dobbiamo ammettere che normalmente noi cristiani siamo piuttosto ignoranti nel riconoscere che cosa ci è accaduto nel Battesimo e che cosa ci accade quando celebriamo i Sacramenti. Siamo ignoranti nel senso che non siamo consapevoli di tutto ciò che riceviamo costantemente e gratuitamente da Dio. Con il dono dello Spirito Santo, ricevuto in germe nel Battesimo e confermato in pienezza nella Cresima, noi abbiamo ricevuto i suoi sette doni: la sapienza, il consiglio, l’intelletto, la fortezza, la scienza, la pietà e il timor di Dio. Questi doni ricevuti in forma ordinaria e permanente ci rendono carismatici.

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L’alfabeto della Parrocchia 2: B come BENEDIRE

Tra i tanti libri della chiesa ce n’è uno che è stato pubblicato recentemente e si intitola “Benedizionale”. È il libro che raccoglie tutte le formule e le preghiere per ogni sorta di benedizione da impartire sulle persone, sul popolo, sui luoghi, sulle cose, in tutte le diverse situazioni e avvenimenti della vita.

I gesti più usuali per benedire sono quelli di estendere, innalzare, congiungere e imporre le mani, il segno della croce, l’aspersione dell’acqua benedetta, l’incensazione.

Benedire significa invocare da Dio il bene e la protezione, significa rendere grazie, esprimere riconoscenza. Nella liturgia cristiana la conclusione è sempre corrispondente al gesto del sacerdote che, alzando la mano destra e compiendo il segno della croce, impartisce la benedizione in nome di Dio.

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L’alfabeto della Parrocchia 2: A come ADORARE

Io adoro questo cibo, questo vestito, questo posto, questa macchina…

Siano confusi tutti gli adoratori di statue e chi si gloria dei propri idoli, recita un salmo della bibbia. Adorare è il verbo che esprime tutta la nostra devozione e il nostro affetto a Colui che riconosciamo come unico Dio.

Se adoriamo le cose siamo idolatri.

I nostri genitori ci hanno insegnato la preghiera del mattino e della sera. Preghiere bellissime che non so se i nostri figli oggi conoscono.

Al mattino si inizia il nuovo giorno con questa preghiera: Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte. Ti offro le azioni della giornata…  Alla sera si va a dormire con questa preghiera: Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questo giorno.  Perdonami il male, oggi commesso e, se qualche bene compiuto, accettalo. Custodiscimi nel riposo e liberami dai pericoli. La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari.

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L’alfabeto della Parrocchia: Z come ZIZZANIA

Gesù raccontò la parabola della zizzania per affermare come spesso la crescita del buon seme è disturbata dalla presenza di forze negative.

La zizzania è una pianta molto simile al frumento e si confonde con esso. È una pianta cattiva che nuoce al frumento e danneggia la coltivazione. È comunemente definita una “erbaccia”, una pianta non solo inutile ma che guasta e rovina. L’intenzione di Gesù è di confortare i suoi discepoli assicurandoli che non è sradicando al zizzania che si risolve il problema, ma avendo pazienza, fino alla mietitura, si riuscirà a separare il grano buono dalla zizzania.

Quello del Signore è l’atteggiamento giusto e misericordioso che vuole dare a tutti i peccatori il tempo e la possibilità di ravvedersi e di cambiare.

Apportare una giustizia istantanea non è nello stile del Signore e non deve nemmeno essere nel nostro modo di pensare e di agire.

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L’alfabeto della Parrocchia: V come VOLONTARIATO

C’è un dato sorprendente e confortante: in Italia cresce il numero dei volontari. Sono 6,63 milioni di persone che svolgono attività di volontariato, pari al 12,6 per cento della popolazione. Nel 1993 era il 6,9 per cento. I volontari si sono quasi raddoppiati in 25 anni. Questi sono i dati delle ricerche ISTAT.

Il volontariato è un’attività di aiuto gratuito e spontaneo verso persone in condizioni di indigenza che necessitano di assistenza, oppure per fronteggiare emergenze occasionali o prestando servizi per il bene comune. Spesso i volontari offrono la loro opera grazie ad associazioni costituite con finalità specifiche di beneficenza. Sono infatti molteplici le forme del volontariato, le aree del servizio: l’area socio assistenziale, l’area dell’animazione culturale, civile, l’area sportiva, l’area legata ai problemi del terzo mondo…

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