Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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Ho alzato la voce e me ne vergogno. Ma …

Nel giro di pochi giorni ho alzato la voce per ben tre volte. Ma alla fine rimane una domanda: perché ci sono in giro persone così sconsiderate?

La prima volta torno a casa dall’Oratorio e decido di fare qualche passo. Giro intorno alla Chiesa mentre prego il rosario. Sono le 22.30. ad un certo momento vedo un giovane che si avvicina alla porta della sagrestia. Un ladro non può essere, sta barcollando. Ho capito subito: è uno che deve svuotare la vescica e si nasconde dietro il muro. Appena lo vedo lo aggredisco spaventandolo. Poi gli dico di non muoversi vado a prendere un secchio con acqua e detersivo e gli dico di pulire. Si rifiuta e lì ho alzato la voce. Avrei anche voluto dargli un calcione nel sedere ma mi sono trattenuto. E poi tu saresti un prete, mi dici e tratti così le persone? Mi sono zittito per evitare il peggio, anche perché ho pensato che fosse l’alcol a farlo sragionare.

La seconda volta ho alzato la voce con alcuni ragazzi incivili che hanno scavalcato il cancello dell’Oratorio. Tecnicamente sarebbe violazione di domicilio. Concretamente è maleducazione. Ovviamente negano, dicono che il cancello era aperto, che loro non centrano niente. Ma come è possibile che mi ritrovi a discutere con ragazzini impertinenti che mi lasciano la palese sensazione che mi prendano in giro? Alzo la voce per riprenderli ma loro continuano a mentire. Anche qui mi sono zittito per evitare il peggio.

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Antonio il Grande

Nei giorni scorsi abbiamo celebrato la memoria di sant’Antonio Abate il fondatore del monachesimo cristiano. Da subito venne chiamato Antonio il Grande. Visse in Egitto e morì ultracentenario e visse la quasi totalità della sua vita nel deserto, nella solitudine e nella lotta contro le insidie del male.

Segnalo alcuni passaggi colti dalla biografia di sant’Antonio consegnataci da sant’Atanasio.

Come se quelle parole fossero lette proprio per lui. Così viene raccontata la conversione del diciottenne Antonio. Ascolta il Vangelo e non ha nessun dubbio: quella Parola non è stata detta che per me. È proprio questo che fa la differenza. Quante parole evangeliche ascolto… ma è come se non le ascoltassi perché non le sento dette proprio per me.

La memoria finì per sostituire i libri. Trascorreva molto tempo in preghiera, poiché aveva imparato che bisognava ritirarsi e pregare continuamente. Era così attento alla lettura, che non gli sfuggiva nulla di quanto era scritto, ma conservava nell’animo ogni cosa. Imparare le cose lette a memoria o come dicono i francesi, par coeur, significa saperle non a macchinetta, ma custodirle nel profondo di se stessi.

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In ginocchio davanti a Te

Ormai pochissimi si inginocchiano durante la Messa. Qualcuno ha effettivamente problemi alle articolazioni. Qualcuno non vuole rovinare i pantaloni o le calze… Mettersi in ginocchio pare sia diventato un atteggiamento facoltativo. In realtà nel linguaggio liturgico del corpo ogni atteggiamento diventa rivelativo di ciò che si vive.

Recentemente durante la celebrazione di un funerale ad un certo punto ho temuto. I familiari appena entrati in chiesa si sono seduti e non c’è più stato verso di alzarsi, né alla lettura del Vangelo, né alla Consacrazione, né alle esequie. Ho temuto perché continuavano a rimanere seduti anche quando gli addetti dell’agenzia funebre stavano portando la bara fuori dalla chiesa.

È abbastanza evidente che coloro che non hanno la consuetudine di frequentare le celebrazioni nemmeno possono conoscere i gesti e le posizioni da assumere con il proprio corpo. Pazienza, il Signore vede e provvede.

Diversa invece è la situazione di chi frequenta regolarmente la Messa e non si inginocchia più.

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Grazie Benedetto

Cooperatores Veritatis          

Il motto scelto da Joseph Ratzinger quando divenne Cardinale nel 1977 fu un’espressione della terza lettera di Giovanni: “Cooperatori della verità”. Questo motto potrebbe essere sottoscritto da ogni credente, anzi da ogni uomo di buona volontà. Tuttavia per Ratzinger la verità non è un’idea, né una cosa. La verità è Gesù. Per evitare ogni forma di relativismo per cui ognuno si fa un’idea propria di Gesù, Ratzinger è sempre molto limpido nell’indicare la figura di Gesù custodita e insegnata dalla Chiesa. Siamo cooperatori della verità se prestiamo noi stessi perché Gesù venga conosciuto e accolto.

 

Rimanete saldi nella fede!

Il testamento spirituale di Benedetto XVI è un testo umile, sobrio e chiaro. Si offre alla nostra meditazione come testo di alta spiritualità. Più volte ritorna l’esortazione a rimanere saldi nella fede, a non lasciarsi confondere. Egli sottolinea un aspetto molto bello: afferma che nella sua giovinezza ha appreso dalla sua gente la “bellezza della fede”. Quindi la fede come opportunità meravigliosa della vita e non come una noia o come un peso. La fede come occasione che genera gratitudine e non come uno schema rigido che ingabbia e che ingessa. La fede come luogo vitale nel quale decidere liberamente e saldamente di stare.

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Odio il capodanno. Anzi lo amo.

Siamo alla fine del 2022 e incominceremo il nuovo anno.

Dove andrai a far festa? – chiedo ad un amico che da pochi mesi si è separato dalla moglie. E chi ha voglia di far festa? Soprattutto se penso che mia moglie sarà tra le braccia di un altro uomo? Starò con i miei bambini, non credo nemmeno di arrivare a mezzanotte e andrò a letto a dormire sperando che i botti non mi tolgano il sonno.

Chissà quante persone vivranno il capodanno nella solitudine e nel dolore. Quanta amarezza provoca ogni festa, e in particolare il capodanno, in chi è solo e in chi ha una storia di sofferenza da gestire.

Mi è capitato di leggere in questi giorni un testo. Il 1° Gennaio del 1916 Antonio Gramsci scrisse un articolo intitolato “Odio il capodanno”. Ecco un passaggio di quell’articolo: “Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. (…) Perciò odio il capodanno.

Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno”.

L’autore poi sostiene che ci sia una specie di violenza nella festa del capodanno, una violenza che obbliga tutti a sottostare agli stessi riti: Il capodanno ti obbliga ad avere quella faccia da ebete: tutto va bene, tutto andrà bene. Ma perché tutti debbono fingere di essere felici a capodanno?”.

Io non odio il capodanno come faceva Gramsci. Anzi lo amo.

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Il presepio ci parla

Maria

Sono un’adolescente di Nazareth. Appartengo ad una famiglia povera e semplice come tutte le famiglie della Galilea. I miei genitori mi hanno educata al rispetto, alla generosità e alla fede.

Nella mia povera vita ha fatto irruzione la Luce: un Angelo del cielo a dirmi che nel mio cuore e nel mio corpo avrei potuto ospitare la Luce, la Parola. Dipendeva da me.

Quel giorno mi sono spaventata perché la luce era troppo forte.

Avevo nel cuore una domanda, o meglio un dubbio: come avverrà questo, come avrei potuto diventare mamma dal momento che non mi sono unita ancora ad nessun uomo?

E poi perché l’Angelo della luce l’ha chiesto proprio a me?

L’Angelo mi ha rassicurato: il Mandante, l’Eterno Padre avrebbe, come sempre, provveduto Lui.  Alla fine ho scelto. Ho scelto di abbandonarmi. All’Angelo ho detto: Eccomi, sono qui, al servizio di questo progetto.

Tutto è andato come aveva detto l’Angelo. Da Nazareth io e Giuseppe ci siamo spostati a Gerusalemme. Io ero ormai al termine della gravidanza e a Gerusalemme non riuscivamo a trovare un posto caldo e tranquillo. Ci siamo spostati a Betlemme, che è il paese dove era nato Giuseppe, magari qualche suo parente poteva ospitarci. Invece no. Abbiamo dato alla luce nostro figlio in una mangiatoia.

Perché nessuno ha voluto accoglierci? Perché appena nato abbiamo dovuto scappare? Perché addirittura il grande Erode lo cercava, il mio figlio, perché voleva ucciderlo?

Quante domande nel cuore. Quante domande!

 

Giuseppe

Le sentivo quelle voci in piazza a Nazareth o fuori dalla mia bottega. Eccome se le sentivo. Ma come fa a fidarsi di una ragazza che aspetta un figlio che non è suo? Ma come è possibile che non capisca, che sia così ingenuo da non capire? Farebbe bene ad abbandonarla subito! Ed io che ero così perso dietro a Maria che non potevo far altro che crederle, malgrado tutto.

A dire la verità c’avevo pensato di abbandonarla per la sua strada. Ma l’Angelo della luce anche a me aveva detto di fidarmi dell’Altissimo. Più volte mentre dormivo, nel cuore dei miei sogni, una Voce mi indicava di fidarmi. Così io ho sempre fatto.

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Festa di Natale dei Volontari e Adolescenti

Cari Volontari e Adolescenti vi dico:

Grazie per tutte le volte che mi hai reso accogliente,

Grazie per il tuo impegno con i ragazzi più piccoli,

Grazie per la tua attenzione per i ragazzi più grandi,

Grazie per i momenti in cui eravamo distanti, distanti ma non lontani,

Grazie per la ripartenza dopo il covid,

Grazie perchè con te mi sento più sportivo,

Grazie per quando mi hai reso bello per una giornata di festa,

Grazie al tuo sudore, alla tua fatica, alla tua generosità e alla tua voglia di fare,

tutti hanno potuto sentirsi a casa!

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Il pastore della meraviglia

La tradizione del presepio napoletano vuole che il giorno 13 dicembre si collochi una statuina molto importante: il pastore della meraviglia. Viene collocato vicinissimo alla grotta di Gesù e lo si riconosce per la sua postura: braccia alzate, occhi spalancati e bocca aperta. Si colloca il 13 dicembre per la memoria della martire santa Lucia che è cieca. Il pastore della meraviglia è colui che vede la luce. Lucia significa proprio luce.

Il pastore della meraviglia ha la bocca aperta e sembra che acclami tutto il suo stupore per ciò che ha davanti agli occhi. Le braccia aperte rappresentano l’atteggiamento della lode e dell’adorazione.

C’è un poeta che in un verso ha definito così la meraviglia: “Una frescura al centro del petto”.

Mentre tutti i pastori del presepio portano i loro doni al Bambino Gesù, anche il pastore della meraviglia porta il suo dono, il dono dello stupore. Questo non è un dono materialmente prezioso ma probabilmente è il dono che Gesù preferisce: l’incanto per la venuta del Signore fra gli uomini, l’incanto che ogni cristiano non dovrebbe mai perdere.

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Il pastore che dorme

Nel presepio dei napoletani, che certamente è il più geniale di tutti, c’è una statua che non manca mai e che è un personaggio ricco di significato. La conoscenza di questo personaggio può aprirci ad una dimensione interessante del Natale ormai vicino.

È la statua del pastore dormiente. Nella tradizione ha anche un nome, si chiama Benino. Ci sono alcune regole precise da rispettare: deve essere giovane, va collocato nel punto più alto del presepio e molto lontano dalla capanna della Natività.

Contrariamente a quel che sembra questo pastore non dorme perché è stanco né dorme per pigrizia, non è distaccato né indifferente a quel che accade.

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La nostra vita è forte e delicata

Mi hanno spiegato per filo e per segno cosa mi è accaduto. Molto è dipeso dalla mia inadempienza a causa della quale ho un po’ sempre trascurato la mia salute. Ad oggi il dato certo è che sono stato miracolato grazie alla bravura degli amici che mi hanno soccorso. Nella mia memoria rimane solo la sensazione di vuoto nell’accasciarmi e le voci che rimbalzavano disordinate mentre io ero steso. Steso appunto senza nessuna possibilità. Ho pensato alla leggenda di un grande santo del nord Europa che si trovava steso su una zattera cullato dalle acque e pregava dicendo: Padre io ora mi addormento e in qualunque posto mi sveglierò quello sarà il luogo dove tu mi vorrai come tuo testimone.

Quando si è stesi si è per forza nelle mani di qualcun altro che ti guida e provvede per te, ci si abbandona.

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Ad ventum

Si apre con questa Domenica il tempo di Avvento.

Che cosa è inciso in questa nuova stagione della vita spirituale?

Che cosa la Chiesa ci chiede più precisamente in questo tempo.

Non c’è niente di novità che ci è stato detto in merito, tuttavia vogliamo ricordarci a vicenda le linee direttrice che ci possono aiutare a trascorrere meglio questo periodo liturgico.

L’Avvento è quel tempo che parte dalla domenica dopo la solennità del Cristo Re, dal 27 Novembre ai primi vespri del Natale. Le Domeniche di tutto questo tempo hanno un primato sulle feste del Signore e su tutte le solennità che vengono per questo effetto anticipate al sabato. Le ferie che vanno dal 7 al 24  Dicembre sono orientante verso una preparazione imminente o prossima del Natale del Signore mentre che il tempo che precede queste ferie specifiche costituisce una preparazione remota al mistero dell’incarnazione.

Il tempo di Avvento ha la vocazione speciale di stimolarci e di spingere i figli della Chiesa a uscire dal torpore abituale per essere in grado di accogliere la novità che sta per arrivare, l’ingresso del Figlio di Dio nella nostra dimensione umana tramite la porta dell’incarnazione nel grembo verginale della Vergine Maria.

Perciò i credenti non possono permettersi di essere accovacciati nel relativo o negli affanni della vita quotidiana ma devono piuttosto essere desti ed intraprendere un cammino, decidersi di andare incontro a Cristo che viene.

Diciamoci a vicenda che questo periodo è un dono di Dio per noi, che bisogna accogliere con gratitudine ed impegno, percepirne la sua utilità, ammirare la sua duttilità di rivelare l’essenza dell’uomo come un essere pellegrino ed un essere ospitale.

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