Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Ultimi articoli pubblicati

Il calcio d’inizio

Ogni volta che inizia un nuovo anno pastorale mi ritorna in mente un episodio tragicomico avvenuto in una parrocchia ligure. Un sacerdote alquanto bizzarro ha voluto rappresentare l’inizio della catechesi e di tutte le attività parrocchiali con l’immagine di una partita di calcio. Uscito dalla sagrestia con i chierichetti ha posto un pallone di cuoio al centro del presbiterio, in cima ai gradini e ha detto: oggi iniziamo il nuovo anno ed io adesso do il calcio d’inizio. Detto fatto: ha fatto partire un tiro colpendo in pieno il pallone che è violentemente finito sulla fronte di un anzianetto stramazzato a terra. Fortunatamente tutto si è risolto per il meglio tra sospiri e sorrisi.

Eppure l’immagine del calcio d’inizio la trovo alquanto azzeccata.

L’anno catechistico, come una partita, ha la squadra, ovviamente, il pubblico, delle regole, la tattica e degli obiettivi.

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in La Caritas, Storie di fede e Riflessioni

Carità e Caritas

Era la domenica 2013, nove anni fa, quando ad una decina di membri della nostra comunità di san Giuseppe era stato conferito il mandato per istituire la Caritas parrocchiale e promuovere la vita della carità. Il progetto era concertato con le sette parrocchie di Dalmine in ciascuna delle quali venne istituita la Caritas. Come segno-frutto comune  era stato anche pensato il Centro di Primo Ascolto e Coinvolgimento situato presso la parrocchia di Sant’Andrea e sostenuto contemporaneamente dalle sette Caritas di Dalmine. Nel 2013 era stato proposto ai numerosi membri di tutte le Caritas un sostanzioso corso di formazione.

La Caritas parrocchiale è l’organismo pastorale istituito per animare la parrocchia, con l’obiettivo di aiutare tutti a vivere la testimonianza, non solo come fatto privato, ma come esperienza comunitaria, costitutiva della Chiesa.

In questi nove anni nella nostra parrocchia molte sono state le iniziative proposte all’intera parrocchia con il preciso obiettivo di sensibilizzare i fedeli a vivere il comandamento principale del Vangelo consapevoli che non si può essere cristiani se non si vive la carità.

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in La Caritas, Storie di fede e Riflessioni

Cercare un senso al dolore

Nella settimana appena trascorsa abbiamo celebrato due giorni accumunati tra loro dal tema della sofferenza e della pietà: la festa dell’Esaltazione della Croce e la memoria di Maria madre Addolorata.

Il tema del dolore pone sempre l’uomo di fronte a tanti interrogativi. Perché l’uomo soffre? Perché si ammala? Perché gli innocenti soffrono? Perché i bambini muoiono? Perché il Signore permette tante sofferenze?

Da sempre le religioni si sono misurate sul “perché” del dolore. L’esperienza del soffrire tocca il mistero dell’uomo, ma tocca anche il mistero di Dio. Pensiamo al dramma di Giobbe, uomo giusto davanti a Dio e agli uomini, colpito da una infinità di dolori che lo portano a mettere Dio sul banco degli imputati. Ma soprattutto pensiamo a Gesù e a sua madre Maria. Il grido del Crocifisso: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” racchiude i gemiti laceranti di ogni uomo e di ogni donna che soffrono, ma in questo grido abita anche l’altrettanto lacerante percezione del silenzio di Dio.

Il cardinale di Parigi Villot, nel suo letto di ospedale durante l’ultima malattia, ha lasciato detto: «Quante parole diciamo noi preti sulla sofferenza. Io stesso ne ho parlato con fervore. Dite ai preti di non parlarne. Noi non sappiamo quello che esso è».

La sfida dunque è di trovare un senso al dolore affinché l’umanità nell’esperienza del dolore possa intuire quali atteggiamenti costruttivi assumere.

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Mann ist was Mann isst – L’uomo è ciò che mangia

Ricomincia la scuola per i nostri bambini, ragazzi e adolescenti. Ricomincia il tempo dell’apprendimento e dello studio dopo i mesi delle vacanze.

All’inizio del nuovo anno scolastico vorrei rivolgere un pensiero per gli studenti e anche per gli insegnanti.

C’è un’espressione il cui autore è un filosofo che si chiama Feuerbach (1804-1872). È tra i filosofi più influenti del pensiero critico della religione che elaborò un pensiero umanista di ispirazione materialista che molto influì sul giovane Marx. Al di là delle sue posizioni filosofiche l’espressione tedesca, divenuto uno slogan famoso, sulla quale vorrei riflettere, all’inizio della scuola è: “Mann ist was Mann isst”, cioè: “l’uomo è ciò che mangia”. Questo motto riguarda in prima analisi il cibo materiale, soprattutto in riferimento all’attenzione attuale per un’alimentazione sana.

L’espressione di Feuerbach è riferita anche, e forse soprattutto, al nutrimento spirituale. L’uomo si nutre spiritualmente di parole, di pensieri, di letture, di relazioni personali, di stimoli che aiutano ad interpretare gli eventi che accadono. Nella vita quotidiana siamo plasmati da tutto ciò che arriva al nostro cuore e alla nostra mente.

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in Storie di fede e Riflessioni

Papa Giovanni Paolo I Beato

Domenica 4 Settembre 2022 viene celebrata da Papa Francesco la Messa della beatificazione di Papa Albino Luciani, Giovanni Paolo I. Il suo pontificato, tra i più brevi della storia della Chiesa, è durato solamente 33 giorni, ma come affermò il suo successore Giovanni Paolo II: Luciani non è stato il passaggio di una meteora ma è stato un punto di riferimento nella storia della Chiesa, la cui importanza è inversamente proporzionale alla durata del suo pontificato.

L’espressione con cui lo ricordiamo e che più di tutte descrive la ricchezza e la bellezza della sua persona è senz’altro il “Papa del sorriso”. Questo appellativo mostra la familiarità che sapeva infondere con le persone che incontrava ma anche lo spirito sereno, semplice e buono con cui ha fatto della sua vita una trasparenza del Vangelo.

Il 27 Agosto 1978, all’indomani della sua elezione, nel messaggio Urbi et orbi aveva delineato con chiarezza il programma che si prefiggeva. Sono 6 “Vogliamo” con i quali Luciani dichiarava le sue intenzioni: “Vogliamo” continuare l’attuazione del Vaticano II; “Vogliamo” custodire la grande disciplina della Chiesa sia nell’esercizio delle virtù evangeliche sia nel servizio dei poveri, agli umili, agli indifesi; “Vogliamo” ricordare alla Chiesa intera che il suo primo dovere è l’evangelizzazione; “Vogliamo” continuare l’impegno ecumenico; “Vogliamo” proseguire con fermezza il dialogo sereno e costruttivo che Paolo VI ha posto a fondamento e programma della sua azione pastorale; “Vogliamo” favorire tutte le iniziative che possano tutelare e incrementare la pace nel mondo turbato.

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Il labirinto

Quando si è in giro in Italia o per il mondo, per vacanza o per turismo, da girovago o da pellegrino, c’è un pensiero che ritorna e che mi rasserena: accorgermi di essere solo un frammento di una lunga storia che esisteva prima di me e che andrà avanti quando io non ci sarò più.

Quante cose si vedono anche solo in pochi giorni.

Con un gruppo di giovani siamo stati in Toscana, cullati da panorami dolcissimi, tuffati in acque fresche, custoditi dall’amicizia, incuriositi da incontri provocanti e immersi in patrimoni artistici e religiosi inestimabili.

Volendo trovare un simbolo che riassuma questi pochi giorni ne scelgo uno che da sempre mi ha affascinato: il labirinto scolpito nella pietra che abbiamo ammirato presso il Duomo di Lucca, Chiesa dedicata a san Martino. È uno dei simboli più affascinanti per rappresentare la vita e il cammino spirituale. Accanto al labirinto c’è un’iscrizione latina che tradotta significa: Questo è il labirinto costruito da Dedalo cretese dal quale nessuno che vi entrò poté uscire eccetto Teseo aiutato dal filo d’Arianna.

L’allegoria mitologica del labirinto ha sempre richiamato il caos della vita e il tentativo dell’uomo di uscire dal caos verso una via di liberazione. La vita è un viaggio nel quale è facile smarrirsi e disorientarsi.

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Vincere la tristezza

Tantissimi anni fa mi hanno regalato un libro che raccoglie un’infinità di pensieri di Madre Teresa di Calcutta. Questo libro sta da sempre sulla mia scrivania e ogni tre per due lo apro a caso e trovo sempre spunti preziosi.

Recentemente, sarà per il caldo o per la stanchezza o per qualche altro motivo, mi sentivo un po’ triste.

Entro in casa dopo la Messa e su una rivista leggo la preghiera disperata di una ragazza: “Signore, mi hanno detto che nella tua industria non ci sono pezzi sbagliati, né prodotti di seconda scelta. lo ci credo, Signore, ma a stento. Tante volte mi sento proprio un pezzo sbagliato. Dove sono i tuoi doni, Signore? Dove sono i tuoi famosi talenti? Non sono bella, sono timida, non sono brava a scuola, non emergo nello sport, non so cantare, sono goffa e sproporzionata. Credimi, Signore, mi è proprio difficile sorridere e ringraziarti”.

Mi scende dagli occhi una lacrima di condivisione al dolore di questa ragazza e di tutte le persone che non riescono a sorridere e a ringraziare il Signore.

Apro il libro-miniera di Madre Teresa e trovo questo pensiero: “Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore. Sii l’espressione della bontà di Dio: bontà sul tuo volto, bontà nel tuo cuore e nei tuoi occhi; bontà nel tuo sorriso e nel tuo saluto. Ai bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito, offri sempre un sorriso. Dona loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore.

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L’Assunzione di Maria in cielo

Nella Messa della solennità dell’Assunta preghiamo con questo inno di lode che riassume tutto il significato della celebrazione: “Oggi la Vergine Maria, madre di Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, è stata assunta nella gloria del cielo. In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero di salvezza e hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza. Tu non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita”.

Il dogma dell’Assunzione di Maria è stato definito nel 1950 da Pio XII, ma da sempre i cristiani hanno considerato l’Assunzione di Maria come la festa mariana più importante.

La raffigurazione più bella e più famosa dell’Assunta è certamente quella dipinta da Tiziano Vecellio nel 1518. Si trova nella chiesa francescana di Santa Maria Gloriosa a Venezia, chiesa più conosciuta come “Chiesa dei Frari”. Il dipinto è stato commissionato a Tiziano dai francescani che sicuramente “istruiscono” il pittore negli aspetti più profondi della teologia e della catechesi mariana.

Il dipinto è suddiviso in tre spazi: nella parte inferiore c’è la terra e lo spazio è gremito di discepoli che sono dinamicamente raffigurati nel momento in cui si separano dalla Vergine; in alto c’è il cielo, abitato dal Padre che si dispone ad accogliere Maria con l’abbraccio della compiacenza e nel centro c’è l’Assunta circondata dagli angeli in festa.

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Gioire per le cose che contano

Tra i ricordi televisivi più piacevoli di quando ero piccolo ci stanno sicuramente le storie di padre Brown. Qualcuno ha giustamente detto che don Matteo è il padre Brown italiano, o meglio, che padre Brown sarebbe come il nonno di don Matteo. Entrambi  sacerdoti che nello svolgimento del loro ministero sono ottimi detective per sciogliere i casi più complicati.

Padre Brown nasce dalla penna di un illustre autore, G. K Chesterton (1874- 1936), scrittore estremamente prolifico, con una produzione di oltre cento libri, poeta, drammaturgo, giornalista… Aveva una profonda abilità nello scavare nei fatti e nell’animo umano con l’unico desiderio di far emergere la verità trovando sempre soluzioni positive. Era la sua conoscenza dell’uomo che lo rese anche molto polemico e provocatore senza essere mai offensivo.

Nel 1922 abbandona la fede anglicana e si converte al cattolicesimo grazie alla sua amicizia con un sacerdote, padre John O’Connor, che gli ispira il personaggio letterario di padre Brown.

Nel mese di Agosto del 2013 venne aperta un’indagine per la causa di beatificazione di Chesterton, indagine chiusa nel 2019 a causa di forti critiche per il suo presunto antisemitismo le cui tracce compaiono in numerosi suoi articoli.

Molto si occupò di temi legati alla religione e alla fede.

In uno dei suoi libri trovo sottolineato un testo che avevo letto una trentina di anni fa.

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Fatemi prendere sul serio il gioco della scopa

Le vacanze estive ci permettono di aver un po’ di tempo per gustare qualche passatempo come per esempio giocare a carte.

Tra i giochi più diffusi c’è certamente “la scopa” con tutte le sue varianti. È un gioco antichissimo che nasce nel Quattrocento a Napoli, nel porto, dove i pirati e i pescatori si fermavano per giocarsi i bottini dei vari assalti alle navi mercantili.

Si dice che sia un gioco inventato dai muti perché sarebbe bandita ogni forma di comunicazione verbale. I più esperti e smaliziati giocano segnandosi le carte. I più bravi sono ovviamente coloro che riescono a tenere a mente le carte giocate e a mettere in atto strategie affinché gli avversari non facciano punti.

Erri De Luca nel suo romanzo “Il giorno prima della felicità” racconta la storia di un ragazzino solitario rimasto orfano che frequenta don Gaetano un tuttofare di Napoli che, tra le tante cose, gli insegna a giocare a scopa e gli racconta la vita di Napoli.

Nel romanzo c’è un passaggio che si riferisce al gioco della scopa definendola simbolicamente “religiosa”.

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La cronofagia

Recentemente mi ha colpito il titolo di un libretto di Davide Mazzocco. Non conosco né l’autore né il contenuto del libro. Mi ha semplicemente attratto il termine: “cronofagia”. E il sottotitolo: “Come il capitalismo depreda il nostro tempo”. Nella prefazione l’autore afferma che essa è uno dei principi dell’ipercapitalismo attuale secondo cui il “tempo” sarebbe una risorsa al pari del denaro. La parola cronofagia è stata coniata nel 2015 Jean-Paul Galibert.

È una parola composta da “cronos” (tempo) e “fagia” (mangiare). La nostra cultura capitalista ci mangia il tempo e noi siamo divorati dal tempo che scorre non lasciandoci più la possibilità di avere la giusta consapevolezza della vita interiore, del gusto di ciò che è vero e bello.

“Il tempo è denaro” si dice. Quindi la mira del capitalismo è di considerare  il tempo come il denaro. Con tutto quello che ne consegue.

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Batticuore

Non vedevamo l’ora di iniziare e adesso dobbiamo dire che finisce sempre troppo presto. Ogni estate è sempre così: il CRE è un mese di energia pura che coinvolge tantissime persone. Il parroco, i coordinatori, i collaboratori adulti, gli adolescenti e soprattutto i veri protagonisti, i bambini e i ragazzi. La preparazione inizia a febbraio con i coordinatori per gli aspetti organizzativi, ad aprile con gli adolescenti per la formazione.

Le cinque settimane del CRE rappresentano non solo un servizio per le famiglie che si fidano dell’Oratorio e lasciano per tutta la giornata i loro figli, ma è anzitutto un’esperienza vera di comunità e perciò una palestra nella quale esercitarsi per la propria crescita.

Il tema del CRE 2022 è stata la storia del Mago di Oz e l’obiettivo generale per tutti è stato il viaggio interiore nel mondo delle emozioni.

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