Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
8 Giugno 2026
in Archivio articoli del Gruppo Sportivo, Il Gruppo Sportivo, Primo piano

Si conclude una splendida stagione sportiva

Con la fine delle attività di calcio, pallavolo, calcio special e basket, si chiude un’altra intensa e ricca stagione sportiva della Società Sportiva Oratorio San Giuseppe.

Sono stati mesi vissuti con entusiasmo, impegno e passione, durante i quali tanti bambini, ragazzi e giovani hanno avuto l’opportunità di crescere non solo dal punto di vista sportivo, ma anche umano e relazionale. Allenamenti, partite, tornei, vittorie e sconfitte hanno rappresentato occasioni preziose per imparare il valore del sacrificio, della collaborazione e del rispetto reciproco.

Un ringraziamento speciale va a tutti gli allenatori, educatori e dirigenti che, con generosità e competenza, hanno dedicato tempo ed energie ai nostri atleti, accompagnandoli in un percorso che va ben oltre il risultato sportivo. Grazie anche alle famiglie che hanno sostenuto con fiducia e presenza costante il cammino dei propri figli.

Particolarmente significativo è stato il percorso del calcio special, che ancora una volta ha dimostrato come lo sport sia uno straordinario strumento di inclusione, amicizia e condivisione. Attraverso il gioco, ogni atleta ha potuto esprimere le proprie capacità e sentirsi parte di una grande squadra.

Anche i gruppi di calcio, pallavolo e basket hanno vissuto una stagione ricca di soddisfazioni, mettendo in campo entusiasmo, correttezza e spirito di squadra. I risultati ottenuti sono certamente importanti, ma ancora più preziosi sono i legami costruiti, le amicizie nate e i valori trasmessi.

La Società Sportiva Oratorio San Giuseppe continua a credere in uno sport che educa, accoglie e forma persone prima ancora che atleti. È questo lo spirito che anima ogni attività e che rende il nostro oratorio un luogo speciale di crescita e comunità.

Mentre ci prepariamo alla pausa estiva, rivolgiamo un grazie sincero a tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita della stagione. Con l’augurio di trascorrere un’estate serena, diamo appuntamento a settembre per ripartire insieme con nuove sfide, nuovi obiettivi e lo stesso entusiasmo di sempre.

Buone vacanze a tutti i nostri atleti, alle famiglie e a tutti gli amici dell’Oratorio San Giuseppe!

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Pubblicato il
8 Giugno 2026
in I grandi eventi, I tempi forti dell'anno liturgico, Primo piano

Un cammino di fede che continua

Nel mese di maggio la nostra comunità ha vissuto due momenti di grande gioia: la Prima Comunione e la Cresima dei nostri ragazzi.

Con emozione e raccoglimento, i bambini che hanno ricevuto per la prima volta Gesù nell’Eucaristia hanno compiuto un passo importante nel loro cammino cristiano. Accompagnati dalle loro famiglie, dai catechisti e dalla preghiera di tutta la comunità, hanno scoperto quanto sia bello sentirsi amati da Dio e accolti alla Sua mensa.

Anche i ragazzi che hanno ricevuto il Sacramento della Confermazione hanno vissuto una giornata speciale. Con il dono dello Spirito Santo sono stati chiamati a testimoniare con maggiore consapevolezza la loro fede, diventando protagonisti della vita della Chiesa e portatori di speranza nei luoghi che frequentano ogni giorno.

Ringraziamo i catechisti per l’impegno e la dedizione con cui hanno accompagnato i ragazzi durante gli anni di preparazione, le famiglie che hanno condiviso questo percorso e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita delle celebrazioni.

La Comunione e la Cresima non rappresentano un traguardo, ma l’inizio di una nuova tappa. Auguriamo ai nostri bambini e ragazzi di continuare a crescere nell’amicizia con Gesù, sostenuti dall’affetto delle loro famiglie e dalla vicinanza della comunità parrocchiale.

Che il Signore benedica il loro cammino e li accompagni sempre con il Suo amore.

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Pubblicato il
5 Giugno 2026
in Storie di fede e Riflessioni

Questo è il mio Corpo, questa la mia Vita

Un Vangelo di otto versetti, e Gesù a ripetere, per otto volte: Chi mangia la mia carne vivrà in eterno. Quasi un ritmo incantatorio, una divina monotonia, nello stile di Giovanni che avanza per cerchi concentrici. Per otto volte Gesù insiste sul perché mangiare: per vivere, per vivere davvero. È l’incalzante certezza di Gesù su qualcosa che cambia la direzione della vita. Qui è il genio del cristianesimo: Dio non prende nulla e dona tutto, si perde dentro le sue creature come pane dentro la bocca. Cosa celebriamo oggi? Tabernacoli aperti, pissidi dorate e ostensori? No. Oggi non è la festa degli adoratori. Celebriamo Cristo che si dona fino al sangue? Neppure questo. La festa di oggi è ancora un passo avanti. Perché un dono sia vero occorre qualcuno che lo accolga. Quando nell’eucaristia sentiamo: Prendete e mangiate, questo è il mio corpo, su quali parole cade l’accento della frase? Ci dicevano che l’essenziale era: questo è il mio corpo, il pane trasformato.

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Pubblicato il
30 Maggio 2026
in Storie di fede e Riflessioni

Trinità: oltre la pietà

Dio Passa, e non lo chiuderai in parole di pietra. Non è bene che l’uomo sia solo, il primo male assoluto è la solitudine, e neanche Dio può stare solo: è Trinità, legame d’amore, nodo di comunione. Nella festa della Trinità, il racconto di Dio diventa racconto dell’uomo. Il dogma della Trinità dice che vivere è convivere, come in cielo così in terra. Il primo male ricordato dalla Bibbia non è il peccato dell’albero proibito, è Dio stesso a dichiararlo: Non è bene che l’uomo sia solo. È male che Adamo sia solo, il primo male assoluto è la solitudine. Neanche Dio può stare solo, è Trinità, legame d’amore, nodo di comunione.

Nella prima lettura Mosè sale sul monte con due tavole di pietra. Pensa di incidervi sopra la legge, qualcosa di definitivo e senza appello. E invece Dio fa tutt’altro, va più lontano e passa davanti a Mosè. Passa: non lo chiuderai in parole di pietra; passa e proclama cinque nomi, uno più bello dell’altro: misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco di grazia, ricco di fedeltà. Proclama la prima di tutte le rivelazioni, misericordia e tenerezza, le proclama passando come un vento che accarezza Mosè con le sue tavole rimaste vuote. Come si fa a scrivere compassione e bontà su tavole di pietra? E allora Mosè capisce e chiede non una legge di pietra ma semplicemente: che il Signore cammini in mezzo a noi. A noi: che se ne fa Mosè di un Dio tutto per sé?

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Pubblicato il
26 Maggio 2026
in Il CRE, il CRI, Primo piano

Chiusura anno catechistico e mandato animatori CRE 2026

Così ti preghiamo, Signore, per intercessione di San Francesco: Signore, come hai parlato al cuore di Francesco così bussi oggi alla porta del nostro cuore, chiamandoci a vivere il Cre-Grest come un tempo di sogno, di fraternità, di pace e di lode al tuo nome. Ci impegniamo ad essere fratelli e sorelle gli uni per gli altri, semplici e disponibili come Francesco, camminando accanto alle persone che la comunità ci affida, costruendo relazioni sincere, leali e aperte a tutti. Ci impegniamo a cercare la pace nelle nostre parole e nei nostri gesti, a spegnere i conflitti, a ricucire le ferite, perché ogni gioco, ogni incontro, ogni attività diventi occasione di bene, di accoglienza e di unità. Donaci, Signore, un cuore povero e libero, capace di stupirsi per i tuoi doni: per i bambini e i ragazzi, per gli animatori e le famiglie, per questa comunità che ci sostiene con fiducia e amore, perché ogni giorno di Cre-Grest sia un canto di gratitudine a Te. Grazie, Signore, perché anche quest’anno ci doni la possibilità di vivere questa esperienza come un sogno che si costruisce insieme, un cammino di fraternità che apre il cuore alla pace e ci fa crescere nella fede e nella lode. Amen.

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Pubblicato il
26 Maggio 2026
in Oratorio in Festa, Primo piano

Oratorio in festa “maggio 2026”

Tre weekend, 250 volontari.
Migliaia di sorrisi, piatti serviti, tavoli sistemati, corse avanti e indietro, risate, mani che aiutano senza farsi notare. Dietro ogni serata della festa dell’oratorio c’è stato il tempo donato da tante persone diverse, unite dalla stessa voglia di esserci. Gli adulti, che dopo settimane piene di lavoro hanno scelto comunque di mettersi a disposizione. I giovani, che dimostrano quanto l’oratorio sia ancora casa. I bambini, con l’entusiasmo che rende tutto più leggero. E gli anziani, che con l’esempio continuano a tracciare la strada.
La festa finisce, ma quello che resta è molto più grande delle luci che si spengono: è il senso di comunità che si costruisce insieme, anno dopo anno.
“È festa” non solo nelle canzoni, ma nelle persone che rendono speciale questo posto.
Grazie a tutti. Davvero.

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Pubblicato il
26 Maggio 2026
in Storie di fede e Riflessioni

Pentecoste, la sinfonia di linguaggi dello Spirito

Lo Spirito Santo è Dio in libertà. Rifiuto della monotonia. Scelta della sinfonia. Ultima parola, che si offre sempre come nuova, come altra: alla nave come costa, alla terra come nave; al navigante come nostalgia di casa, all’uomo di casa come nostalgia del mare.

Dio in libertà. Che fa cose che non t’aspetti. Che dà a Maria un figlio “fuorilegge’”, a Elisabetta un figlio profeta. E a noi dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno per dare, a nostra volta, vita, o meglio ancora: per dare alla vita.

La Parola di Dio oggi prova una sinfonia di linguaggi per tentare di dire qualcosa della vastità dello Spirito: non sono che semplici fessure, feritoie aperte sul mistero.

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Pubblicato il
16 Maggio 2026
in Storie di fede e Riflessioni

Gesù se ne va ma resta con noi per sempre

Ascensione: finito il tempo del pane e del pesce attorno al fuoco sulla riva del lago. Finito il tempo dei nomi pronunciati uno per uno, che sulle sue labbra parevano bruciare. L’ascensione è la festa di Lui diversamente presente: Gesù non è andato lontano, ma avanti e nel profondo; non oltre le nubi ma oltre le forme. Se prima era con i discepoli, ora sarà dentro di loro.​L’ultimo suo appuntamento è nella Galilea degli inizi, hanno camminato insieme per tre anni; e se non hanno capito molto, lo hanno però molto amato. E ci sono tutti all’appuntamento sull’ultima montagna. «Andate!». Si è appena fatto trovare e subito li invita a partire, li spinge a pensare in grande, a guardare lontano: apre il mondo, cancella frontiere, li manda a immergersi nell’umano innumerevole.    «Battezzate»: immergete ogni vita nell’oceano di Dio, che sia sommersa e sollevata dalla sua onda mite e possente… Cosa devono fare i discepoli? Creare un laboratorio di immersione in Dio, per il mondo. Dare agli uomini l’esperienza e la coscienza che sono immersi in un oceano d’amore, e non se ne rendono conto.

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Pubblicato il
25 Aprile 2026
in Storie di fede e Riflessioni

Disarmato amore

Io sono il pastore buono: il titolo più disarmante e disarmato che Gesù dà a se stesso. Eppure pieno di coraggio, contro lupi e predatori.

In che cosa consiste la sua bontà? Nell’essere pastore mite, gentile, paziente, delicato? No, per ben 5 volte il vangelo oggi lo spiega con il gesto di dare, offrire, donare, porre in gioco la propria vita.

Il lavoro di Dio è offrire vita, alimentare la vita del gregge. Un Dio pastore che non chiede, offre; che non prende niente, dona tutto; non toglie vita, dà la sua vita anche a coloro che gliela tolgono. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre. Non un comando ma il comando, l’unico, l’essenziale.

Io sono il pastore bello, dice il testo originario. E noi capiamo che ‘bellezza’ è un nome di Dio; non estetica ma forza di seduzione; forza che crea ogni comunione. «Il mercenario vede venire il lupo e fugge perché non gli importa delle pecore». Al pecoraio salariato Gesù oppone parole che amo e che sorreggono la mia fede: “a me, pastore vero, le pecore importano, tutte, l’una e le novantanove”.

A ciascuno ripete: tu mi importi. Verbo bellissimo: importare, essere importanti per Dio!

Signore, non ti importa che moriamo? Gridano li apostoli spaventati dalla tempesta. E il Signore risponde placando il mare, sgridando il vento, per dire: Sì, mi importa di te, mi importa la tua vita, tu sei importante. Non temere!

Lo ripete a ciascuno: mi importano i passeri del cielo ma tu vali di più. Mi importano i gigli del campo ma tu conti più di tutti i gigli del mondo.

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