Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
28 Gennaio 2023
in Storie di fede e Riflessioni

Ho alzato la voce e me ne vergogno. Ma …

Nel giro di pochi giorni ho alzato la voce per ben tre volte. Ma alla fine rimane una domanda: perché ci sono in giro persone così sconsiderate?

La prima volta torno a casa dall’Oratorio e decido di fare qualche passo. Giro intorno alla Chiesa mentre prego il rosario. Sono le 22.30. ad un certo momento vedo un giovane che si avvicina alla porta della sagrestia. Un ladro non può essere, sta barcollando. Ho capito subito: è uno che deve svuotare la vescica e si nasconde dietro il muro. Appena lo vedo lo aggredisco spaventandolo. Poi gli dico di non muoversi vado a prendere un secchio con acqua e detersivo e gli dico di pulire. Si rifiuta e lì ho alzato la voce. Avrei anche voluto dargli un calcione nel sedere ma mi sono trattenuto. E poi tu saresti un prete, mi dici e tratti così le persone? Mi sono zittito per evitare il peggio, anche perché ho pensato che fosse l’alcol a farlo sragionare.

La seconda volta ho alzato la voce con alcuni ragazzi incivili che hanno scavalcato il cancello dell’Oratorio. Tecnicamente sarebbe violazione di domicilio. Concretamente è maleducazione. Ovviamente negano, dicono che il cancello era aperto, che loro non centrano niente. Ma come è possibile che mi ritrovi a discutere con ragazzini impertinenti che mi lasciano la palese sensazione che mi prendano in giro? Alzo la voce per riprenderli ma loro continuano a mentire. Anche qui mi sono zittito per evitare il peggio.

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Pubblicato il
21 Gennaio 2023
in Storie di fede e Riflessioni

Antonio il Grande

Nei giorni scorsi abbiamo celebrato la memoria di sant’Antonio Abate il fondatore del monachesimo cristiano. Da subito venne chiamato Antonio il Grande. Visse in Egitto e morì ultracentenario e visse la quasi totalità della sua vita nel deserto, nella solitudine e nella lotta contro le insidie del male.

Segnalo alcuni passaggi colti dalla biografia di sant’Antonio consegnataci da sant’Atanasio.

Come se quelle parole fossero lette proprio per lui. Così viene raccontata la conversione del diciottenne Antonio. Ascolta il Vangelo e non ha nessun dubbio: quella Parola non è stata detta che per me. È proprio questo che fa la differenza. Quante parole evangeliche ascolto… ma è come se non le ascoltassi perché non le sento dette proprio per me.

La memoria finì per sostituire i libri. Trascorreva molto tempo in preghiera, poiché aveva imparato che bisognava ritirarsi e pregare continuamente. Era così attento alla lettura, che non gli sfuggiva nulla di quanto era scritto, ma conservava nell’animo ogni cosa. Imparare le cose lette a memoria o come dicono i francesi, par coeur, significa saperle non a macchinetta, ma custodirle nel profondo di se stessi.

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Pubblicato il
14 Gennaio 2023
in Storie di fede e Riflessioni

In ginocchio davanti a Te

Ormai pochissimi si inginocchiano durante la Messa. Qualcuno ha effettivamente problemi alle articolazioni. Qualcuno non vuole rovinare i pantaloni o le calze… Mettersi in ginocchio pare sia diventato un atteggiamento facoltativo. In realtà nel linguaggio liturgico del corpo ogni atteggiamento diventa rivelativo di ciò che si vive.

Recentemente durante la celebrazione di un funerale ad un certo punto ho temuto. I familiari appena entrati in chiesa si sono seduti e non c’è più stato verso di alzarsi, né alla lettura del Vangelo, né alla Consacrazione, né alle esequie. Ho temuto perché continuavano a rimanere seduti anche quando gli addetti dell’agenzia funebre stavano portando la bara fuori dalla chiesa.

È abbastanza evidente che coloro che non hanno la consuetudine di frequentare le celebrazioni nemmeno possono conoscere i gesti e le posizioni da assumere con il proprio corpo. Pazienza, il Signore vede e provvede.

Diversa invece è la situazione di chi frequenta regolarmente la Messa e non si inginocchia più.

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Pubblicato il
7 Gennaio 2023
in Storie di fede e Riflessioni

Grazie Benedetto

Cooperatores Veritatis          

Il motto scelto da Joseph Ratzinger quando divenne Cardinale nel 1977 fu un’espressione della terza lettera di Giovanni: “Cooperatori della verità”. Questo motto potrebbe essere sottoscritto da ogni credente, anzi da ogni uomo di buona volontà. Tuttavia per Ratzinger la verità non è un’idea, né una cosa. La verità è Gesù. Per evitare ogni forma di relativismo per cui ognuno si fa un’idea propria di Gesù, Ratzinger è sempre molto limpido nell’indicare la figura di Gesù custodita e insegnata dalla Chiesa. Siamo cooperatori della verità se prestiamo noi stessi perché Gesù venga conosciuto e accolto.

 

Rimanete saldi nella fede!

Il testamento spirituale di Benedetto XVI è un testo umile, sobrio e chiaro. Si offre alla nostra meditazione come testo di alta spiritualità. Più volte ritorna l’esortazione a rimanere saldi nella fede, a non lasciarsi confondere. Egli sottolinea un aspetto molto bello: afferma che nella sua giovinezza ha appreso dalla sua gente la “bellezza della fede”. Quindi la fede come opportunità meravigliosa della vita e non come una noia o come un peso. La fede come occasione che genera gratitudine e non come uno schema rigido che ingabbia e che ingessa. La fede come luogo vitale nel quale decidere liberamente e saldamente di stare.

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Pubblicato il
31 Dicembre 2022
in Storie di fede e Riflessioni

Odio il capodanno. Anzi lo amo.

Siamo alla fine del 2022 e incominceremo il nuovo anno.

Dove andrai a far festa? – chiedo ad un amico che da pochi mesi si è separato dalla moglie. E chi ha voglia di far festa? Soprattutto se penso che mia moglie sarà tra le braccia di un altro uomo? Starò con i miei bambini, non credo nemmeno di arrivare a mezzanotte e andrò a letto a dormire sperando che i botti non mi tolgano il sonno.

Chissà quante persone vivranno il capodanno nella solitudine e nel dolore. Quanta amarezza provoca ogni festa, e in particolare il capodanno, in chi è solo e in chi ha una storia di sofferenza da gestire.

Mi è capitato di leggere in questi giorni un testo. Il 1° Gennaio del 1916 Antonio Gramsci scrisse un articolo intitolato “Odio il capodanno”. Ecco un passaggio di quell’articolo: “Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. (…) Perciò odio il capodanno.

Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno”.

L’autore poi sostiene che ci sia una specie di violenza nella festa del capodanno, una violenza che obbliga tutti a sottostare agli stessi riti: Il capodanno ti obbliga ad avere quella faccia da ebete: tutto va bene, tutto andrà bene. Ma perché tutti debbono fingere di essere felici a capodanno?”.

Io non odio il capodanno come faceva Gramsci. Anzi lo amo.

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