Non mi dispiace che Tu sia buono, perché so che mi cercherai anche quando sarà tardi, e saprai scorgere una goccia di luce anche dentro il mio ultimo minuto.
Della mia infanzia contadina ricordo bene che il vigneto era per tutti il campo più curato e amato. Lo è anche per lo strano padrone di questa parabola: esce per ben cinque volte dall’alba, in cerca di lavoratori, fino al tramonto, quando assume operai per un’ora soltanto. Il tempo di arrivare, spiegare, dare i primi colpi di zappa, ed è già l’ora di una paga da pochi centesimi. Perché lo fa? La frase rivelativa suona così: Perché ve ne state qui tutto il giorno senza fare niente? È di loro che si interessa, di quegli uomini senza lavoro, seduti ad aspettare poco più del nulla, piombati dentro la cultura dello scarto. Mi piace tanto questo Dio che si avvicina, scuote chi si è adagiato e fa ripartire la vita.
E poi viene il cuore della parabola: il momento della paga. Senza logica apparente incomincia dagli ultimi, i meno produttivi e i meno stanchi. E i primi devono assistere ad un evento inaudito: un’ora di lavoro pagata quanto una giornata intera. Il padrone della vigna non annulla la giustizia, la supera: “quanto il cielo sovrasta la terra tanto le mie vie sovrastano le vostre vie” (Isaia 55,9). Non ingiusto verso i primi, ma generoso verso gli ultimi.



















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