Di Lazzaro sappiamo poche cose: la sua casa è ospitale, è amato da molti, amico speciale di Gesù. Ma il suo nome più vero è quello coniato dalle sorelle: “Colui-che-Tu-ami” … “Se Tu fossi stato qui, non sarebbe morto”. Quante volte anche noi abbiamo pregato: se Tu sei con noi la morte non verrà… “Vostro fratello risorgerà”. Lo sappiamo bene, ma quel giorno è così lontano da questo dolore.
E seguono parole tra le più importanti del Vangelo: Io sono la risurrezione e la vita. Lo sono adesso. Notiamo la disposizione delle parole. Prima viene la risurrezione e non la vita. Per Gesù prima viene la liberazione e poi la vita autentica.
Vivere è il risultato di molte risurrezioni: dalla paura, dalla disperazione, dalla violenza, dalla solitudine. Risorgere è faccenda di adesso, di questo momento: risorgere dalle vite sedute e mediocri, dalle vite senza sogno. Quanti amici attorno a Lazzaro, quante lacrime: piangono Marta e Maria, i giudei, Gesù. È l’umanità di Dio. Tutti i presenti quel giorno a Betania se ne rendono conto: Guardate come lo amava, dicono stupiti. Dove sta il perché ultimo della risurrezione di Lazzaro? Sta nelle lacrime di Gesù. Piangere è amare con gli occhi. Lazzaro risorge non per la potenza di un Dio, ma per l’amore di un amico. Io invidio Lazzaro, non perché ritorna in vita una seconda volta, ma perché vive in un mondo pieno di amici.














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