Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
11 novembre 2019
in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia 3: H come HUMUS

Letteralmente l’humus è una sostanza del terreno, un miscuglio di sostanze organiche provenienti dalla decomposizione di resti animali e vegetali. È un concentrato di sostanze nutritive per il terreno. La parola humus deriva dal latino e significa “terra”. È anche la stessa parola da cui deriva il termine “umiltà”. Quando l’humus si forma va a integrarsi perfettamente nella struttura del terreno fino a integrarsi contribuendo ad un miglioramento qualitativo del terreno stesso.

In senso figurato si parla di humus intendendo il composto di fattori sociali, spirituali, culturali che promuovono, favoriscono o condizionano il sorgere di determinate situazioni.

Ciascuno di noi è quello che è grazie all’humus in cui è cresciuto. Dice giustamente il saggista Will Tuttle: “Ogni mela rappresenta molto di più! Mangiandola, mangiamo la pioggia, le nuvole, tutti gli alberi che hanno portato alla nascita della pianta da cui è spuntata, nonché le lacrime, il sudore, i corpi e i respiri delle innumerevoli generazioni di animali, piante e persone che, a loro volta, sono diventati la pioggia, l’humus e il vento che hanno nutrito il melo. Quando riflettiamo su una mela, vediamo l’universo intero”.

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Pubblicato il
2 novembre 2019
in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia 3: G come GENUFLESSIONE

La genuflessione è un gesto semplice, di umiltà e di sincera adorazione che i fedeli compiono quando entrano in chiesa, davanti all’Eucarestia e quando escono dalla chiesa. Il gesto consiste nel piegare il ginocchio destro fino a terra e nel piegare il capo con un inchino che indica l’adorazione. “Ogni genuflessione che fate, disse Papa Giovanni Paolo II in un’omelia, davanti al Santissimo Sacramento è importante perché è un atto di fede in Cristo, un atto di amore per Cristo”.

Osservando come i fedeli entrano in chiesa se ne vedono di tutti i colori. C’è chi la genuflessione non la fa proprio. C’è chi abbozza un gesto di abbassamento ma più che ad una genuflessione sembra ad un inciampo. C’è chi va direttamente ad accendere la candela ma a Gesù Eucarestia non rivolge nemmeno uno sguardo.

La genuflessione è il gesto che indica il passaggio dal fuori al dentro la chiesa, dal mondo con tutte le nostre faccende al desiderio di raccogliersi e di pregare. Che differenza tra le nostre genuflessioni frettolose e scomposte e le genuflessioni dei monaci e delle monache che manifestano grande proprietà e profonda adorazione!

Come mai oggi un credente non si inginocchia più di fronte a Gesù presente realmente nell’Eucarestia? Perché non piega le ginocchia davanti al suo Signore?

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Pubblicato il
28 ottobre 2019
in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia 3: F come FARISEI

La parola fariseo significa separato. Il senso fa riferimento ai membri di una setta religiosa e politica ebraica che ritenevano di essere i migliori, separati cioè da tutti gli altri. Predicavano una rigorosa osservanza della legge. Gesù condanna, senza mezzi termini, i farisei per due ragioni fondamentali: il formalismo, che metteva le regole davanti alle persone, e la doppiezza, che li portava ad essere eccessivamente attenti all’apparenza a discapito della verità e della coerenza.

Per questo i farisei hanno avuto un ruolo determinante nella condanna a morte di Gesù.

Gesù attribuisce ai farisei titoli molto pesanti: li chiama, ipocriti, sepolcri imbiancati, vipere… ed esorta i suoi discepoli a guardarsi dal “lievito dei farisei”.

La questione principale è che i farisei si consideravano talmente bravi, per quanto facevano, che ritenevano di salvarsi da soli, rendendo così vana la Grazia di Dio. L’autocelebrazione dei farisei è esattamente agli antipodi rispetto a Gesù, allo stile evangelico, alla proposta di accogliere la salvezza con umiltà, come un dono.

I farisei esistono ancora oggi. Non solo tra gli ebrei. Anche nella chiesa, tra i cristiani, discepoli di Gesù. Per semplificare questo potrebbe essere uno schema di verifica per evidenziare il lievito del fariseismo per potrebbe far fermentare anche le dinamiche all’interno della comunità cristiana.

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Pubblicato il
21 ottobre 2019
in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia 3: E come EVANGELIZZAZIONE

La Giornata Mondiale Missionaria ha diversi significati. Il primo è quello di pregare perché ci siano sempre missionari, il secondo di raccogliere fondi per le opere missionarie e il terzo di riflettere sull’evangelizzazione.

Andate in tutto il mondo a proclamare il Vangelo! L’imperativo di Gesù è riproposto ai suoi discepoli in ogni tempo. Ma il mondo non è solo il “mondo”, ma sono anche quei “mondi”, ambienti di vita, situazioni, persone, terre esistenziali che sono lontane dalla fede.

Lo slogan dell’attuale Giornata Missionaria è “Battezzati e inviati”. Due aggettivi tra loro collegati. La missione non è un compito specialistico di qualcuno in particolare, ma è compito di ogni battezzato, ed è compito stesso di tutta la chiesa, dunque di ogni parrocchia e comunità.

Il mandato missionario di evangelizzare ci tocca dunque da vicino.

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Pubblicato il
12 ottobre 2019
in Senza categoria

L’alfabeto della Parrocchia 3: D come DONNA

Il ruolo della donna nella chiesa è uno di quei temi che è nello stesso tempo semplice e complesso. Semplice perché il “genio femminile” è un’evidenza che non si può contestare. Complesso perché il percorso storico (e per certi aspetti attuale) con molta fatica fa emergere la consapevolezza della grande dignità della donna.

Papa Francesco ha più volte ribadito che una chiesa senza le donne è come il collegio apostolico senza Maria. Il ruolo della donna non è soltanto relativo alla maternità, ma è una presenza che qualifica ogni forma di vita nella chiesa. La Madonna – dice il Papa – è più importante degli apostoli. Per questo la dottrina del ruolo della donna deve essere continuamente rivisitata.

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