Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
11 Maggio 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Il bistrot nella cattedrale

A me, che da molto fastidio chi chiacchiera in chiesa, mi fa una certa impressione che nel cuore della cattedrale anglicana di Liverpool abbiano addirittura posizionato un bistrot, tavolini al centro della navata con bar e ristorante. Poco prima c’è, in un altare laterale, il negozio dei ricordi e dei santini. In una guida rapida della città si legge: la cattedrale di Liverpool è la più grande del regno Unito e ha gli archi gotici più grandi del mondo… è stata progettata da Giles Gilbert Scott, che aveva solo 22 anni quando vinse un concorso per ottenere il lavoro nel 1902… La cattedrale ha anche un proprio ristorante, il Welsford Bistro, ottimo per provare un piatto di Scouse, sostanziosa zuppa a base di carne di manzo e verdure.

Insomma, all’interno della cattedrale si trovano uno shop e un bar con bagni pubblici e durante o alla fine della visita è possibile fermarsi, mangiare e bere.

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Pubblicato il
4 Maggio 2024
in Storie di fede e Riflessioni

I monaci di Lerins

Di fronte a Cannes ci sono due isole, santa Margherita e Sant’Onorato. Su quest’ultima, chiamata anche isola di Lerins, verso la fine del quarto secolo sant’Onorato di Arles si rifugia in cerca di solitudine. Dal momento che molti discepoli lo inseguono decide di fondare un monastero. Da allora la presenza dei monaci è sempre stata di richiamo per molti pellegrini che desiderano vivere una sosta di riflessione e di preghiera. Abbiamo incontrato il monaco Giancarlo, piemontese, che ha condiviso con noi alcuni elementi della vita monacale.

I monaci non formano un’élite di persone perfette, un gruppo chiuso che si isola dal mondo. I monaci sono “abbordabili” cioè sì possono facilmente avvinare. Sono persone che hanno una bassa soglia di approccio, accessibile a tutti, alla mano. I monaci sono capaci di incontrare e di ascoltare gli uomini e le donne del nostro tempo. Se non facciamo questo, si chiede Giancarlo, a cosa serviamo? Nel monastero dobbiamo vivere in pienezza la liturgia, è vero, ed il ritmo della nostra liturgia riempie il giorno e la notte. Tuttavia nello stesso tempo dobbiamo andare incontro senza esitazione a chi viene da noi, per qualunque richiesta.

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Pubblicato il
27 Aprile 2024
in Storie di fede e Riflessioni

L’occhiolino di Isacco

Il viaggio parrocchiale in Costa Azzurra ci ha regalato molte emozioni.

Ogni viaggio si compie tre volte, la prima nel desiderio, prima di partire, la seconda nella realtà stessa e la terza quando lo si ricorda.

Personalmente tra i ricordi più belli custodisco quello della visita a Nizza del museo di Chagall, il museo nazionale del Messaggio biblico. Ci sono circa venti dipinti, molto grandi, con i quali l’autore ripercorre le scene principali delle storie bibliche, la creazione, Abramo, Noè, Giacobbe, Mosè, il Cantico dei Cantici, il Re Davide, la deposizione di Gesù dalla croce, ecc.

Mi ha molto colpito un particolare della scena del sacrificio di Isacco.

L’azzurro è il colore di Dio, dell’Angelo che ferma la mano armata di Abramo. Il rosso avvolge Abramo, è il colore della passione, del dramma. È una prova dura quella chiesta all’anziano uomo divenuto padre al di là di ogni speranza.

In alto oltre la cornice c’è la mano di Dio. Prima dona e poi richiede?!

In basso viene rappresentato Isacco, il figlio che prefigura il Figlio ed il suo sacrificio reale sulla croce. Isacco è giallo, il colore dell’abbandono fiducioso nella Provvidenza.

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Pubblicato il
20 Aprile 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Quel che ci mantiene in vita

Questa è proprio grossa e non l’avevo mai sentita. è un esperimento dell’imperatore Federico II di Svevia. Di lui si dice fosse una persona molto controversa. Per qualcuno era un anticristo per altri era il messia.  Odiava i cristiani e pensava di essere il primo in tutto. Era nato a Jesi che chiamava la mia piccola Betlemme… e quando vide la terra Santa disse: questa è la terra dove scorre latte e miele? Perché non avete mai visto il regno della mia Sicilia. Era uno scienziato che provava in maniera selvaggia a cercare risposte alle sue bizzarre domande.

Per esempio si domandava che lingua parlasse un bambino se non gli venisse insegnata nessuna lingua.

Allora decise di raccogliere un gruppo di bambini appena nati e di affidarli alle cure delle balie alle quali aveva dato il preciso ordine di non rivolgere loro nessuna parola. Quando avrebbero finalmente pronunciato la prima parola in che lingua sarebbe stata?

Il risultato però fu tragico perché i piccoli, chi prima e chi dopo, morirono tutti.

Il latte a quei bambini e le cure necessarie venivano assicurate dalle balie ma l’assenza completa di parole colpì fino alla morte le piccole creature.

Gli esperimenti di Federico II venivano raccontati tra la leggenda e la realtà. Fatto sta che questo esperimento, se fosse veramente accaduto, fa molto pensare.

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Pubblicato il
13 Aprile 2024
in Storie di fede e Riflessioni

La legna per far ardere il fuoco

Nella preghiera le distrazioni sono la legna per far ardere il fuoco. Con questa luminosa risposta un monaco indica il modo con cui stare davanti al Signore nella preghiera. Gli era stato chiesto: ma le mie preghiera valgono ugualmente anche se sono colme di distrazioni?

Prima di tutto bisogna riconoscere la natura e i contenuti delle distrazioni. Spesso sotto le distrazioni si nasconde ciò che veramente uno desidera.

Ci sono distrazioni e distrazioni. Posso essere assillato da un problema che costantemente ritorna nella mente, posso essere interiormente richiamato da una situazione da risolvere. Oppure sono semplicemente abitato da stimoli che rivelano la mia superficialità e perciò la mia incapacità di concentrarmi e di restare raccolto per un po’ di tempo.

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Pubblicato il
6 Aprile 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Anziani: problema o risorsa?

La nostra Caritas parrocchiale si sta interrogando sul rapporto della comunità con gli anziani. Lo sta facendo con una domanda precisa: gli anziani sono un problema o una risorsa?

Siccome questo è un tema che ci riguarda inevitabilmente tutti o perché  noi stessi siamo anziani o perché abbiamo tutti delle sorelle o dei fratelli da accompagnare, nonni genitori, zii… vorremmo avvicinarci alla presenza di chi è … nato prima di noi con l’atteggiamento della sensibilità e della cura.

Ci facciamo aiutare da un’opera d’arte che proviamo a contemplare a partire da due domande: cosa significa invecchiare bene? Come è possibile stare veramente vicino agli anziani?

L’opera d’arte è un autoritratto di Rembrandt, il pittore più importante dell’Olanda e uno dei più importanti della produzione artistica mondiale. Nasce a Leida nel 1606 e muore ad Amsterdam nel 1669. La sua pittura è fortemente influenzata da Caravaggio per quanto riguarda il gioco della luce e del realismo. Una cosa impressionante che non può non colpire è che l’olandese ha dipinto in quarant’anni di lavoro un centinaio di autoritratti. Perché? Era un narcisista? Uno che voleva autocelebrarsi? No di certo. La risposta sta nel percorso stesso della sua arte. Rembrandt ha vissuto molte difficoltà per problemi legati alla sua famiglia e all’economia. Eppure ha sempre cercato nell’arte una risposta che lo aiutasse a mantenere accesa la speranza. L’ultimo dei suoi autoritratti, quello che ha dipinto pochi mesi prima di morire, intitolato appunto “Autoritratto all’età di 63 anni” è molto rivelativo.  Nonostante l’ultimo periodo della sua vita sia stato reso molto amaro, oltre che per la tarda età, dalla morte della moglie, del figlio e del suo carissimo amico, nella completa solitudine e precarietà egli dipinge un’apertura fiduciosa alla speranza.

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Pubblicato il
30 Marzo 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Nascere di nuovo

Autorizzato veramente a parlare della Pasqua è solo chi nella vita ha fatto l’esperienza di una rinascita.

Chi ha ritrovato nuove motivazioni di vita dopo un grave lutto, e le ha ritrovate al di là delle sue forze, in maniera insperata.

Chi ha incontrato il perdono e l’ha ricevuto senza merito, gratuitamente. Ma anche chi il perdono è riuscito a donarlo regalando a qualcuno da cui ha subito un’offesa o un tradimento una nuova possibilità. Chi è riuscito inspiegabilmente a guarire da un vizio che lo rendeva schiavo ed ha sperimentato un leggero ma profondo senso di libertà.

Chi dopo un lungo periodo di aridità spirituale vede riaccendersi il piccolo lume della passione e scorge un po’ di vita dopo il tenebroso tunnel della noia.

Chi trova ciò che aveva perso, chi ottiene una risposta dopo insistite domande, chi vede la porta aprirsi dopo tanto bussare.

Chi dopo una vita di lamenti e di acidità in modo sorprendente vive il suo giorno di meraviglia e si lascia incantare da piccoli o grandi miracoli.

Chi dopo l’inverno della diffidenza e del sospetto su Dio si vede aprire uno spiraglio di fede e crede e si ricrede.

Chi dopo la tristezza che attanaglia il cuore vede rifiorire un po’ di gioia. Chi dopo tanta delusione finalmente si sente un po’ consolato.

Ogni anno celebriamo la Pasqua per dire con tutto noi stessi questa verità: bisogna nascere di nuovo, come sussurrava Gesù a Nicodemo che di notte cercava di consultare il Signore per rubargli i segreto dell’esistenza. La Pasqua è nascere di nuovo, è lasciare che la vita spalanchi il futuro al di là dei segni di morte.

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