Natale 2021, con l’aiuto dei ragazzi di 1° media.

Pubblicato il 2 Gennaio 2022
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Primo piano, Storie di fede e Riflessioni
Natale 2021, con l’aiuto dei ragazzi di 1° media.

Pubblicato il 2 Gennaio 2022
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Primo piano, Storie di fede e Riflessioni
Arriva un nuovo anno, si cambia il calendario, si saluta il ’21 e si accoglie il ’22 con tanta trepidazione.
Fugit tempus irreparabile affermava Virgilio. Il tempo è dono e responsabilità: scorre e non torna indietro. Non ci resta che dare valore ad ogni momento che viviamo. Con questo testo un autore anonimo ci aiuta a comprendere il valore del tempo:
Per capire il valore di un anno, chiedi ad uno studente che ha perduto un anno di studio.
Per capire il valore di un mese, chiedi ad una madre che ha partorito prematuramente.
Per capire il valore di una settimana, chiedi all’editore di un settimanale.
Per capire il valore di un ora, chiedi a due innamorati che attendono di incontrarsi.
Per capire il valore di un minuto, chiedi a qualcuno che ha appena perso il treno.
Per capire il valore di un secondo, chiedi a qualcuno che ha appena evitato un incidente.
Per capire il valore di un millesimo di secondo, chiedi ad un atleta che ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi.
Pubblicato il 31 Dicembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
Nell’ultima pagina del suo romanzo la francese Victoria Mas mette in bocca alla protagonista parole sul tema del dubbio. Il romanzo si intitola “Il ballo delle pazze” ed è ambientato in una clinica psichiatrica di fine Ottocento. Viene messo in scena un duello tra la scienza e la fede al termine del quale l’infermiera Geneviève, anziana e sostenitrice razionale della scienza, avendo compiuto eroicamente un singolare e generoso atto d’amore per una paziente, scrive una lettera e afferma: “Il giudizio degli uomini risiede nelle proprie convinzioni. La fede incrollabile in un’idea porta al pregiudizio. Ti ho già detto quanto mi sento serena da quando ho dei dubbi? Proprio così, non bisogna avere convinzioni, bisogna poter dubitare di tutto, delle cose e di se stessi. Continuo ad andare in chiesa. Ci vado da sola, quando le cappelle sono vuote. Non prego. Non sono ancora sicura di aver trovato Dio. Ignoro se un giorno succederà”.
Solitamente a riflette sul dubbio è colui che crede e si vede la sua fede vacillare, per l’incertezza, per la contestazione del mondo o per la cattiva testimonianza. I motivi per dubitare sono tanti. Almeno quanti sono i motivi per credere. Il cammino della fede non può essere sempre diritto e piano.
Pubblicato il 24 Dicembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
Non mi fido molto di Dio. Nella confessione una persona accusa questo peccato.
Ma cosa vuol dire fidarsi di Dio? Significa che per noi Lui è buono, che ha il potere di aiutarci, che desidera aiutarci e che ci aiuterà. D’altronde Gesù nel Vangelo ci ha promesso: “chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto, cercate e troverete”. Ma è affidabile il Signore? Posso avere fiducia di Lui? Posso credere nelle sue promesse?
Il senso della preghiera cristiana scaturisce proprio dalla risposta affermativa a queste domande. Ma cosa succede nel cuore del credente quando dopo anni e anni di preghiera pare che nulla di ciò che chiediamo accade?
Non so chi, ma qualcuno ha detto: Prega non fino a che Dio ti ascolti, ma fino a che tu ascolti Dio.
Pubblicato il 18 Dicembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
A Natale va in scena una nascita. E subito il pensiero corre alle famiglie che hanno avuto un bambino o lo aspettano.
La via maestra per entrare nel Natale è proprio pensare al nascere. Penso alla mia nascita e giungo a fare due affermazioni, ovvie se vogliamo, ma di fondamentale importanza.
Prima di tutto che non mi sono creato da me stesso. Non posso perciò pensarmi con la supponenza di chi pensa di poter prescindere dalla fonte da cui si proviene, che sia Dio o semplicemente l’uomo e la donna che sono i miei genitori.
Non è naturale, come teorizzano certi filosofi, da Nietzsche in poi, che un individuo nasca da se stesso e si auto progetti. Se non mi sono fatto da me stesso vuol dire che provengo da qualcuno e che sono un dono.
Questo primo aspetto si capisce facilmente nel presepio e in ogni casa riempita dalla grazia di un neonato: contempliamo un bambino fragile la cui vita dipende da qualcun altro.
Il secondo pensiero è che sono frutto di una relazione d’amore, di uno scambio reciproco. A Natale penso a mia madre e a mio padre, penso a quanto di loro sia impresso in me, a come mi hanno fatto nascere, crescere e come mi abbiano offerto al mondo con coraggio e fiducia.
Pubblicato il 11 Dicembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
Quando arriva il Natale si solleva sempre un gran polverone sul suo significato. Questa volta è stato un testo della Commissione Europea che nei giorni scorsi è stato ritirato. Nel documento, considerato immaturo e perciò non adottabile, si insegue l’obiettivo di un linguaggio inclusivo, politicamente corretto che non offenda nessuno. Il documento era intitolato: “Linee guida della Commissione europea per la comunicazione inclusiva”. Nel documento si parla in modo piuttosto evidente dei divieti per l’utilizzo di termini troppo espliciti sui temi del Natale e di conseguenza si è intravista la volontà di arrivare alla negazione delle radici cristiane dell’Europa.
Senza conoscere i singoli articoli di questo documento devo sinceramente ammettere che non mi ha stupito più di tanto. Prima di tutto perché già è un dato di fatto che il nostro mondo è sempre più scristianizzato e non sarà di certo un documento a decretarne l’attuazione. Oramai, senza che ce lo dica la Commissione Europea, la nostra è un’epoca che prescinde dal riferimento spirituale della vita, o meglio, che la fede cristiana non mostra più nessuna visibilità, è insignificante. In secondo luogo va detto che nessuno vuole negare l’identità dei cristiani, perché l’impressione è che i cristiani stessi hanno reso talmente opaca la loro propria identità che loro stessi non hanno alcuna consapevolezza circa il loro essere discepoli di Gesù. Viene semplicemente costatato che l’identità cristiana si sta smarrendo. Non perché “qualcuno” voglia negarla, ma perché viene meno nella coscienza dei cristiani stessi.
Pubblicato il 4 Dicembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
Tra i tanti termini utilizzati in questo periodo, emerge la parola “precarietà”. Con questo termine si indica prevalentemente la carenza di occupazione lavorativa ma anche, in senso più esteso, per nominare una situazione di incertezza e instabilità.
La precarietà è quella condizione propria di chi sa di non essere sempre e totalmente autosufficiente. Precario significa incerto, non sicuro, che è soggetto a subire, da un momento all’altro, un cambiamento.
Precaria è la condizione umana perché è provvisoria ed incerta, perché non ha molte garanzie di stabilità o di continuità. Vivere significa essere legati ad un contratto a termine.
Ma quale è l’etimologia del vocabolo “precario”? Deriva dal verbo latino «prex, precis» che letteralmente significa «pregare, supplicare».
Dunque la situazione “precaria” è la condizione propria in cui si trova colui che prega.
Il tempo di precarietà deve essere innanzitutto tempo di preghiera, cioè di abbandono fiducioso nelle mani di Dio.
Pubblicato il 27 Novembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
L’avvicinarsi del Natale ripresenta il mistero della nostra umanità che pare possa vivere bene anche senza Dio. Il Verbo si è fatto carne e i suoi non l’hanno accolto. Non l’hanno accolto. Perché non l’hanno accolto? Per gli stessi motivi per cui oggi continuiamo a non accoglierlo. Non lo accogliamo perché ci è scomodo, perché ci richiede di fargli spazio, di cambiare. Non lo accogliamo perché poco alla volta abbiamo imparato a vivere senza di Lui. Non lo accogliamo perché siamo praticamente indifferenti a Lui, alla sua presenza e alla sua Parola.
Esattamente come dice il cantautore Giovanni Lindo Ferretti: “Le città possono pensarsi senza Dio o anche contro Dio, per le montagne è più difficile. Persino un pensiero ateo si colora di sfumature mistiche e religiose”.
Pubblicato il 20 Novembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
A volte la resistenza è proprio una virtù indispensabile. Penso a chi vive da anni una malattia inguaribile, a chi si trova oppresso dalla violenza, a chi si sente perseguitato da ogni forma di ostilità. A chi deve sopportare fatiche più gravi delle proprie forze. Penso a chi sta vivendo momenti cupi e di disorientamento.
Ho letto una poesia che contiene una forza impressionante. Una poesia che, senza essere eretico l’avrebbe potuta scrivere Cristo stesso o comunque tutti i cristi che hanno una vita di stenti.
Si tratta di una poesia scritta da William Ernst Henley, un poeta inglese nato nel 1848 e morto a 55 anni nel 1903. La sua è una storia di sofferenza: a 12 anni si ammala gravemente di tubercolosi che gli costò l’amputazione di una gamba.
Di lui un suo carissimo amico scrive che era “un grosso, sanguigno individuo dalle spalle larghe con una gran barba rossa e una stampella; gioviale, sorprendentemente arguto e con una risata che scrosciava come musica; aveva una vitalità e una passione inimmaginabili; era assolutamente travolgente”.
Nonostante la malattia non gli diede tregua nemmeno per un istante aveva una forza d’animo e una capacità di resistenza incredibili. Nel letto dell’ospedale scisse questa poesia che è senz’altro la più conosciuta tra le sue opere. Henley invece di affliggersi reagisce con coraggio e con speranza, non si dispera per ciò che ha perso e lungo il suo calvario quotidiano continua a guardare avanti e decide di non lasciare a niente e a nessuno, se non a lui stesso, il controllo della sua vita: io sono il capitano della mia anima!
La poesia si intitola “Invictus” che significa “non vinto”.
Pubblicato il 13 Novembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
La nostra comunità vive la giornata degli adolescenti con il rito di passaggio per i ragazzi di terza media. È un momento importante per tutti perché vorremmo considerare questa età della vita con molta cura, un’età delicata, fragile ma carica di molta vitalità.
L’Oratorio giustamente investe molte energie nell’accompagnare gli adolescenti, non solo nell’incontro settimanale con un programma idoneo all’età dei ragazzi con proposte e attività appropriate, ma anche nell’accoglierli durante i tempi informali: lo sport, il cortile, la sala giochi. Certo potremmo fare molto di più se le forze del volontariato fossero maggiori. Tuttavia tanti sono gli adolescenti che frequentano l’Oratorio come punto di riferimento.
Il “Rito di passaggio” per i ragazzi di terza media è pensato proprio per sottolineare la disponibilità della comunità a condurre i ragazzi, dopo la Cresima, al termine del cammino di iniziazione cristiana affinché si sentano a casa nell’Oratorio e siano costantemente provocati a cercare risposte alle domande fondamentali della loro crescita. D’altronde affrontare, in compagnia di coetanei e con la guida di animatori appassionati e preparati, la stagione dell’adolescenza significa avere la possibilità di confrontarsi su molti aspetti umani e cristiani della vita.
Pubblicato il 6 Novembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
In questi giorni la chiesa ci accompagna come una mamma e una maestra a considerare sapientemente il mistero della morte e della vita eterna.
Nei cimiteri o nelle chiese siamo messi seriamente di fronte al mistero oscuro della morte. E soprattutto quando la morte arriva così vicino alla nostra vita da toccarci nella pelle non possiamo che condividere i sentimenti dello smarrimento ma anche della speranza.
C’è una bellissima preghiera che rivolgiamo al Signore nel prefazio della messa per i defunti che dice: E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
In Cristo tuo Figlio, nostro salvatore rifulge a noi la speranza della beata risurrezione, e se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura.
Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo.
Ecco perché abbiamo la speranza, perché la vita non è tolta, ma trasformata e noi viviamo il nostro pellegrinaggio terreno nell’attesa di giungere nella nostra vera patria.
Pubblicato il 30 Ottobre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
La bella abitudine di recarci al cimitero tocca l’apice nel mese di Novembre e in particolare nella settimana iniziale, quando celebriamo la Festa dei Santi e la Commemorazione di tutti i defunti. Il cimitero ha sempre un grande fascino perché è un luogo nel quale si può riflettere, meditare, pregare, raccogliere i ricordi…
La memoria dei nostri cari non è un gesto malinconico ma un inno alla vita, per noi che crediamo che la vita “non è tolta, ma trasformata”, una vita eterna. Siamo sollecitati al pensiero che la vita terrena è di passaggio e perciò va vissuta senza sprecarla, senza renderla mediocre, povera, triste.
Pubblicato il 22 Ottobre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
A volte ci ritroviamo a constatare di aver fatto molto lavoro e ad avere in cambio un piccolo risultato. Succede in ambito lavorativo ma anche in tante circostanze della vita. Abbiamo investito tanto in un progetto e non riusciamo a tirare insieme nulla o poco. Abbiamo avuto aspettative alte per la riuscita di una proposta e alla fine siamo stati delusi.
Spesso accade anche che siano gli altri a promettere mari e monti e poi non sanno mantenere le promesse fatte. Ma non pensiamo subito ai politici. Avviene anche nelle nostre famiglie o nella comunità.
C’è una frase che è diventata proverbiale e viene normalmente usata in tono sarcastico: “La montagna ha partorito un topolino”. Indica appunto che un evento, o un certo risultato è stato aspettato tanto e poi si rivela alla lunga inferiore alle attese.
La frase citata allude alla favola di Esopo che racconta che c’era una volta una montagna che era prossima a partorire. Le doglie cominciarono a farsi sempre più intense e gli intervalli tra una contrazione e l’altra ebbero dapprima una durata di poche ore, poi le pause iniziarono a farsi sempre più brevi fino a iniziare il travaglio. Presa dal dolore, dalla cima della montagna cominciò a uscire del fumo mentre la terra intorno tremava, gli alberi caddero uno ad uno colpiti dagli enormi massi che rotolavano giù a valle.
Pubblicato il 16 Ottobre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
San Filippo Neri è stato sicuramente uno dei santi più originali per la sua amabilità, la sua umanità e per la sua bizzarria.
È famoso perché sono stati girati anche alcuni film i cui titoli sono espressioni abituali di san Flippo: “State buoni se potete” o “Preferisco il paradiso”.
È vissuto nel 1500 nella Roma turbolenta e lasciva. Aveva nel cuore la promozione dei giovani ed incominciò a raccoglierli nella cerchia dell’Oratorio, anticipando profeticamente l’esperienza di son Bosco che continua a segnare lo spirito e la prospettiva dell’Oratorio.
Filippo Neri trovò la strada luminosa dove far camminare i giovani, come dicono i suoi biografi, nell’esercizio quotidiano della Sacra Scrittura, nella narrazione dei santi testimoni, nel ristoro di lunghe scampagnate in luoghi ameni, nella distensione spirituale, nell’amore per la musica sacra, nella visita agli ammalati…
L’Oratorio anche oggi cerca di formare i ragazzi e i giovani in questa prospettiva di educazione globale della persona. Filippo diceva spesso ai suoi giovani: “Beati voi giovani che avete tempo di fare il bene!”. Questa è un espressione straordinaria che mette in evidenza non solo il tempo che un giovane, in quanto giovane, ha davanti a sé, ma anche il carattere fallimentare di un’esistenza priva di amore e di responsabilità. La giovinezza è una stagione feconda della vita, a condizione che non la si sprechi.
Pubblicato il 9 Ottobre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
Il 1° Ottobre abbiamo vissuto una cerimonia, semplice e solenne nello stesso tempo, che ha riunito nello stesso giorno alcuni motivi per cui essere profondamente grati.
Innanzitutto la scelta del giorno: il 1° Ottobre è infatti il giorno del compleanno di don Antonio.
Ogni anno per lui era motivo di grande gioia poterlo festeggiare nella comunità, anche se non nascondeva il suo personale disagio per essere al centro dell’attenzione. Ogni anno sapeva durante la sua riflessione regalarci qualche perla di saggezza che andava a pescare nel pozzo profondo della sua esperienza umana, di credente e di sacerdote.
E ci siamo chiesti: perché non festeggiarlo anche quest’anno a quasi un anno della sua scomparsa? Così abbiamo pensato ad organizzare una per lui, che dal cielo ci starà osservando.
Innanzitutto abbiamo benedetto la lapide al cimitero, accanto ai numerosi sacerdoti che hanno un forte legame con Dalmine, o perché qui sono nati o perché qui hanno donato parte della loro vita nel ministero sacerdotale.
In questo giorno abbiamo anche voluto situare il ventesimo anniversario dell’inaugurazione della RSA san Giuseppe.
Per chi come me non era presente in quel giorno, è stato un bell’esercizio andare a rileggere le pagine del bollettino parrocchiale.
Si trova scritto: a Ottobre 2001 è stata inauguratala Casa Accoglienza Anziani, situata nel centro di Dalmine in Viale Locatelli al numero 6.
Pubblicato il 4 Ottobre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
Ma chi è l’adulto? La parola è molto interessante. Adulto è il participio passato di adolescere. È colui che ha compiuto il cammino della crescita. Ma c’è un’altra parola che gli assomiglia ma è esattamente una sua contraffazione, è la parola adultero, che significa traditore, infedele. A se stesso prima di tutto. Essere adulto non è una questione di anagrafe, ma di maturità.
Una persona o è adulto o è adultero. Come fa un adulto ad essere punto di riferimento per i suoi figli se è adultero?
Vi propongo tre testi per stimolare la riflessione ed il confronto.
Il primo è di Papa Francesco che in un suo discorso ha offerto un’analisi interessante sul rapporto tra i giovani e gli adulti, mettendo in evidenza la grave mancanza degli adulti come punti di riferimento: I giovani sono orfani di una strada sicura da percorrere, di un maestro di cui fidarsi, di ideali che riscaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica del vivere quotidiano. Sono orfani, ma conservano vivo nel loro cuore il desiderio di tutto ciò! Questa è la società degli orfani. Pensiamo a questo, è importante. Orfani, senza memoria di famiglia: perché, per esempio, i nonni sono allontanati, in casa di riposo, non hanno quella presenza, quella memoria di famiglia; orfani, senza affetto d’oggi, o un affetto troppo di fretta: papà è stanco, mamma è stanca, vanno a dormire… E loro rimangono orfani. Orfani di gratuità: quello che dicevo prima, quella gratuità del papà e della mamma che sanno perdere il tempo per giocare con i figli. Abbiamo bisogno di senso di gratuità: nelle famiglie, nelle parrocchie, nella società tutta.
Pubblicato il 25 Settembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
I professori universitari attribuiscono la responsabilità delle lacune degli studenti ai professori delle scuole superiori; questi a loro volta agli insegnanti delle medie e questi alle maestre delle elementari e infine queste a quelle della scuola materna. Poi la catena si ferma. Scaricare la responsabilità sembra il frutto più maturo della cultura dell’alibi in cui viviamo.
Ricordate il famoso allenatore di pallavolo Julio Velasco? Fu il commissario tecnico della nazionale italiana di pallavolo maschile dal 1989 al 1996 e portò la squadra italiana ad essere una tra le più forti di tutti i tempi tanto da essere chiamata la generazione di fenomeni.
Pubblicato il 20 Settembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
La prima volta che mi sono imbattuto in questa parola nemmeno sapevo potesse esistere. Poi ho pensato ad un errore di stampa. In effetti è una parola che suona male. Tuttavia conoscendola mi è apparsa piena di luce e di futuro. Dopo una rapida ricerca scopro che è un termine coniato dallo scrittore inglese Walpole nel 1754 il quale, prendendo spunto da una fiaba intitolata “Il principe di Serendip”, un’isola dello Sri Lanka.
Letteralmente “serendipità” è la capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte mentre si sta cercando altro. Significa cioè una situazione nella quale la causalità si trasforma in momento opportuno.
Pubblicato il 11 Settembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
Nell’attuale mese di settembre in Parrocchia siamo alle prese con il movimento di ripresa del nuovo anno pastorale. Mai come quest’anno ci troviamo di fronte a tante domande.
Siamo in bilico tra il desiderio di riaprire tutte le attività della Parrocchia e dell’Oratorio, come facevamo prima del Covid e l’esigenza di tener seriamente in considerazione tutto ciò che dall’esperienza stessa del Covid abbiamo imparato. Insomma, ci continuiamo a ripetere, negli ambienti ecclesiali, che non sarà più come prima anche se in realtà non ci è ancora dato di sapere come sarà.
Confesso che non è semplice trovare il bandolo della matassa, in un periodo in cui ogni frase inizia sempre con un “forse”.
Ci sono dei punti fermi: la celebrazione della Messa ogni Domenica e ogni giorno feriale, la Prima Comunione e la Cresima nelle ultime domeniche di Settembre, la possibilità di accostarsi alla Confessione, la visita agli ammalati…
Riprenderanno i cammini di catechesi e di formazione: per gli adulti nei tempi forti, per i giovani e gli adolescenti ogni domenica sera, per i ragazzi e i bambini alla domenica mattina.
L’Oratorio riaprirà con tutte le sue attività e proposte: il bar, l’animazione e l’aggregazione, lo sport…
Pubblicato il 4 Settembre 2021
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Storie di fede e Riflessioni
Le vacanze non sono mai solo vacanze. La parola “vacanza” letteralmente significa vuoto, tempo vacuo. Ma quando succede che la vacanza è tempo dedicato alla contemplazione del bello nella natura, nell’arte e nei luoghi della fede allora può davvero essere il contrario del suo significato: giorni pieni ed intensi, ricchi di esperienze incantevoli.
Un viaggio, anche pure un’ordinaria vacanza, lo compi sempre tre volte: nella preparazione perché lo sogni ed hai molte aspettative, quando lo vivi e infine quando lo ricordi, perché ti porti dentro le tracce di ogni momento.
Con un piccolo gruppo di giovani abbiamo condiviso alcuni giorni nella Maremma Toscana. Così rivivo per la terza volta questa vacanza: innanzitutto la fragranza della fraternità, stare insieme è sempre un grande dono, anche se l’intesa non è sempre perfetta, poi le riflessioni e la preghiera, la sorpresa di luoghi bellissimi, il mare certo, ma anche le città visitate, gli scorci, i borghi, poi ancora la dolcezza e la generosità di chi ci ha ospitato.
Pubblicato il 28 Agosto 2021
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Storie di fede e Riflessioni
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