La quarta domenica di quaresima ci presenta la parabola notissima del ritorno del figliol prodigo nella casa del Padre. È il capitolo 15 di Luca, considerato il Vangelo nel Vangelo. Non è possibile, scriveva sant’Agostino, ascoltare questo racconto senza avvertire nel cuore un movimento di emozione. Questa parabola, considerata universalmente uno dei vertici di tutta la letteratura, è stata rappresentata da molti artisti. Forse l’opera più suggestiva l’ha dipinta il pittore olandese Rembrandt (1606- 1663)
All’indomani della morte di Rembrandt, avvenuta in condizioni di estrema povertà, viene trovato nella sua casa questo dipinto che ora si trova a San Pietroburgo.
Tra i tanti elementi affascinanti di questo dipinto ne metto in evidenza due che mi sembrano i più importanti rispetto al brano di Vangelo.
Il primo è la testa rasata del figlio che ritorna a casa. È dipinto come uno schiavo, prigioniero della vita vuota che ha vissuto lontano dal padre. Schiavo di una vita rovinata dal male, sciupata dal vizio. Ma quella testa rasata è anche il segno della penitenza, del desiderio di purificarsi e di ricominciare. Il cammino di questo figlio è stato molto faticoso: ha conosciuto l’abisso del peccato, lo struggimento del pentimento e la gioia della riconciliazione. Finalmente è ritornato tra le braccia del padre.
C’è un secondo particolare che colpisce: in molti si sono chiesti come mai in questa storia familiare c’è un’assenza così evidente, quella della madre.
Pubblicato il 26 Marzo 2022
in
Storie di fede e Riflessioni














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