Entrando nei giorni in cui festeggiamo i Santi e ricordiamo i defunti propongo una breve meditazione sulle virtù teologali: la fede, la speranza e la carità. Lo farò partendo dalle statue che decorano il Battistero della Cattedrale di Bergamo.
Le virtù teologali, afferma il catechismo, rendono le facoltà dell’uomo idonee alla partecipazione alla natura divina. Cioè si riferiscono direttamente a Dio e sono i doni di Dio che dispongono i cristiani a vivere in relazione con Lui.
La fede è la linfa che circola in noi cristiani, linfa che nutre la nostra vita spirituale e che ci fa portare frutto. C’è un espressione fenomenale che troviamo nella Lettera agli Ebrei che afferma: “La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede”. È la virtù teologale in forza della quale noi crediamo in Dio. Nell’atto di fede così diciamo: Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo fermamente tutto quello che tu hai rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere. (…) Conforme a questa fede voglio sempre vivere. Signore accresci la mia fede.
Nel Battistero della cattedrale la fede è rappresentata da una donna che tiene in mano due simboli inconfondibili che descrivono la fede cristiana: la croce e il calice.
La croce ricorda i due misteri principali della nostra fede: l’Unità e la Trinità di Dio nelle parole che accompagnano solitamente il segno della croce; l’Incarnazione, la Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù Cristo nella croce stessa. Nel segno della croce troviamo in sintesi tutto il mistero della nostra fede.
Il calice, invece, simboleggia i Sacramenti ed in modo particolare l’Eucaristia, cuore della fede cattolica.
Pubblicato il 22 Ottobre 2022
in
Storie di fede e Riflessioni





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