Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Ultimi articoli pubblicati

 La fede

Entrando nei giorni in cui festeggiamo i Santi e ricordiamo i defunti propongo una breve meditazione sulle virtù teologali: la fede, la speranza e la carità. Lo farò partendo dalle statue che decorano il Battistero della Cattedrale di Bergamo.

Le virtù teologali, afferma il catechismo, rendono le facoltà dell’uomo idonee alla partecipazione alla natura divina. Cioè si riferiscono direttamente a Dio e sono i doni di Dio che dispongono i cristiani a vivere in relazione con Lui.

La fede è la linfa che circola in noi cristiani, linfa che nutre la nostra vita spirituale e che ci fa portare frutto. C’è un espressione fenomenale che troviamo nella Lettera agli Ebrei che afferma:  “La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede”. È la virtù teologale in forza della quale noi crediamo in Dio. Nell’atto di fede così diciamo: Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo fermamente tutto quello che tu hai rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere. (…) Conforme a questa fede voglio sempre vivere. Signore accresci la mia fede.

Nel Battistero della cattedrale la fede è rappresentata da una donna che tiene in mano due simboli inconfondibili che descrivono la fede cristiana: la croce e il calice.

La croce ricorda i due misteri principali della nostra fede: l’Unità e la Trinità di Dio nelle parole che accompagnano solitamente il segno della croce; l’Incarnazione, la Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù Cristo nella croce stessa. Nel segno della croce troviamo in sintesi tutto il mistero della nostra fede.

Il calice, invece, simboleggia i Sacramenti ed in modo particolare l’Eucaristia, cuore della fede cattolica.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Fai la tua Comunione appena puoi

Ho trovato una bellissima lettera di Tolkien, lo scrittore del “Signore degli anelli”, una lettera indirizzata al figlio e scritta nel 1963, una lettera nella quale la voce del padre cerca di consolare il figlio che sta vivendo, a 40 anni un momento di crisi umana e spirituale. Ecco alcuni stralci della lettera.

“Andare in crisi di fronte agli scandali della chiesa è esperienza comunissima. Tuttavia Non puoi conservare una religione senza una chiesa e dei ministri di Dio (…). Il vino prezioso in questo mondo deve avere una bottiglia che lo contenga, o comunque qualcosa che vale meno.

La verità è una cosa semplice. La bottiglia di champagne non sarai mai preziosa quanto lo champagne. E il contenitore deve avere delle caratteristiche umili, proprio per custodire bene il nettare al suo interno. La chiesa vale meno di Cristo (cioè è a suo servizio). E chi è poi la Chiesa? I parrocchiani antipatici, i preti incoerenti, i peccatori che predicano? La chiesa sono innanzitutto io. Ci è affidato lo champagne, anche se siamo una bottiglia di vetro riciclato.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

La preghiera del Rosario

Il rosario è una devozione antica, attribuita a san Domenico nel XIII. Siccome i contadini e la gente del popolo non potevano recitare i 150 salmi come i monaci, sono state loro proposte le 150 Ave Maria, raggruppate in 5 decine per meditare i grandi misteri della vita di Cristo e di Maria. Il successo della corona è stato profondo e immediato. È una pratica antica soprattutto dal momento che ci fa meditare sul Vangelo, fonte antica della nostra fede. Tuttavia è anche una preghiera moderna perché è semplice, non presenta difficoltà e la si può recitare ovunque: in chiesa o a casa, sul treno o in macchina, a letto o camminando o anche lavorando, come facevano molti contadini. Il rosario insomma è una preghiera senza tempo, una preghiera di sempre.

La culla del rosario è la famiglia. Un tempo era più facile, il capo famiglia o la nonna intonavano la preghiera e contemporaneamente si creava il clima della preghiera ma anche si rafforzava il senso dell’unità familiare. Conosco alcune giovani coppie che abituano i loro piccoli al rosario fin dalla culla, prendendoli in braccio. I bambini spesso guardano incuriositi e sorridono. Certo quando crescono le cose si complicano. Ma chi di noi grandi non ricorda con vera nostalgia il clima del rosario pregato in famiglia?

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Il calcio d’inizio

Ogni volta che inizia un nuovo anno pastorale mi ritorna in mente un episodio tragicomico avvenuto in una parrocchia ligure. Un sacerdote alquanto bizzarro ha voluto rappresentare l’inizio della catechesi e di tutte le attività parrocchiali con l’immagine di una partita di calcio. Uscito dalla sagrestia con i chierichetti ha posto un pallone di cuoio al centro del presbiterio, in cima ai gradini e ha detto: oggi iniziamo il nuovo anno ed io adesso do il calcio d’inizio. Detto fatto: ha fatto partire un tiro colpendo in pieno il pallone che è violentemente finito sulla fronte di un anzianetto stramazzato a terra. Fortunatamente tutto si è risolto per il meglio tra sospiri e sorrisi.

Eppure l’immagine del calcio d’inizio la trovo alquanto azzeccata.

L’anno catechistico, come una partita, ha la squadra, ovviamente, il pubblico, delle regole, la tattica e degli obiettivi.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Carità e Caritas

Era la domenica 2013, nove anni fa, quando ad una decina di membri della nostra comunità di san Giuseppe era stato conferito il mandato per istituire la Caritas parrocchiale e promuovere la vita della carità. Il progetto era concertato con le sette parrocchie di Dalmine in ciascuna delle quali venne istituita la Caritas. Come segno-frutto comune  era stato anche pensato il Centro di Primo Ascolto e Coinvolgimento situato presso la parrocchia di Sant’Andrea e sostenuto contemporaneamente dalle sette Caritas di Dalmine. Nel 2013 era stato proposto ai numerosi membri di tutte le Caritas un sostanzioso corso di formazione.

La Caritas parrocchiale è l’organismo pastorale istituito per animare la parrocchia, con l’obiettivo di aiutare tutti a vivere la testimonianza, non solo come fatto privato, ma come esperienza comunitaria, costitutiva della Chiesa.

In questi nove anni nella nostra parrocchia molte sono state le iniziative proposte all’intera parrocchia con il preciso obiettivo di sensibilizzare i fedeli a vivere il comandamento principale del Vangelo consapevoli che non si può essere cristiani se non si vive la carità.

Continua la lettura →



in La Caritas, Storie di fede e Riflessioni

Cercare un senso al dolore

Nella settimana appena trascorsa abbiamo celebrato due giorni accumunati tra loro dal tema della sofferenza e della pietà: la festa dell’Esaltazione della Croce e la memoria di Maria madre Addolorata.

Il tema del dolore pone sempre l’uomo di fronte a tanti interrogativi. Perché l’uomo soffre? Perché si ammala? Perché gli innocenti soffrono? Perché i bambini muoiono? Perché il Signore permette tante sofferenze?

Da sempre le religioni si sono misurate sul “perché” del dolore. L’esperienza del soffrire tocca il mistero dell’uomo, ma tocca anche il mistero di Dio. Pensiamo al dramma di Giobbe, uomo giusto davanti a Dio e agli uomini, colpito da una infinità di dolori che lo portano a mettere Dio sul banco degli imputati. Ma soprattutto pensiamo a Gesù e a sua madre Maria. Il grido del Crocifisso: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” racchiude i gemiti laceranti di ogni uomo e di ogni donna che soffrono, ma in questo grido abita anche l’altrettanto lacerante percezione del silenzio di Dio.

Il cardinale di Parigi Villot, nel suo letto di ospedale durante l’ultima malattia, ha lasciato detto: «Quante parole diciamo noi preti sulla sofferenza. Io stesso ne ho parlato con fervore. Dite ai preti di non parlarne. Noi non sappiamo quello che esso è».

La sfida dunque è di trovare un senso al dolore affinché l’umanità nell’esperienza del dolore possa intuire quali atteggiamenti costruttivi assumere.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Mann ist was Mann isst – L’uomo è ciò che mangia

Ricomincia la scuola per i nostri bambini, ragazzi e adolescenti. Ricomincia il tempo dell’apprendimento e dello studio dopo i mesi delle vacanze.

All’inizio del nuovo anno scolastico vorrei rivolgere un pensiero per gli studenti e anche per gli insegnanti.

C’è un’espressione il cui autore è un filosofo che si chiama Feuerbach (1804-1872). È tra i filosofi più influenti del pensiero critico della religione che elaborò un pensiero umanista di ispirazione materialista che molto influì sul giovane Marx. Al di là delle sue posizioni filosofiche l’espressione tedesca, divenuto uno slogan famoso, sulla quale vorrei riflettere, all’inizio della scuola è: “Mann ist was Mann isst”, cioè: “l’uomo è ciò che mangia”. Questo motto riguarda in prima analisi il cibo materiale, soprattutto in riferimento all’attenzione attuale per un’alimentazione sana.

L’espressione di Feuerbach è riferita anche, e forse soprattutto, al nutrimento spirituale. L’uomo si nutre spiritualmente di parole, di pensieri, di letture, di relazioni personali, di stimoli che aiutano ad interpretare gli eventi che accadono. Nella vita quotidiana siamo plasmati da tutto ciò che arriva al nostro cuore e alla nostra mente.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Papa Giovanni Paolo I Beato

Domenica 4 Settembre 2022 viene celebrata da Papa Francesco la Messa della beatificazione di Papa Albino Luciani, Giovanni Paolo I. Il suo pontificato, tra i più brevi della storia della Chiesa, è durato solamente 33 giorni, ma come affermò il suo successore Giovanni Paolo II: Luciani non è stato il passaggio di una meteora ma è stato un punto di riferimento nella storia della Chiesa, la cui importanza è inversamente proporzionale alla durata del suo pontificato.

L’espressione con cui lo ricordiamo e che più di tutte descrive la ricchezza e la bellezza della sua persona è senz’altro il “Papa del sorriso”. Questo appellativo mostra la familiarità che sapeva infondere con le persone che incontrava ma anche lo spirito sereno, semplice e buono con cui ha fatto della sua vita una trasparenza del Vangelo.

Il 27 Agosto 1978, all’indomani della sua elezione, nel messaggio Urbi et orbi aveva delineato con chiarezza il programma che si prefiggeva. Sono 6 “Vogliamo” con i quali Luciani dichiarava le sue intenzioni: “Vogliamo” continuare l’attuazione del Vaticano II; “Vogliamo” custodire la grande disciplina della Chiesa sia nell’esercizio delle virtù evangeliche sia nel servizio dei poveri, agli umili, agli indifesi; “Vogliamo” ricordare alla Chiesa intera che il suo primo dovere è l’evangelizzazione; “Vogliamo” continuare l’impegno ecumenico; “Vogliamo” proseguire con fermezza il dialogo sereno e costruttivo che Paolo VI ha posto a fondamento e programma della sua azione pastorale; “Vogliamo” favorire tutte le iniziative che possano tutelare e incrementare la pace nel mondo turbato.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Il labirinto

Quando si è in giro in Italia o per il mondo, per vacanza o per turismo, da girovago o da pellegrino, c’è un pensiero che ritorna e che mi rasserena: accorgermi di essere solo un frammento di una lunga storia che esisteva prima di me e che andrà avanti quando io non ci sarò più.

Quante cose si vedono anche solo in pochi giorni.

Con un gruppo di giovani siamo stati in Toscana, cullati da panorami dolcissimi, tuffati in acque fresche, custoditi dall’amicizia, incuriositi da incontri provocanti e immersi in patrimoni artistici e religiosi inestimabili.

Volendo trovare un simbolo che riassuma questi pochi giorni ne scelgo uno che da sempre mi ha affascinato: il labirinto scolpito nella pietra che abbiamo ammirato presso il Duomo di Lucca, Chiesa dedicata a san Martino. È uno dei simboli più affascinanti per rappresentare la vita e il cammino spirituale. Accanto al labirinto c’è un’iscrizione latina che tradotta significa: Questo è il labirinto costruito da Dedalo cretese dal quale nessuno che vi entrò poté uscire eccetto Teseo aiutato dal filo d’Arianna.

L’allegoria mitologica del labirinto ha sempre richiamato il caos della vita e il tentativo dell’uomo di uscire dal caos verso una via di liberazione. La vita è un viaggio nel quale è facile smarrirsi e disorientarsi.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Vincere la tristezza

Tantissimi anni fa mi hanno regalato un libro che raccoglie un’infinità di pensieri di Madre Teresa di Calcutta. Questo libro sta da sempre sulla mia scrivania e ogni tre per due lo apro a caso e trovo sempre spunti preziosi.

Recentemente, sarà per il caldo o per la stanchezza o per qualche altro motivo, mi sentivo un po’ triste.

Entro in casa dopo la Messa e su una rivista leggo la preghiera disperata di una ragazza: “Signore, mi hanno detto che nella tua industria non ci sono pezzi sbagliati, né prodotti di seconda scelta. lo ci credo, Signore, ma a stento. Tante volte mi sento proprio un pezzo sbagliato. Dove sono i tuoi doni, Signore? Dove sono i tuoi famosi talenti? Non sono bella, sono timida, non sono brava a scuola, non emergo nello sport, non so cantare, sono goffa e sproporzionata. Credimi, Signore, mi è proprio difficile sorridere e ringraziarti”.

Mi scende dagli occhi una lacrima di condivisione al dolore di questa ragazza e di tutte le persone che non riescono a sorridere e a ringraziare il Signore.

Apro il libro-miniera di Madre Teresa e trovo questo pensiero: “Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore. Sii l’espressione della bontà di Dio: bontà sul tuo volto, bontà nel tuo cuore e nei tuoi occhi; bontà nel tuo sorriso e nel tuo saluto. Ai bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito, offri sempre un sorriso. Dona loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

L’Assunzione di Maria in cielo

Nella Messa della solennità dell’Assunta preghiamo con questo inno di lode che riassume tutto il significato della celebrazione: “Oggi la Vergine Maria, madre di Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, è stata assunta nella gloria del cielo. In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero di salvezza e hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza. Tu non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita”.

Il dogma dell’Assunzione di Maria è stato definito nel 1950 da Pio XII, ma da sempre i cristiani hanno considerato l’Assunzione di Maria come la festa mariana più importante.

La raffigurazione più bella e più famosa dell’Assunta è certamente quella dipinta da Tiziano Vecellio nel 1518. Si trova nella chiesa francescana di Santa Maria Gloriosa a Venezia, chiesa più conosciuta come “Chiesa dei Frari”. Il dipinto è stato commissionato a Tiziano dai francescani che sicuramente “istruiscono” il pittore negli aspetti più profondi della teologia e della catechesi mariana.

Il dipinto è suddiviso in tre spazi: nella parte inferiore c’è la terra e lo spazio è gremito di discepoli che sono dinamicamente raffigurati nel momento in cui si separano dalla Vergine; in alto c’è il cielo, abitato dal Padre che si dispone ad accogliere Maria con l’abbraccio della compiacenza e nel centro c’è l’Assunta circondata dagli angeli in festa.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Gioire per le cose che contano

Tra i ricordi televisivi più piacevoli di quando ero piccolo ci stanno sicuramente le storie di padre Brown. Qualcuno ha giustamente detto che don Matteo è il padre Brown italiano, o meglio, che padre Brown sarebbe come il nonno di don Matteo. Entrambi  sacerdoti che nello svolgimento del loro ministero sono ottimi detective per sciogliere i casi più complicati.

Padre Brown nasce dalla penna di un illustre autore, G. K Chesterton (1874- 1936), scrittore estremamente prolifico, con una produzione di oltre cento libri, poeta, drammaturgo, giornalista… Aveva una profonda abilità nello scavare nei fatti e nell’animo umano con l’unico desiderio di far emergere la verità trovando sempre soluzioni positive. Era la sua conoscenza dell’uomo che lo rese anche molto polemico e provocatore senza essere mai offensivo.

Nel 1922 abbandona la fede anglicana e si converte al cattolicesimo grazie alla sua amicizia con un sacerdote, padre John O’Connor, che gli ispira il personaggio letterario di padre Brown.

Nel mese di Agosto del 2013 venne aperta un’indagine per la causa di beatificazione di Chesterton, indagine chiusa nel 2019 a causa di forti critiche per il suo presunto antisemitismo le cui tracce compaiono in numerosi suoi articoli.

Molto si occupò di temi legati alla religione e alla fede.

In uno dei suoi libri trovo sottolineato un testo che avevo letto una trentina di anni fa.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Fatemi prendere sul serio il gioco della scopa

Le vacanze estive ci permettono di aver un po’ di tempo per gustare qualche passatempo come per esempio giocare a carte.

Tra i giochi più diffusi c’è certamente “la scopa” con tutte le sue varianti. È un gioco antichissimo che nasce nel Quattrocento a Napoli, nel porto, dove i pirati e i pescatori si fermavano per giocarsi i bottini dei vari assalti alle navi mercantili.

Si dice che sia un gioco inventato dai muti perché sarebbe bandita ogni forma di comunicazione verbale. I più esperti e smaliziati giocano segnandosi le carte. I più bravi sono ovviamente coloro che riescono a tenere a mente le carte giocate e a mettere in atto strategie affinché gli avversari non facciano punti.

Erri De Luca nel suo romanzo “Il giorno prima della felicità” racconta la storia di un ragazzino solitario rimasto orfano che frequenta don Gaetano un tuttofare di Napoli che, tra le tante cose, gli insegna a giocare a scopa e gli racconta la vita di Napoli.

Nel romanzo c’è un passaggio che si riferisce al gioco della scopa definendola simbolicamente “religiosa”.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

La cronofagia

Recentemente mi ha colpito il titolo di un libretto di Davide Mazzocco. Non conosco né l’autore né il contenuto del libro. Mi ha semplicemente attratto il termine: “cronofagia”. E il sottotitolo: “Come il capitalismo depreda il nostro tempo”. Nella prefazione l’autore afferma che essa è uno dei principi dell’ipercapitalismo attuale secondo cui il “tempo” sarebbe una risorsa al pari del denaro. La parola cronofagia è stata coniata nel 2015 Jean-Paul Galibert.

È una parola composta da “cronos” (tempo) e “fagia” (mangiare). La nostra cultura capitalista ci mangia il tempo e noi siamo divorati dal tempo che scorre non lasciandoci più la possibilità di avere la giusta consapevolezza della vita interiore, del gusto di ciò che è vero e bello.

“Il tempo è denaro” si dice. Quindi la mira del capitalismo è di considerare  il tempo come il denaro. Con tutto quello che ne consegue.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Batticuore

Non vedevamo l’ora di iniziare e adesso dobbiamo dire che finisce sempre troppo presto. Ogni estate è sempre così: il CRE è un mese di energia pura che coinvolge tantissime persone. Il parroco, i coordinatori, i collaboratori adulti, gli adolescenti e soprattutto i veri protagonisti, i bambini e i ragazzi. La preparazione inizia a febbraio con i coordinatori per gli aspetti organizzativi, ad aprile con gli adolescenti per la formazione.

Le cinque settimane del CRE rappresentano non solo un servizio per le famiglie che si fidano dell’Oratorio e lasciano per tutta la giornata i loro figli, ma è anzitutto un’esperienza vera di comunità e perciò una palestra nella quale esercitarsi per la propria crescita.

Il tema del CRE 2022 è stata la storia del Mago di Oz e l’obiettivo generale per tutti è stato il viaggio interiore nel mondo delle emozioni.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Mantenere viva la memoria

Più sto a Dalmine e più il 6 Luglio scava in me sentimenti intensissimi di pietà, desideri concreti di pace e pensieri sinceri di appartenenza alle ferite di questo territorio.

Quando nella Messa che abbiamo celebrato a ricordo delle vittime del bombardamento, alle ore 11 e 2 minuti è suonata la sirena la commozione ha invaso il cuore e la mente dei partecipanti.  Ad un certo punto mi scappa l’occhio e vedo una signora anziana che piangeva inconsolabilmente. Per questa donna la memoria ha ripresentato scene inenarrabili che ha vissuto sulla propria pelle.

La partecipazione alla Messa, certamente anche per il caldo, è ogni anno sempre meno numerosa. I testimoni oculari sono sempre meno. Come possiamo mantenere viva la memoria?

Dopo la Messa, nel pomeriggio, mi ritrovo al CRE con i ragazzi all’Oratorio. Avevo chiesto ai coordinatori di fare una sosta alle 11 e due minuti per ascoltare la sirena e di preparare un momento di riflessione e di preghiera per il 6 Luglio.

Mi rimbalza la domanda: come possiamo mantenere viva la memoria? Con un gruppo di ragazzi gli animatori condividono il racconto del bombardamento e l’ascolto di alcuni stralci di testimonianze.

Come possiamo mantenere viva la memoria? Con grande sorpresa osservo che i ragazzi sono molto preparati. A scuola hanno ampiamente affrontato la vicenda, con Fondazione Dalmine hanno svolto attività per conoscere la guerra e i danni causati dal bombardamento. Ad un certo punto rivolgo loro la domanda: come possiamo mantenere viva la memoria? Chi ci penserà? Loro in coro rispondono: Noi!

Quella risposta mi ha spalancato il cuore.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Pietre vive

Con i ragazzi accade spesso di cantare una canzone che fa: Chiesa di mattoni no, chiesa di persone si! Anch’io la canto ma non sono molto convinto dell’esattezza di queste parole. Lo dico soprattutto pensando all’opera che abbiamo intrapreso di sistemare la Chiesa di mattoni, che è un’impresa straordinaria, non solo per il denaro, ma anche per le preoccupazioni che comporta. La chiesa materiale è un aspetto accessorio ma importante perché rivela il volto della comunità che si raduna intorno ad essa.

Come la Chiesa di mattoni è tenuta insieme da singoli elementi tra loro diversi, così la comunità parrocchiale è formata da persone che hanno ministeri e servizi diversi, storie ed esperienze diverse, ma che sono chiamate a vivere una profonda unità nel segno della fede, della speranza e della carità.

Quindi, cambiando le parole della canzone, direi: chiesa di mattoni si!… se è il segno della chiesa di persone.

Qualche anno fa un vescovo pronunciò queste parole ad una parrocchia che festeggiava l’anniversario di consacrazione della propria Chiesa: “La propria Parrocchia deve essere amata, deve essere preferita come la più bella di tutte. Nella propria Chiesa locale ciascuno possa dire, qui il Cristo mi ha atteso, e mi ha amato; qui io l’ho incontrato, e qui io appartengo al suo Corpo Mistico”. Così la parrocchia di san Giuseppe per noi è la più bella di tutte!

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

L’oratorio è cattolico

Con alcuni amici preti commentiamo le notizie di alcuni oratori che a causa di gesti di grande maleducazione si sono trovati costretti a chiudere. È successo recentemente a Cicognara (Mantova) dove il parroco ha spiegato alla comunità la condizione di devastazione del proprio oratorio. Ma è successo anche nella bergamasca che alcuni parroci hanno lanciato un severo monito per atti di vandalismo nell’oratorio. Evidentemente non è sufficiente esporre cartelli con i regolamenti perché nessuno, tanto meno i ragazzi, li legge.

Succede anche che i volontari che danno il loro tempo e la loro passione per tenere aperti gli ambienti si sentano in difficoltà. Le cose funzionano quando nell’oratorio, accanto ai ragazzi, ci sono giovani e adulti che condividono del tempo, non per controllare, ma semplicemente per esserci.

Credo che nel territorio, nel quartiere, nella città, gli oratori debbano non solo essere aperti il più possibile, ma soprattutto essere aperti a tutti indistintamente. In questo senso l’oratorio è l’espressione più palese della chiesa tra la gente a partire da coloro che ci stanno più a cuore, i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, i giovani.

L’oratorio è a servizio di tutti, sempre. Ma guai a confonderlo con un “erogatore di servizi”.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

La sfida

In un pomeriggio assolato dei giorni scorsi, durante il CRE, tra un gioco e l’altro, mi è capitato di chiedere ad un gruppetto di ragazzi se avevano l’abitudine di pregare durante la giornata, in generale. Siccome nel gruppetto c’erano cristiani, mussulmani e atei il confronto è stato ancora più interessante.

I cristiani pregano piò o meno quando se la sentono o quando hanno bisogno e più che pregare dicono le preghiere, afferma una ragazzina. Il mio papà prega cinque volte al giorno, dice un bimbo mussulmano, ma io non sono obbligato a farlo e perciò non lo faccio. Io non sono né cristiano né mussulmano, io non credo a niente e a nessuno, incalza freddamente un bimbetto. Ho messo la cosa sul ridere e tutto finisce con questo scambio.

Alla sera di quel giorno prego la compieta e come al solito leggo il Vangelo del giorno dopo per celebrare al mattino un po’ preparato e il Vangelo propone il testo di Matteo nel quale Gesù insegna ai suoi amici a pregare e regala loro la preghiera per eccellenza: il Padre nostro.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

È finita la scuola

All’indomani dell’ultimo giorno di scuola il giornale L’Eco di Bergamo a caratteri cubitali mette in prima pagina il titolo: Scuola, liberi tutti!

Leggo l’articolo e colgo una sproporzione tra l’evento della scuola che finisce e le celebrazioni che riempiono città e paesi per festeggiare questo evento: brindisi, picnic, fumogeni, caroselli…

La Fara stracolma di ragazzi che hanno passato il pomeriggio in una festa prolungata.

Già nel titolo colgo un equivoco: Scuola, liberi tutti! Come appunto se la scuola non fosse un tempo di libertà. Come se la scuola fosse un tempo di prigionia che tiene per tanti mesi i ragazzi sotto pressione. Come se finalmente i mesi dell’estate possano prospettarsi come la vera libertà.

Certo che i giorni di scuola sono impegnativi. Ma proprio per questo fanno crescere. Anche l’estate del resto, se non diventa tempo di ozio e di sbragamento, potrebbe essere un’ottima occasione di crescita.

Ripensando alla fine della scuola mi è ritornato in mente un interessante discorso di qualche anno fa di un noto personaggio. Amato e detestato al tempo stesso Bill Gates in un discorso tenuto in una scuola di fronte a centinaia di studenti ha sintetizzato in un decalogo la sua filosofia di vita. Ha intitolato il suo discorso “Le dieci cose che la scuola non vi insegna, ma che dovete imparare il più velocemente possibile”. Mi ha molto colpito il settimo punto nel quale si rivolge agli adolescenti con queste parole: Prima della vostra nascita, i vostri genitori non erano così noiosi come lo sono ora! Sono diventati in questo modo: per pagare le vostra bollette, per pulire i vostri vestiti, a furia di ripetere all’infinito quanto siete bravi e intelligenti. Quindi, prima di salvare le foreste pluviali dai parassiti della generazione dei vostri genitori, iniziare a pulire la vostra stanza e mettete in ordine tutto ciò trovate.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni