Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

L’oratorio è cattolico

Con alcuni amici preti commentiamo le notizie di alcuni oratori che a causa di gesti di grande maleducazione si sono trovati costretti a chiudere. È successo recentemente a Cicognara (Mantova) dove il parroco ha spiegato alla comunità la condizione di devastazione del proprio oratorio. Ma è successo anche nella bergamasca che alcuni parroci hanno lanciato un severo monito per atti di vandalismo nell’oratorio. Evidentemente non è sufficiente esporre cartelli con i regolamenti perché nessuno, tanto meno i ragazzi, li legge.

Succede anche che i volontari che danno il loro tempo e la loro passione per tenere aperti gli ambienti si sentano in difficoltà. Le cose funzionano quando nell’oratorio, accanto ai ragazzi, ci sono giovani e adulti che condividono del tempo, non per controllare, ma semplicemente per esserci.

Credo che nel territorio, nel quartiere, nella città, gli oratori debbano non solo essere aperti il più possibile, ma soprattutto essere aperti a tutti indistintamente. In questo senso l’oratorio è l’espressione più palese della chiesa tra la gente a partire da coloro che ci stanno più a cuore, i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, i giovani.

L’oratorio è a servizio di tutti, sempre. Ma guai a confonderlo con un “erogatore di servizi”.

Lo dimostra questo tempo dell’estate: mentre durante le ferie gli “erogatori di servizi” chiudono, l’oratorio si apre ancora di più. Perché? Perché l’oratorio è cattolico, nel senso più vero della parola, cioè spalancato a tutti, sempre. Aperto e senza confini. Proprio come il Vangelo. Aperto anche a chi non lo meriterebbe. Aperto anche a chi si comporta male nella speranza che possa incontrare qualcuno che lo aiuti a comportarsi meglio. Aperto con una soglia molto bassa di accesso a condizione che in oratorio ci sia sempre qualcuno che testimoni l’accoglienza, l’educazione e la bellezza della vita del vangelo.

E all’oratorio succede sempre qualcosa: si gioca, si pensa, si ride, si prega, si dialoga, ci si arrabbia, ci si innamora, si gioisce e ci si rattrista, si progetta, ci si offende, ci si perdona… In una parola: si cresce e si cerca di coniugare i verbi del Vangelo.

Questa è la missione dell’oratorio. Esso non può essere un circolo privato, destinato all’élite dei migliori. Piuttosto è una piazza dove le diversità si incontrano e si confrontano. Poi è vero che c’è sempre qualcuno che fa un po’ come i discepoli del Vangelo di questa domenica e dicono a Gesù: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Cioè qualcuno che vorrebbe espellere coloro che non si comporta bene. Questo è esattamente il contrario di essere cattolici. Non dobbiamo stancarci di accogliere.

Perché questo si realizzi ovviamente c’è una condizione: che ci siano persone adulte nell’intelligenza e nel cuore che si sentano investite dalla missione di essere “educatori” preparati e autorevoli.

Il principio è abbastanza evidente: l’oratorio è vivo, non per una qualche ricetta magica, ma se ci sono persone che lo rendono vivo.

Per esempio questo è quello che succede al CRE: una marea di animatori che come fratelli maggiori si prendono cura dei più piccoli. Ma è anche quello che succede nelle sere d’estate: giovani e adulti che si rendono disponibili ad aprire l’oratorio. Oppure è quello che realizzano tante donne e tanti uomini che si prestano senza misura, durante tutto l’anno, per migliorare la realtà.

Sarà banale, ma vale la pena ripeterlo: l’oratorio è un luogo educativo che vive e palpita grazie alla generosità di chi si riconosce educatore. Aperto tutto l’anno e apertissimo d’estate, senza confini, senza orari, senza selezione, ma non senza bandiera, la bandiera del Vangelo che sventola a proclamare il valore assoluto di ciascuno e di tutti. L’oratorio è evangelico se ci sono persone che lo rendono evangelico!

Don Roberto



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