Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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Vincere la tristezza

Tantissimi anni fa mi hanno regalato un libro che raccoglie un’infinità di pensieri di Madre Teresa di Calcutta. Questo libro sta da sempre sulla mia scrivania e ogni tre per due lo apro a caso e trovo sempre spunti preziosi.

Recentemente, sarà per il caldo o per la stanchezza o per qualche altro motivo, mi sentivo un po’ triste.

Entro in casa dopo la Messa e su una rivista leggo la preghiera disperata di una ragazza: “Signore, mi hanno detto che nella tua industria non ci sono pezzi sbagliati, né prodotti di seconda scelta. lo ci credo, Signore, ma a stento. Tante volte mi sento proprio un pezzo sbagliato. Dove sono i tuoi doni, Signore? Dove sono i tuoi famosi talenti? Non sono bella, sono timida, non sono brava a scuola, non emergo nello sport, non so cantare, sono goffa e sproporzionata. Credimi, Signore, mi è proprio difficile sorridere e ringraziarti”.

Mi scende dagli occhi una lacrima di condivisione al dolore di questa ragazza e di tutte le persone che non riescono a sorridere e a ringraziare il Signore.

Apro il libro-miniera di Madre Teresa e trovo questo pensiero: “Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore. Sii l’espressione della bontà di Dio: bontà sul tuo volto, bontà nel tuo cuore e nei tuoi occhi; bontà nel tuo sorriso e nel tuo saluto. Ai bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito, offri sempre un sorriso. Dona loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore.

Voglio che le mie suore abbiano sempre un grande sorriso sul volto. Ho mandato a casa diverse ragazze aspiranti, perché non erano allegre abbastanza, non avevano sufficiente capacità di sorridere. Quando mi incontro con sorelle che escono per il loro lavoro, ma non sono abbastanza sorridenti, allora dico loro: Tornate indietro, andate a dormire e poi uscirete per il lavoro: siete troppo stanche”.

Poi penso a quante volte facciamo le cose solo per il dovere di farle ma le facciamo senza sorriso, senza cuore e di conseguenza le persone che incontriamo non solo se ne vanno da noi senza essere migliori di quando le abbiamo incontrate, ma addirittura forse se ne vanno peggiori.

Meno male però mi vengono in mente anche i volti sorridenti di chi attraversa le sofferenze dei fratelli con la consapevolezza di essere l’espressione della bontà di Dio.

Sette secoli fa l’insuperato teologo san Tommaso suggeriva cinque rimedi contro la tristezza. Possono essere utili anche per noi quando vogliamo ritornare a sorridere.

Il primo rimedio è un qualsiasi piacere: anche il Signore ha partecipato a pranzi e banchetti apprezzando le cose belle della vita.

Il secondo rimedio è il pianto cioè trovare uno sfogo per sciogliere l’amarezza accumulata lungo i nostri giorni, perché le cose belle della vita si vedono soltanto con gli occhi purificati dalle lacrime.

Il terzo rimedio è la compassione degli amici, perché dialogare con gli amici è sempre un grande sollievo.

Il quarto rimedio proposto da san Tommaso è la contemplazione della verità. Gustare lo splendore delle cose belle, la natura, un’opera d’arte, la musica, la lettura.

Infine, il quinto rimedio, forse quello che meno ci si aspetterebbe da un teologo medievale, è dormire e fare un bagno. Per rimediare un male spirituale, dice Tommaso, è utile un sollievo corporale.

Anche Gesù ai suoi amici che avevano il volto triste all’annuncio della passione del Maestro aveva promesso: “Voi siete tristi, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia”. Anche per noi il Signore realizzi questa sua promessa.

Don Roberto



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