Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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Cercare un senso al dolore

Nella settimana appena trascorsa abbiamo celebrato due giorni accumunati tra loro dal tema della sofferenza e della pietà: la festa dell’Esaltazione della Croce e la memoria di Maria madre Addolorata.

Il tema del dolore pone sempre l’uomo di fronte a tanti interrogativi. Perché l’uomo soffre? Perché si ammala? Perché gli innocenti soffrono? Perché i bambini muoiono? Perché il Signore permette tante sofferenze?

Da sempre le religioni si sono misurate sul “perché” del dolore. L’esperienza del soffrire tocca il mistero dell’uomo, ma tocca anche il mistero di Dio. Pensiamo al dramma di Giobbe, uomo giusto davanti a Dio e agli uomini, colpito da una infinità di dolori che lo portano a mettere Dio sul banco degli imputati. Ma soprattutto pensiamo a Gesù e a sua madre Maria. Il grido del Crocifisso: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” racchiude i gemiti laceranti di ogni uomo e di ogni donna che soffrono, ma in questo grido abita anche l’altrettanto lacerante percezione del silenzio di Dio.

Il cardinale di Parigi Villot, nel suo letto di ospedale durante l’ultima malattia, ha lasciato detto: «Quante parole diciamo noi preti sulla sofferenza. Io stesso ne ho parlato con fervore. Dite ai preti di non parlarne. Noi non sappiamo quello che esso è».

La sfida dunque è di trovare un senso al dolore affinché l’umanità nell’esperienza del dolore possa intuire quali atteggiamenti costruttivi assumere.

La visione cristiana è di questa ricerca è mirabilmente indicata dal poeta cristiano Paul Claouel quando afferma che Dio non è venuto a sopprimere la sofferenza, non è venuto nemmeno a spiegarla. È venuto per colmarla con la sua presenza. La risposta ultima della fede cristiana si radica nella Croce di Cristo. I cristiani esaltano la Croce non perché idolatrano la sofferenza in sé. Spesso infatti è stata attribuita ai cristiani una visione “doloristica” della vita per cui la sofferenza sarebbe addirittura vista non come difetto, ma come perfezione, amabile in se stessa. Il dolorismo è una eresia perché interpreta il mistero della Croce in maniera disumana.

La festa dell’Esaltazione della Croce e la memoria di Maria madre Addolorata ci esortano ad una vera e propria conversione nell’accostarci al mistero della sofferenza. Per due ragioni.

Innanzitutto affermando che la sofferenza in sé non è salvifica. È la Grazia o l’amore con cui si vive la sofferenza che rendono salvifico il soffrire. Gesù non ha mai cercato di spiegare il senso della sofferenza. “Semplicemente” ha sofferto accanto agli uomini e per gli uomini. Ecco la seconda ragione: la via della compassione (patire con) indicata dalla Madre Addolorata come necessità di prendersi cura di chi soffre per alleviarne, nel limite del possibile, dolori fisici o morali.

Gli uomini e le donne quando le forze vengono meno, quando la vita sembra offesa, quando l’esistenza si sgretola, non hanno bisogno di molte spiegazioni, ma di molta vicinanza umana per poter coltivare la speranza che il dolore e la morte rimangono verità penultime. L’ultima parola è la speranza nel destino di gloria che Gesù ci ha promesso.

Don Roberto

 



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