Maria
Sono un’adolescente di Nazareth. Appartengo ad una famiglia povera e semplice come tutte le famiglie della Galilea. I miei genitori mi hanno educata al rispetto, alla generosità e alla fede.
Nella mia povera vita ha fatto irruzione la Luce: un Angelo del cielo a dirmi che nel mio cuore e nel mio corpo avrei potuto ospitare la Luce, la Parola. Dipendeva da me.
Quel giorno mi sono spaventata perché la luce era troppo forte.
Avevo nel cuore una domanda, o meglio un dubbio: come avverrà questo, come avrei potuto diventare mamma dal momento che non mi sono unita ancora ad nessun uomo?
E poi perché l’Angelo della luce l’ha chiesto proprio a me?
L’Angelo mi ha rassicurato: il Mandante, l’Eterno Padre avrebbe, come sempre, provveduto Lui. Alla fine ho scelto. Ho scelto di abbandonarmi. All’Angelo ho detto: Eccomi, sono qui, al servizio di questo progetto.
Tutto è andato come aveva detto l’Angelo. Da Nazareth io e Giuseppe ci siamo spostati a Gerusalemme. Io ero ormai al termine della gravidanza e a Gerusalemme non riuscivamo a trovare un posto caldo e tranquillo. Ci siamo spostati a Betlemme, che è il paese dove era nato Giuseppe, magari qualche suo parente poteva ospitarci. Invece no. Abbiamo dato alla luce nostro figlio in una mangiatoia.
Perché nessuno ha voluto accoglierci? Perché appena nato abbiamo dovuto scappare? Perché addirittura il grande Erode lo cercava, il mio figlio, perché voleva ucciderlo?
Quante domande nel cuore. Quante domande!
Giuseppe
Le sentivo quelle voci in piazza a Nazareth o fuori dalla mia bottega. Eccome se le sentivo. Ma come fa a fidarsi di una ragazza che aspetta un figlio che non è suo? Ma come è possibile che non capisca, che sia così ingenuo da non capire? Farebbe bene ad abbandonarla subito! Ed io che ero così perso dietro a Maria che non potevo far altro che crederle, malgrado tutto.
A dire la verità c’avevo pensato di abbandonarla per la sua strada. Ma l’Angelo della luce anche a me aveva detto di fidarmi dell’Altissimo. Più volte mentre dormivo, nel cuore dei miei sogni, una Voce mi indicava di fidarmi. Così io ho sempre fatto.
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