Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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Antonio il Grande

Nei giorni scorsi abbiamo celebrato la memoria di sant’Antonio Abate il fondatore del monachesimo cristiano. Da subito venne chiamato Antonio il Grande. Visse in Egitto e morì ultracentenario e visse la quasi totalità della sua vita nel deserto, nella solitudine e nella lotta contro le insidie del male.

Segnalo alcuni passaggi colti dalla biografia di sant’Antonio consegnataci da sant’Atanasio.

Come se quelle parole fossero lette proprio per lui. Così viene raccontata la conversione del diciottenne Antonio. Ascolta il Vangelo e non ha nessun dubbio: quella Parola non è stata detta che per me. È proprio questo che fa la differenza. Quante parole evangeliche ascolto… ma è come se non le ascoltassi perché non le sento dette proprio per me.

La memoria finì per sostituire i libri. Trascorreva molto tempo in preghiera, poiché aveva imparato che bisognava ritirarsi e pregare continuamente. Era così attento alla lettura, che non gli sfuggiva nulla di quanto era scritto, ma conservava nell’animo ogni cosa. Imparare le cose lette a memoria o come dicono i francesi, par coeur, significa saperle non a macchinetta, ma custodirle nel profondo di se stessi.

Il deserto rifiorì. Con questa felice espressione Atanasio descrive il fenomeno che si è verificato grazie alla santità di Antonio. Per sua natura il deserto è arido, ma la presenza di Antonio fa fiorire come un giardino il deserto, lo rende vivo e pieni di frutti. Una fioritura confermata dalla richiesta sempre più numerosa di discepoli che chiedono ad Antonio di fare come ha fatto lui.

Il protettore degli animali Diventa anche il protettore degli animali perché Satana si presenta a lui sotto forma di animali di razze diverse. Un giorno vinti i furiosi assalti del demonio, gli appare il Signore. Antonio gli dice: «Dove eri, Signore? Perché non sei venuto fin dall’inizio per far cessare le mie dure tentazioni?». Il Signore gli risponde: «Ero accanto a te, Antonio, aspettavo di vederti lottare. Poiché hai resistito, e con l’aiuto della mia grazia non sei stato vinto, sarò sempre in tuo soccorso».

Respirare Cristo. Antonio era di carattere paziente e di animo umile. Aveva sul volto una grazia straordinaria, la gioia e la letizia testimoniavano il suo stato d’animo. Non era mai turbato, era costantemente sereno, la sua mente era sempre gioiosa.

Prima di morire confidò ai discepoli il suo segreto: “Ho sempre respirato Cristo”. Così raccomandò ai monaci di “respirare Cristo”. La fama di Antonio non è dovuta ai suoi scritti o ai suoi miracoli, ma all’amore di Dio che respirava come aria.

Don Roberto

 



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