Ogni tre per due ascolto coppie felici del proprio matrimonio e subito penso agli adolescenti che si innamorano, si mettono insieme, si lasciano, si preparano insomma, meglio che possono, al proprio futuro.
Capita anche, altrettanto frequentemente, di ascoltare come per altri la vita matrimoniale possa essere un inferno, che inesorabilmente conduce a scelte di separazione, anche dopo pochi anni di vita insieme. Le cause o della riuscita o del fallimento evidentemente non sono mai subito chiare.
In occasione della festa degli innamorati di San Valentino su una rivista di pastorale familiare ho letto una risposta convincente di Baden Powell, il fondatore degli scout.
Nel volume “L’educazione non finisce mai”, interrogato sulla questione affettiva, ha scritto: «Mi è stato domandato se potevo definire in poche parole, per esempio in cinquanta, la mia concezione su ciò che si poteva fare di meglio nella vita. Risposi che quattro mi sarebbero bastate: fate un buon matrimonio. È con ciò voglio dire non una piacevole luna di miele, di qualche settimana o di qualche mese, seguita da una tolleranza reciproca, bensì una luna di miele che resista alla prova degli anni».
La dimensione affettiva e le scelte del cuore rappresentano la parte decisiva della propria e dell’altrui felicità.
Per questo diventa determinante l’educazione dei sentimenti approntata nell’età dell’adolescenza. Fate un bel matrimonio è la stessa cosa che dire preparati a costruire una bella famiglia.
Ma come si fa a fare un bel matrimonio?
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