Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Parrocchia San Giuseppe Dalmine
Parrocchia_San_Giuseppe_Dalmine_01
previous arrow
next arrow
Ultimi articoli pubblicati

Sulla vecchiaia

Ho visto con interesse e piacere l’intervista a Francesco Guccini in occasione dei suoi 85 anni. Più o meno condivisibili i suoi commenti su temi generali che hanno accompagnato la sua carriera di cantautore. Verso la fine dell’intervista fa una battuta sulla vecchiaia dicendo che se potesse prenderebbe a schiaffi Seneca quando, nelle “Lettere a Lucilio”, tesse l’elogio della vecchiaia affermando che essa è una stagione piena di vantaggi.

Nelle Lettere Seneca invita a considerare l’età avanzata non come un periodo di declino, ma come una fase della vita ricca di opportunità e di saggezza.

Seneca utilizza spesso metafore tratte dalla vita agricola per dire che come i frutti di fine stagione sono i più buoni e che come il vino migliora con il tempo, così la vita offre il meglio di sé alla fine, grazie all’esperienza accumulata negli anni. Seneca esorta anche a guardare con fiducia alla morte, sempre più vicina, perché tutti comunque saremo chiamati a lasciare la scena di questo mondo. Forse questo è uno dei pensieri più profondi di Seneca, che è vissuto quattro secoli prima di Cristo: la presenza costante della morte nella nostra vita, una preziosa compagna di viaggio che ci aiuta a vivere con sempre maggio consapevolezza e gratitudine.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Il lavoro del prete al servizio della comunione

Poveri voi, mi dice un vecchio amico che in chiesa non vi mette piede da più di cinquant’anni. Perché me lo dici? Perché voi preti siete sempre di meno e dovete lavorare di più. Beh, gli dico, se fanno tutti come te non ci sono problemi.

Sto proprio leggendo in questi giorni l’ultimo libro di Luca Diotallevi, il noto sociologo cattolico, sempre molto attento alla vicenda dei cristiani nel mondo di oggi. Il libro si intitola “La Messa è sbiadita” e a partire dalle recenti statistiche riflette sul significato attuale della partecipazione dei fedeli al momento principale della fede: l’Eucarestia.

Nella lettura trovo questo passaggio e mi viene in mente il mio vecchio amico mangiapreti: “Il carico di lavoro del prete è calato, i sacerdoti ordinati sono il 62% di quelli ordinati negli anni ‘90 ma non c’è paragone con i laici che si recano in chiesa scesi al 23,7%. Dunque, magari bisogna riorganizzare le strutture e ottimizzare le parrocchie in base al numero di abitanti ma i preti ancora ci sono, di meno ma ci sono. Ciò invece cui andiamo incontro è una forte riduzione della platea dei praticanti, soprattutto perché una parte significativa di quelli attuali è costituita da persone anziane”.

La lettura di questo capitoletto al primo momento mi ha rassicurato: siccome ci sono meno fedeli posso lavorare di meno, ho perfino pensato.

Poi invece mi sono preoccupato: perché i fedeli sono diminuiti del 23,7 per cento? Che responsabilità abbiamo come preti? E soprattutto cosa e come potremmo fare diversamente?

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Via Ozanam

Per 14 anni ho abitato la casa parrocchiale della parrocchia di San Giuseppe a Dalmine che si trova in Via Ozanam. Ogni volta che mi chiedono l’indirizzo devo fare lo spelling perché Ozanam non è un nome conosciuto. Anche recentemente mi è capitato di spiegare chi fosse questo benedetto Ozanam. Di fatto coloro che hanno scelto questo nome per la via della Casa Parrocchiale (tra l’altro è l’unica abitazione della via) hanno fatto una scelta profetica.

Chi è Federico Ozanam?

È un Beato che ha vissuto solamente 40 anni dal 1813 al 1853 e che manifesta una modernità singolare. È stato un uomo di grande cultura e di grande umanità; si prodigò per diffondere la verità della fede e lo fece soprattutto con la testimonianza della carità verso i poveri. Fu consapevole che il primo luogo della testimonianza era la propria famiglia, la moglie e la figlia.

In sintesi ci sono quattro aspetti interessanti di Ozanam.

La sua fede di rafforzò vedendo pregare Ampére, il padre dell’elettromagnetismo. Così lui stesso racconta: “Un giorno, triste e sopraffatto dai miei problemi, sono entrato nella Chiesa di Santo Stefano per cercare un po’ di conforto. La chiesa, quasi vuota, era in silenzio. Davanti all’altare c’era un uomo umilmente inginocchiato, immerso nella preghiera del Rosario. Avvicinandomi mi sono reso conto che si trattava di Ampére. Dopo aver contemplato un attimo quella scena mi sono ritirato, profondamente commosso e più vicino a Dio”.

Ozanam è il fondatore della Società di San Vincenzo. Un giorno sentì questa frase che lo colpì così tanto che avviò la conferenza di San Vincenzo per stare sempre più vicino ai poveri bisognosi di pane ma soprattutto di umanità: “Una volta il cristianesimo faceva meraviglie, ma oggi è morto. Ti vanti di essere cattolico, cosa stai facendo? Dove sono le opere che dimostrano la tua fede e chi può farci rispettare e ammetterlo?”.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

L’amore di Cristo ci sospinge

Ogni mese circa, come sacerdoti della fraternità (gruppo di parrocchie vicine) viviamo una mattinata di ritiro, un sacerdote propone una meditazione seguita dall’adorazione eucaristica.

Nelle scorse settimane la meditazione si è sviluppata su due versetti della seconda lettera di Paolo ai Corinti.

“Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi”.

C’è una sproporzione evidente tra il tesoro e la creta che lo custodisce. Come sacerdoti, ci diceva il predicatore, siamo fragili, siamo attualmente messi alla prova, eppure siamo chiamati a riconoscere la nostra vocazione: annunciare il tesoro del Vangelo, amministrare il tesoro dei Sacramenti e consegnare il tesoro della carità.

Sfidando la tentazione di credere che il tesoro siano le nostre capacità, dobbiamo ammettere che il Signore sa trarre la vita anche dalle nostre fragilità e perfino dal nostro peccato.

L’esercizio dell’esame della coscienza deve aiutarmi a distinguere la fragilità insita nella croce dalla fragilità che dipende invece dalle nostre inadempienze o dal nostro carattere infelice.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

La regola d’oro

La regola d’oro è come una mirabile sintesi di tutto il Vangelo. L’ha pronunciata Gesù nel discorso della montagna nel capitolo 7 del Vangelo di Matteo. Suona così: Tutte le cose che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatele a loro.

In realtà questa regola d’oro non l’ha “inventata” Gesù.

Sarebbero parole di una grande rabbino ebreo di nome Hillel. Uno scettico si rivolse a lui per sfidarlo perché spiegasse tutto il senso della legge ebraica nel breve tempo in cui si può restare dritti su un piede solo e il rabbino rispose: «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Questa è tutta la Torah; il resto è commento. Va’ e studia».

La regola d’oro ci invita a trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi. Se mi fa piacere essere trattato con rispetto, gentilezza e amore io per primo devo trattare così gli altri. È una regola fondamentale che in ogni ambito della vita determina un comportamento in sintonia con il Vangelo. La regola d’oro dice, con parole diverse, ciò che afferma il comandamento principale della Vangelo: ama il prossimo tuo come te stesso.

La forza di questa regola è la sua sintesi e la difficoltà più grande è metterla in pratica. Suggerisco tre passi per tentare la sua messa in pratica.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Il cammino attraverso la foresta

Il cammino attraverso la foresta è lungo solo se non si ama la persona che si va a trovare.

Mi pesa andare a messa, mi pesa pregare e fare esercizi di meditazione spirituale, e dunque non vado a messa, non prego, non medito. Di fronte a queste affermazioni, comprensibili ma non condivisibili, mi è venuto in mente il proverbio africano citato all’inizio. Una volta in parrocchia si era proposta l’adorazione notturna e un giovanotto mi diceva: io non vado, non riesco proprio ad alzarmi di notte. Amen gli dico io, pazienza, cosa vuoi che ti dica? Alcune settimane dopo lo vedo vicino all’antenna e mi dice? Hai visto il Gran Premio? Hai visto chi ha vinto? Premetto che non seguo né le macchine né le moto. Lui commenta la gara e vedendo che non ero molto interessato stava per andar via. Lo richiamo perché mi era venuta in mente una cosa e gli dico: ma tu l’hai vista la gara? Certo assolutamente sì. Ah ok ciao ciao. Mentre andavo a casa mi è saltato in mente il proverbio africano. Sì perché la gara del GP era alle tre di notte.

Certi cammini quando si ama la meta sono leggerissimi. Gli stessi cammini, quando non si ama la meta diventano lunghi e faticosissimi.

La questione dunque è di imparare a misurare la fatica non a partire dal cammino ma a partire dalla meta.

Quando un figlio è ammalato i genitori lo vegliano tutta la notte e magari il giorno successivo vanno a lavorare e non diranno mai che questa è una fatica.

Insomma quando si ama si sopporta e quando non si ama si abbandona.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Benedetto rimprovera due monaci

 Nel chiostro centrale del monastero di Monte Oliveto c’è un bellissimo ciclo che racconta le storie di san Benedetto. Il monastero si trova vicino a Siena ed è incastonato in un paesaggio incantevole nelle Crete senesi. Un monaco di Bergamo, Dom Andrea, ci guida nella visita del monastero soffermandosi sugli affreschi più importanti della vita del Fondatore.

Gli affreschi sono stati realizzati da Luca Signorelli e da Sodoma a alla fine del 1400 e all’inizio del 1500. Tra le scene più belle di Luca Signorelli, il grande pittore di Cortona famoso soprattutto per aver realizzato la Cappella di san Brizio nel Duomo di Orvieto, c’è sicuramente quella che racconta “Come  san Benedetto dice alli monaci dove e quando avevano mangiato fuori dal monastero”.

Nella scena si vedono due monaci intenti a un pranzo in una locanda e, sullo sfondo, Benedetto, circondato dai monaci li sgrida per aver violato la Regola, che appunto impedisce ai monaci di uscire dal convento per i pasti.

Questo affresco è importantissimo oltre che per ciò che racconta, per il fatto che è citato da tutti i libri di storia dell’arte per l’evoluzione della prospettiva geometrica del XV secolo.

È un episodio di trasgressione dei due monaci.

Nell’interno della locanda si vedono due graziose domestiche indaffarate a servire i due monaci.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Il castigamatti

Un po’ mi sono sentito così in questi mesi. Mi riferisco al ruolo ingrato che ho cercato di svolgere in oratorio in relazione ad alcuni ragazzi maleducati dai quali ho cercato di proteggere l’ambiente e soprattutto i più piccoli. Ricostruisco la vicenda.

Da un po’ di anni un gruppo di ragazzi manifesta ripetutamente mancanza di rispetto nei confronti dell’oratorio. Tengo a precisare che non è una questione di intolleranza nei confronti di persone non italiane, ma di intolleranza verso chi è maleducato: uso improprio delle cose e insolenza verso le persone. Ad un certo punto, giunto al colmo della sopportazione, decido di impedire loro l’accesso all’oratorio.

Incomincia un periodo teso, un serrato braccio di ferro tra me e loro.

L’unico atteggiamento è stato quello del castigamatti che letteralmente è un bastone con cui un tempo si metteva ordine nei manicomi, uno strumento che serviva a condurre alla ragione chi mostra di non avere senno per capire il valore delle cose.

Insomma il castigamatti, in senso figurato, è una persona che assume un aspetto minaccioso che con mezzi e con maniere dure presume di condurre all’obbedienza e al rispetto.

Ma così non è. Allora ho cambiato sistema dando loro una nuova possibilità. Ho cercato di dialogare. Non ho sciolto tutte le riserve e soprattutto non dimentico che loro sono furbi e possono prendermi in giro. Pazienza.

Due questioni si ripresentano come un ritornello: ma l’oratorio è sempre per forza aperto a tutti? e cosa abbiamo fatto per aiutarli?

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Felix culpa

Per divertirmi mi soffermo spesso, appunto come un gioco, sull’etimologia delle parole. Ma poi mi accorgo presto che tanto gioco non è. La parola individuata questa volta è “felice”.

Il dizionario apre un ventaglio di significati che convergono nella radice “feo” = che possiede quello che veramente appaga i desideri, che ha vantaggi, che produce, che è fecondo…

Una terra felice è una regione ricca dei doni della terra. Una risposta felice è tale quando genera nuove prospettiva, nuovi punti di vista. Un carattere felice è quello di chi, anche in condizioni difficili, rimane fecondo. Una relazione felice è quella che genera benessere e speranza.

Mi colpisce la correlazione tra felicità e fecondità. «Chi è felice?» – domanda una monaca ad un gruppo di giovani universitari. E spiega: «Sapete bene, per esperienza, che felice non è chi raggiunge un risultato. Non è facile capire cosa voglia dire essere felici. Felice è chi è fecondo, chi genera vita intorno a sé, fisicamente o spiritualmente».

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Le corna di Mosè

Tra gli affreschi della chiesa, che finalmente si vedono bene, si riconosce molto bene il ritratto di Mosè, posto esattamente al di sopra dell’ambone. Lo si riconosce per il Decalogo che sorregge mentre lo presenta al popolo, ma anche per le corna che ha sul capo. Ma perché Mosè ha le corna?  Non si tratta di un motivo biblico né di un significato teologico. Si tratta invece di un errore di traduzione. Al capitolo 34 del libro dell’esodo si racconta che Mosè rimane con il Signore quaranta giorni e quaranta notti senza mangiar pane e senza bere acqua e il Signore scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, le dieci parole. Quando Mosè scese dal monte Sinai non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui.

La rappresentazione delle corna di Mosè nasce da un errore commesso da San Girolamo quando nel quinto secolo stava traducendo la Bibbia dall’ebraico al latino. Girolamo ha confuso la parola “keren” (= corno) con il termine “karem” (= raggio di luce). Così anziché scrivere che il volto di Mosè, sceso dal monte, divenne luminoso, pieno di raggi di luce, tradusse che il volto di Mosè divenne cornuto.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Il nostro giubileo

La chiesa nel mondo sta vivendo il Giubileo. È vero, un po’ “rovinato” dall’epilogo di Papa Francesco, ma pur sempre un evento di gratitudine nel segno della speranza e della riconciliazione.

Anche nella nostra Parrocchia celebreremo un Giubileo particolare: la riapertura della nostra chiesa al termine del lungo intervento di restauro.

Vivere il Giubileo significa far incontrare in un punto solo tre dimensioni fondamentali della nostra vita: il passato il presente ed il futuro. Si entra nella Porta Santa, di Roma o di qualsiasi chiesa giubilare per ringraziare il Signore per i doni ricevuti nel passato, per manifestare disponibilità nel tempo a venire e per esprimere il nostro si, qui e adesso.

Abbiamo chiuso la chiesa i 7 gennaio scorso e il 3 maggio la riapriamo. Varcheremo di nuovo la soglia della nostra chiesa e sarà il nostro giubileo.

Ringraziamo il Signore per il passato della nostra parrocchia, dalla fondazione del 1931 ad oggi, per tutti i cristiani che hanno creduto nella chiesa e l’anno amata come comunità, per tutti i benefici che ha concesso, per le vicende dolorose sopportate e per il coraggio di ricominciare, per tutti i sacramenti celebrati, per il Vangelo proclamato e per la grande mole di carità organizzata. Chiesa di mattoni e di persone.

Preghiamo il Signore per il futuro. Cosa sarà della chiesa e della parrocchia non ci è dato di sapere, e non possiamo nemmeno immaginare se i numeri cresceranno o diminuiranno. Una cosa però è certa: il Signore non ci abbandonerà mai e sarà sempre al nostro fianco.

Infine celebriamo il presente cioè diciamo si all’oggi di Dio e nostro. Oggi si compie la salvezza, con le opportunità che ci sono date, con i limiti e gli slanci che caratterizzano il nostro “adesso”.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Franciscus

Metto a fuoco alcune espressioni che vorrei mi rimanessero nella memoria pensando a Papa Francesco.

Uomo teopatico. Questo è un vocabolo che non si trova nei dizionari ma che pare sia molto pertinente alla persona di Francesco, uno appunto che Dio non l’ha studiato, ma l’ha patito, si è lasciato attraversare dal mistero divino. Come “empatia” significa capacità di mettersi nei patti dell’altro così “Teo – patia” potrebbe significare mettersi nei panni di Dio. Forse è proprio questa la dimensione più importante della sua testimonianza. È molto facile parlare di Dio ma è più importante parlare con Dio.

La gioia del Vangelo. È il titolo del suo documento programmatico “Evangelii gaudium” l’esortazione apostolica che nel 2013 ha offerto alla Chiesa. Nel testo emergono con chiarezza i quattro principi orientativi per dare forma ad un popolo, come diceva. Primo: il tempo è superiore allo spazio, secondo: l’unità prevale sul conflitto, terzo: la realtà è più importante dell’idea e quarto: il tutto è superiore alla parte.

Il Vangelo è una fonte inesauribile di gioia, ma deve uscire dalle sagrestie ed incendiare il cuore degli uomini e delle donne del mondo, deve guarire da tutte le sovrastrutture che lo fanno apparire ammuffito.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Saluto al Santo Padre Francesco 24-25 aprile 2025 Roma

Arrivo a Roma prima dell’alba e, seguendo le indicazioni delle autorità locali non dipendenti dalla nostra organizzazione, percorso dei fedeli verso l’Ingresso in Basilica di San Pietro per il passaggio e la preghiera di fronte al corpo di Papa Francesco.
Al termine, in base all’afflusso di fedeli, partenza per il ritorno a Bergamo (comunque almeno dopo 9 ore di sosta autista) con arrivo in tarda serata.



in Primo piano, Proposte per tutti, Storie di fede e Riflessioni

L’inaudita prossimità di Dio

Ho sempre bisogno di pensieri profondi che nutrano il mio spirito. Sempre e soprattutto nei giorni della settimana santa. Voglio condividere due di questi pensieri che mi hanno aiutato nei giorni scorsi ad entrare nel triduo Santo della Pasqua.

La prima affermazione è del grande teologo Karl Rahner che dice: “Per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi del Crocifisso”.

Cosa avviene quando decido di inginocchiarmi davanti al Crocifisso? Prima di tutto imparo la grande lezione del perdono, la misura dell’amore di Dio che non ha misura. In secondo luogo imparo l’umiltà di Dio. Come diceva san Francesco davanti alla croce: Guardate fratelli l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a Lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da Lui esaltati”.

Poi imparo i giusti criteri per giudicare le cose, per discernere la realtà, per trattenere ciò che conta e lasciar andare ciò che non ha valore. Infine imparo che la sofferenza non è che la penultima parola sulla vicenda umana, perché l’ultima, la più importante sarà: oggi sarai con me nel Paradiso.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Allargare la vita

Ho ascoltato il travolgente monologo di Benigni dello scorso 19 marzo intitolato “Il sogno”. Ad un certo punto saluta una donna presente in sala e si complimenta con lei per essere una delle madri dell’Europa, una certa signora Corradi che ha inventato l’Erasmus. Pensavo che il nome derivasse dal grande Erasmo da Rotterdam ed invece vengo a sapere che Erasmus è un acronimo che sta per EuRopean community Action Scheme for the Mobility of University Students.

La cosa che più mi ha colpito è quando, parlando della generazione Erasmus, il noto programma finanziato dall’Unione europea per favorire la mobilità tra i paesi europei, in particolare per gli studenti, Benigni dice: la fortuna che hanno questi giovani è di poter allargare la vita. Sì perché la vita è importante non solo cercare di allungarla, ma soprattutto di allargarla.

É un po’ come dire: non è importante aggiungere anni alla vita ma aggiungere vita agli anni.

La nostra vita potrebbe essere lunghissima ma noiosa, vuota o senza sogni. Chi potrebbe desiderare una vita così? D’altra parte la vita può anche essere breve ma molto intensa.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

La predica dei morti

Se vi trovate nelle vicinanze di Torino, inoltrandosi nella Valle Susa, a pochi chilometri dal confine francese, si può visitare la Sacra di San Michele, un edificio medievale costruito nel 1170 come fortezza e monastero.

Panoramicamente straordinario, sulla cima del monte per vegliare sulla valle e per attirare i pellegrini.

Sì fa un po’ di fatica per raggiungere la chiesa gestita ora dai monaci rosminiani, dediti al carisma della carità. La chiesa è stata definita da Clemente Rebora, un illustre poeta rosminiano: il “culmine vertiginosamente santo”.

All’interno colpiscono gli affreschi medievali, in particolare il più antico di tutti intitolato “la predica dei morti”. La scena presenta due scheletri che dialogano con un gruppo di fedeli. Le parole della predica sono rese visibili dai due cartigli che gli scheletri sorreggono: il primo in latino che invita a pregare perché Dio abbia pietà di tutti i defunti e l’altro in francese che oltre alla preghiera invita a meditare sul comune destino per tutta l’umanità: un giorno noi eravamo come voi e un giorno voi sarete come noi.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

La porta della cura

Il percorso giubilare proposto nella quaresima ci ha condotti a visitare la chiesa nuova dell’ospedale Papa Giovanni.

Tanti i particolari, messi in evidenza dall’ottima guida Milena. Tra questi quelli che mi hanno maggiormente colpito sono l’altare e Maria Addolorata ed il pavone. L’altare è costituito da un grande blocco di marmo bianco che campeggia nel presbiterio, sollevato da terra e appoggiato a tanti sostegni metallici. Il marmo è solcato ai lati dalla decorazione che raffigura due piante che si intrecciano ma non si toccano: l’incenso e la mirra. Per completare la trilogia dei doni natalizi dei Magi manca l’oro che di fatto è il colore del bassorilievo. Intuizione notevole del mistero eucaristico. Sull’altare si fa presente ogni volta il Verbo incarnato nella grotta di Betlemme e ripresentato nel Pane Bianco sull’altare.

Molto suggestiva la connessione tra il Natale dell’altare e la Pasqua.

Maria Addolorata si trova a sinistra guardando il crocifisso.

Colpisce il gruppo disegnato da Mastrovito: tre donne e, alle spalle, San Giovanni XXIII. La guida ci fa notare che le figure sono dipinte allo stesso piano di chi guarda per dire che la sofferenza ci rende tutti allo stesso livello. Inoltre: I volti sono ritratti di persone comuni, qualcuno precisa che il volto dell’Addolorata sarebbe il volto della madre dell’artista.

Papa Giovanni, a cui è dedicata la chiesa e l’intero ospedale, è alla spalle come presenza di consolazione e di incoraggiamento: ci esorta a vivere la sofferenza con pazienza e con fiducia.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Il megafono della nave

Succede quando sei in un posto che non conosci di non sapere dove andare e come orientarti, perdi i riferimenti di dove sei e soprattutto hai davanti molte possibilità ma non sai che strada prendere.

Anche il profeta Isaia pare riferirsi a questa sensazione quando afferma: Guardai ma non c’era nessuno, tra costoro nessuno era capace di consigliare; nessuno da interrogare per averne una risposta. (Is 41,28).

L’esperienza raccontata da Isaia, oltre a mettere in evidenza il disorientamento, parla anche della solitudine e della fatica a reperire qualche aiuto su cui fare affidamento.

Certo oggi muoversi anche in posti sconosciuti è molto più facile; con Google Maps vai in ogni dove.

Il problema si pone invece quando il disorientamento è relativo allo spirito.

C’è un’espressione del filosofo Soren Kierkegaard che esprime molto bene il senso generale del disorientamento: State attenti: la nave ormai è in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani.

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni

Fate un buon matrimonio

Ogni tre per due ascolto coppie felici del proprio matrimonio e subito penso agli adolescenti che si innamorano, si mettono insieme, si lasciano, si preparano insomma, meglio che possono, al proprio futuro.

Capita anche, altrettanto frequentemente, di ascoltare come per altri la vita matrimoniale possa essere un inferno, che inesorabilmente conduce a scelte di separazione, anche dopo pochi anni di vita insieme. Le cause o della riuscita o del fallimento evidentemente non sono mai subito chiare.

In occasione della festa degli innamorati di San Valentino su una rivista di pastorale familiare ho letto una risposta convincente di Baden Powell, il fondatore degli scout.

Nel volume “L’educazione non finisce mai”, interrogato sulla questione affettiva, ha scritto: «Mi è stato domandato se potevo definire in poche parole, per esempio in cinquanta, la mia concezione su ciò che si poteva fare di meglio nella vita. Risposi che quattro mi sarebbero bastate: fate un buon matrimonio. È con ciò voglio dire non una piacevole luna di miele, di qualche settimana o di qualche mese, seguita da una tolleranza reciproca, bensì una luna di miele che resista alla prova degli anni».

La dimensione affettiva e le scelte del cuore rappresentano la parte decisiva della propria e dell’altrui felicità.

Per questo diventa determinante l’educazione dei sentimenti approntata nell’età dell’adolescenza. Fate un bel matrimonio è la stessa cosa che dire preparati a costruire una bella famiglia.

Ma come si fa a fare un bel matrimonio?

Continua la lettura →



in Storie di fede e Riflessioni