Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

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Ultimi articoli pubblicati

Non un dio generico, ma il Dio di Gesù Cristo

Finito il tempo del natale incomincia il tempo cosiddetto “ordinario”. Un tempo semplice e regolare che ha come obiettivo di celebrare il mistero di Cristo senza festività particolari. Il centro di ogni celebrazione è Gesù Cristo, il rivelatore di Dio. Nel suo prologo l’evangelista Giovanni afferma: “Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Nelle feste natalizie abbiamo ripetutamente cercato di contemplare la presenza di Dio, l’invisibile, nel dono visibile del Bambino Gesù.

Un giorno in una classe delle elementari l’insegnante di religione invitò gli alunni a pensare come si poteva disegnare, dipingere o scolpire Dio.

Le ri­sposte furono varie.

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in Storie di fede e Riflessioni

Un piccolo pezzo di Te

Prima di buttar via l’agenda dell’anno passato la sfoglio per cercare di riportare alla memoria gli avvenimenti vissuti. Il rito lo faccio istintivamente ogni anno. Ma quest’anno è stato un movimento rapido e desolante perché per tante settimane non ho trovato che il bianco: spazi vuoti che mi ricordano il lockdown, giorni uguali, vuoti, senza impegni.

Cosa abbiamo da salvare del 2020? Cosa ci porteremo via di buono da un anno che ci ha messo duramente alla prova?

La risposta me la fornisce Etty Hillesum, la geniale ragazza ebrea morta a soli 29 anni ad Auschwitz nel 1943.  Ha scritto un bellissimo “Diario” che comprende soprattutto le sue memorabili lettere.

Il suo Diario racconta la sua evoluzione: lontana da Dio all’inizio Lo trova proprio nel mezzo della crudele follia della Shoah.

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in Storie di fede e Riflessioni

La Sacra Famiglia

Ammetto francamente che non mi era mai capitato di vedere un presepio così.

Maria, dopo aver partorito il Salvatore del mondo, si distende per il meritato riposo e nel frattempo Giuseppe prende in braccio Gesù.

È un presepio che trovo colmo di tenerezza. È una delle tante immagini che mi sono giunte per gli auguri di Natale e mi ha davvero commosso. Mi ha colpito la Madonna che dorme sicura che c’è Giuseppe su cui poter contare. Mi ha colpito Giuseppe che sorride, pieno di soddisfazione, che tiene in mano in bimbo, lo culla e lo protegge. Mi ha colpito il Bambino che alza le mani, in segno di esultanza. Un presepio insolito e ricco di umanità. Una scena che si ripete con estrema naturalezza in ogni casa, in ogni famiglia.

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in Storie di fede e Riflessioni

Uno con i piedi per terra

In questi giorni mi capita spesso di chiudere gli occhi e di rivedere col cuore la Terra Santa. Penso al Natale di Gesù. Stranamente la prima immagine non è la Grotta di Betlemme e la stella d’argento con l’iscrizione “Qui dalla Vergine Maria è nato Gesù Cristo”. Non è nemmeno la magnifica facciata della Basilica crociata di Betlemme, né il panorama delle grotte dei pastori.

Penso al Natale e mi viene in mente un luogo che è poco natalizio. A Gerusalemme, in cima al monte degli Ulivi, c’è la cappella dell’Ascensione. Dentro la piccola chiesa c’è un piccolo recinto nel quale è custodita una pietra, isolata dal pavimento. Si tratta della reliquia nella quale la tradizione riconosce l’impronta del piede sinistro di Gesù: è il punto della terra dal quale il Signore è salito al cielo. L’orma di Gesù mi ha fatto pensare  che Lui è stato … uno con i piedi per terra.

Si, in Gesù Cristo, Dio è uno con i piedi per terra.

Dire a qualcuno che ha i piedi per terra significa fargli un bel complimento perché vuol dire che è uno che ha una profonda aderenza alla realtà, che non vive sulle nuvole, che è concreto.

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Il fiume di Dio

Il fiume di Dio è gonfio di acque, dice il salmo 64, coroni l’anno con i tuoi benefici,  al tuo passaggio stilla l’abbondanza. Stillano i pascoli del deserto  le colline si cingono di esultanza. I prati si coprono di greggi, di frumento si ammantano le valli;  tutto canta e grida di gioia.

Potendo, in queste settimane, riprendere in mano vecchi libri, ho riletto un libretto intitolato “Siddartha” pubblicato nel 1922 dal grande scrittore tedesco  Hermann Hesse.

È la storia di un ragazzo indiano che cerca il senso della vita. Inizia il percorso della sua ricerca e fa tanti incontri, tante esperienze, belle e brutte, di gioia e di dolore, di successo e di peccato. Alla fine è disperato perché teme di non aver trovato il senso della sua vita. La messa in discussione e l’analisi della propria vita, portano come conseguenza in Siddartha, la voglia di lasciare tutto di farla finita.  Ma fortunatamente  ha un incontro che gli cambia la vita. Un incontro speciale, grazie al quale capisce tutto, impara molte cose, e la sua vita si riempie finalmente di ogni significato.

È un incontro che gli apre una prospettiva radicalmente nuova.

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Quali domande?

Nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, al numero 155, Papa Francesco afferma: “ricordiamo che non bisogna mai rispondere a domande che nessuno si pone”.

Questa Esortazione è del 2013 ed è la magna charta del suo pontificato: vi troviamo infatti le linee guida del suo pensiero e del suo programma pastorale.

Parlando della predicazione il Papa si rivolge soprattutto ai preti invitandoli a non “rispondere a domande che nessuno si pone”. Non solo l’invito è esplicito per coloro che hanno il compito della predicazione, ma alla chiesa stessa e alla sua struttura evangelizzatrice.

Cosa vuol dire il Papa?

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Ciao don Antonio

 

Mi rivolgo a te anche se non sei più qui, ma ho la certezza che tu sei più vivo di noi perché ora partecipi in pienezza alla Vita del Risorto.

La prima volta che ti ho visto ero studente di teologia, credo nel 1983 e tu fosti invitato a parlare dei preti del Paradiso per testimoniare con la tua esperienza la passione missionaria del tuo ministero.

Già mi aveva colpito la tua severità e la tua dolcezza insieme.

Ti ho ritrovato a Dalmine come parroco emerito e residente tra noi.

I nostri incontri sono stati frequenti ed intensi. La gestione della Casa Accoglienza Anziani, l’ampliamento di alcuni anni fa, i nuovi progetti.

Ogni volta confesso di essermi ritrovato ad ammirare soprattutto la tua pertinenza nelle analisi, la tua libertà nelle critiche e la tua fermezza nelle cose essenziali.

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Credo in Gesù e desidero incontrarlo

Nel mese di novembre stiamo svolgendo con le famiglie il tema catechistico “Credo on Gesù Cristo”. Gli obiettivi catechistici sono fondamentalmente due: conoscere Gesù come colui che risponde con obbedienza e fedeltà al progetto del Padre e scoprire come l’incontro personale con Gesù nella mia vita mi fa essere più uomo.

In queste lunghe giornate, nelle quali la mia agenda si è nuovamente svuotata di incombenze, mi sono letteralmente divorato due libri che mi hanno davvero aiutato a rimettermi davanti a Gesù Cristo.

Il primo volume è intitolato “Il cristianesimo non esiste ancora” di D. Collin. La sua tesi di fondo si riferisce al pensiero provocante del filosofo e teologo Kierkegaard, secondo il quale nella storia sarebbe esistito solo un cristianesimo senza Vangelo, una specie di simulacro, inventato dai cristiani stessi per “non dover conformare la loro vita alla parola di Cristo”. Ci sarebbe dunque un cristianesimo di appartenenza, ma non un cristianesimo di esperienza.

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Lo racconterete ai vostri figli

Diceva il missionario laico Beato Giuseppe Tovini: “I nostri figli senza la fede non saranno mai ricchi, con la fede non saranno mai poveri”.

Per il catechismo dei nostri figli stiamo navigando a vista e le proposte possibili sono continuamente soggette a svariate mutazioni. In queste settimane abbiamo fatto e disfatto mille programmi. Ad oggi il catechismo non si può fare se non on line. Le nuove restrizioni ci impongono di sospendere ogni forma di riunione in presenza.

Una cosa comunque rimane invariata: il profondo desiderio che i nostri figli possano conoscere e amare il Signore.

Quando il popolo d’Israele fu liberato dalla schiavitù degli egiziani il Signore Dio riassume in un’esortazione tutto il compito della memoria e della fede. Dice ai capi delle famiglie: “Lo racconterete ai vostri figli”.

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Il segreto della morte

Iniziamo il mese di Novembre. È il mese che ogni anno ci fa sentire vicini i nostri cari e nello stesso tempo ci provoca sulla visione cristiana della morte e … della vita.

Quest’anno il mese di Novembre ci obbliga ancor più a considerare il dolore per i tantissimi fratelli e sorelle da cui ci siamo congedati nei mesi scorsi senza la cura del conforto, ma anche a rinnovare la nostra fede nella vittoria di Cristo Signore sulla morte sua e nostra.

C’è una bellissima poesia di Kahlil Gibran nel libro intitolato “Il profeta” che ci può aiutare a cogliere uno spunto di speranza. Gibran è un poeta libanese del secolo scorso, cristiano maronita che ha scandagliato da vero mistico ogni ambito dell’esistenza.

Parlaci della morte, chiesero al Profeta e lui rispose: Voi vorreste conoscere il segreto della morte, ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita? Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita, poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare. Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita; e come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera. Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare. E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.

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