Nel famoso quadro della cattura di Cristo, realizzato da Caravaggio, c’è un personaggio che gli esperti assicurano essere l’autoritratto dell’autore, che nel buio della scena sostiene una lanterna molto luminosa.
Con tutta probabilità Caravaggio si rifà ad un episodio accaduto al grande filosofo, teorizzatore della corrente del cinismo. Il filosofo si chiama Diogene Laerzio ed era un filosofo del IV secolo avanti Cristo. Un personaggio curioso, acuto e bizzarro. Viveva in totale miseria, dormendo in una botte aperta e possedendo pochi indumenti. Viveva come un cane, così diceva lui, randagio e senza casa, giustificandosi che lui “abbaiava” come un cane ringhioso, denunciando con insistenza i mali della società in cui viveva.
Un giorno lo videro aggirarsi per la piazza della città con una lanterna in mano, in pieno giorno, sotto il sole cocente. A coloro che gli domandavano che cosa stesse facendo lui rispondeva: “Cerco l’uomo”.
Non tanto un uomo onesto o puro, come intenderemmo oggi, ma l’uomo che vivesse secondo la sua vera natura non repressa dalle convenzioni sociali, dalle esteriorità, dalle regole e non schiavo della fortuna e della sorte capricciosa.
Fare luce sull’essere umano è esercizio fondamentale perché c’è una vocazione che ci riguarda tutti ed è il senso che illumina la nostra intera esistenza.
A Diogene dobbiamo la famosa espressione: “Cercare con il lanternino”, ossia cercare con accuratezza, impegno e dedizione.
Pubblicato il 11 Aprile 2021
in
Storie di fede e Riflessioni
























Devi effettuare l'accesso per postare un commento.