Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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L’unica gioia al mondo

Cesare Pavese, in una pagina del suo Diario intitolato “Mestiere di vivere” scrive questa frase: L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità – si vorrebbe morire.

Pavese è senz’altro uno degli autori più interessanti della letteratura del Novecento per la sua personalità, la sua vita e le sue opere. Forse la sua grandezza sta proprio nella sua continua analisi di se stesso e del suo rapporto con gli altri e con il mondo. L’epilogo della sua esistenza è tragico perché in un gesto estremo si toglie la vita. Forse proprio per questo fa ancora più impressione leggere parole straordinarie come quelle citate.

L’unica gioia al mondo è cominciare. Il dono di ogni alba ci è regalato ogni giorno per un nuovo inizio. La gioia di ricominciare sempre come se fosse la prima volta è una gioia intatta e gratuita, una nuova chance che il Signore ci propone.

E anche quando le notti sono di dolore o di paura, di confusione o di egoismo, sempre succede l’alba, proprio come dice il Salmo: “Alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino, ecco la gioia”.

L’alba arriva sempre. Quando ero in seminario il mio professore di liturgia, quel sant’uomo di don Antonio Donghi, diceva che al mattino, quando si alzava dal letto, si recava alla finestra della camera, la apriva e respirando a pieni polmoni diceva: O Dio ti adoro, ti ringrazio: vieni a salvarmi.

Questo mi ricorda che non è sufficiente che arrivi l’alba nuova, è necessario che io apra la mia finestra perché la novità di ogni giorno possa essere mia ospite.

Ciò che contraddice e offende la vita, dice Pavese è la prigione, perché manca la libertà, la malattia perché ci toglie le forze, l’abitudine perché ci fa dare tutto per scontato e la stupidità perché confonde quello che vale da quello che non ha valore. Allora, conclude Pavese, si vorrebbe morire, perché l’assenza di un’alba intatta ci priva di quella gioia che ci motiva ad ogni nuovo inizio.

A Cesare Pavese alla fine questa gioia è mancata ed ha scelto di morire.

Non a parole.

C’è una poesia, sempre di Pavese, intitolata “Mattino” che contiene questo verso: Ogni giorno è un miracolo senza tempo, sotto il sole.

Questo è il conflitto nel cuore di Pavese e in fondo di ogni essere vivente: l’unica gioia al mondo… oppure … quando manca questo senso si vorrebbe morire.

Insegnaci Signore a contare i nostri giorni, e giungeremo alla sapienza del cuore”. (dal Salmo 90).

Don Roberto

 



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