Il fiume di Dio è gonfio di acque, dice il salmo 64, coroni l’anno con i tuoi benefici, al tuo passaggio stilla l’abbondanza. Stillano i pascoli del deserto le colline si cingono di esultanza. I prati si coprono di greggi, di frumento si ammantano le valli; tutto canta e grida di gioia.
Potendo, in queste settimane, riprendere in mano vecchi libri, ho riletto un libretto intitolato “Siddartha” pubblicato nel 1922 dal grande scrittore tedesco Hermann Hesse.
È la storia di un ragazzo indiano che cerca il senso della vita. Inizia il percorso della sua ricerca e fa tanti incontri, tante esperienze, belle e brutte, di gioia e di dolore, di successo e di peccato. Alla fine è disperato perché teme di non aver trovato il senso della sua vita. La messa in discussione e l’analisi della propria vita, portano come conseguenza in Siddartha, la voglia di lasciare tutto di farla finita. Ma fortunatamente ha un incontro che gli cambia la vita. Un incontro speciale, grazie al quale capisce tutto, impara molte cose, e la sua vita si riempie finalmente di ogni significato.
È un incontro che gli apre una prospettiva radicalmente nuova.
Di che incontro si tratta?
Siddartha si siede sfinito ai bordi del fiume e incontra … il fiume.
Rimane immobile per ore e ore davanti al fiume. Giornate intere davanti al fiume. Lungo il fiume impara soprattutto tre cose.
Impara ad ascoltare, ad aspettare e a digiunare
Ascoltare perché il senso della vita ci viene offerto solo nella misura in cui noi lo sappiamo cogliere, tendendo l’orecchio, stando profondamente attenti.
Aspettare perché ci vuole pazienza, non si può avere tutto e subito. Bisogna provare e riprovare, non bisogna mai arrendersi.
Digiunare perché bisogna saper fare a meno delle cose, quando si ricerca qualcosa di più importante. Bisogna saper sacrificare piccole cose quando ci sono di mezzo i valori in cui si dice di credere. Come ci si sacrifica quando si ama.
Così Siddartha ritorna alla sua vita normale con una presenza in più. Con il grande insegnamento che il fiume gli ha regalato.
Il fiume rappresenta la vita e il senso di Dio. Il fiume di Dio è gonfio di acque e Dio ricolma dei suoi doni tutti coloro che si mettono ai bordi del suo fiume.
Anche l’avvento, che ci prepara al Natale, potrebbe essere paragonato all’incontro con il fiume di Dio. Un incontro che ci ammaestra a vivere con una marcia in più, una sosta per riprendere nuove energie, un tempo nel quale ascoltare, aspettare e digiunare.
Don Roberto
Pubblicato il 13 Dicembre 2020
in
Storie di fede e Riflessioni
