Recentemente i giovani mi hanno regalato un libro che mi sono divorato rapacemente. “Il filo infinito” di Paolo Rumiz. Non so perché hanno scelto questo libro, ma mi hanno fatto davvero un gran dono.
L’autore percorre un pellegrinaggio tra i monasteri benedettini e coglie il filo infinito che li collega al Fondatore. Per lui tutto parte nel 2017 da una visita ai paesi terremotati dell’Umbria. Giunto a Castelluccio di Norcia tra le rovine del terremoto è attratto dalla statua che domina nella piazza e che è rimasta intatta. Affascinato da quella statua di san Benedetto incomincia il suo pellegrinaggio con la domanda nel cuore: come è possibile 1500 anni fa che un gigante come Benedetto abbia non solo resistito, lui e i suoi monaci, alle orde barbariche, all’impoverimento della cultura, all’abbandono della fede, alla dissipazione dell’etica… ma abbia impresso una forza incredibile di cambiamento, di rinnovamento e di conversione per l’Italia e per l’Europa intera tanto da essere il Patrono del vecchio continente.
Il segreto sta tutto nella sua Regola e in quell’indicazione lapidaria, ora et labora, che scandisce le ore del giorno e le divide accuratamente tra preghiera e opera. La regola di Benedetto è un volume di trecento pagine, divise in settantatré capitoli.








Una madre che teneramente tiene in braccio i suoi due figli e li allatta. Che modo sublime di rappresentare la virtù teologale della carità. Un simbolo antico come il mondo: la madre si dona instancabilmente al figlio che si sente non solo nutrito e accudito ma anche rassicurato perché riconosce nella madre la fonte della vita.
Spero nella tua bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere che io debbo e voglio fare, Signore, che io possa goderti in eterno.
Entrando nei giorni in cui festeggiamo i Santi e ricordiamo i defunti propongo una breve meditazione sulle virtù teologali: la fede, la speranza e la carità. Lo farò partendo dalle statue che decorano il Battistero della Cattedrale di Bergamo.








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