Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
7 Maggio 2022
in Storie di fede e Riflessioni

La Prima Comunione: un incontro ravvicinato del terzo tipo. Anzi del quarto tipo!

Non mi sono mai avvicinato con passione ai film di fantascienza. Ma cre-do il titolo del film di Spielberg sia quanto mai bello. Proprio questo titolo mi suggerisce il modo per fare gli auguri ai bambini che vivono la festa della Prima Comunione con le loro famiglie e l’intera comunità.
Capisco che l’analogia è assolutamente impropria: nel film si parla di av-vistamenti degli Ufo, nella Comunione si parla di una Persona viva, in Corpo e Sangue, si parla di Gesù, nostro Signore. Con le dovute propor-zioni scopriamo che gli incontri con gli Ufo possono essere di tre tipi, anzi quattro.
Gli incontri di 1° tipo corrispondono alla visione di un Ufo posato a terra a distanza di alcune centinaia di metri.
Gli incontri di 2° tipo sono quelli nei quali l’Ufo, oltre essersi posato a terra lascia tracce della sua presenza (segni sul terreno, bruciature…).
Gli incontri di 3° tipo (quelli a cui si riferisce il famoso film del 1978) so-no quelli nei quali con l’Ufo deve essere avvistata anche una entità anima-ta.
Recentemente è stato coniato anche l’incontro del 4° tipo: si tratta del ra-pimento di un terrestre a bordo di un Ufo. Continua la lettura →

Pubblicato il
1 Maggio 2022
in Storie di fede e Riflessioni

Fiuta e ri-fiuta!

Una delle espressioni più belle che il Papa ha utilizzato rivolgendosi agli adolescenti in Piazza san Pietro il giorno di Pasquetta è sicuramente quella che anche i giornali hanno maggiormente evidenziato. Il papa ha commentato il testo del Vangelo di Giovanni ed ha affermato: “Voi non avete l’esperienza dei grandi ma avete qualcosa che i grandi alle volte hanno perduto, voi avete il fiuto della verità. Vi auguro di avere il fiuto di Giovanni e il coraggio di Pietro”.

Avere il fiuto significa avere una buona capacità di intuizione e di giudizio. Gli adolescenti, ha ragione il Papa, sono proprio così: sanno cogliere al volo se intorno c’è il profumo della verità o la puzza della menzogna, sanno comprendere se le persone sono vere o false, colgono quello che c’è nell’aria senza tanti ragionamenti, riconoscono a pelle ciò che li circonda.

Poi che gli adolescenti assecondino la verità è un altro discorso. Ma questo è accaduto anche agli apostoli del Vangelo tanto che se Pietro ha avuto fiuto per Gesù e l’ha seguito, c’è stato anche il momento in cui il fiuto si è trasformato in rifiuto: quando cioè ha affermato per tre volte di non conoscere quel Gesù che lo aveva chiamato.

Le parole del Papa francamente mi hanno colpito ma non tanto pensando agli adolescenti, ma a me stesso.

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Pubblicato il
22 Aprile 2022
in Storie di fede e Riflessioni

Rimasi subito colpito

Nel cammino della nostra vita cristiana molto lo dobbiamo alla nostra coscienza, alle ispirazioni che abbiamo la grazia di ricevere. Altrettanto lo dobbiamo all’educazione ricevuta. Ma tantissimo lo dobbiamo agli incontri che viviamo e alle testimonianze che riceviamo. Il più delle volte queste testimonianze sono casuali, almeno apparentemente.

Sto leggendo in questi giorni la biografia di Thomas Merton. Fu un grande scrittore e monaco dell’ordine dei trappisti dedito ai grandi temi della pace, dei diritti civili, del dialogo interreligioso, della giustizia. Visse un’adolescenza confusa e superficiale, da giovane ha avuto una vita dissoluta segnata sempre dal profondo desiderio di cercare e di far tesoro delle proprie esperienze, dei propri sbagli, delle cadute e delle conquiste. Morì nel 1968 a soli 53 anni durante un viaggio in India, folgorato a causa di un ventilatore difettato. Quando compì 23 anni vive la sua conversione e chiede di essere battezzato. Ma come è avvenuta la sua conversione?

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Pubblicato il
16 Aprile 2022
in Storie di fede e Riflessioni

Gesù è morto o vivo?

Circa duemila anni fa, una notizia clamorosa ha improvvisamente sconvolto gli abitanti di Gerusalemme e tutti i pellegrini raccolti nella città santa per la Pasqua ebraica: un uomo condannato e morto in croce dopo tre giorni è risorto.

La notizia è stata subito circondata da due reazioni opposte: i suoi discepoli dichiararono che giunti al sepolcro lo trovarono vuoto e nelle cronache che ci hanno lasciato, i Vangeli, raccontano di aver compreso che cosa intendesse Gesù quando prima di morire accennava alla Risurrezione. I capi del popolo invece affermarono che si trattava di una menzogna inventata dai discepoli stessi di quell’uomo.

Da allora la notizia della Risurrezione ha sempre diviso l’umanità. Per gli uni Gesù continua ad essere vivo, a parlare, a mostrare segni prodigiosi, a infondere coraggio e speranza a quanti confidano in Lui. Per gli altri Gesù è morto e basta, è un ricordo da archiviare come ogni personaggio storico e non ha nulla a che fare con la vita degli uomini di oggi.

A sostenere la fede dei cristiani non può essere la visione, ma la fiducia in una promessa: “Io sono con voi fino alla fine dei tempi”. Dal momento poi che la sorte della Pasqua il Signore Gesù l’ha condivisa con tutti coloro che credono in Lui, i cristiani sono persuasi che anche i propri cari non sono morti e basta, ma continuano ad essere vivi e in possibile relazione con chi li ricorda.

Vivere con il pensiero di risorgere non è la stessa cosa che vivere con il pensiero di morire e basta.

La Festa di Pasqua è il momento in cui i discepoli di Gesù fremono per il pensiero di risorgere. Lo fanno radunandosi insieme, ascoltando Gesù che parla, cantando con gioia, e dicendo: Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell’attesa della tua venuta. Tutto questo non si può né fare né dire se si pensa che Gesù sia morto e basta.

Non solo la Domenica di Pasqua, ma in ogni Domenica.

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Pubblicato il
9 Aprile 2022
in Storie di fede e Riflessioni

Tu sei ancora qui tra noi

Caro Gesù dopo molti secoli siamo qui di nuovo a ripercorrere i momenti della tua passione.

Tu sei ancora qui tra noi, libero ed ostinato, a lavarci i piedi e a consegnarti nelle mani di chi ti flagella, ti strattona sul monte della croce, ti inchioda e ti uccide, credendo di far piacere all’immagine presunta del loro Dio, o semplicemente ti ignora. Tu sei ancora qui ad emettere il tuo ultimo respiro in nome di un amore folle e senza confini.

Anche tua madre è ancora qui fra noi, silenziosamente piangente, nascosta nei gemiti di ogni madre sostenuta dalla speranza.

I tuoi amici sono ancora tra noi e percorrono ogni angolo del mondo per raccogliere il tuo respiro e lasciar trasparire un po’ della tua luce. I tuoi amici, dispersi e poi ritrovati, cercano ogni giorno di vincere la paura con l’amore. A volte riescono, sostenendosi a vicenda come fratelli, a volte ricadono nelle insidiose trappole del conformismo e tornano a disperdersi.

Ma anche i tuoi nemici sono ancora tra noi, sono i persecutori degli innocenti, i crudeli e i prepotenti che non hanno pietà di nessuno, i giudici implacabili che lanciano sentenze dappertutto, i farisei che pensano di essere superiori a chiunque. Anche Pilato si aggira tra noi, continua ad interrogarti ma non mette mai in gioco se stesso e alla fine ti lascia perdere declinando ogni responsabilità, lavandosene le mani.

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Pubblicato il
2 Aprile 2022
in Storie di fede e Riflessioni

C’è un altro mondo, ma è in questo!

Tra pochi giorni la liturgia della Settimana Santa ci interrogherà sull’Evento centrale della nostra fede cristiana: la risurrezione.

Condivido tre testi che possono aiutarci ad entrare in punta di piedi e con stupore nel mistero della Pasqua.

Il primo è di un grande padre della Chiesa, Isacco il Siro Il solo vero peccato è essere insensibili alla risurrezione e solo colui che conosce il mistero della croce e della tomba, conosce il senso autentico delle cose ed è iniziato all’indicibile potenza della resurrezione; conosce lo scopo secondo il quale Dio in principio ha stabilito tutte le cose”.

Il secondo testo è uno stralcio di un libro di Paolo Rumiz. Nel suo libro “Gerusalemme perduta” il giornalista viaggiatore racconta questa efficace testimonianza vissuta proprio vicino al Santo Sepolcro di Cristo.

“Ciondolano davanti alla tomba di Cristo con la minerale in una mano e il cellulare nell’altra. Rasati a zero, spalle fuori e bermuda al limite della decenza. Un branco di ebeti, ecco l’Occidente, i difensori della cristianità, in coda davanti alla cripta ubi corpus Eius positum fuit (la cripta dove il Suo corpo fu posto). L’occhio del monaco che li smista è colmo di disgusto, se potesse li caccerebbe a bastonate, ma loro non se ne accorgono. Guardano nel nulla. Uno si infila un dito nel naso. Un altro quasi grida: “Oh, that’s beautiful”, è meraviglioso!

“Ma la tomba è vuota!” sussurra un inglese a un amico, poco dopo essere uscito a testa bassa dal buio quadrilatero. Non capisce che il senso del sepolcro è proprio in quello spazio vuoto, sta tutto in quel corpo che non c’è.

“La vita è nella tomba” sussurra ghignando il vescovo greco Theofilos per spiegare a me, misero cristiano d’Occidente, che il mistero è tutto in quelle reliquie”.

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Pubblicato il
26 Marzo 2022
in Storie di fede e Riflessioni

Il Vangelo secondo Rembrandt

La quarta domenica di quaresima ci presenta la parabola notissima del ritorno del figliol prodigo nella casa del Padre. È il capitolo 15 di Luca, considerato il Vangelo nel Vangelo. Non è possibile, scriveva sant’Agostino, ascoltare questo racconto senza avvertire nel cuore un movimento di emozione. Questa parabola, considerata universalmente uno dei vertici di tutta la letteratura, è stata rappresentata da molti artisti. Forse l’opera più suggestiva l’ha dipinta  il pittore olandese Rembrandt (1606- 1663)

All’indomani della morte di Rembrandt, avvenuta in condizioni di estrema povertà, viene trovato nella sua casa questo dipinto che ora si trova a San Pietroburgo.

Tra i tanti elementi affascinanti di questo dipinto ne metto in evidenza due che mi sembrano i più importanti rispetto al brano di Vangelo.

Il primo è la testa rasata del figlio che ritorna a casa. È dipinto come uno schiavo, prigioniero della vita vuota che ha vissuto lontano dal padre. Schiavo di una vita rovinata dal male, sciupata dal vizio. Ma quella testa rasata è anche il segno della penitenza, del desiderio di purificarsi e di ricominciare. Il cammino di questo figlio è stato molto faticoso: ha conosciuto l’abisso del peccato, lo struggimento del pentimento e la gioia della riconciliazione. Finalmente è ritornato tra le braccia del padre.

C’è un secondo particolare che colpisce: in molti si sono chiesti come mai in questa storia familiare c’è un’assenza così evidente, quella della madre.

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Pubblicato il
19 Marzo 2022
in Storie di fede e Riflessioni

Auguri papà!

Ma tu vuoi più bene alla mamma o al papà? Ancora recentemente mi è capitato di sentir porre ad un bambino questa domanda sciocca. Ma quel bambino fortunatamente ha soffocato in un candido sorriso la risposta e tacendo ha mostrato grande sapienza. Papà e mamma non possono che avere pari importanza per la crescita e la serenità dei figli.

La festa del papà mette in evidenza l’inesprimibile gioia di generare la vita e il dono inestimabile della famiglia.

Una volta chiesero ad un bambino: qual è la cosa più bella della tua mamma? Sapete cosa ha risposto? La cosa più bella della mia mamma è il papà! Ecco allora alcuni auguri ai papà.

Il primo augurio al papà è che sia sempre felice di donarsi ai propri figli. Scrive Papa Francesco nella lettera su san Giuseppe: La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma nel dono di sé. Non si percepisce mai in quest’uomo frustrazione, ma solo fiducia. La paternità è una vocazione e come ogni vocazione nasce dal dono di sé. Continua i Papa: Lì dove una vocazione, matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione. Auguri papà: sii felice di donarti alla tua famiglia!

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Pubblicato il
18 Marzo 2022
in Primo piano, Storie di fede e Riflessioni

Giornalino: LA NOSTRA CASA DI RIPOSO SAN GIUSEPPE: ASCOLTO, FIDUCIA, PASSIONE E CURA

PREMESSA.
Pensando alla festa di S. Giuseppe non possiamo fare a meno di collegarci alla figura del padre di Gesù, che ha passato la sua intera vita a prendersi cura della famiglia, accudire il figlio ed educarlo con i suoi insegnamenti. Giuseppe viene presentato come una figura avanti con gli anni, spesso sorretto da un bastone, un lavoratore giusto, rispettoso delle leggi e che è stato costretto a spostarsi dalla sua casa natale a Betlemme a causa del censimento. Giuseppe è una figura silenziosa e umile, è custode della Vita, sa ascoltare e aiutare le persone a lui vicino.
Ed è per questo motivo che è stata scelta la figura di San Giuseppe come patrono della casa di riposo di Dalmine, un punto di incontro tra anziani dove si presta un aiuto concreto a chi ha bisogno e dove i protagonisti non sono solo gli anziani, ma anche le loro famiglie. La casa di riposo è un luogo dove le parole d’ordine sono “servizio” e “accoglienza” come missione, dove tristezza e solitudine vengono combattute con momenti di svago e comunione. Purtroppo, il periodo di covid ha reso più complesso il contatto umano con questa realtà, rendendoci a volte impotenti, ma speranzosi e comunque guidati dalla voglia di stare insieme.

Clicca sul’ immagine per vedere e scaricare il giornalino.

Pubblicato il
12 Marzo 2022
in Storie di fede e Riflessioni

Perché amo san Giuseppe

Devo ammettere che quando arriva la festa patronale di san Giuseppe mi sento invadere il cuore di un’intima gioia. Amo Giuseppe e lo sento vicino come amico, padre, modello, intercessore.

Parte della mia contentezza dipende dal fatto che a Dalmine sono molteplici le realtà a lui intitolate e il suo patronato si estende non solo sulla Parrocchia ma anche sull’intera città, sui bambini e i giovani dell’Oratorio e sui nonni della Casa Accoglienza Anziani, sulle donne e gli uomini che lavorano e su tutte le famiglie che guardano con fiducia alla Sacra Famiglia.

Amo Giuseppe prima di tutto perché ha le mani incallite, perché è un uomo concreto, con i piedi per terra, è un uomo che possiede la sapienza del fare, è operativo e pragmatico.

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