Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
19 Ottobre 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Non è pesante!

Questa è una fotografia a dir poco sconvolgente ma che nasconde una grande lezione di vita. È un’immagine del 1945 e rappresenta un ragazzo giapponese che durante la seconda guerra mondiale sta aspettando il suo turno per far cremare il corpo morto del fratellino. Il fotografo che ha scattato la foto ha affermato di aver visto il ragazzo con la bocca sanguinante a forza di mordersi le labbra per non piangere.

La guardia che svolgeva l’impietoso gesto della cremazione gli diceva: metti a terra il carico che porti sulla schiena fino a quando toccherà a lui ad essere cremato così non ti stanchi che è pesante per te.

E il ragazzo gli dice: Quello che porto non è pesante, è mio fratello! Ha continuato ad aspettare con il fratello sulle spalle fino a quando non è arrivato il suo turno, ha consegnato il fratello, si è voltato e se n’è andato.

Questa storia è davvero una grande lezione, un esempio di forza d‘animo anche in momento molto difficili. Una lezione che potrebbe essere così riassunta: ricordati che colui o colei che hai sulle spalle e che devi “sopportare”, è tuo fratello, tua sorella, tuo padre, tua madre, tuo figlio o figlia… e se Dio ti mette qualcuno sulle spalle è perché tu puoi, riesci a portarlo, fino in fondo. Sii forte e non abbandonare mai chi hai sulle spalle.

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Pubblicato il
13 Ottobre 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Altro che Michelangelo

Stavo visitando un oratorio della nostra diocesi recentemente ristrutturato. Il parroco è un amico. Entro nella sala del bar e nella parete centrale vedo questo dipinto.

Intanto sono sorpreso per come sia stato ben realizzato. È la creazione di Adamo dipinto da Michelangelo nel cuore della volta della cappella Sistina. Chi l’ha rappresentato è stato proprio bravo. Al primo colpo non mi ero reso conto del particolare incriminato tant’è che ho pensato che è proprio una bella idea dipingere la creazione nella sala centrale dell’oratorio. Avvicinandomi vedo il centro del dipinto: là dove Michelangelo con un gesto tenero e solenne aveva alluso al contatto tra il dito di Dio e il dito di Adamo, la copia, rasentando la blasfemia, pone in mano ai protagonisti una bottiglia di birra nell’audace gesto di un brindisi dissacrante.

Non essendo a priori un bacchettone mi scappa un sorriso, come di fronte ad una barzelletta. Tornando a casa ci ripenso e mi faccio alcune domande: Perché? Perché il quale sala? Cosa si voleva dire? Come è possibile aver dato all’autore il placet di ripresentare così il capolavoro di Michelangelo?

È molto facile, soprattutto oggi sui social, imbattersi in immagini che dissacrano. Ricordo una volta di aver visto un presepio nel quale al posto delle statuine c’erano i prodotti del consumismo. Se è per fare una risata va bene tutto. Ma perché esibire in maniera così plateale il consumo di alcol nella sala centrale dell’oratorio, presumo la più frequentata?

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Pubblicato il
11 Ottobre 2024
in I grandi eventi, Primo piano, Proposte per tutti

Festa d’autunno e castagnata

Sabato 19 ottobre dalle 15.00 alle 18.00 per sperimentare attività motorie rivolte a persone con fragilità, disabilità e over 65. Clicca qui per vedere il volantino “Giornata dello sport”.

Domenica 20 ottobre dalle 15.00 alle 18.00 pomeriggio di festa, coinvolgimento e buoni sapori, bancarelle artigianali, stand delle associazioni, trucca bambini, tombola e proiezione partita dell’atalanta.

Entrambi i giorni puoi trovare: Caldarroste, pane e salamella, patatine fritte, crepes alla nutella, vin brulè e the caldo.

Pubblicato il
5 Ottobre 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Dieci minuti

Finalmente ho avuto il tempo di guardarlo. Me l’avevano consigliato due amici un po’ in crisi nel loro matrimonio. Dieci minuti. Questo il titolo del film di Maria Sole Tognazzi tratto dal romanzo di Chiara Gamberale. È la storia di Bianca che dopo essere stata abbandonata dal marito tenta di togliersi la vita. La figura di riferimento per Bianca, nel tuo tentativo di redimersi, è la dottoressa Brabati, magistralmente interpretata da Margherita Buy.

Mi è piaciuto il film. Soprattutto per la dottoressa ed i suoi consigli.

C’è una sedia rotta nel suo studio e a tutti i pazienti ricorda che l’obiettivo delle sue terapie consiste proprio nell’acquisire il senso della realtà per cui bisogna imparare a convivere con i propri limiti e difetti. Infatti ciò che viene indicato a Bianca come diagnosi è la sua incapacità ad incontrare le persone reali. Per intraprendere la terapia la dottoressa le propone l’esercizio dei 10 minuti che consiste nel fare ogni giorno, per almeno una decina di minuti, qualcosa che non ha mai fatto, di bello o di brutto, di attraente o di ripugnante. Sarà questo esercizio a portare Bianca ad avvicinarsi agli altri e soprattutto a sua madre con la quale da anni non parlava.

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Pubblicato il
27 Settembre 2024
in Storie di fede e Riflessioni

La “magia” del dodicesimo cammello

Avevo bisogno di trovare un racconto per spiegare ai ragazzi l’importanza del dono e di saper vivere con gratuità la vita quotidiana. Ogni giorno durante il Cre si concludono le attività con un brano di Vangelo, un racconto appunto e un canto.

Ho trovato dunque questo racconto che onestamente mi ha un po’ lasciato senza parole. Più che un racconto è un paradosso e io non sono riuscito a capirlo fino in fondo. Ecco il racconto: un cammelliere sul punto di morte scrive il proprio testamento per lasciare i propri averi ai suoi tre figli. L’eredità è composta da 11 cammelli e nel testamento è indicato che: al figlio maggiore va 1/2 della sua eredità; al figlio di mezzo va 1/4 della sua eredità e al figlio minore va 1/6 della sua eredità.

Chiaramente, essendo 11 un numero dispari, il primo dei tre fratelli presenta subito agli altri un problema: non può prendersi la metà dei cammelli (ovvero 5 cammelli e mezzo) senza ucciderne uno tagliandolo a metà. Ed ecco che iniziano i litigi.

Così i tre fratelli si recano da un giudice che si ferma per un po’ a riflettere sul problema e poi decide di lasciare loro anche il suo cammello. Il giudice dice loro che devono provare a dividere l’eredità aggiungendo il suo cammello al totale (che diventa di 12 cammelli) e che, in caso fosse possibile, gli restituiranno il cammello più avanti.

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Pubblicato il
20 Settembre 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Aforismi

D’estate, in viaggio o sotto l’ombrellone, mi diletto con i giochi enigmistici. Mi diverto, mi rilasso e rifletto. I giochi che preferisco sono quelli con la chiave risultante perché si trovano sempre massime sapienti e proverbi curiosi.

Tanto per citare le ultime frasi trovate condivido queste.

Bisogna prendere tutto sul serio ma niente sul tragico.

Prendere sul serio ogni cosa significa essere coscienziosi e responsabili e questo non è il contrario di allegria. Se non si prendono sul serio le cose, anche le più piccole, si finisce per essere superficiali. Nulla però dev’essere tragicamente interpretato, neppure ciò che è tragico di per sé, come la morte, perché la speranza è l’ultima a morire e più forte della morte è l’amore.

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Pubblicato il
13 Settembre 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Come sta tua mamma?

Come sta tua mamma?, mi chiede un anziano amico prete al telefono. È un po’ poco lucido perché era stato a fare una preghiera a mia madre. Ero sicuro. Sapeva che mia madre era morta. Eppure alla domanda: Come sta tua mamma? gli rispondo: Bene dai. Ma no, scusa, è morta qualche mese  fa. Ah si è vero, mi dice, e ci salutiamo.

Che telefonata strana. Rimango a pensare non tanto alla sua estemporanea domanda quanto alla mia irrazionale risposta.

Mia mamma sta bene.

Pensavo forse che la sua presenza fosse ancora vicina oppure che la sua attuale sorte davvero fosse nel bene. Fatto sta che dopo alcuni mesi non ho smarrito la certezza della sua vicinanza.

Con i nostri cari non interrompiamo legami annosi d’amore.

Se mai essi si rafforzano benché la forma cambi radicalmente. Non sono più i sensi della concretezza ma dello spirito a governare le dinamiche.

C’è un bellissimo testo, erroneamente attribuito a sant’Agostino, che spesso viene proposto nei funerali per il saluto di congelo ai propri cari, dice: La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.

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Pubblicato il
7 Settembre 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Il lago di Molveno

Abbiamo vissuto un giorno di grande pace a Molveno. Con la cornice delle Dolomiti del Brenta e la purezza del lago abbiamo trascorso la giornata nel bellissimo parco in riva al lago che Fogazzaro, amante di questo posto, chiamava “preziosa perla in più prezioso scrigno”.

Intanto complimenti vivissimi alla lungimiranza degli amministratori che hanno saputo salvaguardare la bellezza del parco e l’hanno attrezzato senza esagerare con infrastrutture comode per i turisti.

Poi altrettanti complimenti ai turisti stessi per il rispetto con cui si armonizzano con l’ambiente. I turisti di montagna sono decisamente più attenti di quelli delle coste marine.

Mentre dappertutto stavamo vivendo giorni di grande caldo in riva a lago di Molveno si stava veramente bene.

Il lago dal 2011 al 2018 vanta di aver ricevuto per cinque volte il premio “Le cinque vele” da Legambiente per la qualità dell’acqua, della spiaggia e dei servizi turistici e detiene il primato dal 2014 di Lago più bello d’Italia. Così si legge nella nota di Legambiente: “vero avamposto di una rivoluzione lenta che, sul modello di certe località della Sardegna, si è posto l’obiettivo di ripensare le strategie di sviluppo turistico del territorio e contingentare il carico di ospiti, mettendo in atto uno studio per individuare il numero giusto di presenze che assicuri l’equilibrio tra chi vive il paese, chi lo visita e l’ambiente”.

Il lago di Molveno ha una profondità massima di 124 metri ed è il più profondo del Trentino e si trova a circa 800 metri di altezza. A Molveno è possibile praticare molti sport in particolare i percorsi in bike e i voli con il parapendio.

Tra i monumenti rilevanti del paese c’è sicuramente la chiesina di san Vigilio che risale al XIII secolo ed è in stile romanico. All’interno la chiesetta è impreziosita da diverse raffigurazioni: una splenda Ultima Cena, la crocifissione e san Rocco, tutte risalenti al Duecento.

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Pubblicato il
31 Agosto 2024
in Storie di fede e Riflessioni

La ricchezza dell’estate

Ho vissuto un mese lontano da Dalmine: il campo estivo con gli adolescenti a Sestri, una vacanza con i giovani a Limone del Garda, ospiti nella casa di san Daniele Comboni e una decina di giorni negli Sati Uniti nel New Mexico e precisamente nella città di Santa Fe.

Prima di tutto mi vien da dire che dovrò rendere conto al Signore per il buon tempo che ho avuto in questo… tempo buono. In secondo luogo devo affermare che il lusso di poter viaggiare è anche una grandissima opportunità: si imparano molte cose, si entra in contatto con culture e mentalità completamente diverse dalle nostre, si conoscono modi nuovi di risolvere i problemi e di vivere la quotidianità. Se poi si ha la fortuna di condividere l’esperienza del viaggio con qualcuno questo è sicuramente il valore aggiunto di ogni esperienza.

A Sestri ho imparato a mettermi in ascolto degli adolescenti, del loro slancio affettivo e della sofferenza che segna anche la loro giovane vita. A Limone ho imparato dai giovani il buon gusto nell’abitare la natura, la necessità di riposare e la serenità nel condividere anche le piccole cose e dai padri comboniani la bellezza della vita comunitaria con la capacità di trasformare le diversità in ricchezza.

In America ho imparato un’America completamente diversa dall’immagine che abbiamo in testa noi europei, una terra intrisa di storia degli americani nativi, gli indiani, una terra lenta, quasi indolente, la cui energia non è nel caos e nella tecnica, ma nel silenzio e nella calma.

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Pubblicato il
24 Agosto 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Come una minigonna

Dopo un breve pensiero di commento al Vangelo, in una messa feriale, dico: ed ora proseguiamo con l’offertorio, rimaniamo pure seduti. Mi porto all’altare e quasi tutta l’assemblea si alza. Un pensiero mi folgora: ma se non mi ascoltano quando dico di restare seduti, che non è difficile, cosa avranno ascoltato dell’omelia?

Ci sono molte cose che potremmo dire sulla predica. Per esempio alcune note, chiare e precise, che già quarant’anni fa il nostro spassoso professore di teologia ci diceva. Ricordatevi, diceva a noi poveri seminaristi sprovveduti, che quando le donne vi diranno che avete predicato bene, in realtà non è per ciò che avete detto, ma per il vostro bell’aspetto … loro, le donne, non vi ascoltano, vi guardano.

Un’altra nota, destinata a diventare famosa, è questa parabola moderna: la predica è come la minigonna, dev’essere corta, aderente alla vita e che lasci intravedere il mistero…

Oppure, sempre del simpatico professore, per fare una buona predica ci vogliono tre cose: una bella introduzione, una bella conclusione e che l’introduzione e la conclusione siano più vicine possibile.

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Pubblicato il
17 Agosto 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Le cene con i confratelli

Le cene con i miei confratelli, cioè quelli che sono diventati sacerdoti con me, sono tra le più nutrienti e divertenti. Ci conosciamo da una vita, abbiamo fatto gli anni del seminario insieme e poi da quando siamo preti ci troviamo in diverse occasioni ogni anno.

Proveniamo da tutte le parti della diocesi e svolgiamo servizi diversi all’interno della chiesa.

Siccome non abbiamo famiglia e non parliamo né di mogli, né di figli e tanto meno di suocere… le nostre conversazioni ruotano intorno alle cose di chiesa. Si comincia sempre con qualche ragionamento serio sull’attuale situazione della chiesa, del mondo, dell’evangelizzazione, delle paure sul futuro e delle strategie da adottare.

Dopo qualche bicchiere di buon vino partono i racconti: aneddoti di cose che ci capitano nelle parrocchie, giudizi più o meno benevoli sui nostri superiori, pettegolezzi e battute di vario genere, barzellette…

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Pubblicato il
9 Agosto 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Vita spericolata e vita spiricolata

Chi non è innamorato non può capire Dio perché nel suo mondo si accede solo con la follia dell’amore. Esordisce così don Roberto Fiscer uno dei preti più conosciuti nel mondo dei social e che abbiamo avuto la fortuna di incontrare in Liguria con gli adolescenti. Ha una bella da raccontare e l’ha fatto circondato dall’ascolto attento e curioso degli adolescenti. I suoi video sono leggeri ma profondi fanno sorridere e riflettere. I ragazzi lo conoscono dai social e lo aspettano. Ci parla della sua vocazione. Un grande dolore lo colpisce da piccolo per la morte della sua mamma. Impara a convivere col dolore. Si sente fragile e tiene tutti lontano dal suo dolore mascherandolo. Fino a quando impara ad impugnare il coltello della fragilità non dalla parte della lama, facendosi ancora più male, ma dalla parte del manico, scoprendo che la debolezza ed il dolore possono diventare un arma per vincere il male, come diceva San Paolo, quando sono debole è allora che sono forte.

Crescendo si è diviso il tempo tra le sue passioni principali: la musica, la discoteca, le amicizie, il tifo per il Genoa… finché gli giunge tra capo e collo la proposta di animare una festa nell’oratorio del suo quartiere. Parte poi come animatore sulle navi da crociera ma ormai la nostalgia dell’oratorio gli apre una crepa nel cuore. Si butta a capofitto nell’oratorio ed incomincia a lavorare in un negozio di telefonia. Il cambiamento radicale della sua vita avviene a Roma, nel 2000, in occasione della GMG di Tor Vergata. Il Signore gli si manifesta con la vocazione sacerdotale.

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Pubblicato il
3 Agosto 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Com’è profondo il mare

Com’è profondo il mare. L’esperienza del campo estivo degli adolescenti parte da questo passaggio della canzone di Lucio Dalla.

Andiamo al mare ed è ovvio che il tema lo suggerisca proprio il mare. Con gli educatori ci siam chiesti: Di cosa hanno bisogno secondo noi i nostri ragazzi? La risposta unanime: han bisogno di alzare un po’ di livello l’asticella della qualità esistenziale della vita. Come riuscire a farlo? Scendendo nel profondo di se. Come è profondo il mare, come siamo profondi noi, se vogliamo.

Ci sono due esperienze che tutti gli adolescenti vivono, chi poco chi tanto, chi prima chi dopo: l’esperienza di innamorarsi e quella di soffrire. Riprendendo un passaggio di un romanzo di D’Avenia, “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, l’autore giunge ad affermare che proprio il saper vivere profondamente queste due esperienze e rileggendole, gli adolescenti possono incontrare Dio.

L’amore e la sofferenza sono come il mare.

Partendo da qui abbiamo proposto ai ragazzi un percorso per indagare questa analogia.

Il mare è fonte di vita, è un caos che fa paura, per navigarlo c’è bisogno di punti luminosi di riferimento, è promettente per chi lo pesca, richiede prudenza e fiducia, è fonte di ispirazione poetica. Così l’amore. Così il dolore.

Ogni giorno della settimana abbiamo loro proposto delle attività formative che li aiutassero a scendere nel profondo e a confrontarsi.

E poi giochi, gite, turni di lavoro per cucinare ottimi pasti…

Tutto ha concorso a vivere una settimana che si aggiungerà sicuramente nell’album dei ricordi preziosi della crescita di questi giovani.

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