Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
30 Luglio 2024
in Primo piano, Proposte per gli adolescenti

Campo estivo a Sestri Levante ado 2024

Com’è profondo il nostro mare, questa è la domanda che ci ha fatto riflettere questa settimana e che ci ha portato a scoprire quanto possa essere bello ma allo stesso tempo impegnativo e talvolta sofferente scavare nel profondo di noi stessi e provare a darci delle risposte a domande cariche di forti sentimenti.
Ci siamo avvicinati al grande tema dell’amore e della sua profondità, abbiamo capito che amare ci fa sentire bene, ci mette in uno stato di euforia e ci fa crescere e imparare insieme alle persone per cui proviamo questo forte sentimento. Spesso nell’amore ti trovi impreparato, ti senti sempre alla scoperta delle persone che hai davanti a te, senti ti essere amato anche quando sbagli, anche quando ti trovi in difficoltà.
L’innamoramento è una sensazione iniziale di conoscimento profondo di te stesso e dell’altra persona che ti fa poi scoppiare nel mare dell’amore.
L’amore però è anche caos è una centrifuga di emozioni che ti avvolge e ti sconvolge, ti fa nascere tante domande, ti fa interrogare su che persona sei e che persona vuoi essere….ti permette di conoscere le persone che hai intorno e ti aiuta anche a capire quelle con cui vuoi passare e a cui vuoi dedicare il tuo tempo e il tuo amore.
Nel mare dell’amore e della sofferenza abbiamo incontrato però tanti ostacoli che ci hanno riportato sui nostri passi e che hanno stimolato in noi tante riflessioni. Nel cammino della sofferenza non abbiamo trovato solo ostacoli, ma anche tanti amici che ci hanno tenuto la mano non solo nei momenti più belli, ma anche in quelli più bui.
È stato difficile scavare in noi durante questi giorni, in alcuni momenti è stato più difficile in altri guidati dalle persone che avevamo attorno siamo riusciti a guardare dentro di noi e capire molte cose, ma soprattutto ci ha aiutati a fare chiarezza con noi stessi e con la nostra profondità interiore.
Ormai siamo giunti al termine di questa settimana nella quale ci siamo messi in gioco, abbiamo collaborato, ci siamo divertiti e ci siamo anche guardati dentro.
L’augurio che vogliamo farvi è quello di essere riusciti, attraverso le attività che vi abbismo proposto durante questa settimana, a trovare un momento per scavare in voi e guardare faccia a faccia le vostre emozioni.

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Pubblicato il
28 Luglio 2024
in Storie di fede e Riflessioni

La pietra della speranza

Di lui è stato detto: “apostolo instancabile della resistenza non violenta”. Oppure: “eroe e paladino dei reietti e degli emarginati”. Oppure ancora: “Redentore dalla faccia nera”.

Avrete capito che sto parlando del leader assoluto della non violenza, il primo americano a teorizzare, a costo della vita, le condizioni della pace, che affondano le radici nel rispetto, nella tolleranza e nella fraternità al di là di ogni differenza: Martin Luther King.

Ho visitato lo scorso anno il suo monumentale memoriale a Washington.

Riguardando le immagini di quella visita mi sono di nuovo emozionato. Il monumento intende ricordare il luogo nel quale ha pronunciato il suo leggendario discorso “I have a dream”. L’ideatore della statua prende spunto da queste parole di Martin Luther King: Io ho davanti a me un sogno… È questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

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Pubblicato il
19 Luglio 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Un via vai di relazioni

Certo che i ragazzi ci spiazzano sempre. Giornata di ordinaria amministrazione del Cre. Via vai si intitola quest’anno.

Ed è, come sempre, una circolazione pazzesca di energia. È l’energia dei ragazzi che spendono ogni forza nelle giornate estive del Cre e quando arrivano le 17.30 per la preghiera si addormentano stanchi morti. È l’energia degli animatori che vanno e vengono ininterrottamente in ogni angolo dell’oratorio per dedicarsi, con spirito di vero servizio, ai più piccoli, conoscendoli per nome e aiutandoli a vivere questi giorni nella gioia.

È l’energia, appassionata ed intelligente dei coordinatori che con esperienza ed entusiasmo partono mesi prima ad organizzare queste settimane nel modo migliore possibile. È l’energia delle mamme che in ambiti diversi, dalla segreteria alla mensa, dai laboratori alle pulizie, ci aiutano a creare le condizioni del buon funzionamento della macchina del Cre. I ragazzi ci spiazzano sempre, dicevo. Arriva Hamidou, piccolo musulmano, e mi dice: ma tu ce l’hai una moglie? No gli dico, mia moglie è la comunità. Ma ti piacerebbe avere una famiglia? Ma io, dico, una famiglia ce l’ho, siete voi la mia famiglia. E lui conclude: io cambierei le leggi, perché è troppo bello avere una famiglia. E bravo Hamidou. Famiglia è il luogo del via vai di vita, di emozioni, di collaborazione, di sorrisi.

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Pubblicato il
13 Luglio 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Tu chiamale se vuoi emozioni

Mi incuriosisce sempre l’origine delle parole perché ogni parola ha una storia e quando la si usa può sempre ravvivare il pensiero e quindi la vita.

Emozione. Che parola meravigliosa. È come un fuoco che si accende e può divampare un incendio. Se una cosa mi emoziona si accende in me un ardore. Se manca l’emozione tutto è come vuoto e noioso. Ma qual è l’origine di questa parola? Ci sono due scuole di pensiero e onestamente mi convincono entrambi.

Secondo qualcuno “emozione” deriva dal latino “e-movere” cioè agitare, smuovere, scuotere. Secondo altri deriva dal latino “emo-agere” cioè fare sangue, l’azione del sangue.

Nel primo caso ci si riferisce all’emozione come ad un terremoto, un movimento che ha la forza di rimescolare tutto. Infatti l’emozione più forte è l’amore, lo spostamento dei pensieri, dei sensi, e del corpo, un vero e proprio sisma. Anche la seconda ipotesi è molto interessante: solo ciò che appassiona, che è caliente, come dicono gli spagnoli, che scalda rende bella, forte e luminosa la vita.

Le emozioni ci ricordano questi aspetti: il movimento, la luce ed il calore. Ogni emozione ha questa forza che ci smuove e ci scalda.

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Pubblicato il
6 Luglio 2024
in Storie di fede e Riflessioni

La pietà

Che meraviglia questa fotografia! È stata scattata nel mese di aprile del 1964 quando la Pietà di Michelangelo fu trasportata dal Vaticano a New York. Fu un evento unico e irripetibile.

La Pietà è considerata la scultura più conosciuta al mondo. È visitata ogni giorno da circa 40 mila persone e molto si è scritto per approfondire la conoscenza di questo capolavoro assoluto dell’arte e della fede. Michelangelo aveva solamente 23 anni quando la scolpì per il Giubileo del 1500 ed è considerata l’espressione più alta del suo genio.

“Nostra Donna con il Figlio morto in grembo” così la chiamò il Vasari, 60 anni fa compì questo viaggio straordinario.

Così leggiamo nelle cronache: “… lasciò la Basilica Vaticana e la città di Roma per imbarcarsi a Napoli sulla nave Cristoforo Colombo, che, in nove giorni e alla velocità media di 24 nodi, l’avrebbe portata all’esposizione universale di New York”.

In America furono più di 27 milioni i visitatori accorsi per ammirare il capolavoro. Nel novembre del 1965 la scultura ritornò nella Basilica di san Pietro. L’allora pontefice Paolo VI esprimeva la grande gioia per il ritorno e dichiarò che quello sarebbe stato l’unico viaggio della Pietà considerando i grandi rischi corsi per questo eccezionale trasporto e ringraziò i responsabili che “con grande abnegazione si adoperarono per la riuscita di questo viaggio”.

Un’ulteriore clamorosa vicenda riguardò l’opera di Michelangelo pochi anni più tardi, nel maggio del 1972, quando il gruppo scultoreo venne terribilmente mutilato a causa di un pazzo che con un gesto sacrilego lo danneggiò. L’anno successivo l’intervento di restauro restituì a Roma e al mondo intero l’integrità rinnovata della statua.

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Pubblicato il
29 Giugno 2024
in Storie di fede e Riflessioni

PAR COEUR

Per caso mi sono imbattuto in una citazione di Daniel Pennac che mi ha fatto molto pensare. Pennac è uno scrittore che nasce a Casablanca e vive nel sud della Francia dove insegna in istituti tecnici.

Nel suo metodo c’è la consuetudine di insegnare a memoria lunghi brani di letteratura. Lui stesso racconta di aver insegnato ai suoi alunni un testo a memoria a settimana. I ragazzi, afferma, si appassionano così alla letteratura.

Ed eccoci alla citazione:  “Con una poesia si fa innamorare una donna, con una citazione si fa politica, con la riflessione si scopre il senso del mondo. Ogni ragazzo quei brani li reciterà a qualcun altro, per condividerli, per il gioco della seduzione, o per fare il saccente, ma questo è un rischio da correre”.

Imparare a memoria. È giusto o sbagliato? Nella scuola di un tempo l’apprendimento mnemonico era molto diffuso, mentre oggi si tende a sostituirlo con altri metodi perché lo si considera un esercizio frustante e piuttosto inutile.

Imparare a memoria per qualcuno è sbagliato perché ti porterebbe ad accontentarti di apprendere delle nozioni ma non a farti domande e a cercare personalmente le risposte. Per altri è giusto perché sarebbe come fornirsi di materiale per sapere cose che possono sempre essere utili, anche in altri contesti, rispetto alla scuola.

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Pubblicato il
22 Giugno 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Il peso dell’anima

Con i sacerdoti della fraternità di Dalmine abbiamo condiviso una visita guidata e meditata nel monastero di Pontida. Ci ha accolto Don Giordano Rota l’abate dei monaci e ci ha condotti nei posti più significativi del monastero. Giunti nella chiesa ci ha illustrato l’altare del 1300. Due formelle ricoprono l’altare. Mi ha molto colpito la formella che illustra la scena dell’arcangelo Michele che pesa le anime. Nell’iconografia San Michele è raffigurato a cavallo con una bilancia in mano. Anche se si vedono male nella foto, sulle braccia della bilancia ci sono due soggetti, uno che esulta e uno che piange. L’anima più pesante, che “sbilancia la bilancia”, è quella di colui che gioisce. Pesa di più perché il suo peso è determinato dalle buone opere. Esulta perché è felice che gli venga riconosciuto il valore del bene compiuto. L’altro invece piange perché non ha il peso delle buone opere, è leggero e inconsistente, piange perché riconosce di aver perso l’occasione della vita di compiere il bene.

Il messaggio è chiaro e richiama il capitolo 25 di san Matteo sul tema del giudizio universale: Gesù esorta a credere che alla fine della nostra vita saremo misurati sull’amore concreto che avremo vissuto nei confronti del nostro prossimo.

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Pubblicato il
15 Giugno 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Richiesta di disponibilità o dono di una possibilità?

Attraverso questo breve scritto sono a chiedere, a chiunque desideri spendere un po’ del suo tempo, di vivere, nella forma del volontariato, qualche ora presso la Casa Accoglienza Anziani.

La presenza dei volontari all’interno della struttura è sempre stata di fondamentale importanza. Esiste dall’inizio dell’attività un gruppo di circa una ventina di volontari che si alterna nella settimana con un turno di servizio per le diverse necessità.

La difficoltà principale emerge in particolare nei mesi estivi per le ferie dei volontari stessi, per le ferie del personale e per le vacanze delle nostre suore. Ma al di là dell’estate il ruolo dei volontari garantisce una vicinanza umana che ha un risultato immediato ed impagabile: il sorriso dei nonni. Io non esito a dire una cosa: passare qualche momento alla RSA fa bene agli anziani, di sicuro, ma fa benissimo ai volontari: si stabilisce una relazione e si mette in circolo quella linfa che porta frutti di bene e fa crescere la comunità.

Cosa fanno i volontari? Fanno molte cose in base alle necessità. In particolare: donano la loro disponibilità nei momenti di vita quotidiana degli ospiti in orari definiti durante  il momento del pasto, là dove è possibile, trasportano gli ospiti dai reparti al salone per le attività di animazione che cambiano nei diversi giorni della settimana, li trasportano quando c’è la Messa, al mattino del Martedì e del Giovedì e alla prefestiva del Sabato pomeriggio ed infine fanno un po’ di compagnia, chiacchierano, bevono insieme il te o il caffè, ridono e scherzano.

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Pubblicato il
8 Giugno 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi

Nel mese di maggio abbiamo pregato il Rosario e, in ogni sera, abbiamo meditato sulle tante preghiere che arricchiscono la devozione mariana dei cristiani.

Il tema ricorrente è la richiesta che noi, suoi figli, le rivolgiamo affinché ci ascolti. Esattamente come fa ogni bambino che chissà quante volte in un giorno chiama la sua mamma proprio per questo. 50 volte? O forse di più un bambino ogni giorno chiama la mamma. Anche noi, quando preghiamo il Rosario, chiamiamo 50 volte la nostra Mamma del cielo.

C’è un passaggio di una delle preghiere più belle, la Salve Regina, una preghiera sorta nel Medioevo, che dice: illos tuos misericordes oculos ad nos converte, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi.

Domandiamo alla Madonna di ascoltarci… rivolgendo a noi i suoi occhi.

Mi ha fatto venire in mente un simpatico racconto nel quale si dice che una giovane mamma, in cucina, preparava la cena con la mente totalmente concentrata su ciò che stava facendo: preparare le patatine fritte. Il bambino aveva avuto una intensa giornata alla scuola materna e raccontava alla mamma quello che aveva fatto. La mamma gli rispondeva distrattamente con monosillabi e borbottii.

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Pubblicato il
1 Giugno 2024
in Storie di fede e Riflessioni

La speranza non delude

Nella domenica dell’Ascensione, il 9 Maggio scorso, Papa Francesco ha consegnato la Bolla di indizione del Giubileo che celebreremo nel 2025.

Avremo modo di riflettere nei prossimi mesi sull’importanza di questo evento, per la Chiesa e per il mondo. Intanto vorrei soffermarmi sul titolo della Bolla: “Spes non confundit”, espressione che troviamo nelle lettere di san Paolo, la speranza non delude (Romani 5,5).

All’inizio del testo dice Papa Francesco: possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza. Questo è il primo obiettivo dichiarato: rianimare la speranza, affinché tutti i pellegrini che giungeranno a Roma, o tutti i fedeli che vivranno il Giubileo nelle proprie Parrocchie o Diocesi, percepiscano il desiderio di riaccendere la speranza. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene. La Chiesa è chiamata, in ogni angolo del mondo, ad essere portatrice di nuova speranza.

Nel titolo della Bolla sento risuonare le parole di Peguy, nel famoso poema “Il portico del mistero”: La fede non mi stupisce Non è stupefacente Risplendo talmente nella mia creazione. Nel sole e nella luna e nelle stelle. In tutte le mie creature… La carità va da sé. Per amare il prossimo c’è solo da lasciarsi andare, c’è solo da guardare una simile desolazione. Per non amare il prossimo bisognerebbe farsi violenza, torturarsi, tormentarsi, contrariarsi. Irrigidirsi. Farsi male. Snaturarsi, prendersi a rovescio, mettersi a rovescio. Riprendersi. La carità è tutta naturale, tutta zampillante, tutta semplice, tutta alla buona. E’ il primo movimento del cuore. E’ il primo movimento che è quello buono. La carità è una madre e una sorella… Ma la speranza, dice Dio, ecco quello che mi stupisce.

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Pubblicato il
25 Maggio 2024
in Storie di fede e Riflessioni

Ergo sum

Una delle frasi più efficaci e più famose di tutta la storia della filosofia e della letteratura è sicuramente quella di Cartesio, uno dei padri dell’epoca moderna: “Cogito ergo sum”, penso dunque sono. Una locuzione che riassume il percorso del suo pensiero illustrato nell’opera “Il discorso sul metodo”. In breve, ma molto in breve: ogni realtà dev’essere sottoposta al dubbio. Tutto dev’esser messo in discussione affinché si accetti come vero solamente quello che è evidente, cioè privo di ogni forma di dubbio. Alla fine Cartesio arriva a dire che l’uomo pensante rappresenta l’unica certezza che sopravvive al dubbio. Il fondamento dell’esistenza è il pensiero.

Qualcuno poi si è divertito a modificare la locuzione cartesiana. Dubito ergo sum. Amo ergo sum. Mangio ergo sum. Rogito ergo sum. E via di questo passo.

Una variazione interessante è quella che inverte i termini della frase: Sum ergo cogito. Sono quindi penso. Un’inversione che sottolinea che l’esistenza è il fondamento del pensiero. Il fatto di esistere permette di pensare. Il fondamento del pensiero è l’esistenza.

Ma forse l’intuizione più folgorante fu quella del teologo Karl Barth, che alcuni secoli dopo Cartesio, ha cambiato la frase mutandola al passivo: “Cogitor ergo sum”, Sono pensato, dunque sono. L’esistenza umana trova il suo fondamento nel pensiero dell’amore generativo di un Altro, che mi permette si esistere.

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