Con i sacerdoti della fraternità di Dalmine abbiamo condiviso una visita guidata e meditata nel monastero di Pontida. Ci ha accolto Don Giordano Rota l’abate dei monaci e ci ha condotti nei posti più significativi del monastero. Giunti nella chiesa ci ha illustrato l’altare del 1300. Due formelle ricoprono l’altare. Mi ha molto colpito la formella che illustra la scena dell’arcangelo Michele che pesa le anime. Nell’iconografia San Michele è raffigurato a cavallo con una bilancia in mano. Anche se si vedono male nella foto, sulle braccia della bilancia ci sono due soggetti, uno che esulta e uno che piange. L’anima più pesante, che “sbilancia la bilancia”, è quella di colui che gioisce. Pesa di più perché il suo peso è determinato dalle buone opere. Esulta perché è felice che gli venga riconosciuto il valore del bene compiuto. L’altro invece piange perché non ha il peso delle buone opere, è leggero e inconsistente, piange perché riconosce di aver perso l’occasione della vita di compiere il bene.
Il messaggio è chiaro e richiama il capitolo 25 di san Matteo sul tema del giudizio universale: Gesù esorta a credere che alla fine della nostra vita saremo misurati sull’amore concreto che avremo vissuto nei confronti del nostro prossimo.












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