Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
4 Aprile 2025
in Storie di fede e Riflessioni

La predica dei morti

Se vi trovate nelle vicinanze di Torino, inoltrandosi nella Valle Susa, a pochi chilometri dal confine francese, si può visitare la Sacra di San Michele, un edificio medievale costruito nel 1170 come fortezza e monastero.

Panoramicamente straordinario, sulla cima del monte per vegliare sulla valle e per attirare i pellegrini.

Sì fa un po’ di fatica per raggiungere la chiesa gestita ora dai monaci rosminiani, dediti al carisma della carità. La chiesa è stata definita da Clemente Rebora, un illustre poeta rosminiano: il “culmine vertiginosamente santo”.

All’interno colpiscono gli affreschi medievali, in particolare il più antico di tutti intitolato “la predica dei morti”. La scena presenta due scheletri che dialogano con un gruppo di fedeli. Le parole della predica sono rese visibili dai due cartigli che gli scheletri sorreggono: il primo in latino che invita a pregare perché Dio abbia pietà di tutti i defunti e l’altro in francese che oltre alla preghiera invita a meditare sul comune destino per tutta l’umanità: un giorno noi eravamo come voi e un giorno voi sarete come noi.

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Pubblicato il
29 Marzo 2025
in Storie di fede e Riflessioni

La porta della cura

Il percorso giubilare proposto nella quaresima ci ha condotti a visitare la chiesa nuova dell’ospedale Papa Giovanni.

Tanti i particolari, messi in evidenza dall’ottima guida Milena. Tra questi quelli che mi hanno maggiormente colpito sono l’altare e Maria Addolorata ed il pavone. L’altare è costituito da un grande blocco di marmo bianco che campeggia nel presbiterio, sollevato da terra e appoggiato a tanti sostegni metallici. Il marmo è solcato ai lati dalla decorazione che raffigura due piante che si intrecciano ma non si toccano: l’incenso e la mirra. Per completare la trilogia dei doni natalizi dei Magi manca l’oro che di fatto è il colore del bassorilievo. Intuizione notevole del mistero eucaristico. Sull’altare si fa presente ogni volta il Verbo incarnato nella grotta di Betlemme e ripresentato nel Pane Bianco sull’altare.

Molto suggestiva la connessione tra il Natale dell’altare e la Pasqua.

Maria Addolorata si trova a sinistra guardando il crocifisso.

Colpisce il gruppo disegnato da Mastrovito: tre donne e, alle spalle, San Giovanni XXIII. La guida ci fa notare che le figure sono dipinte allo stesso piano di chi guarda per dire che la sofferenza ci rende tutti allo stesso livello. Inoltre: I volti sono ritratti di persone comuni, qualcuno precisa che il volto dell’Addolorata sarebbe il volto della madre dell’artista.

Papa Giovanni, a cui è dedicata la chiesa e l’intero ospedale, è alla spalle come presenza di consolazione e di incoraggiamento: ci esorta a vivere la sofferenza con pazienza e con fiducia.

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Pubblicato il
22 Marzo 2025
in Storie di fede e Riflessioni

Il megafono della nave

Succede quando sei in un posto che non conosci di non sapere dove andare e come orientarti, perdi i riferimenti di dove sei e soprattutto hai davanti molte possibilità ma non sai che strada prendere.

Anche il profeta Isaia pare riferirsi a questa sensazione quando afferma: Guardai ma non c’era nessuno, tra costoro nessuno era capace di consigliare; nessuno da interrogare per averne una risposta. (Is 41,28).

L’esperienza raccontata da Isaia, oltre a mettere in evidenza il disorientamento, parla anche della solitudine e della fatica a reperire qualche aiuto su cui fare affidamento.

Certo oggi muoversi anche in posti sconosciuti è molto più facile; con Google Maps vai in ogni dove.

Il problema si pone invece quando il disorientamento è relativo allo spirito.

C’è un’espressione del filosofo Soren Kierkegaard che esprime molto bene il senso generale del disorientamento: State attenti: la nave ormai è in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani.

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Pubblicato il
15 Marzo 2025
in Storie di fede e Riflessioni

Fate un buon matrimonio

Ogni tre per due ascolto coppie felici del proprio matrimonio e subito penso agli adolescenti che si innamorano, si mettono insieme, si lasciano, si preparano insomma, meglio che possono, al proprio futuro.

Capita anche, altrettanto frequentemente, di ascoltare come per altri la vita matrimoniale possa essere un inferno, che inesorabilmente conduce a scelte di separazione, anche dopo pochi anni di vita insieme. Le cause o della riuscita o del fallimento evidentemente non sono mai subito chiare.

In occasione della festa degli innamorati di San Valentino su una rivista di pastorale familiare ho letto una risposta convincente di Baden Powell, il fondatore degli scout.

Nel volume “L’educazione non finisce mai”, interrogato sulla questione affettiva, ha scritto: «Mi è stato domandato se potevo definire in poche parole, per esempio in cinquanta, la mia concezione su ciò che si poteva fare di meglio nella vita. Risposi che quattro mi sarebbero bastate: fate un buon matrimonio. È con ciò voglio dire non una piacevole luna di miele, di qualche settimana o di qualche mese, seguita da una tolleranza reciproca, bensì una luna di miele che resista alla prova degli anni».

La dimensione affettiva e le scelte del cuore rappresentano la parte decisiva della propria e dell’altrui felicità.

Per questo diventa determinante l’educazione dei sentimenti approntata nell’età dell’adolescenza. Fate un bel matrimonio è la stessa cosa che dire preparati a costruire una bella famiglia.

Ma come si fa a fare un bel matrimonio?

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Pubblicato il
5 Marzo 2025
in Primo piano, Proposte per gli adolescenti

Convivenze adolescenti, una settimana di vita comunitaria.

La convivenza è un’esperienza di vita comunitaria che coinvolge principalmente adolescenti e giovani. Si svolge solitamente in ambienti parrocchiali, come gli oratori, ed è caratterizzata da un’attenzione particolare alla formazione spirituale, ma anche umana e sociale di chi partecipa.
Durante la convivenza, i ragazzi vivono insieme per un periodo di tempo, che può variare da pochi giorni a una settimana, con l’obiettivo di crescere insieme, rafforzare i legami di amicizia e solidarietà, e approfondire temi legati alla fede e alla vita personale di ognuno. Le attività includono momenti di preghiera, riflessione, giochi, laboratori creativi e soprattutto attività di gruppo. È un’opportunità per creare un ambiente di accoglienza e di condivisione, dove ciascuno può sentirsi parte di una comunità, imparando a rispettare l’altro, a lavorare insieme e a mettersi in gioco in modo positivo.

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Pubblicato il
1 Marzo 2025
in Storie di fede e Riflessioni

Capax Dei

In questi anni le abbiamo provate tutte, ha affermato in nostro vescovo in una recente assemblea diocesana con i catechisti. Le abbiamo provate tutte ma i risultati sono sempre fallimentari. L’iniziazione cristiana pare non inizi proprio a nulla. Dopo la cresima i ragazzi spariscono, ci sono ancora all’oratorio ma in chiesa non ci vanno più.

La prospettiva futura pare essere senza grandi speranze.

In un incontro di formazione permanente per sacerdoti è stata dedicata una mattinata alla riflessione e al confronto sulla catechesi e sull’educazione cristiana dei bambini. Tanti e profondi i temi, molte le preoccupazioni ma anche gli spunti per cammini futuribili. Qualche parrocchia, anche della nostra gloriosa diocesi, non fa più catechismo ai ragazzi, o perché non sono più reperibili i catechisti, o perché il parroco dice: è inutile, non serve più a nulla, diciamo ai genitori che la parrocchia non organizza più il catechismo e quando loro ritengono che i figli sono pronti per ricevere un Sacramento allora la parrocchia si impegna a proporre un cammino personalizzato.

Il rischio di cadere in una visione di depressione o di disorientamento è stato ovviato dal relatore con una ripresa del pensiero di fondo del direttorio della chiesa del 2020 intitolato “Rendere in Vangelo sempre attuale”.

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Pubblicato il
22 Febbraio 2025
in Storie di fede e Riflessioni

In cosa speriamo?

Afferma Pierangelo Sequeri, teologo e poeta, autore dei testi di molti canti che quotidianamente utilizziamo nelle nostre liturgie: La speranza cristiana non è attesa “che Dio ce la mandi buona” o azzardo della fortuna di una “giocata alla lotteria”. La speranza cristiana non è probabilità dei calcoli dell’uomo, è la certezza di Dio, una certezza che in ultimo si fonda su un dato di cui la speranza cristiana è certa, sulla risurrezione dalla morte per una vita riconciliata: in cui nessun debito rimane insoluto e tutte le vittime sono puntualmente risarcite. (Tratto dal giornale Avvenire di domenica 5 Gennaio 2025).

Il tempo che passa inesorabilmente pone con insistenza e con tanta ansia molte domande: che ne sarà del mondo e di noi? Verso cosa stiamo andando? Che fine faremo e cosa resterà di tutto quello che abbiamo fatto e facciamo?

La virtù teologale della speranza, tema centrale del Giubileo che caratterizza questo anno santo, pare invece ribaltare queste domande e riporta i cristiani a domandarsi: ma davvero noi aspettiamo il ritorno del Signore Risorto?

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Pubblicato il
15 Febbraio 2025
in Storie di fede e Riflessioni

Impliquer

Mi pare interessante che nei racconti del Vangelo non esiste un passo nel quale Gesù “spieghi” il perché della sofferenza. E nemmeno esiste un passo nel quale Egli “spieghi” il tema della gioia. Eppure sofferenza e gioia sono il tutto della nostra vita. Mi pare altrettanto interessante un altro dato: che Gesù in prima persona soffre accanto a coloro e soffrono e che quando Lui passa tutti sperimentano la gioia.

I francesi direbbero che Gesù non spiega (expliquer) ma si lascia coinvolgere (impliquer).

Alcune considerazioni. Prima di tutto dobbiamo constatare il nauseante fastidio quando incontriamo qualcuno che a tutti i costi vuole spiegare (expliquer) sempre e tutto e d’altra parte la profonda consolazione per quando incontriamo qualcuno che si coinvolge (impliquer) con i nostri sentimenti, magari in silenzio. È un po’ quello che con una mirabile sintesi affermava san Paolo VI: il mondo oggi non fa bisogno di maestri, ma di testimoni.

Verrebbe da dire: non ha bisogno di maestri, figuriamoci di maestrine… che hanno sempre qualcosa da spiegare, più per palesare la propria superiorità che per il desiderio di coinvolgersi.

Noi, volendo, possiamo fare come Dio. Lui sì in realtà potrebbe spiegare ogni cosa. Ma non lo fa. Perché? Forse per lasciarci liberi di cercare un senso alle cose, forse per non vincolarci a risposte preconfezionate. Fatto sta che Lui non spiega ma si lascia coinvolgere.

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