Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

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Pubblicato il
4 Agosto 2023
in Primo piano, Proposte per gli adolescenti

Campo estivo adolescenti a Cupra Marittima 2023

Come l’anno scorso, dopo la fine del cre, ho trascorso una settimana al mare con gli animatori, questa volta però a Cupra Marittima. Ho deciso di rifare questa esperienza, perché mi ero divertita a Sestri, era stato bello condividere sorrisi e scherzi con gli animatori, soprattutto avevo fatto nuove conoscenze e amicizie. Quest’anno non è stato da meno. Ho condiviso anche qui risate e scherzi, e ho conosciuto nuove persone e rafforzato alcune amicizie.
Tra giochi e attività, ci siamo tutti divertiti tanto. Mi sono trovata davvero bene durante il campo estivo. In generale è un’esperienza da rifare e riproporre, perché ti permette di stare insieme, di condividere momenti belli e brutti, ma soprattutto è un’opportunità di crescita personale.

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Pubblicato il
2 Agosto 2023
in I grandi eventi, Primo piano, Proposte per i ragazzi

Campo estivo Medie a Lignano Sabbiadoro 2023

Il 26-27-28-29 Luglio 2023, un gruppo di ragazzi dalla 5 elementare alla 3 media hanno vissuto l’esperienza del campo estivo a Lignano Sabbiadoro, il tema che ci ha accompagnato durante questi giorni era “il prendersi cura.”  Alcune riflessioni da parte dei ragazzi e animatori, di come hanno vissuto questa esperienza:

Ho imparato che se anche siamo in pochi ci si può divertire tanto. Ho imparato a fare più movimento e ho ricevuto tanti consigli utili per la vita. Ho imparato a fidarmi e ad aprirmi di più con le persone, a mettermi in gioco di più, ho capito anche che la compagnia di persone che ti stanno vicine è molto importante, mi ha insegnato la bellezza del ridere e dello  stare insieme, del condividere emozioni, sentimenti, divertimento, momenti belli e momenti brutti. Mi ha permesso di fare amicizie, ma soprattutto di crescere, di essere indipendente e responsabile. Cresci tu e allo stesso tempo aiuti gli altri a crescere. Ho imparato che ci si deve fidare delle persone. Ho imparato che per stare bene con gli altri basta poco, rispettarsi e rispettare. Ho imparato l’importanza di stare con altre persone, di essere altruista e non pensare solo a se stessi anche se qualche volta abbiamo bisogno di pensare anche un po’ a noi. Ho imparato a stare con gli altri e godermi il tempo insieme. Ho imparato l’amicizia, a convivere con gli altri perché prima di pochi giorni fa non ho mai vissuto 4 giorni con dei miei amici e anche con gente che non conoscevo.

Sono riuscito a donare a tutti almeno un sorriso. Sono riuscito a pensare non solo a me, ma anche un po’ a tutti. Ho donato ,ai miei amici che sono stati qua a Lignano, l’amicizia e la bontà come avevo promesso. Spero di essere riuscita a trasmettere ciò che mi ero ripromessa, ovvero la mia presenza: intesa come un esserci per gli altri, qualora ne avessero avuto bisogno o anche solo per stare un po’ in compagnia. Il mio dono per i ragazzi era il mio “altruismo” perché per venire in vacanza in qualità di animatore bisogna mettersi in gioco con chiunque di loro ed essere sempre disponibile in ogni momento della giornata, dalla colazione alla cena, dai momenti di gioco e dai momenti  non organizzati cioè di relax. Sono riuscito a donarlo perché durante il cre ho capito quanto sia importante l’altruismo e il prendersi cura dell’altro in ogni circostanza; ovviamente non soffocandolo di attenzioni, ma aiutando in quei momenti  in cui la persona non si sente bene o in qualche momento dove capisci che si potrebbe allontanare perché non le piace ciò che stiamo facendo. Il fatto dell’altruismo l’ho capito anche grazie a questo percorso di animatore al campo estivo, mettendomi nei panni di voi coordinatori e capendo quanto possa essere difficile essere sempre attento in ogni momento e quanto sia bello il fatto di vedere i ragazzi arrivare all’inizio della vacanza e percepire in loro un cambiamento tramite le attività e i momenti insieme.

È stata un esperienza divertente che sicuramente rifarei perché mi è piaciuto stare in compagnia, questa esperienza fantastica mi ha fatto riscoprire delle persone che non conoscevo e che alla fine sono riuscito ad avvicinare, sono molto contento di aver passato questo tempo con questa famiglia di amici. Ho avuto modo di sorridere e scherzare con molte persone al mio fianco. La rifarei perché vorrei ripassare questi bellissimi momenti insieme ai ragazzi perché da ognuno ho imparato qualcosa e vorrei avere altre lezioni di vita da altri ragazzi diversi da loro. Ho rafforzato i legami che avevo instaurato durante il cre e ne ho riscoperti altri. Se mi dessero ora la possibilità di rifare quest’esperienza la coglierei all’istante senza pensarci 2 volte.  Mi ha fatto molto riflettere questi giorni, con le attività organizzate, su cose a cui non avevo pensato perché le davo per scontate. Questa esperienza sono sicura che mi aiuterà negli anni a venire.

 

Grazie a tutti.

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Pubblicato il
29 Luglio 2023
in Storie di fede e Riflessioni

Prenderci cura della nostra terra

In un campo estivo con gli adolescenti succedono sempre tante cose. Con 50 ragazzi siamo stati una settimana a Cupra Marittima, vicino a San Benedetto del Tronto. Il tema della settimana é stato lo stesso del CRE nel quale gli adolescenti si sono prodigati come animatori: la cura.

In particolare c’è stato un giorno nel quale per approfondire il tema della cura per il creato abbiamo vissuto una visita alla città  di L’Aquila una terra ferita per il terremoto. In particolare abbiamo incontrato un giovane sacerdote, don Federico, che ha condiviso con noi un’appassionata testimonianza. Ai ragazzi è piaciuto il racconto personale del ricordo del terremoto del 2009.

A cambiare la vita delle persone non sono i fatti ma le scelte. Questo in sintesi il suo pensiero. Le cose che accadono possono incutere paura, deprimere, togliere la speranza. Sono invece le scelte che si possono compiere che responsabilizzano e permettono di dare un senso a tutto ciò che accade.

Altro aspetto della testimonianza è che, anche se non ci pensiamo, nel giro di alcuni minuti tutto può cambiare.

Nel terremoto questo abbiamo sperimentato, dice don Federico, la vita ha i giorni contati e non si può perdere tempo.

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Pubblicato il
22 Luglio 2023
in Storie di fede e Riflessioni

300

Da Domenica 1° Ottobre 2017 ininterrottamente il Foglio della Settimana presenta un rubrica nella quarta pagina. Con quello di questa settimana sono giunto al numero di 300 pensieri per la domenica. Un impegno divertente per me e, spero, un appuntamento gradevole per chi legge.

Un percorso iniziato quasi sei anni fa per mantenere un filo di contatto con la comunità su un ventaglio disparato di temi. Un percorso di leggerezza, senza nessuna pretesa. Passo passo mi sono reso conto che molti leggevano i testi e mi mandavano spesso un segno o di apprezzamento o di critica.

La cosa importante, mi dico, è che serva a qualcuno e a qualcosa. A me serve tantissimo perché generalmente scrivo ciò che medito a partire da quello che accade o che capita di leggere, vedere, contemplare. È un piccolo dono settimanale che mi piace condividere con chiunque lo voglia.

D’altronde per un prete non è difficile trovare spunti per scrivere riflessioni. La vita del prete è multiforme, è sempre provocata da eventi anche tra loro contrastanti; deve condividere la gioia della vita che nasce e il dolore della vita che finisce, l’entusiasmo di chi si ama e il dramma di chi si lascia, la soddisfazione di chi raggiuge i suoi obiettivi e la desolazione di che fallisce, l’abbondanza di coloro ai quali non manca nulla e la precarietà di chi non ha nulla, è a contatto quotidianamente con i ragazzi, i giovani, gli adulti e gli anziani e si misura necessariamente con ogni ambito della vita umana, cristiana e pastorale.

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17 Luglio 2023
in Il CRE, il CRI, Primo piano

CRE 2023

Abbiamo preparato questo CRE come un bravo contadino fa con la sua terra.

In primavera abbiamo radunato tutti gli strumenti, arato il campo, pianificato le coltivazioni, chiesto aiuto a chi era più esperto; ci siamo formati, abbiamo deciso come decorare l’oratorio, quali giochi e laboratori proporre, organizzato le gite e la piscina, abbiamo fissato delle scadenze da rispettare.

Questo perché il CRE, nella teoria, si ripete uguale ogni estate, proprio come la coltivazione di pomodori e zucchine. Poi però la realtà sempre un po’ diversa e ci siamo trovati a dover fare i conti con il tempo, non solo quello atmosferico, e soprattutto con le persone, le pianticelle del nostro orto, che sono ogni volta simili ma differenti ed uniche, a volte sono diverse da come   erano, o da come le abbiamo conosciute durante l’anno, altre volte non le conoscevamo proprio.

Inoltre, come ogni estate, abbiamo avuto il desiderio di fare sempre meglio e, perché no, anche di sperimentare qualcosa di nuovo.

Per questo  ci siamo dati delle regole per riuscire al meglio nel nostro obiettivo di dedicarci con la giusta cura a ognuna di queste pianticelle, ognuna con il proprio ritmo e le proprie esigenze. Dieci regole essenziali per il contadino che abbiamo voluto riconoscere nel bravo coordinatore, nel bravo animatore, prima fra tutti “essere colui che fa crescere”, neanche a farlo apposta!

E in queste cinque settimane di coltivazione “sul campo” abbiamo scoperto che bisogna armarsi di pazienza per vedere i frutti ma che poi, anche dalle pianticelle da cui meno te lo aspetti, la soddisfazione arriva: la soddisfazione di vedere due bambini che prima non si consideravano, imparare a volersi bene; la soddisfazione di vedere un ragazzo con la maglia da animatore,       diventarlo per davvero, perché ha imparato a prendersi cura di chi ha bisogno; la soddisfazione di provare ogni giorno la gioia di dedicarsi agli altri e di vedere che questa gioia è condivisa.

Allora, contadino o pianticella, alla prossima primavera! E ricorda: “occhi aperti e attenzione: tieni braccia tese ed un cuore libero, non perdere l’occasione!”

Oratorio San Giuseppe

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Pubblicato il
15 Luglio 2023
in Storie di fede e Riflessioni

La GMN e la GMG

Nel giro di poche settimane la chiesa celebra due giornate mondiali: Domenica 23 Luglio la GMN (Giornata Mondiale dei Nonni) e Domenica 6 Agosto la GMG (Giornata Mondiale dei giovani). Due giornate apparentemente agli antipodi eppure mai così vicine.

Leggendo i messaggi del Papa per queste due Giornate colpisce la scelta saggia di meditare lo stesso brano del Vangelo: lo straordinario incontro di Maria con la sua cugina Elisabetta.

Un po’ per la vicinanza di queste due domeniche e un po’ per le categorie coinvolte questa coincidenza mette in evidenza l’intreccio tra le generazioni e la cura reciproca che può diventare fondamentale per tutti.

Papa Francesco nei messaggi di queste due Giornate mondiali si muove proprio a partire dal brano della Visitazione di Maria ad Elisabetta. Titolo del messaggio per la Giornata dei Nonni è “Di generazione in generazione la sua misericordia”, espressione di Maria che nel Magnificat loda il Padre per tutto ciò che opera nella storia. Mentre nella Giornata Mondiale dei Giovani l’espressione sulla quale ci si soffermerà nelle catechesi è: “in fretta” avverbio di modo con il quale si racconta l’atteggiamento della giovane Maria verso l’anziana cugina.

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Pubblicato il
8 Luglio 2023
in Storie di fede e Riflessioni

La prepotente bellezza del girasole

Bisogna essere proprio dei visionari per dipingere un evento rompendone radicalmente tutti i canoni. Infatti avviene che nel 1950 il grande pittore surrealista Salvador Dalì racconta di avere avuto un nitido sogno, un visone cosmica che alcuni anni dopo ispirò il quadro intitolato “L’Ascensione”.

Gesù viene dipinto con una prospettiva completamente diversa rispetto al modello classico dell’Ascensione: appare come sospeso, senza la terra sotto i piedi, piedi che sono in primo piano verso di noi; le braccia a formare, con i piedi un triangolo.

La prospettiva è vertiginosa: Dalì guarda Gesù come lo hanno visto gli apostoli, verticalmente, dal basso all’alto vedendo prima di tutto i piedi di Gesù. Piedi sporchi, forse per alludere ai tanti passi che Egli ha compito in Palestina con i suoi discepoli per portare la Parola del Vangelo.

Il volto di Gesù non è visibile, come spesso accade nei dipinti di Dalì.

Non possono non colpire le mani di Gesù. Innanzitutto non sono presenti i segni dei chiodi, è Risorto e sta per ritornare in cielo definitivamente libero dai segni della passione. Ma quelle mani sono tese, quasi nervose, intenti al compimento di qualche opera. Le mani sono il simbolo iconografico del fare, dell’agire evangelico, della carità. Queste mani ci dicono che Gesù è un gran lavoratore e continuamente agisce.

Oltre il corpo di Gesù sono rappresentati il Padre e lo Spirito Santo. Dio Padre è rappresentato dall’abbraccio luminoso del cerchio giallo, un abbraccio che accoglie il Figlio, inviato dal Padre e che ora al Padre ritorna.  La persona dello Spirito Santo è affidata alla simbologia classica della colomba, posta sopra il corpo di Cristo.

Ma l’elemento estremamente originale e perciò attraente è il globo giallo nel quale Cristo asceso è inserito.

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Pubblicato il
1 Luglio 2023
in Storie di fede e Riflessioni

FOMO o JOMO?

Quando ero ragazzo se si voleva offendere qualcuno gli si poteva dire: sei un tagliato fuori. E si intendeva: non al passo, non sei alla moda, sei lontano dai centri sociali dove accadono le cose che contano.

Essere tagliato fuori è sinonimo di essere isolato. In effetti non esiste, credo, disavventura peggiore per un adolescente che essere isolato e non per propria scelta.

Ma quando ero ragazzo io non c’erano i social.

Oggi scopro che è stata coniata una definizione per rappresentare chi è tagliato fuori: FOMO.

In tempi in cui i social network imperano e si è costantemente in contatto virtuale con tante persone, è sempre più grande il timore di essere tagliati fuori, di non partecipare a qualcosa che gli altri stanno facendo. Questa nuova specie di ansia sociale ha anche un nome: FOMO acronimo dell’inglese fear of missing out, traducibile con “paura di rimanere escluso”.

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24 Giugno 2023
in Storie di fede e Riflessioni

Che bello il CRE!

Sono già passate due settimane, anzi sono volate. La compresenza di bambini, adolescenti e adulti è proprio un bel panorama da vedere e da contemplare. Magari non sempre tutto va come ci aspettavamo, tuttavia  è sempre possibile riaggiustare tutto perché quando ci si conosce e si sta insieme si impara a prendersi cura gli uni degli altri.

Proprio quello della cura è il tema che racchiude gli obiettivi educativi del CRE di quest’anno e che dà forma alle diverse proposte.

Ogni giorno del CRE si conclude con un momento di raccoglimento, di riflessione e di preghiera.

Tra canti e preghiere viene ascoltato un brano del Vangelo in cui emerge lo stile di Gesù che si prende cura degli altri. Il Vangelo viene poi fatto risuonare con alcuni racconti. Tra questi racconti ce ne sono due che mi hanno particolarmente colpito. Il primo si intitola “Il bambino e l’abbraccio” e dice: il bambino chiese alla mamma: “Mamma, secondo te, Dio esiste?” “Si!” rispose la mamma. “Com’è?” domandò il bambino. La donna attirò il figlio a sé… Lo abbracciò forte e gli disse: “Dio è così!” – “Ho capito!” esclamò il bambino.

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Pubblicato il
17 Giugno 2023
in Storie di fede e Riflessioni

Ogni cosa alla sua stagione

È stato chiesto a Danièle Hervieu-Léger, una famosa sociologa francese cosa pensa del suo futuro. La sua risposta fu: “Vorrei rispondere sul mio futuro, ormai crepuscolare, riprendendo una parabola indiana che fu cara anche al cardinal Martini e che è un’analisi della biografia umana in quattro tappe sincroniche. Prima di tutto c’è la stagione in cui si impara, e io l’ho vissuta continuamente nello studio; poi c’è il momento in cui s’insegna, il tempo del magistero, nel quale non si smette mai di imparare. Terzo, il periodo del bosco, quando ci si ritira, si sta in silenzio, si riflette. E infine la vecchiaia, in cui si diventa mendicanti, si ha bisogno degli altri: io entro appunto in questo tempo”.

Questa parabola moderna il Cardinal Martini la citava spesso. Ognuno di noi credo possa facilmente distinguere queste quattro fasi della sua vita, fasi che possono essere accompagnate da alcuni sentimenti.

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Pubblicato il
14 Giugno 2023
in Storie di fede e Riflessioni

Alla fine dell’anno scolastico

Due pensieri alla conclusione dell’anno scolastico.

Il primo senz’altro è di gratitudine. Ogni insegnante ed ogni studente, se appena appena è un po’ sensibile, avverte nel cuore la sensazione di aver ricevuto molto, di non essere uguale a quando ha iniziato l’anno scolastico, di avere imparato tante cose e di aver messo a frutto i propri talenti.

Gli alunni debbono esprimere il ringraziamento indistintamente per gli insegnanti “esigenti” sia per quelli “teneri”. Entrambi contribuiscono a crescere con equilibrio. A questo proposito mi è venuto in mente il tema di una bambina che alla maestra che chiedeva di descrivere le mani della madre; così rispose: “Una è rossa, ruvida dura, perché ci fa tante cose. Con quella mi dà gli schiaffi. Con l’altra, che è più bianca e anche un po’ più liscia, mi fa le carezze. Ma alla sera gliele bacio tutte e due”. Il bacio di questa bambina è la gratitudine, sia per il maestro con il bastone sia per quello con la carota.

Ma anche gli insegnanti devono avere nel cuore tanta gratitudine, per tutti gli alunni, non solo per quelli che soddisfano. Anzi le sfide più importanti sono quelle che impongono l’accompagnamento di alunni lazzaroni, limitati, demotivati. Alla fine di un anno conta più un passo in avanti di questi che non dieci di chi è già bravo. Un insegnante lo sa e per questo investe molte delle sue forze in questa sfida.

Il secondo pensiero è un invito alla lettura. Leggere non è soltanto un modo per trascorrere il tempo libero. Sono tantissimi i benefici arrecati dalla lettura: stimola la mente, migliora le conoscenze, aiuta ad esprimersi meglio, migliora la memoria, arricchisce l’attenzione e la concentrazione, sviluppa la fantasia, abilita alla riflessione…

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Pubblicato il
3 Giugno 2023
in Storie di fede e Riflessioni

Ricreazione

All’inizio dei mesi estivi mi è tornata alla mente una statua di san Francesco che si trova ad Assisi presso l’Eremo delle Carceri. Lì c’è il santuario che custodisce la memoria di una consuetudine della vita di san Francesco: la ricerca di un posto tranquillo nel quale ritirarsi per pregare, per staccare, per riposarsi. Il nome “Carceri” non ci deve trarre in inganno, non significa “prigioni”, ma luogo appartato, solitario. In ogni luogo in cui si trovava Francesco sapeva ricavare una piccola chiesa per pregare.

La prima volta che Francesco giunse in questo luogo c’erano solo grotte naturali nel cuore della foresta. Proprio in una di queste grotte Francesco aveva posto il suo nido di preghiera. I suoi biografi raccontano le sue molteplici soste in questo luogo, nella preghiera e nella meditazione. E quando giungeva la sera esausto per la penitenza e i digiuni “stendeva il suo fragile corpo sulla nuda pietra”.

Uscendo dal santuario inizia il “Viale di san Francesco”, una suggestiva passeggiata nel bosco e si trova un bellissimo gruppo statuario realizzato qualche anno fa dallo scultore Francesco Bacci intitolato “Francesco, Leone e Ginepro contemplano il cielo stellato”.

Leone sta tracciando sul terreno il Grande e il Piccolo Carro. Ginepro, nella sua semplicità, guarda il cielo individua la posizione della Stella polare. Francesco è sdraiato a terra, con i piedi scalzi e con le mani dietro la nuca e contempla estasiato la notte splendente.

È un’immagine molto bella che ci ricorda la necessità di vivere ogni tanto momenti di riposo. Francesco ci racconta come lo intendeva lui il riposo, non come l’abbandonarsi all’ozio, non come lo svuotamento di ogni pensiero e di ogni passione. Il riposo come contemplazione del creato.

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Pubblicato il
27 Maggio 2023
in Storie di fede e Riflessioni

La parrocchia non è di tutti, ma è per tutti

Il pellegrinaggio del Vescovo Francesco sta avviandosi alla conclusione. È stato un mese molto intenso, soprattutto per noi sacerdoti. Numerosi sono stati gli incontri e i dialoghi con il nostro Vescovo.

Personalmente mi ha colpito molto la sua umanità, la sua saggezza, la sua capacità di interpretare questo nostro tempo alla luce del Vangelo, la sua passione per la parrocchia e per la famiglia. È ritornato più volte su alcuni aspetti della vita cristiana che avremo modo di riprendere, di fare nostri, di cercare di tradurli in scelte pastorali. Uno di questi temi, riproposto come ritornello tra le strofe, è sicuramente il tema della comunità, della parrocchia. Già nella preghiera del pellegrinaggio, scritta dal Vescovo ritroviamo le sue convinzioni: “Per alcuni la parrocchia è vita di ogni giorno, per altri è rarità, per non pochi è ricordo che s’allontana, per tutti è possibilità… Signore la nostra parrocchia sia fraterna, ospitale e prossima.”

Il Vescovo non poteva che ribadire la scelta fondamentale dei Vescovi Italiani di questi decenni, scelta riassumibile nel criterio: la “parrocchia” è il luogo ordinario dell’evangelizzazione, è il soggetto dell’evangelizzazione, perché senza la Chiesa non c’è evangelizzazione, senza la comunità non c’è trasmissione della fede.

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Pubblicato il
20 Maggio 2023
in Storie di fede e Riflessioni

Pompei: la città morta che vive

Nella gita parrocchiale del mese scorso abbiamo visitato gli scavi di Pompei.

Pompei: la città morta che vive. Così è stata definita l’antica città che venne interamente sepolta da un’eruzione apocalittica nel 79 dopo Cristo. Abbiamo una descrizione di questo evento drammatico in una lettera che Plinio il Giovane scrisse a Tacito.

Nel 1748 iniziarono gli scavi che ancora oggi sono in corso. Scavi che riportano alla luce l’antica città.

L’eruzione è stata paradossalmente provvidenziale, come scrisse Goethe nel 1786 dopo aver visitato Pompei: “Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia alla posterità. Credo sia difficile vedere qualcosa di più interessante”.

La lava e la cenere sono state per l’antica città una sorta di copertura che ha permesso alla città di mantenere nei secoli la sua integrità, di essere protetta dalle intemperie. Per la terribile disgrazia del 79 noi possiamo conoscere la vita dell’antica città romana, di capire chi erano gli abitanti di Pompei, di sapere come vivevano, come amavano, cosa mangiavano, come si divertivano. Insomma una “disgrazia provvidenziale” per la storia.

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