La Quaresima è (anche) tempo di digiuno, di astinenza e di rinunce. Ma dal punto di vista religioso oggi abbiamo smarrito il senso di queste pratiche impegnative.
A volte è come se si dovessero compiere queste pratiche quasi per rendere contento un Dio un po’ sadico che gode quando noi soffriamo.
Anni fa i vescovi comunicavano che c’è “un intimo legame fra il digiuno e la conversione della vita, il pentimento dei peccati, la preghiera umile e fiduciosa, l’esercizio della carità fraterna e la lotta contro l’ingiustizia».
Quindi le rinunce e la mortificazioni non servono affatto a Dio, bensì a noi. Anzitutto ci aiutano ad apprezzare (o ad apprezzare di più) ciò che di solito abbiamo senza fatica, ciò di cui ci capita di non saper più apprezzare perché diamo per scontato.
Inoltre, le rinunce, i digiuni e l’astinenza servono a noi per acquisire la padronanza di se stessi: ci aiutano a vincere progressivamente le pulsioni dell’avidità verso le cose materiali. Ci aiutano a fare a meno di cose inutili per essere fedeli a ciò che è essenziale.
Ancora, come ci ha ricordato recentemente Papa Francesco le rinunce possono aiutarci a metterci nei panni di chi è povero e sperimentare sulla nostra pelle ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame.
Infine il digiuno e la rinuncia possono per noi essere il segno della partecipazione dei discepoli all’evento doloroso della passione e della morte del Signore.
Ma a cosa dobbiamo rinunciare? Alle caramelle e ai dolci. Certo. Anche a quelli. Forse però potrebbe essere utile misurarci su altre forme di sacrificio. Continua la lettura →