Chi bestemmia non ragiona. E chi ragiona non bestemmia. Il primo significato di questo comandamento è quello che tutti ben conosciamo: non bestemmiare il nome del Signore, cioè non imprecare, non dire cose indecenti di Dio. La bestemmia è sicuramente la principale trasgressione del secondo comandamento.
Per i credenti la bestemmia è un peccato. Mentre per coloro che non credono è un comportamento assurdo. Per tutti è senz’altro un segno di bassezza morale.
Anche se ho trovato un pensiero interessante di Enzo Bianchi che dice: Quanto alla bestemmia chiediamoci se chi bestemmia vuole davvero offendere Dio, se chi bestemmia non voglia offendere l’immagine che noi credenti abbiamo dato di Dio. Chiediamoci anche se chi bestemmia, in quella forma così paradossale, non finisca per fare un’invocazione o un grido di rabbia che può essere, agli occhi di Dio, una preghiera.
Il nome, soprattutto nella mentalità ebraica, rappresenta la realtà globale della persona. Offendere il nome è offendere la persona stessa di Dio. Dovremmo perciò continuamente chiederci cosa sta dietro tante bestemmie.
Pubblicato il 6 Ottobre 2018
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Storie di fede e Riflessioni



















