Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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Prima domenica di quaresima 2020

LE PROVE DEL DESERTO

Meditazione per la prima domenica di quaresima

Domenica 1 Marzo 2020

 

Non è una cosa normale, per un prete, preparare la predica sapendo che non sarà condivisa nella celebrazione della Messa. D’altronde in questi giorni, nei quali è tutto un po’ strano, capita anche questo.

Meditando il brano di vangelo della Prima domenica di Quaresima, il brano delle tentazioni di Gesù nel deserto, il mio primo pensiero è andato al luogo fisico del deserto della Giudea, nel quale recentemente ho potuto fare sosta: con il pellegrinaggio parrocchiale in Giordania e a Gerusalemme di un paio di anni fa e con un gruppo di giovani all’inizio del mese scorso.

Il deserto è un tema molto caro nella Bibbia, per diversi motivi: è il luogo nel quale il popolo di Israele ha lasciato alle spalle la schiavitù dell’Egitto ed ha imparato a capire e a gustare che cosa sia la libertà. È il luogo della prova e della povertà perché mancano le comodità e sei costretto a domandarti che cosa sia veramente necessario per te. È il luogo del fidanzamento e dell’amore, come afferma il profeta Osea: “ti condurrò nel deserto” là dove, nell’intimità e nel silenzio, Dio e l’uomo si promettono e ripromettono amore reciproco ed eterno.

È il luogo della solitudine ed anche dell’aridità.

I giorni attuali, che ci costringono a causa del virus a stare isolati, sono il nostro deserto.

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in Comunità in rete, Primo piano, Storie di fede e Riflessioni

Avviciniamoci alla Bibbia: 2 COME HA PARLATO DIO?

Dio ha parlato nella Bibbia attraverso esseri umani come noi. Egli ha fatto in modo che alcuni uomini e donne dicessero e scrivessero ciò che voleva fosse detto. E provvide perché questi scritti, quando furono redatti e raccolti insieme per formare la nostra Bibbia (un processo che durò per un tempo molto lungo), continuassero ad esprimere ciò che Egli voleva dire alle generazioni successive.

Nella Dei Verbum, la Costituzione del Concilio Vaticano II sulla parola di Dio troviamo questa affermazione: “Le verità divinamente rivelate, che sono contenute ed espresse nei libri della sacra Scrittura, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo La santa madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo; hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte”.

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in Storie di fede e Riflessioni

Guida per avvicinarci alla Bibbia: 1 CHE COS’È LA BIBBIA?

I cristiani, diceva ironicamente un saggio, hanno così tanto rispetto per la Bibbia che … non la toccano mai. Vorrei in questi brevi pensieri della domenica offrire alcuni spunti per far venire l’appetito del Libro Sacro e aiutarci ad accostarci con fiducia e amore al mondo della Bibbia che è come un pozzo profondo a cui attingere acqua fresca per la nostra vita.

C’è un po’ di scetticismo che tronca spesso la nostra relazione con la Bibbia: non ci capisco nulla, sarà vero ciò che si racconta? Chi l’ha scritta? Cosa può mai dire un libro scritto tanti anni fa alla mia vita concreta di oggi?

Eppure la Bibbia continua ad essere il grande contenitore della Parola che Dio pronuncia per noi.

La Bibbia è un grande libro traboccante di vita: in essa ci sono eroi, furfanti, canti d’amore, interrogativi sulla vita e sulla morte, uomini santi e peccatori. La Bibbia non è solo un libro, è la storia di ciò che Dio ha fatto per noi e ci parla ancora oggi di Gesù, che s’è fatto uomo per svelarci il volto di Dio padre.

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in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia 3: Z come ZUCCHERO

Per il tema la maestra aveva posto due domande ai suoi alunni: chi mi sa dire con parole sue chi è Dio? E: come fate a sapere che Dio esiste, se nessuno l’ha mai visto?

La risposta più bella, al di là di tante risposte imparate a memoria, l’ha scritta un ragazzino timido e saggio. Ha scritto: “Dio è come lo zucchero che la mamma ogni mattina scioglie nel latte per prepararmi la colazione. Io non vedo lo zucchero nella tazza, ma se la mamma non lo mette, ne sento subito la mancanza. Ecco, Dio è così, anche se non lo vediamo. Se lui non c’è la nostra vita è amara, è senza gusto”.

La maestra, al posto del voto ha commentato così: “Vedete bambini, ciò che ci fa saggi non è il sapere molte cose, ma l’essere convinti che Dio fa parte della nostra vita”.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: V come VECCHIAIA

La vecchiaia arriva sempre molto presto, più di quanto ci si possa immaginare o attendere. Cicerone affermava che la vecchiaia insegue già alle spalle i fanciulli, gli adolescenti e ti raggiunge quando nemmeno ci pensi.

Entrare nella cosiddetta terza età è senz’altro un segno di grande benedizione, anche se non mancano di certo motivi di tristezza e di affanno. Invecchiare è l’esperienza umana più comune e riguarda perciò ogni essere umano.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: U come UOVO DI COLOMBO

A volte succede di trovarci di fronte a problemi che ci sembrano insolubili e poi con una trovata semplice viene trovata una soluzione. Ogni problema sembra facile, una volta risolto, ma occorre che ci sia un colpo di genio per proporre soluzioni apparentemente banali che invece si mostrano vincenti. E, come dire, la scoperta dell’acqua calda.

Quando una famiglia vive un problema che sembra senza soluzione, quando una parrocchia si interroga sulla propria missione e sulla costruzione della comunità, quando insomma ci troviamo di fronte a problemi che sembrano più grandi delle risorse a disposizione, occorrerebbe un lampo di genio per trovare una soluzione. Per scoprire alla fine che la soluzione è semplice e a volte perfino banale, come l’uovo di Colombo.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: T come TERRITORIO

Il rapporto parrocchia-territorio è un tratto essenziale dell’identità, della vita e della missione della chiesa. La parrocchia da sempre rappresenta la “Chiesa visibile stabilita su tutta la terra”, come afferma il Concilio Vaticano II. Il legame con il territorio è dato dai confini geografici ma soprattutto dall’ambiente sociale e culturale dove la gente vive i momenti principali della sua esistenza: la famiglia, il lavoro, il tempo libero e le strutture istituzionali.

Nella storia la Chiesa ha sempre cercato di inserirsi nei diversi territori del mondo, ha sempre cercato di accogliere e di conoscere le forme culturali che ha incontrato, ha sempre cercato di mostrare vicinanza e solidarietà con la realtà che la circonda, offrendo ciò che le è più proprio: la forza viva del Vangelo e lo sforzo per la promozione umana.

Oggi i tratti che caratterizzano il territorio sono radicalmente cambiati: l’individualismo, la crescente mobilità, la tecnologia, il relativismo… sono tutti aspetti che hanno profondamente modificato il territorio in cui viviamo, frammentandolo e indebolendo il senso di appartenenza a favore di un anonimato sempre più diffuso.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: S come STANCHEZZA

Molti sono i tipi di stanchezza e altrettante le cause per cui ci stanchiamo.

C’è una stanchezza fisica, dopo uno sforzo fisico, dopo il lavoro, le forze vengono meno e ci si deve fermare. Più avanza l’età e più ci si stanca, anche per poco. C’è poi una stanchezza morale, la spossatezza dell’animo, causata dalla tensione, dalle emozioni, dalle preoccupazioni. C’è una stanchezza dovuta alla perdita di interesse, a volte la stanchezza assomiglia alla perdita di fiducia, oppure alla delusione nei confronti di cose o persone o situazioni alla quali prima si era attaccati.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: R come RIFLETTERE

Il tempo natalizio ci lascia un’immagine efficace di cosa voglia dire “riflettere”: è il personaggio chiave del presepio, Maria, che come dice l’evangelista Luca serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Riflettere vuol dire meditare per custodire, come in uno scrigno, tutto quello che ci capita.

Il libro sapienziale del Siracide a questo proposito, contiene una grande osservazione: La scienza del saggio cresce come un fiume in piena e il suo consiglio è come sorgente di vita. La mente dello stupido invece è come un vaso frantumato, non può conservare quello che impara (Sir. 21).

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L’alfabeto della Parrocchia 3: Q come QUALITÀ

Cosi definisce la parola qualità il dizionario: è la proprietà e il valore che caratterizza una persona, una cosa, un oggetto o una situazione, come specifico modo di essere, soprattutto in relazione a particolari aspetti e condizioni, attività, funzioni e utilizzazioni.

Spesso si avverte, in ogni ambito, la necessità di fare la “verifica di qualità”, della vita, dell’aria, dei prodotti, di un’azienda, della scuola…

Anche nella chiesa avremmo questa necessità: verificare se la nostra realtà ecclesiale si avvicina o no al modello ideale di chiesa. Questo modello è delineato in un versetto del libro degli Atti degli Apostoli che dice: i discepoli del Signore erano assidui nell’ascolto dell’insegnamento degli Apostoli, nella Frazione del pane, nelle preghiere e nell’amore fraterno.

Da più di duemila anni ogni parrocchia si riferisce a queste quattro assiduità per verificare la qualità della propria funzione: la proposta della catechesi, la celebrazione liturgica, la vita di preghiera e l’organizzazione della carità.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: P come PRESEPIO

Il presepio è la rappresentazione plastica della nascita di Gesù. Si realizza dappertutto in occasione della Festa del Natale, nelle case, nelle chiese, nelle piazze. Si riproducono in maniera realistica o simbolica le scene della Natività.

La parola presepio (prae – saepire = cingere, chiudere con una siepe) fa riferimento alla greppia, la mangiatoia dove è stato posto Gesù appena nato.

Secondo la tradizione, San Francesco d’Assisi è stato il primo a realizzare a Greccio, nel Natale del 1223, la rappresentazione della Nascita di Gesù.

Voglio soffermarmi sul presepio realizzato nella nostra chiesa di san Giuseppe. Un gruppo di nostri papà si ritrova da Ottobre per realizzare una vera e propria opera d’arte. Da alcuni anni ci offrono opere meravigliose, tanto che ad ogni Natale dico loro: questo è insuperabile, voglio vedere cosa potrete inventare il prossimo anno. E loro in realtà ogni anno si superano.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: O come ONNIPOTENTE

Questa e la cosa più bella di Dio: essere onnipotente, eppure non far costrizione verso nessuno. Questa affermazione di Madre Teresa di Calcutta mette bene in evidenza il senso dell’onnipotenza di Dio. Dice il catechismo cattolico: “Di tutti gli attributi divini, nel Simbolo del credo cristiano si nomina soltanto l’onnipotenza di Dio: confessarla è di grande importanza per la nostra vita. Noi crediamo che tale onnipotenza è universale, perché Dio, che tutto ha creato, tutto governa e tutto può; amante, perché Dio è nostro Padre; misteriosa, perché soltanto la fede può riconoscere allorché si manifesta nella debolezza.

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in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia 3: N come NEWSLETTER

Per un paio di incontri il Consiglio Pastorale della Comunità parrocchiale si è confrontato sul tema dell’informazione nella parrocchia. Molti sono stati gli spunti di analisi e di riflessione.

Una breve sintesi del verbale del Consiglio introduce una nuova proposta.

“Lo spirito che anima l’informazione è quello della carità, del servizio nei confronti dell’altro. L’informazione viene messa a disposizione della comunità, affinché possa diventare formazione alla vita cristiana e comunitaria. I sistemi di comunicazione sono diversi proprio perché è variegata la platea di coloro che si vogliono raggiungere. Diversa è la cultura l’età, l’interesse sono tutte variabili che vanno tenute in considerazione nella ricerca e nell’utilizzo dei sistemi di comunicazione. La quantità di informazioni che riceviamo quotidianamente, è soffocante e non consente, spesso di riuscire a discernere l’informazione che ci interessa o di eliminare ciò che invece potrebbe interessarci. Di certo non si può più accettare che si dica di non aver letto e quindi di non sapere. Paradossalmente è aumentata la quantità delle informazioni a disposizione ma non si conoscono gli accadimenti, le riunioni gli eventi e gli appuntamenti della parrocchia. Durante il confronto è stato evidenziato lo strumento della Newsletter come la novità che può essere aggiunta agli altri strumenti di comunicazione”.

La newsletter (che in italiano significa semplicemente bollettino) è un aggiornamento informativo periodico che una comunità invia ai propri membri riguardo alle proprie attività.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: M come MIRACOLO

“Il miracolo, afferma don Luigi Giussani, è la realtà umana vissuta quotidianamente, senza enfasi eccezionali, senza necessità di eccezioni, senza fortune particolari, è la realtà del mangiare, del bere, del vegliare e del dormire investita dalla coscienza di una Presenza che ha i suoi terminali in mani che si toccano, in facce che si vedono, in un perdono da dare, in soldi da distribuire, in una fatica da compiere, in un lavoro da accettare.”

C’è un’espressione attribuita ad Albert Einstein semplicemente formidabile: “Ci sono due modi di vedere la vita: uno crede che i miracoli non esistano, l’altro è credere che tutto è un miracolo”.

La parola miracolo letteralmente significa cosa meravigliosa e deriva dal verbo latino mirari, ammirare, meravigliarsi appunto. Miracolo è dunque qualsiasi fatto che suscita meraviglia, sorpresa, in quanto supera i limiti normali della razionalità umana.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: L come LACRIME

Un giorno Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Tu non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”. Anche Gesù ha versato lacrime, ha pianto per il dolore di non essere stato accolto e compreso.

Nel 2015 don Luca Saraceno ha pubblicato il volume intitolato: “La saggezza delle lacrime”, un testo nel quale si mette in evidenza quello che l’autore chiama il Magistero delle lacrime di papa Francesco: nei discorsi, messaggi, omelie, lettere, meditazioni quotidiane, angelus, moltissimi sono i riferimenti del papa alla funzione purificatrice del pianto. Il pianto è, sempre e comunque, il linguaggio non verbale di un cuore traboccante non solo di preoccupazione, impotenza e dolore ma anche, e soprattutto di amore, di fiducia e di tenerezza.

Tutti gli uomini naturalmente piangono ma il saper piangere è grazia che appartiene solo a pochi: unicamente ai cuori ricchi di compassione, sensibili alle tragedie e alle esigenze della storia e in ardente e fedele ascolto della parola di Dio.

Nel magistero del Papa è possibile individuare una specie di “settenario delle lacrime”, sette tipi di pianto.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: I come INSEGNARE

Secondo la teologia cattolica la chiesa nel mondo compie la missione ricevuta da Cristo e tale missione è ordinata dalle tre funzioni (tria munera) con cui Gesù stesso ha reso la chiesa capace di prolungare la sua opera.

Le tre funzioni sono: il munus docendi (la funzione di insegnare), il munus sanctificandi (la funzione di santificare) e il munus regendi (la funzione di governare). La chiesa nel mondo insegna, santifica e governa in quanto partecipa alla missione che Gesù le ha affidato.

Ci soffermiamo sul compito di insegnare. Cosa significa oggi che la chiesa insegna? Il punto di partenza è costituito dall’imperativo di Gesù: Andate nel mondo intero e predicate il Vangelo ad ogni creatura.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: H come HUMUS

Letteralmente l’humus è una sostanza del terreno, un miscuglio di sostanze organiche provenienti dalla decomposizione di resti animali e vegetali. È un concentrato di sostanze nutritive per il terreno. La parola humus deriva dal latino e significa “terra”. È anche la stessa parola da cui deriva il termine “umiltà”. Quando l’humus si forma va a integrarsi perfettamente nella struttura del terreno fino a integrarsi contribuendo ad un miglioramento qualitativo del terreno stesso.

In senso figurato si parla di humus intendendo il composto di fattori sociali, spirituali, culturali che promuovono, favoriscono o condizionano il sorgere di determinate situazioni.

Ciascuno di noi è quello che è grazie all’humus in cui è cresciuto. Dice giustamente il saggista Will Tuttle: “Ogni mela rappresenta molto di più! Mangiandola, mangiamo la pioggia, le nuvole, tutti gli alberi che hanno portato alla nascita della pianta da cui è spuntata, nonché le lacrime, il sudore, i corpi e i respiri delle innumerevoli generazioni di animali, piante e persone che, a loro volta, sono diventati la pioggia, l’humus e il vento che hanno nutrito il melo. Quando riflettiamo su una mela, vediamo l’universo intero”.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: G come GENUFLESSIONE

La genuflessione è un gesto semplice, di umiltà e di sincera adorazione che i fedeli compiono quando entrano in chiesa, davanti all’Eucarestia e quando escono dalla chiesa. Il gesto consiste nel piegare il ginocchio destro fino a terra e nel piegare il capo con un inchino che indica l’adorazione. “Ogni genuflessione che fate, disse Papa Giovanni Paolo II in un’omelia, davanti al Santissimo Sacramento è importante perché è un atto di fede in Cristo, un atto di amore per Cristo”.

Osservando come i fedeli entrano in chiesa se ne vedono di tutti i colori. C’è chi la genuflessione non la fa proprio. C’è chi abbozza un gesto di abbassamento ma più che ad una genuflessione sembra ad un inciampo. C’è chi va direttamente ad accendere la candela ma a Gesù Eucarestia non rivolge nemmeno uno sguardo.

La genuflessione è il gesto che indica il passaggio dal fuori al dentro la chiesa, dal mondo con tutte le nostre faccende al desiderio di raccogliersi e di pregare. Che differenza tra le nostre genuflessioni frettolose e scomposte e le genuflessioni dei monaci e delle monache che manifestano grande proprietà e profonda adorazione!

Come mai oggi un credente non si inginocchia più di fronte a Gesù presente realmente nell’Eucarestia? Perché non piega le ginocchia davanti al suo Signore?

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