Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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Ultimi articoli pubblicati

L’alfabeto della Parrocchia 3: V come VECCHIAIA

La vecchiaia arriva sempre molto presto, più di quanto ci si possa immaginare o attendere. Cicerone affermava che la vecchiaia insegue già alle spalle i fanciulli, gli adolescenti e ti raggiunge quando nemmeno ci pensi.

Entrare nella cosiddetta terza età è senz’altro un segno di grande benedizione, anche se non mancano di certo motivi di tristezza e di affanno. Invecchiare è l’esperienza umana più comune e riguarda perciò ogni essere umano.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: U come UOVO DI COLOMBO

A volte succede di trovarci di fronte a problemi che ci sembrano insolubili e poi con una trovata semplice viene trovata una soluzione. Ogni problema sembra facile, una volta risolto, ma occorre che ci sia un colpo di genio per proporre soluzioni apparentemente banali che invece si mostrano vincenti. E, come dire, la scoperta dell’acqua calda.

Quando una famiglia vive un problema che sembra senza soluzione, quando una parrocchia si interroga sulla propria missione e sulla costruzione della comunità, quando insomma ci troviamo di fronte a problemi che sembrano più grandi delle risorse a disposizione, occorrerebbe un lampo di genio per trovare una soluzione. Per scoprire alla fine che la soluzione è semplice e a volte perfino banale, come l’uovo di Colombo.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: T come TERRITORIO

Il rapporto parrocchia-territorio è un tratto essenziale dell’identità, della vita e della missione della chiesa. La parrocchia da sempre rappresenta la “Chiesa visibile stabilita su tutta la terra”, come afferma il Concilio Vaticano II. Il legame con il territorio è dato dai confini geografici ma soprattutto dall’ambiente sociale e culturale dove la gente vive i momenti principali della sua esistenza: la famiglia, il lavoro, il tempo libero e le strutture istituzionali.

Nella storia la Chiesa ha sempre cercato di inserirsi nei diversi territori del mondo, ha sempre cercato di accogliere e di conoscere le forme culturali che ha incontrato, ha sempre cercato di mostrare vicinanza e solidarietà con la realtà che la circonda, offrendo ciò che le è più proprio: la forza viva del Vangelo e lo sforzo per la promozione umana.

Oggi i tratti che caratterizzano il territorio sono radicalmente cambiati: l’individualismo, la crescente mobilità, la tecnologia, il relativismo… sono tutti aspetti che hanno profondamente modificato il territorio in cui viviamo, frammentandolo e indebolendo il senso di appartenenza a favore di un anonimato sempre più diffuso.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: S come STANCHEZZA

Molti sono i tipi di stanchezza e altrettante le cause per cui ci stanchiamo.

C’è una stanchezza fisica, dopo uno sforzo fisico, dopo il lavoro, le forze vengono meno e ci si deve fermare. Più avanza l’età e più ci si stanca, anche per poco. C’è poi una stanchezza morale, la spossatezza dell’animo, causata dalla tensione, dalle emozioni, dalle preoccupazioni. C’è una stanchezza dovuta alla perdita di interesse, a volte la stanchezza assomiglia alla perdita di fiducia, oppure alla delusione nei confronti di cose o persone o situazioni alla quali prima si era attaccati.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: R come RIFLETTERE

Il tempo natalizio ci lascia un’immagine efficace di cosa voglia dire “riflettere”: è il personaggio chiave del presepio, Maria, che come dice l’evangelista Luca serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Riflettere vuol dire meditare per custodire, come in uno scrigno, tutto quello che ci capita.

Il libro sapienziale del Siracide a questo proposito, contiene una grande osservazione: La scienza del saggio cresce come un fiume in piena e il suo consiglio è come sorgente di vita. La mente dello stupido invece è come un vaso frantumato, non può conservare quello che impara (Sir. 21).

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L’alfabeto della Parrocchia 3: Q come QUALITÀ

Cosi definisce la parola qualità il dizionario: è la proprietà e il valore che caratterizza una persona, una cosa, un oggetto o una situazione, come specifico modo di essere, soprattutto in relazione a particolari aspetti e condizioni, attività, funzioni e utilizzazioni.

Spesso si avverte, in ogni ambito, la necessità di fare la “verifica di qualità”, della vita, dell’aria, dei prodotti, di un’azienda, della scuola…

Anche nella chiesa avremmo questa necessità: verificare se la nostra realtà ecclesiale si avvicina o no al modello ideale di chiesa. Questo modello è delineato in un versetto del libro degli Atti degli Apostoli che dice: i discepoli del Signore erano assidui nell’ascolto dell’insegnamento degli Apostoli, nella Frazione del pane, nelle preghiere e nell’amore fraterno.

Da più di duemila anni ogni parrocchia si riferisce a queste quattro assiduità per verificare la qualità della propria funzione: la proposta della catechesi, la celebrazione liturgica, la vita di preghiera e l’organizzazione della carità.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: P come PRESEPIO

Il presepio è la rappresentazione plastica della nascita di Gesù. Si realizza dappertutto in occasione della Festa del Natale, nelle case, nelle chiese, nelle piazze. Si riproducono in maniera realistica o simbolica le scene della Natività.

La parola presepio (prae – saepire = cingere, chiudere con una siepe) fa riferimento alla greppia, la mangiatoia dove è stato posto Gesù appena nato.

Secondo la tradizione, San Francesco d’Assisi è stato il primo a realizzare a Greccio, nel Natale del 1223, la rappresentazione della Nascita di Gesù.

Voglio soffermarmi sul presepio realizzato nella nostra chiesa di san Giuseppe. Un gruppo di nostri papà si ritrova da Ottobre per realizzare una vera e propria opera d’arte. Da alcuni anni ci offrono opere meravigliose, tanto che ad ogni Natale dico loro: questo è insuperabile, voglio vedere cosa potrete inventare il prossimo anno. E loro in realtà ogni anno si superano.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: O come ONNIPOTENTE

Questa e la cosa più bella di Dio: essere onnipotente, eppure non far costrizione verso nessuno. Questa affermazione di Madre Teresa di Calcutta mette bene in evidenza il senso dell’onnipotenza di Dio. Dice il catechismo cattolico: “Di tutti gli attributi divini, nel Simbolo del credo cristiano si nomina soltanto l’onnipotenza di Dio: confessarla è di grande importanza per la nostra vita. Noi crediamo che tale onnipotenza è universale, perché Dio, che tutto ha creato, tutto governa e tutto può; amante, perché Dio è nostro Padre; misteriosa, perché soltanto la fede può riconoscere allorché si manifesta nella debolezza.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: N come NEWSLETTER

Per un paio di incontri il Consiglio Pastorale della Comunità parrocchiale si è confrontato sul tema dell’informazione nella parrocchia. Molti sono stati gli spunti di analisi e di riflessione.

Una breve sintesi del verbale del Consiglio introduce una nuova proposta.

“Lo spirito che anima l’informazione è quello della carità, del servizio nei confronti dell’altro. L’informazione viene messa a disposizione della comunità, affinché possa diventare formazione alla vita cristiana e comunitaria. I sistemi di comunicazione sono diversi proprio perché è variegata la platea di coloro che si vogliono raggiungere. Diversa è la cultura l’età, l’interesse sono tutte variabili che vanno tenute in considerazione nella ricerca e nell’utilizzo dei sistemi di comunicazione. La quantità di informazioni che riceviamo quotidianamente, è soffocante e non consente, spesso di riuscire a discernere l’informazione che ci interessa o di eliminare ciò che invece potrebbe interessarci. Di certo non si può più accettare che si dica di non aver letto e quindi di non sapere. Paradossalmente è aumentata la quantità delle informazioni a disposizione ma non si conoscono gli accadimenti, le riunioni gli eventi e gli appuntamenti della parrocchia. Durante il confronto è stato evidenziato lo strumento della Newsletter come la novità che può essere aggiunta agli altri strumenti di comunicazione”.

La newsletter (che in italiano significa semplicemente bollettino) è un aggiornamento informativo periodico che una comunità invia ai propri membri riguardo alle proprie attività.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: M come MIRACOLO

“Il miracolo, afferma don Luigi Giussani, è la realtà umana vissuta quotidianamente, senza enfasi eccezionali, senza necessità di eccezioni, senza fortune particolari, è la realtà del mangiare, del bere, del vegliare e del dormire investita dalla coscienza di una Presenza che ha i suoi terminali in mani che si toccano, in facce che si vedono, in un perdono da dare, in soldi da distribuire, in una fatica da compiere, in un lavoro da accettare.”

C’è un’espressione attribuita ad Albert Einstein semplicemente formidabile: “Ci sono due modi di vedere la vita: uno crede che i miracoli non esistano, l’altro è credere che tutto è un miracolo”.

La parola miracolo letteralmente significa cosa meravigliosa e deriva dal verbo latino mirari, ammirare, meravigliarsi appunto. Miracolo è dunque qualsiasi fatto che suscita meraviglia, sorpresa, in quanto supera i limiti normali della razionalità umana.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: L come LACRIME

Un giorno Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Tu non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”. Anche Gesù ha versato lacrime, ha pianto per il dolore di non essere stato accolto e compreso.

Nel 2015 don Luca Saraceno ha pubblicato il volume intitolato: “La saggezza delle lacrime”, un testo nel quale si mette in evidenza quello che l’autore chiama il Magistero delle lacrime di papa Francesco: nei discorsi, messaggi, omelie, lettere, meditazioni quotidiane, angelus, moltissimi sono i riferimenti del papa alla funzione purificatrice del pianto. Il pianto è, sempre e comunque, il linguaggio non verbale di un cuore traboccante non solo di preoccupazione, impotenza e dolore ma anche, e soprattutto di amore, di fiducia e di tenerezza.

Tutti gli uomini naturalmente piangono ma il saper piangere è grazia che appartiene solo a pochi: unicamente ai cuori ricchi di compassione, sensibili alle tragedie e alle esigenze della storia e in ardente e fedele ascolto della parola di Dio.

Nel magistero del Papa è possibile individuare una specie di “settenario delle lacrime”, sette tipi di pianto.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: I come INSEGNARE

Secondo la teologia cattolica la chiesa nel mondo compie la missione ricevuta da Cristo e tale missione è ordinata dalle tre funzioni (tria munera) con cui Gesù stesso ha reso la chiesa capace di prolungare la sua opera.

Le tre funzioni sono: il munus docendi (la funzione di insegnare), il munus sanctificandi (la funzione di santificare) e il munus regendi (la funzione di governare). La chiesa nel mondo insegna, santifica e governa in quanto partecipa alla missione che Gesù le ha affidato.

Ci soffermiamo sul compito di insegnare. Cosa significa oggi che la chiesa insegna? Il punto di partenza è costituito dall’imperativo di Gesù: Andate nel mondo intero e predicate il Vangelo ad ogni creatura.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: H come HUMUS

Letteralmente l’humus è una sostanza del terreno, un miscuglio di sostanze organiche provenienti dalla decomposizione di resti animali e vegetali. È un concentrato di sostanze nutritive per il terreno. La parola humus deriva dal latino e significa “terra”. È anche la stessa parola da cui deriva il termine “umiltà”. Quando l’humus si forma va a integrarsi perfettamente nella struttura del terreno fino a integrarsi contribuendo ad un miglioramento qualitativo del terreno stesso.

In senso figurato si parla di humus intendendo il composto di fattori sociali, spirituali, culturali che promuovono, favoriscono o condizionano il sorgere di determinate situazioni.

Ciascuno di noi è quello che è grazie all’humus in cui è cresciuto. Dice giustamente il saggista Will Tuttle: “Ogni mela rappresenta molto di più! Mangiandola, mangiamo la pioggia, le nuvole, tutti gli alberi che hanno portato alla nascita della pianta da cui è spuntata, nonché le lacrime, il sudore, i corpi e i respiri delle innumerevoli generazioni di animali, piante e persone che, a loro volta, sono diventati la pioggia, l’humus e il vento che hanno nutrito il melo. Quando riflettiamo su una mela, vediamo l’universo intero”.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: G come GENUFLESSIONE

La genuflessione è un gesto semplice, di umiltà e di sincera adorazione che i fedeli compiono quando entrano in chiesa, davanti all’Eucarestia e quando escono dalla chiesa. Il gesto consiste nel piegare il ginocchio destro fino a terra e nel piegare il capo con un inchino che indica l’adorazione. “Ogni genuflessione che fate, disse Papa Giovanni Paolo II in un’omelia, davanti al Santissimo Sacramento è importante perché è un atto di fede in Cristo, un atto di amore per Cristo”.

Osservando come i fedeli entrano in chiesa se ne vedono di tutti i colori. C’è chi la genuflessione non la fa proprio. C’è chi abbozza un gesto di abbassamento ma più che ad una genuflessione sembra ad un inciampo. C’è chi va direttamente ad accendere la candela ma a Gesù Eucarestia non rivolge nemmeno uno sguardo.

La genuflessione è il gesto che indica il passaggio dal fuori al dentro la chiesa, dal mondo con tutte le nostre faccende al desiderio di raccogliersi e di pregare. Che differenza tra le nostre genuflessioni frettolose e scomposte e le genuflessioni dei monaci e delle monache che manifestano grande proprietà e profonda adorazione!

Come mai oggi un credente non si inginocchia più di fronte a Gesù presente realmente nell’Eucarestia? Perché non piega le ginocchia davanti al suo Signore?

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L’alfabeto della Parrocchia 3: F come FARISEI

La parola fariseo significa separato. Il senso fa riferimento ai membri di una setta religiosa e politica ebraica che ritenevano di essere i migliori, separati cioè da tutti gli altri. Predicavano una rigorosa osservanza della legge. Gesù condanna, senza mezzi termini, i farisei per due ragioni fondamentali: il formalismo, che metteva le regole davanti alle persone, e la doppiezza, che li portava ad essere eccessivamente attenti all’apparenza a discapito della verità e della coerenza.

Per questo i farisei hanno avuto un ruolo determinante nella condanna a morte di Gesù.

Gesù attribuisce ai farisei titoli molto pesanti: li chiama, ipocriti, sepolcri imbiancati, vipere… ed esorta i suoi discepoli a guardarsi dal “lievito dei farisei”.

La questione principale è che i farisei si consideravano talmente bravi, per quanto facevano, che ritenevano di salvarsi da soli, rendendo così vana la Grazia di Dio. L’autocelebrazione dei farisei è esattamente agli antipodi rispetto a Gesù, allo stile evangelico, alla proposta di accogliere la salvezza con umiltà, come un dono.

I farisei esistono ancora oggi. Non solo tra gli ebrei. Anche nella chiesa, tra i cristiani, discepoli di Gesù. Per semplificare questo potrebbe essere uno schema di verifica per evidenziare il lievito del fariseismo per potrebbe far fermentare anche le dinamiche all’interno della comunità cristiana.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: E come EVANGELIZZAZIONE

La Giornata Mondiale Missionaria ha diversi significati. Il primo è quello di pregare perché ci siano sempre missionari, il secondo di raccogliere fondi per le opere missionarie e il terzo di riflettere sull’evangelizzazione.

Andate in tutto il mondo a proclamare il Vangelo! L’imperativo di Gesù è riproposto ai suoi discepoli in ogni tempo. Ma il mondo non è solo il “mondo”, ma sono anche quei “mondi”, ambienti di vita, situazioni, persone, terre esistenziali che sono lontane dalla fede.

Lo slogan dell’attuale Giornata Missionaria è “Battezzati e inviati”. Due aggettivi tra loro collegati. La missione non è un compito specialistico di qualcuno in particolare, ma è compito di ogni battezzato, ed è compito stesso di tutta la chiesa, dunque di ogni parrocchia e comunità.

Il mandato missionario di evangelizzare ci tocca dunque da vicino.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: C come CARITAS PARROCCHIALE

La Caritas parrocchiale è l’organismo pastorale che ha il compito di animare, coordinare e promuovere la testimonianza della carità nella comunità.

La sua funzione è prevalentemente pedagogica, cioè punta a fare in modo che ogni battezzato maturi sempre più la consapevolezza che non c’è fede cristiana se non si testimonia la carità nella concretezza della vita attraverso il servizio, la prossimità e l’ospitalità, il dono di sé, l’attenzione alle necessità di chi ci vive accanto ma anche l’attenzione ai problemi del mondo che affliggono i poveri.

Molti interpretano la Caritas come uno dei tanti gruppi parrocchiali, pensando che siano solo i membri della Caritas a doversi preoccupare della testimonianza della carità. Ovviamente non può essere così. D’altra parte sappiamo bene che molti gesti di carità dei cristiani rimangono per lo più nascosti. Non sappia la tua sinistra cosa fa la tua destra … di evangelica memoria. Fanno dunque parte della Caritas tutti coloro che vivono la carità. È tuttavia necessario che la carità sia organizzata per essere meglio promossa ed abbia la visibilità profetica della testimonianza.

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L’alfabeto della Parrocchia 3: A come ADOLESCENZA

Una bella definizione dice che l’adolescenza è l’età della nascita di se stessi, l’età di quando il proprio io si differenzia e si stacca da quello dei genitori, per incamminarsi verso la propria strada, il proprio destino.  È l’età in cui si crea e si costruisce la propria nuova vita.

L’adolescenza, affermano gli esperti, è un periodo particolarmente problematico dell’esistenza, specie per le risonanze psicologiche del mutato rapporto tra l’adolescente e il proprio corpo. Lo sviluppo dei caratteri sessuali primari e secondari produce, infatti, situazioni nuove.

Non più fanciullo e non ancora adulto, l’adolescente trova generalmente sicurezza nel rapporto di amicizia con un coetaneo dello stesso sesso, o inserendosi in un gruppo. I modelli di riferimento non sono più i genitori, ma persone esterne, amici o compagni di viaggio.

Per questo la gestione dei problemi e dei cambiamenti manda letteralmente in tilt i genitori, che normalmente sperimentano la propria inadeguatezza, perché tutto viene messo in discussione.

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L’alfabeto della Parrocchia 2: Z come ZELO

Dice san Paolo: non siate pigri nello zelo, siate invece ferventi nello spirito. Lo zelo è un movimento di amore, intenso al punto tale da rendere l’anima capace di trascinare altri nella propria scia. Lo zelo è una passione forte e costante. Papa Francesco afferma che nella chiesa ci sono tanti cristiani “tiepidi”, cristiani da salotto, educati e pacati, ma che non sanno generare figli alla chiesa con l’annuncio e il fervore apostolico. Lo zelo apostolico, continua il Papa, non deve appartenere solo ai missionari, ma deve essere la forza che muove ogni cristiano.

Tuttavia vi sono anche dei pericoli, come avverte il libro dei Proverbi nell’Antico Testamento: Lo zelo senza riflessione, infatti, non è cosa buona, e chi va a passi frettolosi inciampa. Vi è poi uno zelo amaro e cattivo, ricorda san Benedetto, che separa da Dio e conduce all’inferno. È lo zelo per il male, per i vizi. Vi è invece uno zelo buono che separa dai vizi e conduce a Dio e alla vita eterna.

Se nel servire il Signore mettessimo anche solo metà dello zelo che mettiamo nei nostri traffici e nei nostri tifi, sperimenteremmo la gioia degli apostoli e dei santi.

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L’alfabeto della Parrocchia 2: V come VOLONTÀ DI DIO

Oggi si parla molto di discernimento, di riuscire a trovare un senso nel vivere quotidiano. Affermano gli autori spirituali più accreditati che il discernimento è la comprensione sicura della volontà di Dio in ogni tempo, luogo e circostanza.

Per noi cristiani è importante possedere quella qualità dell’animo che ci consente di riconoscere la volontà di Dio come voce che ci interpella, ci invita a prendere parte, ci esorta a decidere il bene.

Nella Bibbia la volontà di Dio si manifesta fin dall’inizio nell’opera della creazione. Per l’uomo la volontà di Dio è una benedizione che accompagna ogni creatura, ma è anche limite che segnala con franchezza la rettitudine della strada su cui camminare.

Tutta la storia d`Israele è teatro della volontà di Dio che vuole guidare il suo popolo alla santità e alla felicità. La volontà di Dio è sovrana, onnipotente, sapiente e inscrutabile, benevola e ostinata, come l’amore.

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