Nell’ultima pagina del suo romanzo la francese Victoria Mas mette in bocca alla protagonista parole sul tema del dubbio. Il romanzo si intitola “Il ballo delle pazze” ed è ambientato in una clinica psichiatrica di fine Ottocento. Viene messo in scena un duello tra la scienza e la fede al termine del quale l’infermiera Geneviève, anziana e sostenitrice razionale della scienza, avendo compiuto eroicamente un singolare e generoso atto d’amore per una paziente, scrive una lettera e afferma: “Il giudizio degli uomini risiede nelle proprie convinzioni. La fede incrollabile in un’idea porta al pregiudizio. Ti ho già detto quanto mi sento serena da quando ho dei dubbi? Proprio così, non bisogna avere convinzioni, bisogna poter dubitare di tutto, delle cose e di se stessi. Continuo ad andare in chiesa. Ci vado da sola, quando le cappelle sono vuote. Non prego. Non sono ancora sicura di aver trovato Dio. Ignoro se un giorno succederà”.
Solitamente a riflette sul dubbio è colui che crede e si vede la sua fede vacillare, per l’incertezza, per la contestazione del mondo o per la cattiva testimonianza. I motivi per dubitare sono tanti. Almeno quanti sono i motivi per credere. Il cammino della fede non può essere sempre diritto e piano.















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