Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

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19 Marzo 2013
in Presentazione del Gruppo Sportivo, Sport e divertimento

Presentazione Attività Sportiva 2013

CHI SIAMO
L’Oratorio San Giuseppe vuole essere un vero punto di aggregazione morale e sociale della città di Dalmine che fa sport, contribuendo così all’immagine di alta qualità che il nostro Oratorio vuole proporre.

 

LA MISSION
Si identifica con lo sviluppo di una cultura sportiva intesa come lealtà, impegno, coraggio, determinazione, autocontrollo, rispetto per se stessi e per gli avversari.
Si impegna a trasmettere ai nostri atleti i valori cristiani attraverso l’esempio perché possano crescere praticando lo sport nel pieno rispetto dei loro ritmi di sviluppo e di crescita.
Garantisce un ambiente dove lo sport, grazie alla competenza educativa e tecnica degli insegnanti, sia occasione di gioco, avventura, di gioia e di sana competizione.

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19 Marzo 2013
in I Ministri straordinari dell'Eucaristia

Ministri Straordinari dell’Eucaristia

Il gruppo nasce su richiesta di don Antonio Zucchelli per far sì che gli ammalati possano ricevere l’Eucaristia nel giorno del Signore, sentendosi in comunione con tutta la Comunità.

 

  • E’ composto da 5 ministri straordinari che hanno seguito una formazione specifica.
  • Si riunisce periodicamente nei locali della Parrocchia.
  • Ha un referente: don Roberto Belotti.

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19 Marzo 2013
in L'attività del Gruppo Catechisti

Programma annuale degli incontri di catechismo per la classe II elementare

•   DIO PADRE CI CHIAMA PER NOME

Dio ci conosce da sempre, ci ha donato un nome, tutti siamo importanti ai Suoi occhi.

 

•   DIO E’ PADRE DI TUTTI

Sul cammino della vita non siamo soli, siamo accompagnati dalla famiglia, dagli amici, dalle catechiste, dal parroco, dalle maestre, in una parola noi apparteniamo ad una Comunità.

 

•   IL BATTESIMO

Il giorno del battesimo noi “rinasciamo” a vita nuova. Inizia la nostra vita da Cristiano ed intorno a noi c’è una grande famiglia che si chiama Chiesa.

 

•   AVVENTO / NATALE

I Cristiani attendono il Natale e si preparano nel tempo di Avvento ad accogliere Gesù. Cristo Salvatore nasce per tutti, per fare di tutti gli uomini dispersi nel mondo una sola famiglia, la famiglia di Dio.

 

•   SANTA MESSA

Spiegazione molto semplice delle varie parti della messa: riti d’introduzione, liturgia della Parola, liturgia eucaristica, di comunione, benedizione.

 

•   I 10 COMANDAMENTI

Li chiamiamo le “10 vie della felicità”. Sono le vie che ci conducono sempre più vicini all’amore di Dio.

 

•   CI PREPARIAMO ALLA PRIMA CONFESSIONE

–  Insieme riconosciamo le nostre mancanze.

–  Gesù dona a tutti il perdono di Dio.

–  Le parole del perdono.

 

 

Dopo la prima confessione che avverrà il 7 aprile pensiamo di trattare brevemente i temi:

–  La creazione

–  I Patriarchi

–  La Bibbia

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19 Marzo 2013
in Luoghi di culto

La Chiesa parrocchiale di San Giuseppe

Pronao Chiesa parrocchialeLa comunità parrocchiale di Dalmine, incomincia ufficialmente la sua storia il 19 Marzo 1931, secondo il decreto del Vescovo di Bergamo S. Ecc. Mons. Luigi Maria Marelli.
Il giorno della solennità di S. Giuseppe il Vescovo S. Ecc. Mons. Luigi Calza, vicario apostolico in Cina, consacra la nuova Chiesa completa di tutte le opere, la dedica a S. Giuseppe sposo di Maria Vergine e sigilla nella mensa dell’altare maggiore le reliquie dei santi Vincenzo, Fermo e Teresa di Lisieux.

 

 

Il progetto

La Chiesa di Dalmine è stata progettata dall’architetto Giovanni Greppi, che fu detto anche l’architetto del ‘900 milanese, per tutta una serie di opere che lo hanno caratterizzato.
Caratteristiche della Chiesa: è cinta all’esterno da uno zoccolo in ceppo di Brembate e l’ingresso è protetto da un ampio portico con colonne monolitiche in grigio venato di Abbazia. Le quattro statue agli angoli del sagrato sono sculture in pietra arenaria di Giuseppe Siccardi; rappresentano S. Tommaso D’Aquino, S. Rita Da Cascia, S. Giuda Taddeo, S. Antonio di Padova.

All’interno della Chiesa vi sono in bella rassegna alcuni tra i più validi pennelli del tempo.

spaccato                     interno

C’è un pregevole S. Giuseppe di Aldo Carpi, titolare dell’Accademia di Brera; la Madonna del Rosario di Cesare Monti, bresciano, morto nel 1959; il S. Antonio di Padova di Mario Ornati; il S. Luigi di Francesco Arate e la Via Crucis opera singolare del ravennate Alberto Salietti, che fu segretario del movimento «Novecento».

 

Gli affreschi

Gli affreschi della volta dell’aula e della tazza del tiburio, che legano in modo singolare con l’architettura, sono di Vanni Rossi di Ponte San Pietro.

volta chiesaGiovanni Luigi Rossi è nato il 6 Novembre 1894.
Fu allievo di Ponziano Loverini e il suo estro diventò arte. Mons. Radini Tedeschi, Vescovo di Bergamo, si interessò di lui e gli concede una borsa di studio per l’Accademia romana di pittura sacra.
Nel 1920 Vanni Rossi fu chiamato a insegnare pittura nella scuola «Beato Angelico» di Milano, vi passò quattro anni di intensa attività e restò per tutta la vita un maestro di arte sacra.

 

 

Le sculture

scult1

 

Di Giovanni Manzoni sono gli angeli adoranti di fianco all’altare principale, la Madonna all’esterno della Chiesa di S. Giorgio e tutte quelle dolci Madonne in bronzo dislocate in varie opere dell’architetto Greppi: nella pineta della colonia di Castione e di Riccione, nella scuola materna, all’interno dello Stabilimento della Dalmine vicino alla ex portineria.

I marmi della Chiesa sono notevoli per varietà e profusione. L’altare maggiore in giallo Tirolo, nero Belgio, verde Alpi, onice Piemonte e raffinato verzulo.   

La vasca battesimale è in prevalente cipollino Versilia e onice orientale; i pulpiti poligonali, mistilinei, hanno specchiature in arabesco rosa.

scult2Opere varie in rosso Francia, breccia medicea, arabescati orobici e grigio di Abbazia come le colonne monolitiche del coro.
Le sei medaglie con bassorilievi in bronzo sul presbiterio sono di Tullio Brianza. Dei fratelli Manzoni, intagliatori, è tutto l’arredamento in legno

medaglia

con buoni intarsi. L’organo è della ditta Giovanni Tamburini di Crema, completamente rifatto dalla ditta Piccinelli nel 1985. Vi è anche un piccolo concerto di campane sul campaniletto a vela sulla facciata della Chiesa.

Tutto ciò volle il benemerito Presidente della Dalmine S.p.A. Ing. Mario Garbagni, affidandone all’amico arch. Greppi la progettazione; purtroppo egli non ebbe la gioia dell’inaugurazione per morte prematura.

 

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18 Marzo 2013
in Storie di fede e Riflessioni

Sessanta anni fa ho conosciuto Padre Pio (parte II)

(torna a leggere la parte I)

 

4. Il mio matrimonio

Come per tutti i giovani, dopo la guerra, uno dei primi problemi da risolvere era quello di trovare una sistemazione lavorativa stabile e di questo parlai più volte con lui ed egli ogni volta mi diceva che avrebbe pregato. Ottenuta questa grazia, come già detto, nel 1952, gli chiesi quella di farmi una famiglia e di trovare una ragazza adatta e lui mi disse di pregare e che la donna che avrei scelto “doveva essere seria, religiosa e stare sempre in casa”.

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18 Marzo 2013
in La storia della Parrocchia

Breve storia della Parrocchia

La Parrocchia di Dalmine centro è dedicata a San Giuseppe sposo di Maria Vergine. La scelta del patrono legato al mondo del lavoro è conseguente alla presenza sul territorio del grande insediamento siderurgico della Dalmine S.p.A..

Chiesetta di S. Giorgio

 

Il territorio di Dalmine centro aveva come riferimento religioso la chiesa di San Giorgio che riuniva attorno a sé i pochi abitanti del borgo agricolo.
La presenza dello stabilimento portò all’insediamento di nuclei operai ed impiegatizi e alla nascita dei quartieri Garbagni e Leonardo da Vinci.

Attorno a questi nuclei si è sviluppato un tessuto urbano legato al continuo incremento della popolazione.

Negli anni venti sotto la guida di don Giuseppe Rocchi, primo parroco di Dalmine, gli abitanti si sono proposti di costruire una chiesa adeguata allo sviluppo in atto. Naturalmente la società della Dalmine S.p.A. è stata coinvolta nel progetto e nel 1928 il presidente Garbagni diede inizio alla costruzione della chiesa attuale che fu portata a termine in tre anni dall’impresa Ferretti su progetto dell’architetto Greppi e donata alla diocesi insieme con la casa parrocchiale. Il Vescovo di Bergamo, sua eccellenza mons. Luigi Maria Marelli, il 18 marzo 1931 la eresse in parrocchia e nella stessa data fu consacrata.

 

Torre CamozziLo sviluppo dell’insediamento continuato negli anni raggiunge ora la presenza di 4000 abitanti. Il territorio della parrocchia si trova delimitato ad est dalla parrocchia di Sabbio e Guzzanica, a sud dallo stabilimento, a ovest dalle parrocchie di Mariano e Brembo e a nord dalla parrocchia di Sforzatica S. Andrea.

 

Casa del curatoNel corso degli anni la parrocchia si è dotata della casa del curato, dell’oratorio, della scuola materna interparrocchiale e di tutte le altre strutture necessarie alla sua vita; ultima arrivata è la Casa di Accoglienza per anziani.

 

 

 

 

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18 Marzo 2013
in La storia della Parrocchia

I Parroci della Parrocchia

Don Giuseppe Rocchi dal 1932 al 1941
Don Sandro Bolis dal 1941 al 1971
Don Gian Battista Paltenghi dal 1972 al 1984
Don Antonio Zucchelli dal 1984 al 2004
Don Ilario Girelli dal 2004 al 2011
Don Roberto Belotti dal 2011 a oggi

Don Giuseppe Rocchi

don Rocchi

Il primo Parroco di Dalmine centro è stato Don Giuseppe Rocchi: viene a Dalmine nel 1922 in qualità di Vicario parrocchiale, nel 1931 si istituisce la parrocchia e viene nominato primo Parroco. Nato a Bonate Sotto nel 1888, conservò sempre quel carattere semplice che è proprio delle buone famiglie di ceppo bergamasco, che talvolta può sembrare rude, ma è sempre tanto pregevole nella sua schiettezza.
Nell’Ottobre del 1912 il Vescovo Mons. Giacomo Radini Tedeschi nella preposituale di Verdello lo ordinava Sacerdote insieme al compagno di scuola e d’armi, il decoratissimo Don Pietro Todeschini.
Nel 1915, allo scoppio della grande guerra, veniva di nuovo richiamato alle armi. Aveva il grado di sergente e veniva nominato tenente cappellano e assegnato al 35 Reggimento Fanteria.

Travolto dalla ritirata di Caporetto, fu fatto prigioniero con tutto il reggimento e soffrì per un anno le durezze della prigionia.
Nel 1922 veniva destinato a Dalmine, un posto non facile, né comodo. Dalmine era già un centro industriale di grande importanza.
Il buon sacerdote nulla vi trovava di quanto è indispensabile per la vita spirituale: occorreva creare tutto di nuovo. Pazientemente fece sentire questa necessità a chi lo poteva aiutare, e trovò nei dirigenti dello Stabilimento comprensione e favore.
Si spense serenamente all’età di 53 anni e fu sepolto nel cimitero di Sforzatica da lui scelto.

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Don Sandro Bolis

don Bolis

Don S. Bolis nasce a Calolziocorte il 15 Febbraio 1907, è ordinato sacerdote il 14 Giugno 1930 e destinato a Bonate Sopra come coadiutore. Nel 1941 è nominato Parroco di Dalmine, dove dal settembre 1940 è Vicario coadiutore del Parroco Don Rocchi.
Il 10 Luglio 1971 celebra la sua ultima S. Messa in Parrocchia. Il 26 Ottobre 1971 si addormenta nel Signore.
Non è possibile scindere il ricordo di Don Sandro Bolis dalla tragedia che si scatenò sulla sua Parrocchia il 6 Luglio 1944 (data del bombardamento anglo-americano sullo stabilimento di Dalmine che causò la morte moltissime persone).

Don Sandro era Parroco della Parrocchia di S. Giuseppe in Dalmine e cappellano della fabbrica Dalmine S.p.A.. Tutti sanno quanto ci teneva a questa gravosa seconda responsabilità, che dilatava enormemente la sua Parrocchia. Circa duemila parrocchiani al di qua della cinta dello stabilimento, ottomila circa al di là, un lavoro massacrante, sopportato da cultura, intelligenza, sensibilità non comuni. I dalminesi ricordano questo prete che si aggirava disperato nella sua Chiesa in mezzo a centinaia di morti adagiati sul pavimento, aveva il fondo della tonaca intrisa di sangue.
Don Sandro si impegnò a fondo anche per dotare la Parrocchia delle principali strutture: oratorio, sala cinema-teatro, circolo ACLI; per quei tempi fu uno sforzo di non poco conto.

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18 Marzo 2013
in Casa di Accoglienza San Giuseppe

Fondazione San Giuseppe

La Fondazione è costituita dalle parrocchie di San Giuseppe in Dalmine centro, di Sant’Andrea in Sforzatica, di Cuore Immacolato di Maria in Brembo e dalla Diocesi di Bergamo.

Ha lo scopo di organizzare e gestire il servizio della Casa di Accoglienza per anziani e di promuovere tutte le iniziative di solidarietà per il servizio di tutti sul territorio.

La Fondazione con i rappresentanti dei vari enti esprime il consiglio che gestirà la Casa per gli anziani sotto la presidenza del Parroco di Dalmine.

Nella sua azione si dirige secondo lo statuto regolarmente approvato dalla Regione Lombardia.

casa_san_giuseppe_dalmine

Il sito web della Fondazione San Giuseppe è www.fondazionesangiuseppedalmine.it

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18 Marzo 2013
in La storia, le finalità del Gruppo Catechisti

Gruppo Catechisti

Il gruppo catechisti da sempre svolge il prezioso compito di accompagnare i fanciulli e i ragazzi della nostra comunità nella loro crescita umana e ai sacramenti dell’iniziazione cristiana.

Per adempiere a questo compito è indispensabile una formazione su diversi livelli: pedagogico, spirituale, liturgico.

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18 Marzo 2013
in La storia del Gruppo Baristi

Gruppo baristi

E’ nato dalla necessità di offrire un servizio ai ragazzi e alle loro famiglie. Il gruppo si occupa della gestione del bar in Oratorio, facendo di questo luogo un ambiente educativo dove trovare qualcuno disposto ad ascoltarli.

Il servizio del bar è affidato a un gruppo di volontari baristi e chiunque può entrare a farne parte. Attraverso il bar l’Oratorio intende accogliere ogni persona, dal bambino all’adulto.

Per regolare la gestione e il funzionamento del bar, i componenti si ritrovano circa una volta al mese.

I referenti sono: Marzia Manzoni e Pietro Fantoni.

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18 Marzo 2013
in La storia del Gruppo Madri Cristiane

Le Madri Cristiane: storia e finalità

Il Gruppo Madri Cristiane inizia circa 50 anni fa con la Sig.ra Pietri.

All’inizio era un gruppo di circa 200 persone, tutte molto giovani, con tanta voglia di fare, specie nella parrocchia si riunivano per pregare, per organizzare gite. Tutte partecipavano con orgoglio e passione. Era un gruppo molto compatto, appena si parlava di fare qualcosa erano subito pronte e nessuna si opponeva, poi piano piano il gruppo si è rimpicciolito perchè  le nostre Madri Cristiane ci lasciarono per raggiungere il riposo eterno.

Da vent’anni gestisco io il gruppo, purtroppo siamo rimaste in cinquanta ma noi non molliamo, perché con quel poco che raccogliamo paghiamo i fiori per la festa della Madonna a ottobre.

Ci troviamo una volta al mese per sentire una Messa e raccomandiamo alla Madonna i nostri figli.

C’è una cosa che non riusciamo a fare: coinvolgere le mamme giovani!!  Se si pensa che c’è tutto da imparare nel pregare assieme, nel trovarci a discutere i nostri problemi e anche quelli degli altri, nell’andare alla casa di riposo a trovare i ricoverati che appena ci vedono sono tanto contenti, per porgere una carezza che fa brillare loro gli occhi… queste sono le cose da non dimenticare perchè la vecchiaia giunge per tutti.

Gervasoni Raffaella

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18 Marzo 2013
in L'UNITALSI Parrocchiale

UNITALSI

Si costituisce a Dalmine il 3 gennaio 1972. La San Vincenzo Parrocchiale, don Battista Paltenghi, don Marino Bertocchi e il signor Leandro Carboncini promuovono la nascita del gruppo perchè viene avvertita la necessità di volontari disposti ad accompagnare ammalati ed anziani nei santuari italiani e internazionali.

 

Il gruppo:

–  incontra gli ammalati;
–  organizza momenti di preghiera;
–  promuove pellegrinaggi a Lourdes e in vari santuari, anche italiani;
–  esprime l’amore della comunità per i sofferenti nelle giornate dell’ammalato.

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18 Marzo 2013
in L'attività del Consiglio Pastorale

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPaP)

La situazione attuale

86. Il Consiglio pastorale parrocchiale è l’organismo pastorale dove si incontrano presbiteri, laici e consacrati nell’impegno a edificarsi sempre più  come comunità secondo il Vangelo. Fortemente raccomandato nell’immediato dopo Concilio, è divenuto obbligatorio con il programma pastorale diocesano degli anni 1994-1996, in quanto spazio idoneo a “far maturare la capacità di progettazione e di verifica pastorale”[1].

 

Indicazioni pastorali

87. Ogni parrocchia deve istituire il consiglio pastorale parrocchiale, con il compito di consigliare il parroco nella conduzione pastorale della parrocchia. Il CPaP è segno della comunione e della fraternità parrocchiale ed esprime la corresponsabilità di tutti i membri del popolo di Dio nella costruzione continua della Chiesa: è segno della decisione comune pastorale, dove il ministero della presidenza, proprio del parroco e la corresponsabilità di tutti i fedeli devono trovare la loro sintesi.

 

La formazione

88. Per funzionare bene, il CPaP ha bisogno non solo di un regolamento, ma soprattutto di una chiara coscienza ecclesiale da parte dei suoi membri, di uno stile di comunicazione fraterna e di sincera ricerca per convergere sul piano pastorale parrocchiale. In particolare, al parroco è richiesta capacità di ascolto, finezza nel discernimento e pazienza nella relazione; a tutti, attitudine al dialogo, capacità di argomentare sulla varie proposte e familiarità con il Vangelo e la dottrina della Chiesa. Per questo è indispensabile la formazione, sia per l’approfondimento di tematiche ecclesiali e per meglio comprendere la funzione del consigliare nella Chiesa, sia per maturare una più solida mentalità di fede.

 

Il programma annuale e progetto parrocchiale

89. Il CPaP ha come compito fondamentale quello di offrire il proprio apporto per l’elaborazione e l’aggiornamento del piano pastorale parrocchiale e per l’applicazione del programma pastorale annuale.

 

Piano pastorale parrocchiale

90. L’elaborazione del piano pastorale parrocchiale si attua attraverso il confronto aperto per ricercare il cammino suggerito dallo Spirito Santo alla comunità, nelle sue concrete situazioni storiche. La ricerca deve riferirsi a tutti gli ambiti della vita parrocchiale, in particolare deve riguardare le decisioni fondamentali per l’evangelizzazione continua dei praticanti e dei non praticanti, l’educazione alla fede delle nuove generazioni, l’analisi delle povertà economiche,  morali e sociali, il dialogo con la società, l’ascolto degli interrogativi che provengono dal territorio, l’elaborazione delle risposte più opportune. La ricerca, sempre illuminata dall’ascolto della Parola, deve avere presente il cammino della Chiesa universale e della Chiesa diocesana ed essere attenta alle persone e ai diversi ambienti di vita, come la famiglia, la scuola, il mondo del lavoro, il mondo della sofferenza. L’elaborazione del piano pastorale parrocchiale comporta un’analisi seria del territorio e della vita della parrocchia, guidata dal discernimento evangelico, al fine di:

– determinare le priorità o urgenze da tenere presenti, perché ogni scelta pastorale orienti la comunità verso le mete stabilite;

– individuare le ricchezze presenti nelle persone, nelle tradizioni e nelle strutture, e il modo di coinvolgerle e utilizzarle;

– determinare le tappe intermedie e le verifiche da compiere periodicamente, per correggere, precisare e arricchire il cammino da percorrere.

 

91. Il programma pastorale annuale, nel quadro del piano pastorale parrocchiale, si propone di rendere concreto per la parrocchia il programma pastorale diocesano, attraverso la scelta delle mete possibili e degli obiettivi più urgenti, mantenendo la memoria dei passi già compiuti, valutando le risorse umane, i tempi e i mezzi disponibili. Sarebbe utile che a tale programma si dedicasse attenzione già sul finire dell’anno pastorale precedente.

 

92. Il CPaP è l’organismo di riferimento per il consiglio per gli affari economici (CPAE), perché le risorse economiche sono primariamente a servizio della parrocchia e della sua azione pastorale, secondo gli indirizzi del progetto pastorale parrocchiale. E’ pertanto necessario che vi siano momenti di incontro fra i due consigli.

 

93. Il CPaP è luogo per individuare gli strumenti più idonei (assemblee, stampa ecc.) per tenere vivo il rapporto con la comunità.

In particolare, attraverso il bollettino parrocchiale o altro mezzo di comunicazione, darà adeguata informazione sui lavori e sugli orientamenti emersi.

 

Collaborazione pastorale

94. Il CPaP non è una realtà a sé: deve valorizzare l’appartenenza alla diocesi, in modo particolare il lavoro del consiglio pastorale vicariale e del consiglio pastorale diocesano. A questo fine, si ritengono necessarie forme di scambio di esperienze tra i CPaP di un vicariato o almeno di parrocchie vicine (senza attendere la pressione di qualche particolare urgenza) per una pastorale integrata, capace di valorizzare le molte risorse ecclesiali, anche di carattere non parrocchiale (monasteri, istituti religiosi, movimenti), con la loro peculiarità e la ricchezza dei loro carismi, ma senza formare Chiese parallele. Questo potrebbe essere un modo concreto per formare la comunità a una pastorale d’insieme, compito tra i più urgenti di ogni CPaP. E’ necessario far conoscere ai membri del consiglio pastorale parrocchiale e vicariale i documenti che sono frutto del lavoro del consiglio pastorale diocesano.

 

95. Il consiglio pastorale parrocchiale non è però l’unico strumento per realizzare la corresponsabilità: è suo dovere sostenere e valorizzare altre forme di collaborazione e coinvolgere, almeno in alcuni momenti importanti, tutta la comunità. Inoltre, non sostituisce, né tanto meno abolisce, le diverse forme di associazione presenti e operanti nella parrocchia; piuttosto le valorizza, le stimola e le coordina, così che ciascuna tenda, secondo i propri specifici carismi, al bene dell’intera comunità parrocchiale.

 

Statuto

96. In questo quadro, il consiglio pastorale parrocchiale è preziosa struttura di continuità della pastorale d’insieme, anche nel caso di avvicendamento dei sacerdoti[2].

La composizione, le finalità e il funzionamento di questo organismo sono regolati, oltre che da quanto stabilito dal Codice di diritto canonico, dalle Costituzioni sinodali e dall’apposito statuto quadro emanato dall’Ordinario diocesano.

 

97. Si studi la possibilità che la scadenza e il rinnovo del consiglio pastorale parrocchiale, orientativamente, sia comune a tutti i consigli di organismi di partecipazione. Sia introdotta, negli statuti dei consigli pastorali parrocchiali, la disposizione per cui, in caso di nomina di un nuovo parroco, il consiglio permane nelle sue funzioni ancora un anno, al termine del quale decade.

 

(Tratto da 37° Sinodo della Chiesa di Bergamo, 2007)


[1] CEI, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, n.12

[2] COMMISSIONE PRESBITERIALE REGIONALE LOMBARDA,  Quale prete per una parrocchia che cambia, n.4

Attualmente i membri del CPaP sono:

don Roberto Belotti, Gabriella Agazzi, Valerio Bolognini, Loredana Bombardieri, Luciana Carlessi Bucci, Alfio Castelli, Elena de Santis, Cristina Facoetti Poma, Augusta Frigeni, Irma Gaburri, Claudia Ghisalberti, Maurizia Gottardi, Carla Invernici, Marco Lupi, Claudio Marchesi, Marina Menghini, Anna Nasi, Caterina Nunnari, Federica Oldani, Luigi Oldani, Mario Pina, Roberta Caldara, suor Ignazia Serra, suor Arasy

 

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18 Marzo 2013
in La missione dell'Oratorio

La vocazione dell’Oratorio

L’Oratorio al servizio della persona

 

La ricchezza di occuparsi dei più piccoli

Prendersi cura della crescita delle persone affinché divengano responsabili di sé e dei fratelli appartiene all’originario compito che Dio per amore si è dato e ha consegnato a tutti gli uomini. In questo siamo a sua immagine e somiglianza. Ne va della nostra salvezza, cioè della nostra dignità di uomini, figli e fratelli.

L’oratorio svela in profondità la ricchezza di adoperarsi a favore di una vita fraterna, sia a chi lo frequenta, sia a chi vi opera. Questa è certamente la testimonianza della lunga tradizione che caratterizza l’oratorio nella nostra diocesi che ha visto sempre un continuo prodigarsi a favore dei più giovani attraverso attività, proposte e strutture a loro disposizione. Questo impegno, sicuramente lodevole e da sostenere sempre, non deve farci perdere di vista però il cuore, punto di partenza e di arrivo di ogni azione che compiamo: il ragazzo che abbiamo di fronte, nella sua concretezza e realtà. Tuffo ciò comporta uno sforzo che non sempre e non tuffi sono disposti a compiere: eppure è nel segno della fatica che si esprime autenticamente la gratuità del proprio servizio. Troppo spesso chi opera in oratorio ha la mal celata pretesa di ricevere un grazie dai ragazzi, dimenticando che ogni ragazzo che varca la soglia dell’oratorio è di per sé una grazia, un dono inestimabile del Signore. Comprendere il giovane come una grazia significa mettere in conto di doversi convertire a lui, nel senso di accoglierlo senza discriminazioni o preclusioni di sorta, per quello che di irripetibile e originale è.

Ovviamente ciò non deve negare la dimensione educativa dell’oratorio stesso, né mettere in dubbio che un obiettivo di questo percorso formativo sia esattamente quello di aumentare la riconoscenza nel ragazzo per quanto ha ricevuto, ma serve a sottolineare ancora una volta l’originaria e originante passione per l’uomo che muove la cura della comunità cristiana.

 

Una cura a 360 gradi

Prendersi cura seriamente e con responsabilità delle nuove generazioni non permette di occuparsi di loro solo nell’oretta che transitano in oratorio, anche se per la catechesi. Per lo meno oggi non è più possibile credere che sia fattibile un’azione educativa a scompartimenti: è necessario non solo che le energie siano messe in rete, ma che alcuni luoghi fondamentali per la crescita siano valorizzati e sostenuti. In primis non si deve dimenticare la famiglia che si ritrova sola e isolata nella cura dei propri figli come non mai. L’oratorio, certo non sostituendovisi , quale aiuto può fornire ai genitori ad essere testimoni di valori umani e cristiani e di una vita degna di essere vissuta? In oratorio le famiglie possono riscoprire la loro vocazione comunitaria, superando diffidenze e distanze. Un secondo ambito che l’oratorio riconosce come fondamentale nella vita dei ragazzi e non può essere trascurato è quello della scuola, che assorbe buona parte del tempo e delle energie, oltre ad avere un ruolo significativo nell’insegnare un certo tipo di comprensione della realtà. Al di là dei progetti di collaborazione, cosa può dire la comunità cristiana alla scuola? Sicuramente un punto fondamentale è quello di richiamare l’istituzione scolastica a un’attenzione a tutta la persona, senza per questo formarla in tutto, e in particolare un’attenzione alla dimensione spirituale che forma la coscienza. Terzo ambito significativo nella vita dei ragazzi è il tempo libero e il divertimento che sta sempre più incrementando l’investimento economico dei singoli.

L’oratorio si è sempre proposto come un luogo di gioco e di divertimento per i più giovani: lo è ancora oggi? Il tipo di divertimento che viene proposto ai ragazzi e il confronto con la nuove tecnologie del tempo libero potrebbero essere l’occasione di porre una parola intelligente a questo universo parallelo segnato come non mai dall’anarchia di senso e di regole.

 

L’educazione oggi per un domani più responsabile

La cura che l’oratorio pone per i suoi ragazzi non è solo attenta ai luoghi in cui vivono, ma si preoccupa anche dei loro futuro, del compiersi della loro vocazione. Non dimentichiamo che la vocazione a essere uomini autentici, cittadini del mondo con un senso critico della giustizia e della responsabilità verso i fratelli, è la stessa vocazione cristiana che riconduce la gratuità di ogni atto alla grazia che ha originato ogni cosa e che Gesù ci ha mostrato vincitrice nella disfatta più clamorosa: la morte, Ma la cura per il futuro significa anche fornire strumenti ed esempi di vita concreti: questo in oratorio è possibile non tanto perché si organizzano corsi di orientamento scolastico, avviamento al lavoro, economia domestica (comunque segni importanti della cura di cui si diceva prima), quanto perché i ragazzi possono incontrare persone che hanno già compiuto delle scelte di vita e possono raccontarle e mostrarle, nella dignità di testimoni e non di “idoli” da imitare. Così come i ragazzi più grandi o i giovani possono essere un esempio di come declinare la propria fede cristiana nel contesto sociale e culturale di oggi.

 

Tante proposte per tutta la persona

In oratorio ci sono attività più orientate a favorire la socialità, il rispetto dell’altro, la crescita armonica del proprio corpo, altre più orientate a coltivare l’apertura alla trascendenza, l’educazione al bello, a far maturare una coscienza spirituale, oltre che civile. E importante non scadere in ingenue distinzioni o catalogazioni per le quali alcune attività sono più importanti di altre per i ragazzi e per il loro cammino; nessuno può affermare questo con precisione: una parola di riconciliazione può cambiare il cuore di un uomo in un istante; ciò che accade tra gli uomini nel momento in cui instaurano una relazione è sempre un miracolo che può dare risultati sorprendenti. Ciò non significa che e proposte che si fanno non debbano essere qualificate e progettate nel miglior modo possibile.

Educare all’umano significa educare tutto l‘uomo, sia nel corpo che nello spirito. Ricordiamo che la fede resta un dono di Dio completamente gratuito: per questo la comunità, oltre a rinnovare i segni che danno forma e visibilità a questa fede, non può che compiere l’opera del seminatore che prepara il terreno, bagna, semina e attende.

 

Un’alleanza educativa con la famiglia

L’oratorio ha nella famiglia dei ragazzi un interlocutore autorevole che chiede di essere accolto e ascoltato a sua volta, in particolare in relazione al disorientamento e alla fatica di crescere i propri figli.

A nome della comunità cristiana l’oratorio non solo si pone accanto alla famiglia nel compito di crescere i più piccoli, ma chiede alla famiglia stessa di essere maggiormente coinvolta in quello che è il percorso di iniziazione cristiana che sta intraprendendo il figlio. Di questi tempi si osserva, infatti, una generalizzata delega da parte dei genitori per quello che riguarda l’educazione cristiana dei figli, considerando la catechesi una tra le tante attività a cui sottoporre i ragazzi. In realtà l’iniziazione cristiana coinvolge in primo luogo la famiglia, che peraltro la richiede espressamente nel battesimo, e non può essere interscambiata con il nuoto o le lezioni di pianoforte perché compie il delicato compito di iniziare il bambino al cammino di ricerca del senso di sé e della esistenza secondo la Parola di Dio, un cammino che durerà per tutta la vita. Affinché questa richiesta non appaia ai genitori una pretesa è necessario che la comunità cristiana, in particolare rappresentata dall’oratorio, sia in grado di mostrarsi vicina alle giovani famiglie, testimoniando anche ad esse una vita fraterna autentica e possibile secondo il Vangelo.

 

(Tratto dalle linee progettuali dell’oratorio – Diocesi di Bergamo)

Pubblicato il
18 Marzo 2013
in La storia e le attività del Gruppo Mercatino

Il Gruppo Mercatino: le bancarelle

Potrete trovarci presso la nostra Chiesa (davanti alla casa del Parroco) nei seguenti giorni:

 

  • 27 aprile 2013 in occasione della  Festa della mamma;
  • Metà luglio 2013 presso la “Festa della mezza“ organizzata dal comune di Dalmine;
  • Inizio dicembre 2013 in occasione del Natale.

 

E ci troverete all’Oratorio (nella Sala don Bolis) dove allestiremo un grande mercatino:  dal 4 al 13 ottobre 2013

in occasione della Festa della Madonna del Rosario.

 

Dodi Lomboni

E-mail gruppo.mercatino@sangiuseppedalmine.it

Tel. 380/63.46.028

 

Pubblicato il
18 Marzo 2013
in La storia dell'Azione Cattolica Parrocchiale

Azione Cattolica: chi siamo?

VIVERE LA FEDE, AMARE LA VITA

MATURARE LA PROPRIA VOCAZIONE, APPASSIONARSI ALLA VITA DELLA CHIESA

 

…siate sempre disponibili alla voce del Signore Gesù. Come Egli ha avuto bisogno del fiato di Maria per farsi carne, così il suo Vangelo ha bisogno anche del vostro sì per farsi storia nel mondo di oggi. Carissimi vi invito a rinnovare il vostro sì e vi affido tre consegne. La prima è “contemplazione“: impegnatevi a camminare sulla strada della santità, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, unico Maestro e Salvatore di tutti.
La seconda consegna è “comunione“: cercate di promuovere la spiritualità dell’unità con i Pastori della Chiesa, con tutti i fratelli di fede e con le altre aggregazioni ecclesiali. Siate fermento di dialogo con tutti gli uomini di buona volontà.
La terza consegna è “missione“: portate da laici il fermento del Vangelo nelle case e nelle scuole, nei luoghi del lavoro e del tempo libero. Il Vangelo è parola di speranza e di salvezza per il mondo“. ( Giovanni Paolo II, Loreto 2004)

 

Le parole di Giovanni Paolo II evidenziano alcuni elementi che possono meglio chiarire chi sono gli appartenenti all’Azione Cattolica, quali sono le loro finalità, i loro obiettivi.

 

CHI SIAMO?

Siamo un’associazione di laici impegnati a vivere, ciascuno secondo le proprie possibilità e in forma comunitaria, l’esperienza di fede, l’Annuncio del Vangelo e la chiamata alla santità.
Crediamo che sia possibile educarci alla responsabilità, in un cammino personale e comunitario di formazione umana e cristiana.
Viviamo la nostra vocazione laicale, collaborando con i Pastori della Chiesa, nel territorio in cui viviamo. Fin dagli inizi gli aderenti all’Azione Cattolica hanno scelto, infatti, di rispondere alla vocazione missionaria, ponendosi al servizio del Signore nelle singole Chiese locali, scegliendo di stare, in modo responsabile, nelle parrocchie e nelle diocesi, per costruire percorsi di formazione, in fedeltà al Magistero della Chiesa, per essere sempre più attenti, come singoli e come comunità, alle persone che incontrano lungo il cammino.

 Irma Gaburri

Pubblicato il
18 Marzo 2013
in Attività del Gruppo Adolescenti

CONVIVENZA ORATORIado ADO 2

Prendete 11 ragazzi di 15 anni, 3 educatori, una casa in città alta all’interno del Seminario e tanta voglia di stare insieme e condividere una settimana speciale..mescolate il tutto e voilà.. ecco il risultato di quello che il gruppo di adolescenti di seconda superiore ha vissuto nella settimana dal 20 al 27 gennaio.

Quando ci si ritrova a partire per una settimana di convivenza si esce di casa con una valanga di borsoni, zainoni, valigie e chi più ne ha più ne metta.. ci si deve armare di tutto l’occorrente per scuola, lavoro, sport, lezioni di musica e oltre perché il bello è che a casa propria in quella settimana non ci si torni, ma che alla domenica si salutino mamma, papà, fratelli, sorelle, cani, gatti e criceti e li si riveda la domenica dopo.

Fare una settimana di convivenza vuol dire condividere 7 giorni con persone che non fanno parte della tua famiglia, ma che in quella settimana lo diventano, vuol dire fare tutto quello che abitualmente si fa in una settimana normale mantendendo i propri impegni, ma il pomeriggio invece che tornare a casa propria, si va nella casa che in quella settimana diventa la tua casa, vuol dire che ci si aiuta nelle faccende domestiche, si mangia insieme, si gioca insieme,  ci si sveglia insieme, si prega insieme.. si cresce insieme.

Il tema della nostra convivenza è stato l’oratorio e la scelta non è stata casuale sia perché la convivenza è terminata proprio la domenica dedicata a san Giovanni Bosco sia perché l’oratorio è un luogo di riferimento importante per il nostro gruppo e volevamo metterlo al centro del nostro confronto andando a riflettere su i 5 luoghi che lo compongono, 5 come le dita di una mano aperta a tutti cioè il cortile, luogo dell’accoglienza, il teatro, spazio della crescita culturale, la sala giochi luogo del divertimento, la chiesina, spazio della spiritualità e le aule luoghi  per il dialogo e il confronto.

Ci siamo fatti aiutare a riflettere sul tema dell’oratorio da diverse attività come diversi giochi insieme e un piccolo laboratorio teatrale in cui ci siamo davvero messi in gioco alla grande o da testimonianze come quella del nostro ex curato don Sergio sul tema dell’importanza dell’accoglienza, da ragazzi che studiano in seminario e da don Andrea che ci ha detto parole molto attuali e profonde sul tema dell’importanza della preghiera.

L’ultimo giorno invece ci siamo ritrovati nella chiesa della casa in cui eravamo ospiti e abbiamo dedicato un po’ di tempo per noi.. ciascuno ha avuto modo di pensare fra sé e sé cosa gli rimaneva fra le mani dopo questa settimana e poi abbiamo condiviso insieme i nostri pensieri e devo dire che noi educatori ci siamo emozionati davvero per la profondità e la genuinità che i nostri ragazzi hanno manifestato.

La convivenza si è conclusa con la Messa delle 10 della domenica in cui nell’omelia insieme a don Roberto abbiamo provato a raccontare alla comunità cosa ha significato per noi questa settimana

e poi abbiamo pranzato con i genitori in oratorio per ritrovarci ancora una volta tutti insieme intorno ad una tavola.

È stata una settimana intensa, faticosa per alcuni aspetti perché non è sempre facile sopportare stili e abitudini diverse dalle proprie, ma estremamente arricchente e positiva perché ci siamo resi conto di quanto è bello condividere un’esperienza così forte tutti insieme e questo ha contribuito ad unire e rafforzarci di più come gruppo..

..quando insieme al don noi educatori abbiamo proposto questa convivenza ai ragazzi e alle loro famiglie abbiamo detto loro che sarebbe stata una scommessa, una sfida.. beh, possiamo proprio dire che l’abbiamo vinta.

 

 

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18 Marzo 2013
in L'attività della Corale San Giuseppe

Coro femminile San Giuseppe: il gruppo oggi

Il coro femminile “S. Giuseppe” opera in Parrocchia da svariati decenni: è stato infatti diretto e accompagnato all’organo per oltre 60 anni dal compianto m° Sandro Pelizzoli; con dedizione, pazienza e fine sensibilità musicale, Sandro Pelizzoli ha plasmato la vocalità del gruppo, curando con particolare attenzione l’espressività e la corretta impostazione della voce. Medesima cura e perizia hanno caratterizzato la direzione di Ludovica Cividini (la nostra “Chica”) e di Marco Chigioni che, nell’arco di circa un ventennio, si sono alternati alla guida del coro.

 

All’organo, dopo la scomparsa di Sandro Pelizzoli (aprile 2007), si è seduto un giovanissimo organista, Nicola Previtali: alterne vicende hanno visto avvicendarsi anche i maestri Cavagna e Beretta nonché il sempre disponibile Vitali Virginio.

 

Dal 2012 Nicola Previtali è ufficialmente il nuovo direttore.

 

In tutti questi anni di attività il coro si è impegnato non solo nell’animazione liturgica in Parrocchia,  ma ha anche partecipato a rassegne, concerti, elevazioni musicali sia in Dalmine che altrove (Bergamo, Osio Sotto, Monza, Stresa, Milano,  ecc.).

 

Nel coro cantano una ventina di elementi distinti nelle due principali voci femminili: soprani e contralti. Il repertorio è principalmente classico, con divagazioni anche nel moderno che hanno consentito ad alcune componenti di entrare a far parte del coro che attualmente anima le messe giovanili domenicali (il cosiddetto “coretto”).

 

Perché “Cantare”? Vogliamo rispondere a questa domanda con le parole del Salmo: “Cantate al Signore un canto nuovo, Alleluja! Egli ha fatto meraviglie, Alleluja! Benedirò il Signore in ogni tempo. Sulla mia bocca sempre la sua lode”.

Lodare Dio è il compito di ogni credente e poiché farlo con il canto rende il cuore gioioso, attendiamo tutti coloro che vogliono condividere questa esperienza: la voce più o meno bella o più o meno intonata si può sempre migliorare, basta impegnarsi!

 

La prova settimanale è ogni lunedì sera alle 20,30, in Chiesa.