Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
8 dicembre 2018
in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia: A COME ACCOGLIERE

Ad un parroco è stata fatta recentemente questa domanda: Come ti immagini la Parrocchia di domani? E lui risponde: Un luogo che custodisce la bellezza, la tenerezza che tiene la porta aperta e il focolare acceso, perché la salvezza è diventare fraternità.

Bella questa immagine della porta aperta e del focolare acceso. Fa immediatamente pensare alla casa. Ricordo che un giorno stavo per visitare una persona della nostra parrocchia. Suonato il campanello sento che dall’interno questa persona apre tre serrature della porta blindatissima e poi esclama tra se: “non si è mai chiusi a sufficienza!”.

Capisco anch’io che la sicurezza è importante, ma questo non ci deve chiudere in noi stessi.

La parola “Parrocchia” significa letteralmente “Casa tra le case”. Ciò che rende gradevole abitare una casa è proprio la capacità reciproca di accoglienza.

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Pubblicato il
1 dicembre 2018
in Storie di fede e Riflessioni

IL DECIMO COMANDAMENTO: «Non desidererai la roba del tuo prossimo»

Il decimo comandamento ha la stessa radice del nono: “Non desidererai” e proibisce la cupidigia dei beni altrui, che è la radice del furto, della rapina e della frode, vietati dal settimo comandamento.

Nella Bibbia si racconta che Nabot era il proprietario di un vigna, e quella vigna era tutto ciò che egli possedeva.  Acab, il re di Samaria, desiderava ottenerla per averla come un orto. Nabot si rifiutò di venderla al re. Il perfido Acab farà di tutto per avere quella vigna fino a complottare per far lapidare Nabot.

Da sempre l’uomo non si fa scrupolo di impossessarsi di tutto ciò che la propria ingordigia gli indica, anche a costo di mentire e di fare male agli altri.

La vigna di Nabot può essere considerata il simbolo della “roba” che appartiene al prossimo e che è oggetto del desiderio di altri.

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Pubblicato il
24 novembre 2018
in Senza categoria, Storie di fede e Riflessioni

IL NONO COMANDAMENTO: «Non desidererai la moglie del tuo prossimo»

Il nono e il decimo comandamento sono da ascoltare come se fossero uno. Ad avvicinarli è la stessa radice: “Non desidererai”.

Il significato potrebbe essere scoperto in questo riassunto: dopo aver esortato l‘uomo a non prendersi gioco dei propri fratelli e ad essere sincero nei loro confronti, Dio, con gli ultimi due comandamenti, esorta l‘uomo a rispettare i legami tra le persone, a mettere le briglie all’egoismo e al desiderio di possesso che potrebbero spingerlo a infrangere relazioni consolidate.

Il cuore delle persone è spesso tentato di “distrarsi” un attimo per volgere lo sguardo verso possibili “occasioni straordinarie”.

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Pubblicato il
18 novembre 2018
in Storie di fede e Riflessioni

L’OTTAVO COMANDAMENTO: «Non dire falsa testimonianza contro il tuo prossimo»

Questo comandamento proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri.

Dio non solo vuole la verità, ma è la Verità e la vocazione del popolo di Dio consiste nell’essere testimonianza trasparente della verità. In questo senso essere fedeli a Dio significa ricercare la verità e  impegnarsi a testimoniarla.

Non si tratta perciò solo di “non dire le bugie”, che già sarebbe tanto, ma di non deve accusare ingiustamente nessuno e di deporre sempre la verità.

Ubbidire a questo comandamento implica lasciarsi educare dalla Verità ed essere persone leali, oneste e sincere.

Gesù riprende l’insegnamento dell’Antico Testamento ed insegna che il parlare deve essere “sì, sì, no, no; perché il di più viene dal maligno.

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Pubblicato il
10 novembre 2018
in Storie di fede e Riflessioni

IL SETTIMO COMANDAMENTO: «Non rubare»

Ci sono cose che rimangono indelebilmente scolpite nella nostra mente anche a distanza di moltissimi anni. Avrò avuto otto o nove anni e arrivò in parrocchia un sacerdote missionario in Africa per la giornata missionaria. Aveva una barba lunghissima e una voce potente come un trombone. Ricordo come fosse oggi quando durante la predica disse queste parole: se uno ha due cappotti nel guardaroba della sua camera, uno l’ha rubato, perché vuol dire che c’è qualcuno che non ne ha nemmeno uno.

Quell’episodio mi ha accompagnato per tutta la vita, con un sentimento di inquietudine pensando alle nostre case intasata da molte cose superflue. Quel missionario si sarà sicuramente ispirato ad una affermazione di Gandhi, vero campione di santità, anche se non appartiene al cristianesimo, eroe della giustizia, della pace e della non violenza. Gandhi dice: “Chiunque abbia qualcosa che non usa, è un ladro.”

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