Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
10 Agosto 2020
in Storie di fede e Riflessioni

Trovare Dio in ogni cosa

Il Covid ha portato a galla, tra le tante altre cose, la natura fragile della fede degli uomini e il “senso di Dio” che sempre più pare svanirsi.

Nei dibattiti degli addetti ai lavori ma anche nelle conversazioni abituali della gente sembra ormai assodato che siamo di fronte al fallimento della catechesi tradizionale e che la trasmissione della fede alle nuove generazioni sia definitivamente in stallo. Come fare dunque?

La questione che sorge è di sapere se si possa proporre un’altra via, specialmente ai ragazzi e ai giovani, per aiutarli a percepire la presenza dell`Altissimo, sia nella loro vita, sia nel mondo nel quale sono necessariamente inseriti. Come aiutare i nostri figli ad avere il senso di Dio?

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Pubblicato il
3 Agosto 2020
in Storie di fede e Riflessioni

Mi fa male il mondo

È soprattutto in macchina che mi piace ascoltare un po’ di musica e generalmente prediligo i cantautori italiani. “Mi fa male il mondo” è il titolo di una canzone di Giorgio Gaber, tratta dall’album del 1995 “E pensare che c’era il pensiero”.

Con la sua immensa produzione teatrale e musicale Gaber è stato uno degli interpreti più lucidi del secondo dopoguerra.

Musicista geniale grazie alla sua acuta ironia, persona gentile, profonda e poeta romantico ed efficace.  Molte sue canzoni sono orecchiabili e molto conosciute, altre, non di minore importanza, sono meno note ma rimangono icone interessanti soprattutto per la capacità di Gaber di analizzare la società e i comportamenti contraddittori degli uomini. Cantautore che sa alternare il tono della denuncia con quello della comicità.

“Mi fa male il mondo” appartiene all’esperienza denominata “canzone teatro” nella quale Gaber si prodiga in bellissimi monologhi intervallati dalle sue memorabili canzoni.

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Pubblicato il
27 Luglio 2020
in Storie di fede e Riflessioni

Faccio finta

Dalla fine del mese di Febbraio le acquasantiere della chiesa sono vuote. Da allora chi entra in chiesa non può più compiere quel meraviglioso gesto di intingere la mano nell’acqua santa e fare la memoria del proprio Battesimo, segnando in nostro corpo, cioè la nostra vita con il segno della croce.

Tutto è diventato intenzionale e la soppressione dei gesti, se ci ha obbligato a riscoprire l’essenziale, ci ha anche costretti a fare a meno dei segni che per noi cristiani costituiscono la manifestazione della fede.

Certo che andiamo in paradiso ugualmente anche senza segnarci con l’acqua benedetta, ci mancherebbe altro, ma senza la cura e la proprietà dei gesti sacri, il nostro atteggiamento in chiesa rischia di diventare sciatto, meno consapevole.

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Pubblicato il
18 Luglio 2020
in Storie di fede e Riflessioni

Dico ancora le preghiere

Un adolescente, protagonista di un bel racconto di Erri De Luca intitolato “Montedidio” fa una riflessione sulla fede. Tenendo conto che il poeta scrittore De Luca non si professa cristiano pur essendo un profondo conoscitore della sacra Scrittura, queste parole suonano per noi come una sfida, una provocazione attuale per la vita spirituale nostra e dei nostri figli.

Montedidio” è un racconto surreale ambientato a Napoli. Il protagonista è un tredicenne che impara la vita, il lavoro e l’amore. Nel negozio del calzolaio, dove ogni giorno si applica per imparare un mestiere, incontra un misterioso anziano ebreo che lo accompagna nell’apertura alla vita. Dice quel ragazzino: “Dico ancora le preghiere. Dentro il ripostiglio dove dormo non c’è finestra e mentre mi dico l’Angelo Custode mi pare di stare sui lavatoi con tanto di cielo aperto al posto del soffitto. Non credo che questa è una fede, lo faccio per abitudine, per non togliere le ultime parole della sera. Rafaniello dice che a forza di insistere Dio è costretto a esistere, a forza di preghiere si forma il suo orecchio, a forza di lacrime nostre i suoi occhi vedono, a forza di allegria spunta il suo sorriso. Come il bumerang, penso: a forza di esercizio si prepara il lancio, ma la fede può uscire da un allenamento? Ripeto le sue parole per iscritto, più avanti forse le capirò”.

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Pubblicato il
13 Luglio 2020
in Storie di fede e Riflessioni

Alla prossima

È la forma di saluto forse più bella. Si sottintende: alla prossima volta: è un bel modo di dire ci rivedremo. Si dice quando ho vissuto un bel momento di festa e di ritrovo con gli amici o i familiari: alla prossima… avremo ancora momenti belli! Si dice quando un’occasione è andata persa: alla prossima ci riproveremo, avremo un’altra chance. Si dice quando non posso presenziare ad un evento, acconsentire ad un invito: questa volta non riesco proprio, ma alla prossima farò il possibile.

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Pubblicato il
4 Luglio 2020
in Storie di fede e Riflessioni

Il “Cristo di San Juan de la Cruz” di Salvador Dalì: un’opera per entrare nel mondo di Dio

Pur essendo probabilmente il più spettacolare dipinto a carattere religioso di Dalì, l’idea di dipingere il Crocifisso “dal punto di vista di Dio” proviene da un piccolo disegno di uno dei più grandi mistici del cristianesimo, san Giovanni della Croce, autore dell’opera: “la salita del Monte Carmelo”.

La grandezza mistica e artistica del disegno di San Giovanni della Croce ha colpito Salvador Dalí, che nel 1951 ha dipinto il quadro, noto a livello mondiale, che Dalì ha voluto proprio intitolare: Cristo di San Giovanni della Croce.

Il disegno di Dalì è ovviamente più famoso di quello di san Giovanni della Croce, ma la genialità del mistico spagnolo del 1500 nasce dalla meditazione e dalla preghiera.

Nel suo libro mette in bocca a Dio la risposta a coloro che cercano sempre segni e rivelazioni mistiche: Dio Padre dice: “Ho già detto tutto nella mia Parola, Gesù. Cosa ti posso rispondere o rivelare ora che sia più di questo? Poni gli occhi solo in Lui, perché in Lui ti ho detto e rivelato tutto, e troverai in Lui ancor più di quello che chiedi e desideri… Se volessi che ti dicessi qualche parola di consolazione, guarda mio Figlio, soggetto a me, assoggettato al mio amore e afflitto, e vedrai quante te ne dirà” (Salita al Monte Carmelo 22, 5-6).

Dalì non era un uomo religioso, ma “Il Cristo crocifisso” suscita in chi osserva questo dipinto una profonda emozione.

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