Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
20 gennaio 2018
in Storie di fede e Riflessioni

Cose nuove e cose antiche

Nel Vangelo di Matteo, a proposito delle parabole del Regno, Gesù così conclude: “Un maestro della Legge che diventa discepolo del regno di Dio è come un capofamiglia che dal suo tesoro tira fuori cose nuove e cose antiche”.

Alcuni giorni fa, in un interessante confronto fra operatori pastorali della nostra parrocchia, si discuteva sulla catechesi. L’oggetto del dibattito potrebbe essere, grosso modo, così riassunto: il vangelo è una realtà perennemente nuova, ma il linguaggio che la chiesa usa per comunicarlo è vecchio e desueto.

Come fare a non dar ragione a chi afferma che molti dei nostri concetti catechistici siano davvero fuori dalla vita e dalla comprensione dei ragazzi, e non solo? È evidente che quando si parla di apostolato, di liturgia, di missione, di sacramenti, ecc… si usa una linguaggio che non è più in grado oggi di suscitare domande di senso. Tuttavia è altrettanto vero che l’analfabetismo in materia religiosa è sempre più imperante tanto da avere l’impressione che la chiesa e la vita siano come due parallele che non si incontrano mai.

Oppure come dar torto a quella confidenza che un amico scanzonato e poco praticante che mi confidava: voi preti più o meno ripetete sempre le stesse cose, bla… bla… bla… Ormai io penso che tutto quello che dovevate dire l’avete detto e ripetuto centinaia di volte.

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Pubblicato il
13 gennaio 2018
in Storie di fede e Riflessioni

La Giornata del Seminario 2018

Sono passati 450 anni dalla fondazione del Seminario a Bergamo e 50 dall’inaugurazione della sede attuale in Città Alta.

Il Seminario oggi: 45 giovani in teologia, 55 ragazzi al liceo e una quarantina al Seminario minore. Stando ai numeri c’è poco da essere ottimisti.

Quando ero in seminario io eravamo circa 400 persone dalla prima media all’ultimo anno di teologia. Parlo di 30-40 anni fa.

Il calo dei seminaristi è causato da molti fattori, non ultimo il calo demografico.

I numeri dei seminaristi rimane tuttavia un dato che fa molto riflettere in prospettiva futura: se sono pochi i seminaristi saranno pochi i sacerdoti da inviare nelle parrocchie. Stiamo già sperimentando in questi anni che la maggior parte degli oratori della diocesi non possono più avvalersi del curato. Inoltre in molti casi succede che più parrocchie siano affidate ad un solo parroco.

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Pubblicato il
6 gennaio 2018
in Storie di fede e Riflessioni

Nella Terra di Gesù

Le parole di un midrash, un racconto ebraico, così esprimono l’affascinante complessità di Gerusalemme: “Dieci porzioni di bellezza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove. Dieci porzioni di sapienza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove. Dieci porzioni di bellezza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove. Dieci porzioni di sofferenza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove”. Nella Terra di Gesù questo abbiamo colto: bellezza, sapienza e sofferenza.

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Pubblicato il
2 gennaio 2018
in Storie di fede e Riflessioni

Chi vuol esser lieto, svegli l’aurora

“Buon anno!” ci diciamo stringendo mille mani e abbracciando molti amici e compagni di viaggio. Buon anno come auspicio di tanta felicità.

Il capodanno è uno dei momenti più belli perché è il simbolo di una collettiva volontà di amore, di dialogo, di fraternità, di impegno comune nel costruire la pace nella giustizia.

Ma è anche un momento gravido di paure per un avvenire che ci inquieta.

Diciamo «auguri», ma ci trema la voce, perché siamo appesantiti da un mondo pieno di barbarie e siamo circondati da tanto scoraggiamento.

Diciamo «auguri» ma siamo un po’ tutti rassegnati al “tanto non cambia niente”.

Eppure di fronte ad un anno che nasce, nuovo di zecca, a noi credenti è severamente proibito essere pessimisti.

Lorenzo il Magnifico, tra i suoi componimenti goliardici, scrisse la famosa canzone di cui famoso è il verso: “Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”.

C’è una forza gioiosa in questa canzone, ma è c’è anche un velo di malinconia, un velo steso dall’incertezza del domani e dal fuggire del tempo.

La vita è bella, sembra dire il Magnifico, ma è anche effimera, passa subito e non potendo conoscere il futuro tanto vale cercare di godere i pochi momenti lieti che possiamo cogliere.

Qualche anno girava uno spettacolo ironicamente intitolato «Chi vuol esser lieto sia, di doman c’è gran paura».

Il discepolo di Gesù, di fronte all’ineluttabilità del male, continua a sperare, perché ha fiducia che il domani sarà senz’altro buono, sarà portatore di molte occasioni di crescita.

Il discepolo di Gesù prega con il salmo 56: “Io voglio svegliare l’aurora. Ti loderò fra i popoli, Signore, a te canterò inni fra le nazioni: grande fino ai cieli è il tuo amore e fino alle nubi la tua fedeltà”.

Cosa significa svegliare l’aurora? Se è vero che l’aurora per fortuna sorge senza nessun nostro aiuto, è altrettanto vero che essa sorge per me in modo significativo solo se io la desidero, la cerco e in qualche modo l’anticipo con la mia attesa.

Si, possiamo sperare in un buon futuro perché il Signore è fedele per sempre.

In questo momento magico, mentre un anno si chiude e si apre quello nuovo, scorrono davanti ai nostri occhi, come immagini fugaci i momenti più belli, importanti e sofferti di un anno. Ma soprattutto rinasce il desiderio di una vita diversa: di essere più buoni, di crescere.

Questo è l’augurio che con molta gioia ci scambiamo da cristiani; svegliamo l’aurora!

Non dunque ricercatori maniacali di piccole gioie effimere; non rassegnati ad un male che pare sempre annientarci; non malinconici per l’incertezza del domani, ma serenamente fiduciosi nella paterna Provvidenza del Padre che ci porta sul petto e che ci accompagna dolcemente nel tempo che passa.

E ricordiamoci che come dice Papa Francesco: non sono le rughe a rendere brutta la nostra vita, ma le macchie. Chi vuol essere lieto, svegli l’aurora!

“Buon anno!”

Don Roberto

Pubblicato il
16 dicembre 2017
in La missione della Parrocchia

Guardate, fratelli!

Ogni volta che visito un presepio mi torna nel cuore questa esortazione di San Francesco: Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio!

Impressiona come, anche oggi, nei conventi francescani il tempo del Natale sia sottolineato con l’esposizione in ogni luogo di piccoli e grandi presepi.

Anche il suo fedele seguace sant’Antonio di Padova aveva una devozione sconfinata per l’Incarnazione del Signore e per la contemplazione di Gesù “povero e umile”, figlio della “Vergine poverella”. Così il Santo Dottore evangelico ci esorta a guardare al presepio, ascoltando l’annuncio degli angeli ai pastori: «C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte e custodivano il loro gregge…E l’angelo disse ai pastori: Ecco, io vi annunzio una grande gioia, perché oggi vi è nato il Salvatore…». Continua la lettura →

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