Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
14 luglio 2018
in Il CRE, il CRI

Il muro del sorriso che ci custodisce

La collina dell’oratorio è sempre più il luogo sacro che ci richiama “ALLOPERA”.

Inizialmente abbiamo piantato gli ulivi. Poi al centro la Croce ed ora, con i ragazzi del CRE, guidati dal maestro ceramista Luca Catò, il muro aperto, semicircolare che, come due braccia, ci accoglie e custodisce.

Dalla sommità di un muro spuntano i volti, gli autoritratti ceramici, dei bambini che l’hanno costruito. Il muro non è una barriera che separa, ma un braccio che raccoglie e accoglie il giardino sottostante. Sulla superficie del muro  sono infatti rappresentati alcuni simboli del giardino: fiori foglie e l’ikthus, il pesce, il simbolo di Cristo, colui che dà compimento alla creazione. Il muro, frutto dalla somma dei mattoni, è simbolo anche della costruzione dell’opera umana dove ognuno porta il suo piccolo contributo, anche se impreciso e imperfetto… la pietra scartata è divenuta testata d’angolo. I bambini sopra il muro rappresentano anche l’affacciarsi curioso e stupito che l’essere umano esprime quando varca un muro e scopre le magnificenze del “giardino” e del creato.

Pubblicato il
14 luglio 2018
in Storie di fede e Riflessioni

La superbia

In ordine alfabetico è l’ultimo dei vizi capitali, ma la superbia è il primo in ordine di importanza, primo perché considerato la radice di tutti gli altri.
La superbia viene definita come una profonda e radicata convinzione della propria superiorità, per lo più presunta, che si traduce in atteggiamenti di orgoglioso distacco o anche di ostentato disprezzo verso gli altri.

Nel suo Commento morale a Giobbe, il grande Papa Gregorio Magno identifica quattro atteggiamenti che permettono di riconoscere la superbia:
– quando si pensa che il bene derivi da noi stessi;
– quando si crede che, se ci viene dato dall’alto, è per i nostri meriti;
– quando ci si vanta di avere ciò che non si ha;
– quando, disprezzando gli altri, si aspira ad apparire gli unici dotati di determinate qualità.

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Pubblicato il
7 luglio 2018
in Storie di fede e Riflessioni

La bestemmia

Dappertutto si sentono parole che offendono Dio, la Madonna e le cose sacre. Mi domando perché si bestemmia? Mi è capitato in una di queste sere un fatto che mi ha fatto molto riflettere. Stavo entrando in oratorio e vedo, seduto ad un tavolo, un gruppo di ragazzi che mai avevo visto, stavano tranquillamente giocando a carte. Mentre li oltrepasso li saluto e loro ricambiano. Ma non li conosco e nemmeno loro presumo mi conoscano. Ad un certo punto uno di loro grida una bestemmia per una giocata sbagliata del compagno. Torno indietro al volo e li invito a non bestemmiare. Uno di loro mi dice: io faccio quello che voglio. Ma sei in un luogo preciso, gli dico. E gli altri ridono. Mi sento un po’ deriso ma vado avanti deciso. Li affronto ma senza svelare chi sono. Ad un certo punto uno di loro alza la voce e mi grida con arroganza: basta dai la stai facendo lunga per una bestemmia. Devo dire che ho saputo stare calmo, perché istintivamente li avrei presi a sberle. Mi danno fastidio, molto fastidio la bestemmia e la volgarità del linguaggio in genere. Figuriamoci in oratorio. Allora gli dico che sono il parroco, che possono benissimo entrare in oratorio, stare insieme e divertirsi, ma che devono evitare di bestemmiare e di essere volgari. Si calmano, sono sorpresi e si scusano. Non è per me che ve l’ho detto, ma per voi, perché la bestemmia è segno di stupidità e di ignoranza.

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Pubblicato il
30 giugno 2018
in Storie di fede e Riflessioni

Per chi suona … la sirena?

L’avvicinarsi del 6 Luglio suscita sempre nel cuore dei dalminesi un intreccio di sentimenti vivissimi. Soprattutto nelle persone anziane che hanno ancora negli occhi, nelle orecchie e nel cuore il dramma di quelle inquietanti vicende.

Ogni anno vado a rileggermi le testimonianze e a rivedere le immagini. In particolare le parole del diario del parroco di Dalmine don Sandro Bolis.

“…verso le tre del pomeriggio, cessati i soccorsi attorno ai feriti, incominciai il trasporto delle salme dallo stabilimento alla chiesa parrocchiale che spalanca le sue porte come madre pietosa ad accogliere tutti quei corpi sanguinanti e ormai privi di vita. A sera ci sono già 160 salme allineate all’interno della chiesa, sgombra dei banchi fatti portare fuori. La chiesa (pure colpita benché in modo non grave) è diventata un’immensa sala mortuaria, mentre si susseguono scene indescrivibili di pianto e di dolore e mentre, ogni tanto, falsi allarmi gettano panico tra la gente che fugge terrorizzata…”.

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Pubblicato il
23 giugno 2018
in Storie di fede e Riflessioni

La Grazia di Dio e la nostra responsabilità

Pensando alla chiesa e al suo futuro attraverso il filtro della questione vocazionale dei preti le prospettive non sono molto rosee. Certo non dobbiamo perderci d’animo e avere fiducia in ciò che il Signore ci riserverà nei suoi disegni imperscrutabili ma nello stesso tempo dobbiamo rimboccarci le maniche con molta responsabilità.

Mi viene in mente ciò che è accaduto ad un parroco mentre passando accanto ad un campo pronto per il raccolto dice al contadino: «Non è magnifico vedere ciò che la grazia di Dio ha realizzato?». E il contadino gli risponde con ironia: «Lei avrebbe dovuto vedere come appariva il campo quando agiva solo la grazia di Dio!».

Il Signore per conto suo potrebbe fare ogni cosa, ma non fa nulla senza l’assenso libero e la fattiva collaborazione dei suoi figli. Ci aspettiamo tutto dal Signore ma questo non ci esenta dalle nostre responsabilità. Come acutamente osservava Sant’ Ignazio di Loyola: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio».

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Pubblicato il
17 giugno 2018
in Storie di fede e Riflessioni

Il Cristo che sorride

Sull’isola di Lèrins in Francia c’è uno dei simboli più splendidi che racchiude tutti i miei trent’anni di sacerdozio e non solo. È il volto del Cristo che sorride. Quando l’ho potuto contemplare la prima volta è come iniziato un lungo e profondo dialogo con il Maestro e Signore della mia vita. Quel sorriso è come un cenno di complicità, di intesa, un accoglienza senza riserve. Io sono con te per sempre fino alla fine del mondo. Quel sorriso ha più volte colmato i vuoti causati dai miei limiti e dalle mie inadempienze. Quel sorriso ha sostenuto e rinvigorito le mie stanchezza e ha consolato le mie solitudini.

Più volte sono ritornato per lasciarmi ammansire da quel volto ed ogni giorno mi porto dentro questa immagine. Dopo tanti anni mi ritrovo a ripetere la medesima affermazione: Quel sorriso è la mia vocazione, la mia scuola e il mio progetto.

È la mia vocazione perché mai Gesù mi ha lasciato indifferente, mai mi ha stancato, mai ha esaurito il suo fascino.

È la mia scuola perché Gesù sorride mentre muore, mentre sta donando la sua vita per me, per salvarmi. Ho imparato così che senza amore non si salva nessuno. E non mi fa più paura la necessità di sacrificarmi, di donarmi. Mi fa invece paura il doverlo fare senza sorriso.

Quel sorriso è il mio progetto perché voglio continuare a sperimentare la forza prodigiosa che scaturisce da un sì pronunciato con amore, nella libertà e nella gioia.

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Pubblicato il
9 giugno 2018
in Il CRE, il CRI, Proposte per i bambini, Proposte per i giovani, Proposte per i ragazzi

ALLOPERA

Lunedì 11 Giugno iniziano all’oratorio cinque settimane di bellezza. Giorni intensi per i nostri ragazzi. Giorni nei quali si realizza il volto vivace della comunità: bambini, ragazzi, adolescenti, giovani e adulti volontari condividono la stessa passione dello stare insieme nella gioia.

Una coordinatrice si rivolge ai ragazzi con questa simpatica lettera:

“Caro Ciccio, ti ricordi di me? Come la scorsa estate sono sempre io a scriverti un pensiero a proposito del Cre.

Ti scrivo ora che il Cre non è ancora iniziato, ora che sono qui “nel mio lettino comodo” al termine di un’altra giornata intensa, ora che stiamo preparando tutti i colori e allestendo la tela su cui realizzeremo un nuovo capolavoro. Mancano solo pochi giorni e l’oratorio è già in fermento: siamo tutti ALL’OPERA per preparare un Cre che sia per te uno spettacolo inedito, una nuova meraviglia ma speriamo sempre un grande successo.

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Pubblicato il
2 giugno 2018
in Storie di fede e Riflessioni

Il Corpo del Signore

È la Festa dell’Eucarestia, il Pane Bianco nel quale si nasconde la presenza reale di Gesù. È la festa del tabernacolo che, come diceva Madre Teresa di Calcutta, ci garantisce che Gesù “ha piantato la sua tenda” in mezzo a noi. In questa Festa vengono evidenziati due aspetti: la Comunione e l’Adorazione.

Ci lasciamo aiutare dalla testimonianza del Santo Curato d’Ars, il santo sacerdote, patrono dei parroci, che per oltre quarant’anni guidò in modo mirabile la parrocchia a lui affidata nel villaggio di Ars in Francia, con l’assidua predicazione, la preghiera e una vita di penitenza. Egli attingeva la sua carità pastorale dall’inesauribile fonte dell’Eucaristia. Ai suoi parrocchiani diceva: “Non dire che non ne sei degno. È vero, non ne sei degno, ma ne hai bisogno”.

Noi non ci comunichiamo perché siamo perfetti o migliori di altri. No, lo facciamo proprio perché ne abbiamo bisogno, perché senza Eucarestia ci manca la forza per vivere.

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