Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
11 agosto 2018
in Storie di fede e Riflessioni

L’accidia

L’accidia è una parola poco familiare per la maggior parte degli uomini. In una bancarella ho letto questa frase stampata su una maglietta: “Non fare oggi ciò che potresti fare domani e se ti viene voglia di fare qualcosa, fermati! Vedrai che ti passa”. Anche se in forma parziale l’accidia potrebbe essere rappresentata da questa affermazione.

Papa Francesco in una recente omelia in santa Marta ha parlato dell’accidia come l’inattività del cuore, la claustrofobia dell’essere, lo sconforto senza confini. Un vizio, per i cristiani, che porta anche ad alzare le spalle e tirare dritto senza intervenire, annoiati e malinconici.

L’accidia si definisce come male esistenziale, inerzia nel vivere e nel compiere opere di bene. È una parola greca che letteralmente significa senza cura, negligenza, indifferenza.

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Pubblicato il
8 agosto 2018
in Storie di fede e Riflessioni

L’invidia

San Tommaso definisce l’invidia come il “sentimento di tristezza per il bene degli altri, percepito come male proprio perché si pensa possa sminuire la propria gloria o la propria eccellenza. L’invidia, conclude san Tommaso, è sempre una cosa malvagia, è un peccato mortale perché si oppone direttamente alla misericordia e alla carità”.

C’è una domanda che accende l’invidia come un fuoco: “Perché lui si e io no?”. Qualcuno ha definito l’invidia “la religione dei tristi”. Ed è anche il sentimento più inconfessato, come giustamente ha affermato Francois La Rochefoucauld: “Molti sono disposti a esibire i propri vizi, ma nessuno oserebbe vantarsi della propria invidia”. L’invidia resta segreta e triste. Ed anche dolorosa, perché è un vero e proprio auto avvelenamento dell’anima. Chi meglio di tutti ha cercato di rappresentare questo vizio capitale è sicuramente Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova. La raffigura come una donna anziana dalle mani rapaci, avvolta dal tormento di un fuoco che ne brucia le vesti. Il fuoco indica il suo tormento interiore. Dalla sua bocca esce un serpente che gli si rivolta contro iniettandole negli occhi il veleno mortale. Le sue orecchie spropositate sono il segno della sua malvagia curiosità che la porta ad ascoltare maldicenze per nutrirsi di concorrenza e di  gelosia.

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Pubblicato il
30 luglio 2018
in Storie di fede e Riflessioni

L’ira

Dice Aristotele: “Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, ed al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile”.

L’ira è un sentimento improvviso e violento che tende a sfogarsi con parole concitate, talvolta con offese, con atti di rabbia e di risentimento, come reazione di vendetta ad una provocazione.

Ma per cosa l’uomo si arrabbia? Per cosa io mi arrabbio?

I motivi sono ovviamente molti. Alcuni gravi, alcuni realmente minimi. A volte per cause giuste e a volte solo per cattivo umore.

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