Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
16 Ottobre 2021
in Storie di fede e Riflessioni

Cosa partorisce la montagna?

A volte ci ritroviamo a constatare di aver fatto molto lavoro e ad avere in cambio un piccolo risultato. Succede in ambito lavorativo ma anche in tante circostanze della vita. Abbiamo investito tanto in un progetto e non riusciamo a tirare insieme nulla o poco. Abbiamo avuto aspettative alte per la riuscita di una proposta e alla fine siamo stati delusi.

Spesso accade anche che siano gli altri a promettere mari e monti e poi non sanno mantenere le promesse fatte. Ma non pensiamo subito ai politici. Avviene anche nelle nostre famiglie o nella comunità.

C’è una frase che è diventata proverbiale e viene normalmente usata in tono sarcastico: “La montagna ha partorito un topolino”. Indica appunto che un evento, o un certo risultato è stato aspettato tanto e poi si rivela alla lunga inferiore alle attese.

La frase citata allude alla favola di Esopo che racconta che c’era una volta una montagna che era prossima a partorire. Le doglie cominciarono a farsi sempre più intense e gli intervalli tra una contrazione e l’altra ebbero dapprima una durata di poche ore, poi le pause iniziarono a farsi sempre più brevi fino a iniziare il travaglio. Presa dal dolore, dalla cima della montagna cominciò a uscire del fumo mentre la terra intorno tremava, gli alberi caddero uno ad uno colpiti dagli enormi massi che rotolavano giù a valle.

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Pubblicato il
9 Ottobre 2021
in Storie di fede e Riflessioni

Beati voi giovani

San Filippo Neri è stato sicuramente uno dei santi più originali per la sua amabilità, la sua umanità e per la sua bizzarria.

È famoso perché sono stati girati anche alcuni film i cui titoli sono espressioni abituali di san Flippo: “State buoni se potete” o “Preferisco il paradiso”.

È vissuto nel 1500 nella Roma turbolenta e lasciva. Aveva nel cuore la promozione dei giovani ed incominciò a raccoglierli nella cerchia dell’Oratorio, anticipando profeticamente l’esperienza di son Bosco che continua a segnare lo spirito e la prospettiva dell’Oratorio.

Filippo Neri trovò la strada luminosa dove far camminare i giovani, come dicono i suoi biografi, nell’esercizio quotidiano della Sacra Scrittura, nella narrazione dei santi testimoni, nel ristoro di lunghe scampagnate in luoghi ameni, nella distensione spirituale, nell’amore per la musica sacra, nella visita agli ammalati…

L’Oratorio anche oggi cerca di formare i ragazzi e i giovani in questa prospettiva di educazione globale della persona. Filippo diceva spesso ai suoi giovani: “Beati voi giovani che avete tempo di fare il bene!”. Questa è un espressione straordinaria che mette in evidenza non solo il tempo che un giovane, in quanto giovane, ha davanti a sé, ma anche il carattere fallimentare di un’esistenza priva di amore e di responsabilità. La giovinezza è una stagione feconda della vita, a condizione che non la si sprechi.

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Pubblicato il
4 Ottobre 2021
in Storie di fede e Riflessioni

A perenne ricordo di don Antonio Zucchelli

Il 1° Ottobre abbiamo vissuto una cerimonia, semplice e solenne nello stesso tempo, che ha riunito nello stesso giorno alcuni motivi per cui essere profondamente grati.

Innanzitutto la scelta del giorno: il 1° Ottobre è infatti il giorno del compleanno di don Antonio.

Ogni anno per lui era motivo di grande gioia poterlo festeggiare nella comunità, anche se non nascondeva il suo personale disagio per essere al centro dell’attenzione. Ogni anno sapeva durante la sua riflessione regalarci qualche perla di saggezza che andava a pescare nel pozzo profondo della sua esperienza umana, di credente e di sacerdote.

E ci siamo chiesti: perché non festeggiarlo anche quest’anno a quasi un anno della sua scomparsa? Così abbiamo pensato ad organizzare una per lui, che dal cielo ci starà osservando.

Innanzitutto abbiamo benedetto la lapide al cimitero, accanto ai numerosi sacerdoti che hanno un forte legame con Dalmine, o perché qui sono nati o perché qui hanno donato parte della loro vita nel ministero sacerdotale.

In questo giorno abbiamo anche voluto situare il ventesimo anniversario dell’inaugurazione della RSA san Giuseppe.

Per chi come me non era presente in quel giorno, è stato un bell’esercizio andare a rileggere le pagine del bollettino parrocchiale.

Si trova scritto: a Ottobre 2001 è stata inauguratala Casa Accoglienza Anziani, situata nel centro di Dalmine in Viale Locatelli al numero 6.

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Pubblicato il
25 Settembre 2021
in Storie di fede e Riflessioni

Adulto

Ma chi è l’adulto? La parola è molto interessante. Adulto è il participio passato di adolescere. È colui che ha compiuto il cammino della crescita. Ma c’è un’altra parola che gli assomiglia ma è esattamente una sua contraffazione, è la parola adultero, che significa traditore, infedele. A se stesso prima di tutto. Essere adulto non è una questione di anagrafe, ma di maturità.

Una persona o è adulto o è adultero. Come fa un adulto ad essere punto di riferimento per i suoi figli se è adultero?

Vi propongo tre testi per stimolare la riflessione ed il confronto.

Il primo è di Papa Francesco che in un suo discorso ha offerto un’analisi interessante sul rapporto tra i giovani e gli adulti, mettendo in evidenza la grave mancanza degli adulti come punti di riferimento: I giovani sono orfani di una strada sicura da percorrere, di un maestro di cui fidarsi, di ideali che riscaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica del vivere quotidiano. Sono orfani, ma conservano vivo nel loro cuore il desiderio di tutto ciò! Questa è la società degli orfani. Pensiamo a questo, è importante. Orfani, senza memoria di famiglia: perché, per esempio, i nonni sono allontanati, in casa di riposo, non hanno quella presenza, quella memoria di famiglia; orfani, senza affetto d’oggi, o un affetto troppo di fretta: papà è stanco, mamma è stanca, vanno a dormire… E loro rimangono orfani. Orfani di gratuità: quello che dicevo prima, quella gratuità del papà e della mamma che sanno perdere il tempo per giocare con i figli. Abbiamo bisogno di senso di gratuità: nelle famiglie, nelle parrocchie, nella società tutta.

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