E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto. Così il vangelo di Marco inizia il racconto delle tentazioni, in cui tutto è estremo. L’estrema solitudine di Gesù, l’estremo silenzio, l’estremo spazio, l’estrema povertà. Ciò che colpisce è che nel deserto Gesù vi rimane. Non fugge. Vive l’esperienza della prova. Anzi potremmo dire che fa l’esperienza della crisi. Quando tutto è ridotto all’essenziale appare la necessità radicale della vita. Quando sei con le spalle al muro, senza appoggi né difese, questo è il momento in cui sei chiamato a decidere come vivere, a chi dare credito, come investire tutte le tue energie.
La crisi, quella che ci spoglia e ci purifica, ci interroga e ci rinnova, ci fa diventare adulti e maturi. Senza la crisi rimaniamo bambini immaturi e superficiali.
Come acutamente afferma la scrittrice Christiane Singer «Nella vita ho raggiunto la certezza che le catastrofi servono a evitarci il peggio. E il peggio è proprio aver trascorso la vita senza naufragi, è essere sempre rimasti alla superficie delle cose. Non essere mai stato scaraventato in un’altra dimensione. L’autunno, spogliando i rami, lascia vedere il cielo».


















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