Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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Pubblicato il
6 Ottobre 2018
in Storie di fede e Riflessioni

IL SECONDO COMANDAMENTO: «Non pronunzierai invano il nome del Signore, tuo Dio»

Chi bestemmia non ragiona. E chi ragiona non bestemmia. Il primo significato di questo comandamento è quello che tutti ben conosciamo: non bestemmiare il nome del Signore, cioè non imprecare, non dire cose indecenti di Dio. La bestemmia è sicuramente la principale trasgressione del secondo comandamento.

Per i credenti la bestemmia è un peccato. Mentre per coloro che non credono è un comportamento assurdo. Per tutti è senz’altro un segno di bassezza morale.

Anche se ho trovato un pensiero interessante di Enzo Bianchi che dice: Quanto alla bestemmia chiediamoci se chi bestemmia vuole davvero offendere Dio, se chi bestemmia non voglia offendere l’immagine che noi credenti abbiamo dato di Dio. Chiediamoci anche se chi bestemmia, in quella forma così paradossale, non finisca per fare un’invocazione o un grido di rabbia che può essere, agli occhi di Dio, una preghiera.

Il nome, soprattutto nella mentalità ebraica, rappresenta la realtà globale della persona. Offendere il nome è offendere la persona stessa di Dio. Dovremmo perciò continuamente chiederci cosa sta dietro tante bestemmie.

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Pubblicato il
29 Settembre 2018
in Storie di fede e Riflessioni

IL PRIMO COMANDAMENTO: «Io sono il Signore, tuo Dio: non avrai altri dei di fronte a me»

Veramente, afferma Ermes Ronchi, amare Dio, più che un comandamento, è un privilegio, una concessione. Questo pensiero guida la riflessione dei cristiani sul Decalogo. Riflessione che troppo spesso è stata equivocata dal considerare le dieci Leggi come dei divieti o delle negazioni così vincolanti da limitare la libertà degli uomini.

L’approccio che soprattutto la rilettura evangelica ci propone è di valutare il Decalogo come a 10 strade verso la libertà, un privilegio appunto che Dio offre ai suoi figli.

Se scoprissimo questo, non cesseremmo di ringraziare Dio che ci sprona in tutti i modi di amarlo e non vorremmo far altro che coltivare autenticamente questo amore. Un amore che non delude mai e che anzi colma abbondantemente ogni bisogno di amore che c’è nel nostro cuore.

Il primo comandamento mette l’accento proprio sulla volontà di Dio che gli uomini lo amino senza riserve e senza alternative. Mentre gli uomini spesso si dimenticano di rendere a Dio un vero culto d’amore.

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Pubblicato il
24 Settembre 2018
in Storie di fede e Riflessioni

Le virtù cardinali: la temperanza

Temperare è una parola che ha diversi significati. Anticamente i romani usavano “temperare” il vino con l’acqua per renderlo meno forte. Temperare significa mescolare nelle giuste proporzioni. Temperare nel linguaggio gastronomico significa correggere qualche cosa col mescolarvene un’altra contraria per attenuare o addolcire ciò che vi è in essa d’eccessivo.

Più genericamente significa, attenuare, mitigare, moderare, frenare. Ma temperare significa anche dare la tempra, come con l’acciaio o con il vetro.

Nel linguaggio del catechismo la temperanza è la virtù che mira a disciplinare gli istinti, stabilendo una regola che serva a dominarli.

A questo punto nasce facilmente la domanda: ma perché non posso seguire gli impulsi della natura umana? Che male c’è?

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Pubblicato il
15 Settembre 2018
in Storie di fede e Riflessioni

Le virtù cardinali: la fortezza

Credo che tutti abbiamo davanti agli occhi una fotografia che ha suscitato enorme stupore: una fila di carri armati arrestati di fronte ad un giovane. È una foto
scattata nella piazza di Tiananmen di Pechino in Cina durante la rivolta studentesca del 1989. Quella foto divenne simbolicamente famosa a rappresentare lo scontro tra la forza (i carri armati) e la fortezza (il giovane cinese).
Osservando la foto ritorna alla mente un altro scontro, forse ancor più famoso, quello tra il gigante Golia ed il piccolo Davide, raccontato nella Bibbia.
Spesso forza e fortezza si confondono, ma non sono la stessa cosa. Se la forza si riferisce all’energia del corpo o delle armi, ai muscoli e alla potenza fisica, la fortezza è un dono dello Spirito Santo ed è una virtù cardinale.
Il Catechismo della chiesa cattolica afferma che la fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli, nella vita morale. La virtù della fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni. Dà il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa.

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Pubblicato il
8 Settembre 2018
in Storie di fede e Riflessioni

Le virtù cardinali: la giustizia

Già 400 anni prima di Gesù il filosofo greco Aristotele aveva affermato che la giustizia di questo mondo è una ragnatela che ferma i moscerini e lascia passare gli uccelli.

La giustizia umana, quando è veramente tale, regola i rapporti tra le persone, ed esige il rispetto dei diritti naturali e positivi propri e altrui. La virtù cardinale della giustizia, invece, come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica, consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto.

Il lungo cammino della comprensione della giustizia parte da una indicazione del libro del Levitico: “Non commettere ingiustizia in giudizio: non tratterai con parzialità il povero, né userai preferenze verso il potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia” e giunge alla sua piena maturazione con l’annuncio evangelico di Gesù: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi, non entrerete nel regno dei cieli” e soprattutto con la beatitudine: “Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”.

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Pubblicato il
1 Settembre 2018
in Testimonianze e immagini

Le virtù cardinali: La prudenza

“Mi raccomando, non correre”, “Fa attenzione e non tornare troppo tardi”, “Attento a non farti male!”.

Occorre sempre molta prudenza. Nella guida dell’auto, ma anche nei divertimenti. Prudenza nell’uso dei mezzi di comunicazione sociale.
Prudenza nell’investire il proprio denaro, e così nelle spese piccole e grandi.
Prudenza nelle amicizie. Prudenza nel parlare, evitando soprattutto le chiacchiere vane, i giudizi avventati, le mormorazioni, le calunnie. Prudenza nelle scelte.
Apparentemente la prudenza potrebbe essere confusa con la timidezza o con la paura, oppure si confonde con la doppiezza o con la finzione.
Ma nella teologia cattolica, la prudenza è la prima delle quattro virtù cardinali.

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Pubblicato il
25 Agosto 2018
in Storie di fede e Riflessioni

La gola

La gola è considerato un peccato capitale perché è un abbandono esagerato nei piaceri della tavola, e non solo. È il desiderio di ingurgitare cibi, bevande o sostanze più di quanto l’individuo necessiti. L’ingordo è così incapace di controllo di sé.

Il racconto biblico di Adamo ed Eva indica che ogni vizio umano si radica sul livello del bisogno primario per eccellenza, quello del nutrimento, ma occorre essere razionali: occorre mangiare per vivere, e non vivere per mangiare.

Afferma Enzo Bianchi: L’ingordigia è un atteggiamento di smoderatezza in rapporto al cibo, una “brama di cibo non ordinata” che si articola poi in golosità, cioè eccesso nella ricerca della qualità del cibo, e in voracità, incapacità a rispettare tempi e modi nel mangiare. Sì, mangiare è una funzione essenziale, ma rischia sempre di ridursi a un’animalità irriflessa, non ragionata.

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