L’avarizia viene definita come l’attaccamento eccessivo alle ricchezze, senza volersene separare per alcun motivo, è il desiderio di possedere e conservare denaro, beni o oggetti di valore per sé stessi in quantità di molto maggiori a quanto necessario per la sopravvivenza o per una vita comoda. L’avaro ha un eccessivo ritegno nello spendere e nel donare, il valore che attribuisce a ciò che possiede è smisurato e supera qualunque altro valore: conta quindi semplicemente l’avere piuttosto che il fruire di ciò che si ha, il tenere per sé piuttosto che il dare.
Nel Cristianesimo l’avarizia, proprio perché porta chi ne è travolto a mettere le ricchezze al di sopra di tutto, è considerata una forma di idolatria: il denaro prende il posto di Dio.
“L’amore del denaro è la radice di tutti i mali”: con questa affermazione san Paolo riassume tutta la riflessione sull’avarizia, considerata dalla dottrina cattolica come cupidigia disordinata di beni materiali, utili per altro nella misura in cui giovano all’uomo per il raggiungimento del suo fine ultimo.
L’avarizia è la radice di molti peccati: l’avidità, la brama di possedere, la fiducia smodata riposta nel denaro.




























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