La parola liturgia è composta da due vocaboli greci: popolo azione. Può avere un senso laico, civile ma assume un significato teologico e pastorale all’interno della chiesa. Per il Nuovo testamento il Liturgo per eccellenza è Gesù che offre ininterrottamente il culto della sua vita al Padre, come Intercessore per l’umanità.
La costituzione Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II afferma: “La liturgia è ritenuta come l`esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo; in essa, con segni sensibili viene significata, e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell’uomo, e viene esercitato dal Corpo mistico di Gesù Cristo il culto pubblico integrale”.
La liturgia è dunque la partecipazione dei fedeli alla vita di Dio e per sua natura si realizza nella chiesa, nel popolo dei credenti. Nella sua esperienza concreta il fedele è chiamato in assemblea ad una partecipazione consapevole, attiva e fruttuosa alla celebrazione, come afferma il Concilio: “Si tratta di esprimere in maniera rinnovata la perenne vitalità della Chiesa in preghiera, avendo premura affinché i fedeli non assistano come estranei e muti spettatori a questo mistero di fede, ma, comprendendolo bene per mezzo dei riti e delle preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente, attivamente.


















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