Ma dai, sinceramente, come fai a pensare che in un po’ di pane e in un sorso di vino sia presente il Signore? Non ci posso credere!
Eppure ha fatto tutto il percorso del catechismo e il gruppo con gli adolescenti. Per alcuni anni aveva anche accompagnato i bambini del catechismo e si impegnava davvero all’oratorio appena c’era bisogno di una mano.
Quella sera al telefono, durante la pandemia, appena prima di Pasqua, Marta, figlia di un mio carissimo amico d’infanzia, mi dice con aria di sufficienza e con il tono di chi finalmente si è liberato di una pesante zavorra: non ci posso credere! Alcuni mesi prima durante una cena Marta, 22 anni, aveva fatto scivolare il discorso sull’Eucarestia, come risposta alle rassegnate parole dei suoi genitori. Io credo in Dio, diceva, e mi impegno anche molto per aiutare chi ha bisogno. Ma non chiedermi di andare a Messa, non riesco ad incontrare il Signore in un rito freddo, sempre uguale e rigido. E poi non so cogliere la gioia di un’assemblea riunita passivamente, che non canta, non sorride, non si saluta.







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