Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Una chiesa che vibra

Mi è stato regalato un bellissimo libretto intitolato “La chiesa della tenerezza” scritto da don Luigi Verdi della Fraternità di Romena. Nell’introduzione c’è la riproduzione di un dipinto di Van Gogh, “La chiesa di Auvers”. Don Luigi dice: la chiesa che vorrei assomiglia a quella di Auvers: una chiesa che danza, che vibra, precaria, come se un grido, dal profondo della terra, la scuotesse continuamente. Come una barca in viaggio tra le onde.

Nei giorni scorsi il Vescovo Francesco ha convocato i sacerdoti della Diocesi per l’assemblea di inizio anno pastorale. Ai numerosi preti accorsi il Vescovo ha presentato la lettera pastorale. Il titolo della lettera “Servire la vita dove la vita accade” è quanto mai pertinente data l’attuale situazione del mondo e della chiesa.

Stiamo da qualche tempo vivendo un passaggio epocale: da una chiesa edificata sul modello tridentino che metteva al centro il carattere istituzionale e l’erogazione dei servizi ad una chiesa “missionaria”, sognata da papa Francesco, che metta al centro l’uomo e la relazione di prossimità con ciascuno e con tutti, perché in tale relazione si manifesta il servizio evangelico della chiesa al mondo. Il vescovo Francesco chiede alle parrocchie di essere meno preoccupati dell’organizzazione e più attenti alle occasioni che la vita presenta. Questo passaggio sta avvenendo e non avviene se non a costo di una radicale conversione non solo dei preti ma anche di tutti i battezzati credenti.

“Dove la vita accade” è il grido dal profondo della terra che scuote e fa vibrare la chiesa.

Dice don Luigi Verdi: “Ognuno è alla ricerca di un po’ di pane, un po’ di affetto e di sentirsi a casa da qualche parte”.

Che bello se la parrocchia fosse davvero un posto che faccia sentire a casa chiunque e un luogo nel quale la vita di ciascuno possa sentirsi fraternamente accolta. Occorre che i cristiani siano pazienti, elastici e misericordiosi. In caso contrario, se i cristiani sono indifferenti, ingessati e giudicanti, la chiesa non solo non sarà accogliente, ma non potrà nemmeno generare nuovi discepoli.

Come sarà la parrocchia del futuro? Forse sarà meno potente e più serva, meno ricca e più vicina, meno strutturata e più leggera, meno arroccata e più sparpagliata. Sarà come la chiesa di Auvers che trema ma non per la paura di cadere, bensì per le vibrazioni degli uomini e delle donne che la intercettano. Sarà una chiesa precaria ma non per l’incertezza, bensì per la sobrietà  che la anima e per la tenerezza che esprime. Speriamo!

Don Roberto



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