Pubblicato il
5 Gennaio 2026
in
Storie di fede e Riflessioni
Gesù si mette in fila con i peccatori, lui che era il puro di Dio, in fila, come l’ultimo di tutti. Ed entra nel mondo dal punto più basso, perché nessuno lo senta lontano, nessuno si senta escluso. Gesù tra i peccatori appare fuori posto, come se fosse saltato l’ordine normale delle cose. Giovanni non capisce e si ritrae, ma Gesù gli risponde che proprio questo è l’ordine giusto: «lascia fare… perché conviene che adempiamo ogni giustizia».
La nuova giustizia consiste in questo ribaltamento che annulla la distanza tra il puro e gli impuri, tra Dio e l’uomo.
Ed ecco si aprirono i cieli e vide lo Spirito di Dio , che è la pienezza dell’amore, dell’energia, della vita di Dio scendere come una colomba sopra di lui. E una voce diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Questo fatto eccezionale, che avviene in un luogo qualsiasi e non nei recinti del sacro, lo strapparsi dei cieli con la dichiarazione d’amore di Dio e il volo ad ali aperte dello Spirito, è avvenuto anche per noi, ciò che il Padre dà a Gesù è dato ad ognuno. Lo garantisce un’espressione emozionante di Gesù: Sappiano, Padre, che li hai amati come hai amato me (Gv 17,23). Dio ama noi come ha amato Gesù, con la stessa intensità, la stessa passione, lo stesso slancio. Dio preferisce ciascuno, ognuno è figlio suo prediletto. Per il Padre io come Gesù, la stessa dichiarazione d’amore, le stesse tre parole: Figlio, amato, mio compiacimento.
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