Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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L’uomo che passeggiava nella Bibbia

Lo scorso anno, nel mese di aprile, è morto don Giacomo Facchinetti. Era un sacerdote molto conosciuto a Bergamo perché ha insegnato per ben 47 anni nel seminario della diocesi ed ha visitato molte parrocchie, tra cui la nostra, per conferenze o corsi biblici.

Quando ero studente in teologia lo ricordo come un insegnante eccellente, con una cultura ampia e profonda e una conoscenza biblica ineccepibile. Quando entrava in classe, seduto in cattedra iniziava sempre con il racconto di una barzelletta, magari anche bella saporita, e poi iniziava la lezione. Ci sorprendeva il fatto che tra le mani aveva solo il libro della Bibbia, senza nessuna dispensa, senza commentari. Sapeva tutto a memoria e ascoltarlo era sempre un piacere.

David Maria Turoldo lo amava descrivere come l’uomo che “passeggiava nella Bibbia”. Famosa era la sua battuta: Il primo principio ermeneutico per una buona lettura della Sacra Scrittura è girare le pagine. Intendeva ironicamente dire che la Bibbia prima di tutto bisogna prenderla in mano e girare le pagine per leggerla. Poi qualcosa succede sempre perché tra quelle pagine c’è la Parola del Signore. E Lui parla. D’altronde se non la si legge mai è impossibile ascoltare la Voce divina.

Don Giacomo è stato un grande uomo, semplice e umile. Quando capitava che qualcuno si complimentasse per la sua bravura soleva dire: sono più le cose che non capisco di quelle che capisco: alcuni di voi mi ritengono più intelligente di quanto io non sia. Quando gli si facevano domande difficili sommessamente rispondeva: non so, non capisco, faccio fatica…

Lungi dall’essere falsamente umile, il professore ti costringeva ad intraprendere un percorso di ricerca nella Bibbia, per assumerti la responsabilità di risposte ne retoriche ne convenzionali ma autentiche perché personali e sofferte.

Don Giacomo non ha mai svolto servizi pastorali nelle parrocchie perché oltre all’insegnamento ha deciso di dedicare tutta la sua vita alla cura di Edo suo amato fratello fortemente disabile. Questa scelta l’ha reso ancor più credibile.

Ciò che maggiormente colpiva quando insegnava era il suo approccio diretto alla Scrittura. Semplice, essenziale, indiviso: in lui Parola e vita si integravano armonicamente riuscendo sempre a condurci al cuore del Messaggio.

Con molta sapienza e realismo non nascondeva le numerose difficoltà oggettive che la Bibbia, soprattutto nell’Antico testamento presenta. “Vorrei che certe pagine venissero incollate” diceva riferendosi ai racconti che grondano lacrime e sangue.

Concludo con un suo commento, registrato in Terra Santa, e precisamente in Galilea, sul monte delle Beatitudini: Dio non rinuncia a un sogno grande sull’umanità, non smette di coltivare il suo sogno. Dio ci crede, scommette perché ha stima dell’uomo. E ha cura della sua felicità. Per questo Gesù non rinuncia a proporre mete alte. E nella sua proposta non fa sconti. Ma in nome di questo ideale non ha mai umiliato nessuno, non ha mai ferito nessuno nelle sue fatiche e nelle sue fragilità. Ne ha fatto anzi un motivo di incoraggiamento. Non ha sbattuto in faccia la distanza dall’ideale, chiamando a coltivare fiducia. In Dio e in sé stessi”.

Grazie don Giacomo.

Don Roberto

 



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