È stato chiesto a Danièle Hervieu-Léger, una famosa sociologa francese cosa pensa del suo futuro. La sua risposta fu: “Vorrei rispondere sul mio futuro, ormai crepuscolare, riprendendo una parabola indiana che fu cara anche al cardinal Martini e che è un’analisi della biografia umana in quattro tappe sincroniche. Prima di tutto c’è la stagione in cui si impara, e io l’ho vissuta continuamente nello studio; poi c’è il momento in cui s’insegna, il tempo del magistero, nel quale non si smette mai di imparare. Terzo, il periodo del bosco, quando ci si ritira, si sta in silenzio, si riflette. E infine la vecchiaia, in cui si diventa mendicanti, si ha bisogno degli altri: io entro appunto in questo tempo”.
Questa parabola moderna il Cardinal Martini la citava spesso. Ognuno di noi credo possa facilmente distinguere queste quattro fasi della sua vita, fasi che possono essere accompagnate da alcuni sentimenti.
Il sentimento della prima fase è la gratitudine per tutto ciò che abbiamo imparato dai nostri genitori, dai maestri, dai professori, dagli amici, da tutti coloro che ci hanno aiutato a fare scelte importanti.
Nella seconda fase predomina il sentimento del disinteresse perché sperimentiamo che dobbiamo essere molto generosi per restituire ciò che abbiamo imparato e rimettere in circolo il bene e la saggezza. Ma ci vuole anche molta umiltà per non smettere mai di apprendere.
Il sentimento della terza fase è il coraggio che ci sostiene per riuscire a vincere la paura della solitudine. È una stagione proficua per la riflessione e la valutazione e per trattenere ciò che conta e per lasciare andare ciò che non conta.
L’ultima stagione è quella del tramonto, quella in cui, secondo Hervieu-Léger, si diventa mendicanti. Il sentimento che prevale in questa fase della vita potrebbe essere quello della malinconia. Sta per finire la vita, vengono meno le forze, abbiamo bisogno degli altri, non riusciamo più a fare che riuscivamo a fare con disinvoltura. Ci vuole una specie di eroismo per non abbattersi e per non essere confusi.
Il Cardinal Lercaro quando festeggiò il suo cinquantesimo anniversario di sacerdozio aveva scritto: “Anche il tramonto, come l’autunno, ha la sua bellezza: pacata e matura. Se appesantita dalla stanchezza d’una giornata faticosa, è confortata dalla speranza dei frutti. Purché al tramonto succeda l’alba e il chiudersi della giornata preluda ad un altro mattino. Ma il tramonto del cristiano al di là del mistero della vita che fugge è la certezza della vita eterna. C’è l’alba di una giornata che non conoscerà sera!”
È una stagione bella quella del crepuscolo, malgrado tutto e a condizione che si rimanga convinti che non stiamo andando verso il buio o verso il nulla, ma verso la luce e verso un incontro che ci riempirà di gioia per tutta l’eternità.
Don Roberto
Pubblicato il 17 Giugno 2023
in
Storie di fede e Riflessioni
