Io sono il buon Pastore. Le pecore seguono il pastore perché conoscono la sua voce. Nella quarta domenica di Pasqua ogni anno ci vien proposto di ascoltare questa analogia di Gesù che si definisce come il buon pastore. Nella giornata mondiale di preghiera per le vocazioni siamo sollecitati a riflettere sul valore della vocazione sacerdotale come figura concreta di ripresentazione del Buon Pastore.
Cosa intende la Chiesa con il termine “pastorale”? La pastorale è ogni forma di azione che la Chiesa, attraverso i singoli credenti e nei ministri istituiti e ordinati, compie per rendere possibile e promuovere la fede come rapporto vitale con il Signore.
La pastorale è l’agire di Gesù e di conseguenza della Chiesa che lo rappresenta. La pastorale è la vita stessa di una parrocchia.
Uno studio di qualche anno fa presentava quattro pericoli da evitare, quattro insidie per la pastorale.
Il primo pericolo è una pastorale selvaggia nella quale trionfa lo spontaneismo, l’assenza totale di progetti e di criteri.
Il secondo, dato l’utilizzo esasperato dei mezzi di comunicazione, è la pastorale tecncocratica nella quale eccede la tecnica a scapito delle relazioni.
Il terzo pericolo è quello di una pastorale abdicativa: cioè un’azione ecclesiale dissociata dalle istanze socioculturali oggi emergenti.
Infine l’ultimo pericolo è quello di una pastorale di conservazione per la quale l’unico criterio di orientamento è “abbiam sempre fatto così”.
Per evitare questi e tanti altri pericoli la Chiesa di Gesù deve riferirsi a Gesù stesso Pastore del suo gregge. Quali sono i verbi della pastorale di Gesù? Sono essenzialmente tre. E su questi tre verbi la Chiesa è chiamata a misurarsi per condividere la pastorale … del Pastore.
Gesù annuncia. Il primato dell’agire di Gesù, secondo i vangeli, è riservato all’annuncio. Le sue giornate si strutturano a partire da questa necessità: “Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io annunci anche là; per questo infatti sono venuto”.
Gesù prega. Il pregare di Gesù indica la sua imprescindibile relazione con il Padre causa e fine di ogni sua azione. Come il corpo respira e si nutre per vivere, così la preghiera ci mantiene spiritualmente vivi.
Gesù ama. Ama tutti, nessuno escluso. Se proprio deve preferire qualcuno, ama soprattutto gli ultimi, i poveri e i peccatori. Gesù coniuga il verbo dell’amore in ogni modo, con tutta libertà e senza nessuna riserva.
Recentemente in un incontro con i volontari abbiamo cercato di comprendere come le nostre azioni, come singoli e come comunità cristiana, non sono esclusivamente riferibili ad un’opera di volontariato, ma sono espressamente azioni pastorali, perché il Signore, Buon Pastore, ci chiama a condividere il suo agire, la vita pastorale appunto.
Don Roberto
Pubblicato il 1 Maggio 2023
in
Storie di fede e Riflessioni
