Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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La solitudine, il tradimento e la sfida

Alle Palme viene letto per intero il racconto della morte di Cristo con tutti gli episodi che la preparano. Quest’anno ascoltiamo i capitoli 26 e 27 di Matteo. Colpisce come il Vangelo sia molto conciso nel raccontare la morte del Signore e si dilunghi invece molto sugli eventi che hanno preceduto la morte, quella che potremmo chiamare la passione interiore di Gesù. Più volte san Matteo sottolinea che la volontà di Gesù si allinea perfettamente con la volontà del Padre ed è proprio questa dedizione al Padre che ha portato Gesù a dire di si alla propria morte per la salvezza degli uomini.

La passione è una storia di solitudine. Quando si soffre l’unica cosa che si desidera radicalmente è di non essere soli. “Non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?”. Davanti agli accusatori Gesù è solo, come legato alla colonna, come nel Getsemani, come nella via del Calvario. C’è la sua Mamma, con Giovanni, che da lontano lo segue e “sta” con lui. Ma suoi amici lo abbandonano, lo tradiscono, lo rinnegano.

Così vanno a finire le nostre eclatanti promesse di fedeltà.

La passione è la storia di un’amicizia tradita, di una relazione infranta.

A Pietro, nostro capo, e a tutti i peccatori pentiti, non resta che piangere amaramente.

C’è una bellissima poesia di padre Turoldo, nella raccolta  O sensi miei che sintetizza i  sentimenti  di Gesù e i nostri per entrare nella passione e nella Pasqua.

I miei giorni camminano

davanti ai Tuoi 

e dànno loro un senso. 

Essi Ti hanno strappato

alla Tua dimora eterna

facendoTi 

il primogenito dei perduti. 

Tu ora non sei 

che un nostro fratello,, 

hai sofferto in Te 

ogni nostro dolore. 

Noi ti sentiamo vicino 

nel Tuo lamento 

e nel Tuo pianto 

sulla fossa di Lazzaro.

Ora la nostra carne

non Ti abbandona; 

sei un Dio che si consuma 

in noi. Un Dio 

che muore. 

Il racconto della passione si conclude con i sommi sacerdoti che ordinano alle guardie di custodire il sepolcro per evitare che i discepoli potessero rubare il corpo del Maestro. L’intento dell’evangelista è di mostrare come i responsabili della morte di Gesù vogliano circondare la sua risurrezione di menzogna. Ma la vita la vince sempre sulla morte. Questa è la sfida della Pasqua che sempre continua.

A noi discepoli di oggi i compito di testimoniare la vittoria del Risorto sul male e sulla morte.

Don Roberto

 

 



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