Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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Se l’ammazzi fai pari

Il grande giornalista Beppe Viola amava raccontare questa barzelletta: Un pugile, barcollando, va all’angolo. Crolla sullo sgabello. L’occhio sinistro è chiuso causa ematoma grosso come un melone maturo. Con l’occhio destro guarda il suo secondo e gli domanda: “Come vado?” Il secondo lo osserva, poi indica l’avversario e risponde: “Se l’ammazzi, fai pari”.

È un bello scontro sul ring del deserto quello tra Satana e Gesù. E Satana è come il pugile della barzelletta.

Nel mondo dell’arte quello delle tentazioni non è un tema molto ricorrente. C’è però un mosaico molto bello nella Basilica di san Marco a Venezia che racconta la scena che ogni anno ascoltiamo nella Prima Domenica di Quaresima: Gesù tentato per tre volte nel deserto da Satana che alla fine viene sconfitto.

Il percorso quaresimale apre con la pagina “drammatica” dell’incontro tra il principe del bene e il principe del male. È il dramma della libertà del Signore e dei suoi discepoli, una libertà acquistata a caro prezzo.

Nel mosaico di Venezia mi colpiscono tre aspetti.

Innanzitutto a fronte di una figura imponente di Gesù il diavolo viene raffigurato con dimensioni decisamente piccole. Il messaggio nascosto potrebbe essere riformulato così: il male è sempre più piccolo del male. Oppure: il peccatore è sempre più grande del suo peccato. Il diavolo insomma, anche se c’è, è sempre più piccolo del Signore.

In secondo luogo mi colpisce la presenza degli Angeli. Sono a lato della scena e mi danno la sensazione che stiano facendo il tifo. Nel momento della tentazione mi è di grande conforto sapere che gli Angeli, e il mio Angelo custode soprattutto, sono lì accanto a me per incoraggiarmi e per assicurarmi che io posso sempre contare su di loro.

Nel mosaico vengono mostrate le tre scene raccontate dagli evangelisti: Trasforma le pietre in pani… buttati giù… tutto sarà tuo se mi adorerai.

Ma Gesù vince le tentazioni e si presenta al mondo come il Messia che intende realizzare la sua opera di salvezza secondo i criteri esattamente contrari a quelli prospettati da Satana.

Infine mi colpisce il modo in cui si rappresenta il tentatore alla fine, dopo i tre “fotogrammi” delle tentazioni del pane, del pinnacolo del tempio e dell’adorazione. Il diavolo è raffigurato perdente, in basso a destra, quasi ridicolizzato nella sua sconfitta ed è rappresentato senza tutto ciò che lo rendeva seducente: senza vestito e senza corona. Se l’ammazzi, fai pari. Povero diavolo! Eppure il tentatore continua ad andare in giro per cercare di piegare a sé la libertà degli uomini. E se sto con Gesù il diavolo non mi fa paura.

Don Roberto



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