Nel cammino della nostra vita cristiana molto lo dobbiamo alla nostra coscienza, alle ispirazioni che abbiamo la grazia di ricevere. Altrettanto lo dobbiamo all’educazione ricevuta. Ma tantissimo lo dobbiamo agli incontri che viviamo e alle testimonianze che riceviamo. Il più delle volte queste testimonianze sono casuali, almeno apparentemente.
Sto leggendo in questi giorni la biografia di Thomas Merton. Fu un grande scrittore e monaco dell’ordine dei trappisti dedito ai grandi temi della pace, dei diritti civili, del dialogo interreligioso, della giustizia. Visse un’adolescenza confusa e superficiale, da giovane ha avuto una vita dissoluta segnata sempre dal profondo desiderio di cercare e di far tesoro delle proprie esperienze, dei propri sbagli, delle cadute e delle conquiste. Morì nel 1968 a soli 53 anni durante un viaggio in India, folgorato a causa di un ventilatore difettato. Quando compì 23 anni vive la sua conversione e chiede di essere battezzato. Ma come è avvenuta la sua conversione?
È lui stesso che lo racconta. Si trovava in Inghilterra in una giornata splendente di sole, con il cielo azzurro e le vie deserte. Si diresse nella chiesa del Corpus Domini e vi entrò senza grandi motivazioni. Così scrisse: Poiché desideravo osservare, senza essere però notato, trovai dentro la chiesa un posto alquanto in ombra.
La prima cosa che notai fu una ragazza, anche assai graziosa, sui quindici o sedici anni, inginocchiata in modo molto composto, che pregava con grande fervore. Rimasi subito colpito, e non poco, nel vedere che una persona così giovane e bella poteva con tale semplicità considerare la preghiera come la vera, seria e principale ragione per andare in chiesa.
Dunque l’osservazione attenta di questa ragazza è stata la scintilla che ha fatto divampare l’incendio della conversione nel cuore di Merton. Sicuramente quella ragazza nemmeno si è accorta di essere stata lo strumento di questo miracolo, perché ogni conversione è un miracolo.
Ci sono conversioni clamorose che avvengono in situazioni di straordinarietà. Molte invece accadono, quasi per caso, in contesti di non evento.
Il Signore si fa presente in tanti modi e quando la sua libertà incontra la mia libertà si produce sempre un miracolo. Mi serve uno sguardo attento, una coscienza disposta alla ricerca e un cuore capace di fare memoria.
Prima o poi una scintilla, apparentemente innocua, potrebbe infuocare anche me. Prima o poi la testimonianza di una persona che prega bene la incontrerò anch’io.
Ma posso anche pensare di essere io stesso lo strumento che accende in altri il desiderio della conversione. Non certo per esibirmi meglio, ma per fare della preghiera la vera, seria e principale ragione per andare in chiesa.
Don Roberto
Pubblicato il 22 Aprile 2022
in
Storie di fede e Riflessioni
