Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
10 marzo 2018
in I tempi forti dell'anno liturgico, Storie di fede e Riflessioni

Le parole della Quaresima: La croce

Almeno ogni giorno sento qualcuno che dice: “è la croce che il Signore mi ha dato“. Il riferimento è generalmente collegato con le sofferenze, le malattie, i lutti, le difficoltà di relazione interpersonale…

Se c’è un’immagine distorta di Dio, profondamente radicata nella mentalità della gente, è quella del Dio che si diverte a “mandare” le croci agli uomini per torturarli. Questa idea ha addirittura la forza di deformare l’essenza stessa di Dio: è una bestemmia. Infatti se confrontiamo questo modo di pensare con quanto insegnano i vangeli vediamo che nel Nuovo Testamento mai viene associata la figura della “croce” con la tribolazione dell’uomo. È nel V secolo che compare in una preghiera cristiana la “croce” col significato di “sofferenza”.

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Pubblicato il
9 marzo 2018
in Comunità in rete, Primo piano, Proposte per i ragazzi

Convivenza ADO 1

Dal giorno 10 al giorno 13 febbraio 2018 ho fatto insieme al mio gruppo la convivenza.

Durante questi giorni abbiamo studiato, giocato, svolto varie attività e riflettuto su alcuni temi.

Ci siamo divisi i compiti, anche se alcuni li rispettavano solo dopo vari richiami degli animatori.

Abbiamo inoltre fatto il carro di carnevale (con l’aiuto di un nostro amico) e la Domenica, dopo la sfilata, siamo stati in oratorio per animare la festa con le varie parrocchie.

Il periodo di convivenza è stato molto piacevole;  soprattutto lo sono stati i momenti di preghiera e di condivisione dove ognuno, senza essere giudicato, poteva esprimere la propria opinione.

Per quanto riguarda il gruppo in sé funziona, tra di noi abbiamo legato molto e questo penso sia una cosa da ammirare.

Tuttavia il gruppo deve migliorare sotto molti aspetti che, con un po’ di voglia e di partecipazione in più, possono essere sistemati.

A me personalmente è piaciuto molto stare in convivenza per il semplice fatto che siamo stati tutti insieme.

Ma la convivenza (a mio parere) non è solo stare insieme:

La convivenza è responsabilità,

La convivenza è condividere,

La convivenza è autonomia,

La convivenza è crescere INSIEME.

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Pubblicato il
5 marzo 2018
in I tempi forti dell'anno liturgico, Storie di fede e Riflessioni

Le parole della Quaresima: la rinuncia

La Quaresima è (anche) tempo di digiuno, di astinenza e di rinunce. Ma dal punto di vista religioso oggi abbiamo smarrito il senso di queste pratiche impegnative.

A volte è come se si dovessero compiere queste pratiche quasi per rendere contento un Dio un po’ sadico che gode quando noi soffriamo.

Anni fa i vescovi comunicavano che c’è “un intimo legame fra il digiuno e la conversione della vita, il pentimento dei peccati, la preghiera umile e fiduciosa, l’esercizio della carità fraterna e la lotta contro l’ingiustizia».

Quindi le rinunce e la mortificazioni non servono affatto a Dio, bensì a noi. Anzitutto ci aiutano ad apprezzare (o ad apprezzare di più) ciò che di solito abbiamo senza fatica, ciò di cui ci capita di non saper più apprezzare perché diamo per scontato.

Inoltre, le rinunce, i digiuni e l’astinenza servono a noi per acquisire la padronanza di se stessi: ci aiutano a vincere progressivamente le pulsioni dell’avidità verso le cose materiali. Ci aiutano a fare a meno di cose inutili per essere fedeli a ciò che è essenziale.

Ancora, come ci ha ricordato recentemente Papa Francesco le rinunce possono aiutarci a metterci nei panni di chi è povero e sperimentare sulla nostra pelle ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame.

Infine il digiuno e la rinuncia possono per noi essere il segno della partecipazione dei discepoli all’evento doloroso della passione e della morte del Signore.

Ma a cosa dobbiamo rinunciare? Alle caramelle e ai dolci. Certo. Anche a quelli. Forse però potrebbe essere utile misurarci su altre forme di sacrificio. Continua la lettura →

Pubblicato il
24 febbraio 2018
in I tempi forti dell'anno liturgico, Storie di fede e Riflessioni

Le parole della Quaresima: la preghiera

 

Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.

Nel Vangelo l’esortazione alla preghiera è un richiamo martellante, è come il filo conduttore di tutto il racconto della vicenda di Gesù. Perché dire “preghiera” è come dire il rapporto di comunione con il Signore.

Dire “preghiera” è come dire respiro.

Gesù, volendo educare i suoi discepoli alla preghiera, non solo offre loro l’esempio, facendo nascere nel loro cuore il desiderio di pregare: “Signore insegnaci a pregare”,  ma li conduce a vivere esperienze forti di preghiera. Come per esempio sul monte Tabor, affinché loro possano giungere ad esclamare: “Signore è bello per noi essere qui”.

Se nella vita non abbiamo mai provato la gioia della preghiera, l’estasi della contemplazione, lo stupore per la luce che viene dal Signore, purtroppo la preghiera ci risulterà sempre un peso, una tassa da pagare, una cosa inutile e noiosa.

La preghiera è naturale perché nasce dalla vita. È naturale chiedere quando si ha bisogno. È naturale ringraziare quando si riceve. È naturale lodare quando si è contenti. È naturale adorare quando si ama.

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Pubblicato il
17 febbraio 2018
in I tempi forti dell'anno liturgico, Storie di fede e Riflessioni

Le parole della Quaresima: il deserto

E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto. Così il vangelo di Marco inizia il racconto delle tentazioni, in cui tutto è estremo. L’estrema solitudine di Gesù, l’estremo silenzio, l’estremo spazio, l’estrema povertà. Ciò che colpisce è che nel deserto Gesù vi rimane. Non fugge. Vive l’esperienza della prova. Anzi potremmo dire che fa l’esperienza della crisi. Quando tutto è ridotto all’essenziale appare la necessità radicale della vita. Quando sei con le spalle al muro, senza appoggi né difese, questo è il momento in cui sei chiamato a decidere come vivere, a chi dare credito, come investire tutte le tue energie.

La crisi, quella che ci spoglia e ci purifica, ci interroga e ci rinnova, ci fa diventare adulti e maturi. Senza la crisi rimaniamo bambini immaturi e superficiali.

Come acutamente afferma la scrittrice Christiane Singer «Nella vita ho raggiunto la certezza che le catastrofi servono a evitarci il peggio. E il peggio è proprio aver trascorso la vita senza naufragi, è essere sempre rimasti alla superficie delle cose. Non essere mai stato scaraventato in un’altra dimensione. L’autunno, spogliando i rami, lascia vedere il cielo».

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