Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
23 luglio 2018
in Storie di fede e Riflessioni

L’avarizia

L’avarizia viene definita come l’attaccamento eccessivo alle ricchezze, senza volersene separare per alcun motivo, è il desiderio di possedere e conservare denaro, beni o oggetti di valore per sé stessi in quantità di molto maggiori a quanto necessario per la sopravvivenza o per una vita comoda. L’avaro ha un eccessivo ritegno nello spendere e nel donare, il valore che attribuisce a ciò che possiede è smisurato e supera qualunque altro valore: conta quindi semplicemente l’avere piuttosto che il fruire di ciò che si ha, il tenere per sé piuttosto che il dare.

Nel Cristianesimo l’avarizia, proprio perché porta chi ne è travolto a mettere le ricchezze al di sopra di tutto, è considerata una forma di idolatria: il denaro prende il posto di Dio.

“L’amore del denaro è la radice di tutti i mali”: con questa affermazione san Paolo riassume tutta la riflessione sull’avarizia, considerata dalla dottrina cattolica come cupidigia disordinata di beni materiali, utili per altro nella misura in cui giovano all’uomo per il raggiungimento del suo fine ultimo.

L’avarizia è la radice di molti peccati: l’avidità, la brama di possedere, la fiducia smodata riposta nel denaro.

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Pubblicato il
14 luglio 2018
in Il CRE, il CRI

Il muro del sorriso che ci custodisce

La collina dell’oratorio è sempre più il luogo sacro che ci richiama “ALLOPERA”.

Inizialmente abbiamo piantato gli ulivi. Poi al centro la Croce ed ora, con i ragazzi del CRE, guidati dal maestro ceramista Luca Catò, il muro aperto, semicircolare che, come due braccia, ci accoglie e custodisce.

Dalla sommità di un muro spuntano i volti, gli autoritratti ceramici, dei bambini che l’hanno costruito. Il muro non è una barriera che separa, ma un braccio che raccoglie e accoglie il giardino sottostante. Sulla superficie del muro  sono infatti rappresentati alcuni simboli del giardino: fiori foglie e l’ikthus, il pesce, il simbolo di Cristo, colui che dà compimento alla creazione. Il muro, frutto dalla somma dei mattoni, è simbolo anche della costruzione dell’opera umana dove ognuno porta il suo piccolo contributo, anche se impreciso e imperfetto… la pietra scartata è divenuta testata d’angolo. I bambini sopra il muro rappresentano anche l’affacciarsi curioso e stupito che l’essere umano esprime quando varca un muro e scopre le magnificenze del “giardino” e del creato.

Pubblicato il
14 luglio 2018
in Storie di fede e Riflessioni

La superbia

In ordine alfabetico è l’ultimo dei vizi capitali, ma la superbia è il primo in ordine di importanza, primo perché considerato la radice di tutti gli altri.
La superbia viene definita come una profonda e radicata convinzione della propria superiorità, per lo più presunta, che si traduce in atteggiamenti di orgoglioso distacco o anche di ostentato disprezzo verso gli altri.

Nel suo Commento morale a Giobbe, il grande Papa Gregorio Magno identifica quattro atteggiamenti che permettono di riconoscere la superbia:
– quando si pensa che il bene derivi da noi stessi;
– quando si crede che, se ci viene dato dall’alto, è per i nostri meriti;
– quando ci si vanta di avere ciò che non si ha;
– quando, disprezzando gli altri, si aspira ad apparire gli unici dotati di determinate qualità.

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