Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
30 marzo 2019
in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia: T come TRADIZIONE

La Parrocchia ha il compito di custodire il tesoro del Vangelo e nutrire la fede dei credenti. Per tradizione si intende la trasmissione nel tempo, da una generazione all’altra, della memoria del Signore. Il concetto di tradizione è fondamentale per quanto riguarda l’interpretazione della Sacra Scrittura e l’insegnamento della dottrina della Chiesa.

Il Concilio di Trento definisce la tradizione come “il complesso delle verità rivelate, appartenenti alla fede e alla morale”.

L’origine della tradizione cristiana si colloca nel mandato che Gesù ha affidato agli apostoli di predicare il Vangelo a tutti i popoli fino alla fine del mondo.

Il tema della tradizione è ampiamente dibattuto nel Concilio Vaticano II che mette in rilievo come la tradizione “progredisce con l’assistenza dello Spirito Santo nella continua tensione di tutta la Chiesa verso la pienezza della verità divina”.

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Pubblicato il
23 marzo 2019
in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia: S come SAN GIUSEPPE

Questo è il nome della nostra Parrocchia: “San Giuseppe”, è il nome che la identifica. Noi siamo di “San Giuseppe”. La città di Dalmine è sotto la protezione del padre putativo di Gesù. La chiesa è di san Giuseppe. L’Oratorio nostro è di San Giuseppe, la Casa Accoglienza Anziani è di san Giuseppe. Si è conclusa la settimana della festa patronale di san Giuseppe e molte sono state le proposte e le iniziative. Anche se non sempre la partecipazione è stata massiccia, devo dire che nei diversi ambiti c’è stato un bel movimento.

Condivido in questo breve spazio una semplice riflessione sul nostro patrono. Quando Dio ha voluto affidare i suoi tesori più preziosi, il Figlio e la Madre, all’umanità, ha scelto un uomo “affidabile”, Giuseppe appunto, uomo giusto, serio, responsabile. E quando Giuseppe è chiamato a sua volta a fidarsi riconosce che Dio è affidabile. Giuseppe ci insegna che per fidarci di Dio dobbiamo prima riconoscere che Dio si è fidato di noi, donandoci la vita, i figli, la fede, la terra, la vocazione. Inoltre succede sempre che quando Dio affida un dono ad una persona, quel dono è anche un compito. Perciò Dio gli dona anche quelle virtù necessarie per portare fino in fondo il compito assegnato. Quali sono le virtù di Giuseppe?

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Pubblicato il
18 marzo 2019
in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia: R come RIUNIONE

La riunione è l’incontro di più persone nello stesso luogo convocate per ritrovarsi per assistere ad un evento, per preparare, per discutere, per scegliere…

La vita di una parrocchia è scandita da un calendario generalmente colmo di riunioni, di convocazioni che fanno incontrare le persone. Si viaggia al ritmo di molte riunioni al giorno, tanto che a volte diventa perfino difficile trovare lo spazio per inserirne di nuove. Ci si trova periodicamente per diversi motivi e in diversi ambiti. La tipologia delle riunioni è definita dagli obiettivi.

La prima riunione della parrocchia, la più importante, è l’assemblea della domenica quando siamo convocati per celebrare il Signore e per lasciarci nutrire dalla sua Parola e dal suo Corpo.

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Pubblicato il
9 marzo 2019
in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia: Q come QUARESIMA

Quaranta sono i giorni di questo tempo forte che la chiesa ci esorta a vivere con coraggio e determinazione. Nella bibbia il numero 40 indica un tempo sufficientemente lungo offerto in vista di un cambiamento, in vista della conversione.

In uno dei prefazi della Quaresima la chiesa chiede al Signore di “donare ai suoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo”.

Nelle parole di questa preghiera troviamo alcuni spunti di riflessione importanti per il nostro percorso personale e comunitario.

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Pubblicato il
5 marzo 2019
in Proposte per gli adolescenti, Proposte per i giovani, Proposte per i ragazzi, Proposte per tutti

Convivenza ado 3-4 “l’altro come dono” al patronato.

Cosa vuol dire convivenza:

convivere nel bene e nel male, aiutare l’altro a superare le sue difficoltà e farsi aiutare per superare le proprie difficoltà.

Giochi e tempo libero:

lunedì abbiamo svolto tre diversi giochi, dove bisognava essere cordonati e giocare di gruppo, ci siamo divertiti molto, l’importante era giocare, divertirsi e rispettare le regole. Stessa cosa vale per il film “samba” ci siamo divertiti, abbiamo riflettuto e abbiamo passato del tempo insieme

Incontro don Roberto:

Nell’incontro con don Roberto ci sono stati proposti 3 quadri riguardanti il tema del dono, come risorsa, reciprocità e nel vedere il volto di Dio nel servizio

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Pubblicato il
2 marzo 2019
in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia: P come PROVVIDENZA

“La c’è la Provvidenza! – disse Renzo; e, cacciata subito la mano in tasca, la votò di que’ pochi soldi; li mise nella mano che si trovò più vicina, e riprese la sua strada”. Quando Renzo dona gli ultimi denari ai mendicanti ha il coraggio e la fede per dire queste parole: “La c’è la Provvidenza”!

E quando Renzo si domanda come sarà il suo futuro in questo periodo di crisi, si risponde -“E poi, la Provvidenza m’ha aiutato finora; m’aiuterà anche per l’avvenire“. I Promessi Sposi di Manzoni è sicuramente il testo che ci viene al volo in mente quando cerchiamo di capire il mistero della provvidenza.

Quanti santi, famosi o no, hanno fatto della fede nella Provvidenza la colonna sonora della loro biografia. Penso soprattutto a san Giovanni Bosco e ai suoi ragazzi, oppure a Madre Teresa di Calcutta, o a Giovanni XXIII…

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Pubblicato il
1 marzo 2019
in Storie di fede e Riflessioni

L’alfabeto della Parrocchia: O come OMELIA

Un mio professore di teologia diceva che una delle prove della divinità del Vangelo è data dalle prediche alle quali è sopravvissuto. E il mio vecchio parroco quando sono diventato prete mi diceva: “Ricordati sempre che una buona omelia deve avere un’introduzione accattivante e una conclusione sensata. E l’introduzione e la conclusione devono essere vicinissime”.

L’omelia è da un lato il momento più atteso dai fedeli e dall’altro è il compito più pesante per il sacerdote. Paolo VI diceva che i fedeli si attendono molto dalla predicazione, e ne ricavano frutto purché essa sia semplice, chiara, diretta, adatta.

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