Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Pubblicato il
6 gennaio 2018
in Storie di fede e Riflessioni

Nella Terra di Gesù

Le parole di un midrash, un racconto ebraico, così esprimono l’affascinante complessità di Gerusalemme: “Dieci porzioni di bellezza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove. Dieci porzioni di sapienza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove. Dieci porzioni di bellezza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove. Dieci porzioni di sofferenza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove”. Nella Terra di Gesù questo abbiamo colto: bellezza, sapienza e sofferenza.

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Pubblicato il
2 gennaio 2018
in Storie di fede e Riflessioni

Chi vuol esser lieto, svegli l’aurora

“Buon anno!” ci diciamo stringendo mille mani e abbracciando molti amici e compagni di viaggio. Buon anno come auspicio di tanta felicità.

Il capodanno è uno dei momenti più belli perché è il simbolo di una collettiva volontà di amore, di dialogo, di fraternità, di impegno comune nel costruire la pace nella giustizia.

Ma è anche un momento gravido di paure per un avvenire che ci inquieta.

Diciamo «auguri», ma ci trema la voce, perché siamo appesantiti da un mondo pieno di barbarie e siamo circondati da tanto scoraggiamento.

Diciamo «auguri» ma siamo un po’ tutti rassegnati al “tanto non cambia niente”.

Eppure di fronte ad un anno che nasce, nuovo di zecca, a noi credenti è severamente proibito essere pessimisti.

Lorenzo il Magnifico, tra i suoi componimenti goliardici, scrisse la famosa canzone di cui famoso è il verso: “Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”.

C’è una forza gioiosa in questa canzone, ma è c’è anche un velo di malinconia, un velo steso dall’incertezza del domani e dal fuggire del tempo.

La vita è bella, sembra dire il Magnifico, ma è anche effimera, passa subito e non potendo conoscere il futuro tanto vale cercare di godere i pochi momenti lieti che possiamo cogliere.

Qualche anno girava uno spettacolo ironicamente intitolato «Chi vuol esser lieto sia, di doman c’è gran paura».

Il discepolo di Gesù, di fronte all’ineluttabilità del male, continua a sperare, perché ha fiducia che il domani sarà senz’altro buono, sarà portatore di molte occasioni di crescita.

Il discepolo di Gesù prega con il salmo 56: “Io voglio svegliare l’aurora. Ti loderò fra i popoli, Signore, a te canterò inni fra le nazioni: grande fino ai cieli è il tuo amore e fino alle nubi la tua fedeltà”.

Cosa significa svegliare l’aurora? Se è vero che l’aurora per fortuna sorge senza nessun nostro aiuto, è altrettanto vero che essa sorge per me in modo significativo solo se io la desidero, la cerco e in qualche modo l’anticipo con la mia attesa.

Si, possiamo sperare in un buon futuro perché il Signore è fedele per sempre.

In questo momento magico, mentre un anno si chiude e si apre quello nuovo, scorrono davanti ai nostri occhi, come immagini fugaci i momenti più belli, importanti e sofferti di un anno. Ma soprattutto rinasce il desiderio di una vita diversa: di essere più buoni, di crescere.

Questo è l’augurio che con molta gioia ci scambiamo da cristiani; svegliamo l’aurora!

Non dunque ricercatori maniacali di piccole gioie effimere; non rassegnati ad un male che pare sempre annientarci; non malinconici per l’incertezza del domani, ma serenamente fiduciosi nella paterna Provvidenza del Padre che ci porta sul petto e che ci accompagna dolcemente nel tempo che passa.

E ricordiamoci che come dice Papa Francesco: non sono le rughe a rendere brutta la nostra vita, ma le macchie. Chi vuol essere lieto, svegli l’aurora!

“Buon anno!”

Don Roberto

Pubblicato il
16 dicembre 2017
in La missione della Parrocchia

Guardate, fratelli!

Ogni volta che visito un presepio mi torna nel cuore questa esortazione di San Francesco: Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio!

Impressiona come, anche oggi, nei conventi francescani il tempo del Natale sia sottolineato con l’esposizione in ogni luogo di piccoli e grandi presepi.

Anche il suo fedele seguace sant’Antonio di Padova aveva una devozione sconfinata per l’Incarnazione del Signore e per la contemplazione di Gesù “povero e umile”, figlio della “Vergine poverella”. Così il Santo Dottore evangelico ci esorta a guardare al presepio, ascoltando l’annuncio degli angeli ai pastori: «C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte e custodivano il loro gregge…E l’angelo disse ai pastori: Ecco, io vi annunzio una grande gioia, perché oggi vi è nato il Salvatore…». Continua la lettura →

Pubblicato il
12 ottobre 2017
in Comunità in rete, Primo piano, Proposte per tutti

Pensieri di un ritorno in volo

Mentre mi trovo nel mezzo del  Deserto del Sahara riaffiorano immagini che come diapositive non esitano a muoversi nella mente: volti di amici, sorrisi di bambini, giochi imparati, letture balbettanti, riunioni infinite, caldo soffocante, zanzare incessanti ….  Poche ormai le ore che mi separano da questa realtà e alla quale ritornerò a far fronte.

Pare sia un tornare a casa, si perché di fatto questa pare essere una seconda casa per me. Son tornata dopo un mese di congedo in Italia ma l’Africa chiama quindi senza rendermene troppo conto mi ritrovo su un volo diretto per Abidjan e guardando fuori dal finestrino mi rendo conto che le montagne ormai sono lontane e quello che vedo al di sotto delle nuvole è il deserto … mille sfumature si presentano agli occhi e lì, solo in quell’istante mi accorgo che la terra rossa africana che ormai conosco bene è sempre più vicina a me. Mi piace questa terra rossa e credo sia stata proprio lei ad avermi ipnotizzata fin il primo giorno, credo sia stato un innamoramento a prima vista come del resto lo è stato con le persone che la vivano e l’abitano.

Mentre sono in volo ripenso all’anno trascorso, ricco di attività, alla possibilità di aver potuto dare a 22 ragazze di apprendere un mestiere; cercando di esserci per chiunque ne avesse bisogno, disponibili all’ascolto per chi ne richiedeva, di fatto mai come hai giorni nostri, che sia in Africa o in Italia le persone hanno quel bisogno di essere ascoltate e in un certo senso essere capite … alle attività organizzate con il Centro psichiatrico St. Camille di Boundoukou e alla prima edizione di un cre svoltasi a Tanda …  sono state veramente tante le proposte dinamiche che sono state portate avanti e le soddisfazione non sono di certo mancate, ora mentre ripenso a tutto questo dal mio finestrino dell’aereo posso dire che si è trattato di un gran successo.

Tornare poi in un posto che senti casa ti fa sentire bene, rincontri affetti, rincontri persone amiche care che ormai poco a poco son diventate famigliari. Questo tornare mi mette di fronte alla realtà affascinante e allo stesso tempo cruda dell’Africa. A poche ore dal mio arrivo ho già dovuto far fronte agli aspetti più incomprensibili della vita: la morte. La morte di una delle ragazze che lo scorso anno abbiamo inserito in uno degli ateliè ha toccato non solo noi dell’equipe Caritas ma ha toccato un po’ tutti qui a Tanda.           Ogni giorni queste persone si scontrano con queste realtà ma forse per me è ancora difficile da comprendere. Un parto andato male, una vita appena nata e subito dopo la realtà della morte. La gioia del primo respiro con lo spasmo dell’ultimo. Una madre troppo giovane per essere considerata madre e una incapacità del gestire queste situazioni porta inconsapevolmente a mettere a confronto la vita con la morte. Il primo funerale musulmano a cui partecipo di una ragazza ancora troppo giovane che ha lasciato la vita. Questi avvenimenti accadono spesso, troppo spesso e noi rimaniamo impotenti senza poter far nulla. Tornare e mettere i piedi in questa terra significa anche dover scontrarsi con la realtà degli avvenimenti, significa condividere dolori prima che le gioie. Ecco cosa significa per me ritornare ….

Condividendo con voi questi pensieri colgo inoltre l’occasione per ringraziare tutta la comunità di San Giuseppe, rivedere famiglie, amici, anziani e bambini mi ha dato la possibilità di sentirmi a casa un’altra volta …

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