Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

il sito web della comunità parrocchiale San Giuseppe di Dalmine

Ultimi articoli pubblicati

La superbia

In ordine alfabetico è l’ultimo dei vizi capitali, ma la superbia è il primo in ordine di importanza, primo perché considerato la radice di tutti gli altri.
La superbia viene definita come una profonda e radicata convinzione della propria superiorità, per lo più presunta, che si traduce in atteggiamenti di orgoglioso distacco o anche di ostentato disprezzo verso gli altri.

Nel suo Commento morale a Giobbe, il grande Papa Gregorio Magno identifica quattro atteggiamenti che permettono di riconoscere la superbia:
– quando si pensa che il bene derivi da noi stessi;
– quando si crede che, se ci viene dato dall’alto, è per i nostri meriti;
– quando ci si vanta di avere ciò che non si ha;
– quando, disprezzando gli altri, si aspira ad apparire gli unici dotati di determinate qualità.

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La bestemmia

Dappertutto si sentono parole che offendono Dio, la Madonna e le cose sacre. Mi domando perché si bestemmia? Mi è capitato in una di queste sere un fatto che mi ha fatto molto riflettere. Stavo entrando in oratorio e vedo, seduto ad un tavolo, un gruppo di ragazzi che mai avevo visto, stavano tranquillamente giocando a carte. Mentre li oltrepasso li saluto e loro ricambiano. Ma non li conosco e nemmeno loro presumo mi conoscano. Ad un certo punto uno di loro grida una bestemmia per una giocata sbagliata del compagno. Torno indietro al volo e li invito a non bestemmiare. Uno di loro mi dice: io faccio quello che voglio. Ma sei in un luogo preciso, gli dico. E gli altri ridono. Mi sento un po’ deriso ma vado avanti deciso. Li affronto ma senza svelare chi sono. Ad un certo punto uno di loro alza la voce e mi grida con arroganza: basta dai la stai facendo lunga per una bestemmia. Devo dire che ho saputo stare calmo, perché istintivamente li avrei presi a sberle. Mi danno fastidio, molto fastidio la bestemmia e la volgarità del linguaggio in genere. Figuriamoci in oratorio. Allora gli dico che sono il parroco, che possono benissimo entrare in oratorio, stare insieme e divertirsi, ma che devono evitare di bestemmiare e di essere volgari. Si calmano, sono sorpresi e si scusano. Non è per me che ve l’ho detto, ma per voi, perché la bestemmia è segno di stupidità e di ignoranza.

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Per chi suona … la sirena?

L’avvicinarsi del 6 Luglio suscita sempre nel cuore dei dalminesi un intreccio di sentimenti vivissimi. Soprattutto nelle persone anziane che hanno ancora negli occhi, nelle orecchie e nel cuore il dramma di quelle inquietanti vicende.

Ogni anno vado a rileggermi le testimonianze e a rivedere le immagini. In particolare le parole del diario del parroco di Dalmine don Sandro Bolis.

“…verso le tre del pomeriggio, cessati i soccorsi attorno ai feriti, incominciai il trasporto delle salme dallo stabilimento alla chiesa parrocchiale che spalanca le sue porte come madre pietosa ad accogliere tutti quei corpi sanguinanti e ormai privi di vita. A sera ci sono già 160 salme allineate all’interno della chiesa, sgombra dei banchi fatti portare fuori. La chiesa (pure colpita benché in modo non grave) è diventata un’immensa sala mortuaria, mentre si susseguono scene indescrivibili di pianto e di dolore e mentre, ogni tanto, falsi allarmi gettano panico tra la gente che fugge terrorizzata…”.

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La Grazia di Dio e la nostra responsabilità

Pensando alla chiesa e al suo futuro attraverso il filtro della questione vocazionale dei preti le prospettive non sono molto rosee. Certo non dobbiamo perderci d’animo e avere fiducia in ciò che il Signore ci riserverà nei suoi disegni imperscrutabili ma nello stesso tempo dobbiamo rimboccarci le maniche con molta responsabilità.

Mi viene in mente ciò che è accaduto ad un parroco mentre passando accanto ad un campo pronto per il raccolto dice al contadino: «Non è magnifico vedere ciò che la grazia di Dio ha realizzato?». E il contadino gli risponde con ironia: «Lei avrebbe dovuto vedere come appariva il campo quando agiva solo la grazia di Dio!».

Il Signore per conto suo potrebbe fare ogni cosa, ma non fa nulla senza l’assenso libero e la fattiva collaborazione dei suoi figli. Ci aspettiamo tutto dal Signore ma questo non ci esenta dalle nostre responsabilità. Come acutamente osservava Sant’ Ignazio di Loyola: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio».

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Il Cristo che sorride

Sull’isola di Lèrins in Francia c’è uno dei simboli più splendidi che racchiude tutti i miei trent’anni di sacerdozio e non solo. È il volto del Cristo che sorride. Quando l’ho potuto contemplare la prima volta è come iniziato un lungo e profondo dialogo con il Maestro e Signore della mia vita. Quel sorriso è come un cenno di complicità, di intesa, un accoglienza senza riserve. Io sono con te per sempre fino alla fine del mondo. Quel sorriso ha più volte colmato i vuoti causati dai miei limiti e dalle mie inadempienze. Quel sorriso ha sostenuto e rinvigorito le mie stanchezza e ha consolato le mie solitudini.

Più volte sono ritornato per lasciarmi ammansire da quel volto ed ogni giorno mi porto dentro questa immagine. Dopo tanti anni mi ritrovo a ripetere la medesima affermazione: Quel sorriso è la mia vocazione, la mia scuola e il mio progetto.

È la mia vocazione perché mai Gesù mi ha lasciato indifferente, mai mi ha stancato, mai ha esaurito il suo fascino.

È la mia scuola perché Gesù sorride mentre muore, mentre sta donando la sua vita per me, per salvarmi. Ho imparato così che senza amore non si salva nessuno. E non mi fa più paura la necessità di sacrificarmi, di donarmi. Mi fa invece paura il doverlo fare senza sorriso.

Quel sorriso è il mio progetto perché voglio continuare a sperimentare la forza prodigiosa che scaturisce da un sì pronunciato con amore, nella libertà e nella gioia.

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Il Corpo del Signore

È la Festa dell’Eucarestia, il Pane Bianco nel quale si nasconde la presenza reale di Gesù. È la festa del tabernacolo che, come diceva Madre Teresa di Calcutta, ci garantisce che Gesù “ha piantato la sua tenda” in mezzo a noi. In questa Festa vengono evidenziati due aspetti: la Comunione e l’Adorazione.

Ci lasciamo aiutare dalla testimonianza del Santo Curato d’Ars, il santo sacerdote, patrono dei parroci, che per oltre quarant’anni guidò in modo mirabile la parrocchia a lui affidata nel villaggio di Ars in Francia, con l’assidua predicazione, la preghiera e una vita di penitenza. Egli attingeva la sua carità pastorale dall’inesauribile fonte dell’Eucaristia. Ai suoi parrocchiani diceva: “Non dire che non ne sei degno. È vero, non ne sei degno, ma ne hai bisogno”.

Noi non ci comunichiamo perché siamo perfetti o migliori di altri. No, lo facciamo proprio perché ne abbiamo bisogno, perché senza Eucarestia ci manca la forza per vivere.

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Le parole della Pasqua: Il Consolatore

 

Per me una delle definizioni più belle dello Spirito Santo ce la regala proprio Gesù, quando congedandosi dai suoi discepoli, nel cosiddetto discorso di addio, durante l’ultima cena afferma: “Non vi lascerò orfani vi manderò un altro Consolatore, lo Spirito Santo”.

Consolare è un verbo bellissimo, dai mille aspetti: significa confortare una persona, recare sollievo a chi soffre, lenire il dolore, ma anche rallegrare, ricreare, ristorare…

Che lo Spirito Santo sia chiamato così proprio da Gesù è molto rassicurante perché noi per conto nostro nemmeno sapremmo cosa sia lo Spirito Santo, il Grande sconosciuto, come lo chiama sant’Agostino.

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Le parole della Pasqua: Il cielo, le orme e la mamma

L’Ascensione del Signore è la festa della sintesi: tiene insieme gli estremi: la conclusione ed il nuovo inizio, la terra e il cielo, la presenza e l’assenza, restare e andare, la chiamata e la missione, la dispersione e la comunione. È la festa in cui i poli opposti si uniscono.

Per rappresentare questa verità e per rendere vivo questo annuncio in cima al Monte degli Ulivi, a Gerusalemme, c’è la chiesa dell’Ascensione anticamente realizzata con profonda sapienza. Attualmente è una piccola edicola che si trovava all’interno dell’antica chiesa crociata. Dal 1187 fu anch’essa trasformata in moschea.

In origine la chiesa aveva una cupola a cielo aperto, non esisteva il tetto, per contemplare il luogo in cui Gesù salì al cielo.

Il cielo è l’infinito verso cui ogni uomo alza gli occhi quando vuole lasciare spazio alla speranza, al desiderio di felicità che sente nel proprio intimo, quando tocca con mano che ciò che ha intorno a sé non gli basta.

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Le parole della Pasqua: Il Sacramento dell’addio?!

La Cresima è un sacramento fondamentale, anche se apparentemente sembra un sacramento “minore”. È il sacramento che conclude il percorso di Iniziazione cristiana dei nostri ragazzi.

Qualcuno ironicamente ha affermato che la Cresima si chiama anche “sacramento dell’addio”, perché dopo non si va più in chiesa.

Invece questo è il sacramento che completa il percorso del diventare cristiani, anzi che ci rende perfetti cristiani. La Cresima si chiama anche “Confermazione”: conferma e rafforza la grazia che abbiamo ricevuto nel Battesimo, con la differenza che a ripetere le promesse fatte a suo tempo dai  genitori questa volta sono i cresimandi in prima persona a rinnovare la propria fede.

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Le parole della Pasqua: Il giorno più bello della vita

Dopo 46 anni lo ricordo ancora molto bene il giorno della mia prima Comunione. E ricordo che il mio vecchio parroco ci aveva detto due cose che non ho mai dimenticato. Prima di tutto ci ha detto: Questo sarà il giorno più bello della vostra vita. Non so dire se ha avuto ragione. Qual è il giorno più bello della vita? E poi ci ha detto un’altra cosa: Che la comunione di oggi sia migliore di quella di ieri e sia peggiore di quella di domani. Un augurio che non si capisce subito, da leggere più volte per capirlo. Oggi quando arriva il giorno della prima Comunione a me vengono alcune domande.

Innanzitutto mi chiedo: ma ne vale la pena? Che senso ha questa festa che per molti ha il sapore di una sceneggiata? Tranne qualche eccezione è una giornata di grande distrazione e di enorme dispersione. I bambini sono condotti a preoccuparsi di tanti aspetti che poco centrano con il dramma che si consuma nel cenacolo. Ma poi: ne vale la pena enfatizzare una dimensione alla quale poi, lo sappiamo, si fa una gran fatica a dare continuità?

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Le parole della Pasqua: La voce del Pastore

È bello che ogni anno nella quarta domenica di Pasqua si celebri la Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni. Infatti il Vangelo di questa domenica è sempre il testo del Buon Pastore che ci chiama a seguirlo, ascoltando la sua voce sicuri che Lui non solo ci guida ma dona la sua vita per noi.

Il messaggio di Papa Francesco per questa giornata di preghiera ci esorta innanzitutto a riscoprire come al centro della nostra vita ci sia la chiamata alla gioia che Dio ci rivolge: Non siamo immersi nel caso, né trascinati da una serie di eventi disordinati, ma, al contrario, la nostra vita e la nostra presenza nel mondo sono frutto di una vocazione divina!.

L’atteggiamento di fondo, richiesto al gregge del Signore, è l’ascolto. Dio si fa sentire in modo discreto, senza imporsi e, dice il Papa, può capitare che la sua voce rimanga soffocata da tutto ciò che occupa la nostra mente e il nostro cuore.

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Le parole della Pasqua: Incredibile ma vero

 

La risurrezione è talmente straordinaria da apparire incredibile.

Ho trovato un passo di sant’Agostino che mi ha molto colpito: Tre sono le cose incredibili e tuttavia avvenute: è incredibile che Cristo sia risuscitato nella sua carne, è incredibile che il mondo abbia creduto ad una cosa tanto incredibile, è incredibile che pochi uomini, sconosciuti, inermi, senza cultura, abbiano potuto far credere con tanto successo al mondo, e in esso anche ai dotti, una cosa tanto incredibile!”.

Eppure il fatto della risurrezione continua ad interpellare gli uomini di ogni tempo tanto che, anche i cristiani più tiepidi e superficiali, non possono fare a meno di misurarsi con questo annuncio.

La Pasqua è il punto di appoggio di tutto il cristianesimo, è l’asse portante della fede cristiana. San Paolo afferma che se Cristo non fosse risorto la nostra fede sarebbe vana, vuota e inutile.

Ma cosa significa per noi oggi credere nella Pasqua? Cosa significa vivere la risurrezione?

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in I tempi forti dell'anno liturgico, Storie di fede e Riflessioni