Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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Ultimi articoli pubblicati

Le parole della Pasqua: Il Sacramento dell’addio?!

La Cresima è un sacramento fondamentale, anche se apparentemente sembra un sacramento “minore”. È il sacramento che conclude il percorso di Iniziazione cristiana dei nostri ragazzi.

Qualcuno ironicamente ha affermato che la Cresima si chiama anche “sacramento dell’addio”, perché dopo non si va più in chiesa.

Invece questo è il sacramento che completa il percorso del diventare cristiani, anzi che ci rende perfetti cristiani. La Cresima si chiama anche “Confermazione”: conferma e rafforza la grazia che abbiamo ricevuto nel Battesimo, con la differenza che a ripetere le promesse fatte a suo tempo dai  genitori questa volta sono i cresimandi in prima persona a rinnovare la propria fede.

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in Storie di fede e Riflessioni

Le parole della Pasqua: Il giorno più bello della vita

Dopo 46 anni lo ricordo ancora molto bene il giorno della mia prima Comunione. E ricordo che il mio vecchio parroco ci aveva detto due cose che non ho mai dimenticato. Prima di tutto ci ha detto: Questo sarà il giorno più bello della vostra vita. Non so dire se ha avuto ragione. Qual è il giorno più bello della vita? E poi ci ha detto un’altra cosa: Che la comunione di oggi sia migliore di quella di ieri e sia peggiore di quella di domani. Un augurio che non si capisce subito, da leggere più volte per capirlo. Oggi quando arriva il giorno della prima Comunione a me vengono alcune domande.

Innanzitutto mi chiedo: ma ne vale la pena? Che senso ha questa festa che per molti ha il sapore di una sceneggiata? Tranne qualche eccezione è una giornata di grande distrazione e di enorme dispersione. I bambini sono condotti a preoccuparsi di tanti aspetti che poco centrano con il dramma che si consuma nel cenacolo. Ma poi: ne vale la pena enfatizzare una dimensione alla quale poi, lo sappiamo, si fa una gran fatica a dare continuità?

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in Storie di fede e Riflessioni

Le parole della Pasqua: La voce del Pastore

È bello che ogni anno nella quarta domenica di Pasqua si celebri la Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni. Infatti il Vangelo di questa domenica è sempre il testo del Buon Pastore che ci chiama a seguirlo, ascoltando la sua voce sicuri che Lui non solo ci guida ma dona la sua vita per noi.

Il messaggio di Papa Francesco per questa giornata di preghiera ci esorta innanzitutto a riscoprire come al centro della nostra vita ci sia la chiamata alla gioia che Dio ci rivolge: Non siamo immersi nel caso, né trascinati da una serie di eventi disordinati, ma, al contrario, la nostra vita e la nostra presenza nel mondo sono frutto di una vocazione divina!.

L’atteggiamento di fondo, richiesto al gregge del Signore, è l’ascolto. Dio si fa sentire in modo discreto, senza imporsi e, dice il Papa, può capitare che la sua voce rimanga soffocata da tutto ciò che occupa la nostra mente e il nostro cuore.

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in Storie di fede e Riflessioni

Le parole della Pasqua: Incredibile ma vero

 

La risurrezione è talmente straordinaria da apparire incredibile.

Ho trovato un passo di sant’Agostino che mi ha molto colpito: Tre sono le cose incredibili e tuttavia avvenute: è incredibile che Cristo sia risuscitato nella sua carne, è incredibile che il mondo abbia creduto ad una cosa tanto incredibile, è incredibile che pochi uomini, sconosciuti, inermi, senza cultura, abbiano potuto far credere con tanto successo al mondo, e in esso anche ai dotti, una cosa tanto incredibile!”.

Eppure il fatto della risurrezione continua ad interpellare gli uomini di ogni tempo tanto che, anche i cristiani più tiepidi e superficiali, non possono fare a meno di misurarsi con questo annuncio.

La Pasqua è il punto di appoggio di tutto il cristianesimo, è l’asse portante della fede cristiana. San Paolo afferma che se Cristo non fosse risorto la nostra fede sarebbe vana, vuota e inutile.

Ma cosa significa per noi oggi credere nella Pasqua? Cosa significa vivere la risurrezione?

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in I tempi forti dell'anno liturgico, Storie di fede e Riflessioni

Le parole della Pasqua: Con noi per sempre

Il tempo di Pasqua è il tempo dei Sacramenti. Prima di separarsi dai suoi discepoli Gesù ha voluto rispondere a questa domanda: «Come posso congedarmi da voi senza abbandonarvi mai? Gesù si congeda dai discepoli e li rassicura con la promessa di non abbandonarli mai, di essere sempre in mezzo a loro. Il modo di mantenere questa promessa è l’istituzione dei Sacramenti. Ci sono sette momenti esistenziali nella vita che accomunano tutti gli uomini e tutte le donne: La nascita, la  crescita, il nutrirsi, il peccato, l’ammalarsi, il servizio alla comunità e l’amore.

Ora Gesù collega per ogni evento della vita un segno sacramentale: il Battesimo alla nascita, la Cresima nella crescita, l’eucarestia per il nutrirsi, la Riconciliazione per il peccato, l’unzione nella malattia, l’Ordine per il servizio alla comunità e il Matrimonio per l’amore.

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in Storie di fede e Riflessioni

Le parole della Pasqua: Alleluia

Dopo averlo taciuto per tutta la Quaresima, per il suo carattere festivo, la liturgia fa esplodere con forza il canto dell’Alleluia.

È una parola molto antica, di lingua ebraica e significa: lodiamo Dio. È una delle cinque parole ebraiche introdotte nella liturgia cristiana insieme a Amen, Osanna, Abbà e Maranathà.

Anticamente, nella liturgia, il canto dell’Alleluia era riservato alla sola celebrazione della Pasqua. Successivamente fu introdotto in tutte le messe domenicali e feriali e si canta prima della proclamazione del vangelo.

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in I tempi forti dell'anno liturgico, Storie di fede e Riflessioni

Le parole della Quaresima: Passione

Ci siamo: entriamo nei giorni santi della settimana più importante per la vita dei cristiani. È la settimana della Passione di Gesù.

La parola passione deriva dal latino e significa patire. Indica innanzitutto la sofferenza fisica e in particolare la sofferenza del martirio. La Passione di Gesù, scritta con la lettera maiuscola, è il racconto della crocifissione di Gesù e di tutte le sofferenze che l’hanno preceduta.

La passione indica anche la sofferenza spirituale, il dolore morale. Indica l’afflizione causata da una pena. Nel linguaggio popolare la passione è un sentimento forte di attaccamento, di amore, di donazione: ho una gran passione nel cuore, sei l’unica passione della mia vita…

Così ognuno ha le sue passioni, cioè i suoi sentimenti, i suoi amori.

Se è vero che non si può vivere senza passione è altrettanto vero che spesso ci ritroviamo ad avere passioni che non riusciamo a controllare e da cui si diventa dipendenti.

Il contrario della passione è la freddezza, distacco, indifferenza, l’insensibilità.

Gesù vive la passione non solo nel momento culminante della sua vicenda terrena, come leggiamo con devota attenzione in questi giorni, ma ogni sua parola e ogni suo gesto sono rivelatori della febbre d’amore che lo anima.

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in I tempi forti dell'anno liturgico, Storie di fede e Riflessioni

Le parole della Quaresima: Morire

Se il chicco di grano non muore… Avvicinandoci alla Pasqua siamo accompagnati nel cuore del mistero di Gesù: il suo totale annientamento. L’immagine del chicco, che Gesù usa per rappresentare il suo mistero, ci comunica la prodigiosa vitalità del morire per amore. Gesù è il seme di vita sepolto nella terra.

Gesù è un esperto di morte e all’ora della morte si prepara con molteplici esercizi di morte, che si chiamano servizio, dono, apertura, accoglienza, perdono… Per Gesù amare significa servire e servire è scomparire nella vita degli altri: morire per vivere.

Questa è la soglia vertiginosa del Vangelo: Gesù vince perdendo, moltiplica la vita morendo. La gloria di Cristo sta proprio nel momento più basso del suo annientamento sulla croce, la sua morte. È morendo che si vive davvero, come dice nella sua preghiera san Francesco.

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in I tempi forti dell'anno liturgico, Storie di fede e Riflessioni

Le parole della Quaresima: La croce

Almeno ogni giorno sento qualcuno che dice: “è la croce che il Signore mi ha dato“. Il riferimento è generalmente collegato con le sofferenze, le malattie, i lutti, le difficoltà di relazione interpersonale…

Se c’è un’immagine distorta di Dio, profondamente radicata nella mentalità della gente, è quella del Dio che si diverte a “mandare” le croci agli uomini per torturarli. Questa idea ha addirittura la forza di deformare l’essenza stessa di Dio: è una bestemmia. Infatti se confrontiamo questo modo di pensare con quanto insegnano i vangeli vediamo che nel Nuovo Testamento mai viene associata la figura della “croce” con la tribolazione dell’uomo. È nel V secolo che compare in una preghiera cristiana la “croce” col significato di “sofferenza”.

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Le parole della Quaresima: la rinuncia

La Quaresima è (anche) tempo di digiuno, di astinenza e di rinunce. Ma dal punto di vista religioso oggi abbiamo smarrito il senso di queste pratiche impegnative.

A volte è come se si dovessero compiere queste pratiche quasi per rendere contento un Dio un po’ sadico che gode quando noi soffriamo.

Anni fa i vescovi comunicavano che c’è “un intimo legame fra il digiuno e la conversione della vita, il pentimento dei peccati, la preghiera umile e fiduciosa, l’esercizio della carità fraterna e la lotta contro l’ingiustizia».

Quindi le rinunce e la mortificazioni non servono affatto a Dio, bensì a noi. Anzitutto ci aiutano ad apprezzare (o ad apprezzare di più) ciò che di solito abbiamo senza fatica, ciò di cui ci capita di non saper più apprezzare perché diamo per scontato.

Inoltre, le rinunce, i digiuni e l’astinenza servono a noi per acquisire la padronanza di se stessi: ci aiutano a vincere progressivamente le pulsioni dell’avidità verso le cose materiali. Ci aiutano a fare a meno di cose inutili per essere fedeli a ciò che è essenziale.

Ancora, come ci ha ricordato recentemente Papa Francesco le rinunce possono aiutarci a metterci nei panni di chi è povero e sperimentare sulla nostra pelle ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario e conoscono i morsi quotidiani dalla fame.

Infine il digiuno e la rinuncia possono per noi essere il segno della partecipazione dei discepoli all’evento doloroso della passione e della morte del Signore.

Ma a cosa dobbiamo rinunciare? Alle caramelle e ai dolci. Certo. Anche a quelli. Forse però potrebbe essere utile misurarci su altre forme di sacrificio. Continua la lettura →



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Le parole della Quaresima: la preghiera

 

Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.

Nel Vangelo l’esortazione alla preghiera è un richiamo martellante, è come il filo conduttore di tutto il racconto della vicenda di Gesù. Perché dire “preghiera” è come dire il rapporto di comunione con il Signore.

Dire “preghiera” è come dire respiro.

Gesù, volendo educare i suoi discepoli alla preghiera, non solo offre loro l’esempio, facendo nascere nel loro cuore il desiderio di pregare: “Signore insegnaci a pregare”,  ma li conduce a vivere esperienze forti di preghiera. Come per esempio sul monte Tabor, affinché loro possano giungere ad esclamare: “Signore è bello per noi essere qui”.

Se nella vita non abbiamo mai provato la gioia della preghiera, l’estasi della contemplazione, lo stupore per la luce che viene dal Signore, purtroppo la preghiera ci risulterà sempre un peso, una tassa da pagare, una cosa inutile e noiosa.

La preghiera è naturale perché nasce dalla vita. È naturale chiedere quando si ha bisogno. È naturale ringraziare quando si riceve. È naturale lodare quando si è contenti. È naturale adorare quando si ama.

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Le parole della Quaresima: il deserto

E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto. Così il vangelo di Marco inizia il racconto delle tentazioni, in cui tutto è estremo. L’estrema solitudine di Gesù, l’estremo silenzio, l’estremo spazio, l’estrema povertà. Ciò che colpisce è che nel deserto Gesù vi rimane. Non fugge. Vive l’esperienza della prova. Anzi potremmo dire che fa l’esperienza della crisi. Quando tutto è ridotto all’essenziale appare la necessità radicale della vita. Quando sei con le spalle al muro, senza appoggi né difese, questo è il momento in cui sei chiamato a decidere come vivere, a chi dare credito, come investire tutte le tue energie.

La crisi, quella che ci spoglia e ci purifica, ci interroga e ci rinnova, ci fa diventare adulti e maturi. Senza la crisi rimaniamo bambini immaturi e superficiali.

Come acutamente afferma la scrittrice Christiane Singer «Nella vita ho raggiunto la certezza che le catastrofi servono a evitarci il peggio. E il peggio è proprio aver trascorso la vita senza naufragi, è essere sempre rimasti alla superficie delle cose. Non essere mai stato scaraventato in un’altra dimensione. L’autunno, spogliando i rami, lascia vedere il cielo».

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