Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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La formazione della Comunità San Giuseppe

IMMAGINE 2Gli incontri di formazione per gli operatori pastorali della Comunità

Il sogno di una comunità è di essere unita, come un’unica famiglia, pronta a collaborare per il bene di tutti e per una luminosa testimonianza della speranza che portiamo nel cuore.

I motivi di questi incontri di formazione e di confronto sono principalmente:

  • Considerare la Parrocchia come luogo in cui i fratelli e le sorelle vivono insieme la fede, la speranza e la carità
  • Pensare al nostro ruolo non come semplici volontari, ma come operatori pastorali
  • Coltivare la formazione permanente come disponibilità sempre attuale al miglioramento

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in La missione dell'Oratorio, La missione della Parrocchia

La missione della Parrocchia nella linea conciliare

L’annuncio del Vangelo, la celebrazione dei Sacramenti e la testimonianza della Carità

 

Il Concilio Vaticano II ha dedicato alle parrocchie una speciale atten­zione nei suoi documenti, in particolare nel secondo capitolo del Decreto “Christus Dotninus” del 28 ottobre 1965, n. 30. In esso sono delineate le norme essenziali e direttive del ministero parrocchiale nella sua triplice funzione d’insegnare, di santificare e di governare la comunità dei fedeli. Tali norme sono richiamate nel can. 528: riteniamo opportuno riportare il testo originale del Concilio, poiché è dalla loro fedele osservanza che si può sperare l’effettivo rinnovamento della parrocchia auspicato e richiesto dal recente Concilio.

 

La cura delle anime affidata ai parroci. Nell’esercizio della loro cura pastorale, i parroci, insieme con i loro cooperatori, devono svolgere la loro missione d’insegnare, di santificare e di governare in modo che i fedeli e le comunità parrocchiali si sentano realmente membri non solo della diocesi, ma anche della Chiesa universale. Collaborino pertanto sia con gli altri parroci sia con i sacerdoti che esercitano il ministero pastorale in quel territorio (quali sono, per esempio, i Vicari foranei e i Decani) o sono addetti ad opere di carattere superparrocchiale, affinché la cura pasto­rale nella diocesi non manchi di unità e sia resa efficace.

La cura delle anime deve inoltre essere sempre animata da spirito missionario, tal che si estenda, nel modo dovuto, a tutti i fedeli della parrocchia. Nel caso che i parroci non possano raggiungere alcuni ceti di persone, ricorrano all’opera di altri, anche laici, perché li aiutino nel cam­po dell’ apostolato.

A rendere più efficace la cura delle anime, è da raccomandare caldamente la vita comune dei sacerdoti, e specialmente di quelli addetti alla stessa parrocchia, perché questa, mentre giova all’attività apostolica, offre ai fedeli esempio di carità e di unità (n. 30,1).

 

Il “munus docendi”. Per quanto riguarda l’ufficio d’insegnare, i parroci devono predicare la Parola di Dio a tutti i fedeli, perché essi, radicati nella fede, nella speranza e nella carità, crescano in Cristo, e la comunità cristiana renda quella testimonianza di Carità che il Signore ha raccomandato. Con una istruzione catechistica appropriata all’età di cia­scuno, essi devono anche condurre i fedeli alla piena conoscenza del mi­stero della salvezza.

Nell’impartire la loro istruzione, i parroci si servano non solo dell’aiu­to dei religiosi, ma anche della collaborazione dei laici, istituendo a tal fine la Confraternita della Dottrina Cristiana (n. 30,2).

 

Il “munus sanctifieandi”. Nell’adempiere il ministero della santificazione, i parroci abbiano di mira che la celebrazione del Sacrificio Eucaristico diventi il centro ed il culmine di tutta la vita della comunità cristiana.

Si sforzino inoltre, perché i fedeli alimentino la loro vita spirituale accostandosi devotamente e frequentemente ai santi Sacramenti, e parteci­pando consapevolmente ed attivamente alla Liturgia.

I parroci inoltre si ricordino che il sacramento della Penitenza è di grandissimo giovamento per la vita cristiana; quindi si mostrino sempre disposti e pronti ad ascoltare le confessioni dei fedeli, chiamando in aiuto, se occorra, anche altri sacerdoti che conoscano bene varie lingue (n. 30,2).

 

Il “munus regendi”. Nel compiere il loro dovere di pastori, i parroci si studino di conoscere il loro gregge.

Poiché essi sono i servitori di tutte le pecorelle loro affidate, si adope­rino di sviluppare la vita cristiana sia in ogni fedele, sia nelle famiglie, sia nelle associazioni dedicate in modo speciale all’apostolato, sia in tutta la comunità parrocchiale.

Visitino pertanto le case e le scuole, secondo le esigenze del loro uf­ficio pastorale; provvedano con ogni premura agli adolescenti ed ai giova­ni; circondino di carità paterna i poveri e gli ammalati, rivolgano una particolare cura agli operai, e stimolino i fedeli ad aiutare le opere di apostolato.

I vicari parrocchiali, come collaboratori del parroco, danno ogni gior­no un prezioso ed attivo aiuto all’esercizio del ministero pastorale, sotto l’autorità del parroco. Tra il parroco e i suoi vicari, vi siano sempre, per­tanto, relazioni fraterne, carità e rispetto vicendevoli. Si sorreggano a vi­cenda col consiglio, con l’aiuto e con l’esempio, ed insieme facciano fron­te al lavoro parrocchiale con unità d’intenti e concordia di sforzi (n. 30,2).



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