Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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Convivenza adolescenti 2°-3° superiore Febbraio 2020

Convivenza adolescenti 2°-3° superiore Febbraio 2020

IO E L’ALTRO.

Abbiamo appena terminato una settimana di convivenza nella foresteria del monastero Matris Domini a Bergamo. Abbiamo sperimentato i valori di fratellanza che nascono dal creare un legame con gli altri; e proprio questo è il tema che ci ha guidati quest’anno: l’incontro con l’altro. In questa convivenza, in particolare, ci sono state proposte, e abbiamo anche organizzato, diverse attività riguardanti questo tema.
La mattina ci siamo svegliati tutti allo stesso orario per cominciare la giornata insieme con un momento di preghiera. In questa occasione abbiamo pensato di distribuire a tutti dei bigliettini in cui ciascuno di noi, il primo giorno, ha scritto un sentimento o un’azione che vorrebbe rivedere negli altri, cosicché ogni giorno potessimo pescarne uno e impegnarci per il prossimo.
Convivenza è sì vivere insieme un periodo di riflessione, ma anche coniugarlo con i normali impegni settimanali, così abbiamo utilizzato le nostre giornate anche per andare a scuola. Nei pomeriggi invece, per chi non aveva bisogno di studiare, sono stati fatti dei giochi per passare il tempo con l’altro. Ma i veri grandi momenti di riflessione sono stati fatti la sera quando, riuniti, abbiamo ascoltato le testimonianze che ci sono state proposte e partecipato ad altre attività.

Domenica sera siamo stati protagonisti dei giochi che noi stessi abbiamo organizzato per poter iniziare la convivenza divertendoci, ma già mettendoci al servizio della squadra in cui eravamo.
La prima testimonianza che ci è stata proposta quella di Mauro e Rosy. Mauro era un camionista, che all’età di ventisette anni subì un incidente nel quale ha visto la morte in faccia. Quest’incidente gli ha causato la perdita della sensibilità dalla vita in giù rendendolo paraplegico.
Nella testimonianza ci ha raccontato quanto è stato difficile l’inizio della sua nuova realtà paragonandola a una rinascita. Ci ha insegnato l’importanza dell’altro per lui, riconoscendolo in sua moglie. Ci ha inoltre mostrato dei video sulla sua nuova occupazione, insegnare a sciare con delle apposite strumentazioni a dei ragazzi disabili della Bergamasca. Siamo stati colpiti soprattutto dalla leggerezza con la quale raccontava il suo vissuto.
Nel suo percorso di riabilitazione psicologica ha conosciuto Rosy, che ora è diventata la sua spalla destra. E abbiamo avuto il piacere di ascoltare anche la sua testimonianza. Lei era la mamma di Tania, una ragazzina di 15 anni che venne investita in motorino morì sul colpo. La sua testimonianza ha commosso tutti noi perché ha trasmesso dei messaggi positivi nonostante il grande dolore che ha provato. Ora Mauro ha un figlio di nome Pietro con il quale ha uno speciale rapporto e Rosy dopo undici anni ha ritrovato l’armonia nella sua famiglia.
Martedì abbiamo avuto un momento di riflessione nel quale ci siamo scambiati vere opinioni sul nostro rapporto con tutti gli altri, in modo sincero e personale, portando alla memoria i momenti in cui siamo stati aiutati e messi in difficoltà dall’altro.
Per mercoledì è stata organizzata una corsa a squadre in Città Alta, grazie alla quale ci siamo accorti quanto gli altri siano importanti per noi, perché senza il loro aiuto non saremmo riusciti ad arrivare alla fine.
Giovedì sera abbiamo avuto il piacere di conoscere la storia di Mirella e Gigi, una coppia che si è donata totalmente agli altri. All’età di venticinque anni, appena sposati e nel pieno della loro carriera da medici, hanno lasciato Milano per trasferirsi in Uganda per dirigere un ospedale appena sorto. La cosa che ci ha davvero sorpreso è che sono riusciti ad adattarsi a una cultura e uno stile di vita totalmente diverso da quello abituale lasciando tutto quello che avevano per aiutare chi è davvero in difficoltà.
Venerdì pomeriggio siamo riusciti a incontrare due suore del monastero che ci hanno parlato della loro vita e della loro vocazione.
La sera invece ci siamo messi in ascolto dell’altro. Avevamo il compito di scegliere una canzone che rappresentasse come stiamo vivendo, come ci sentiamo. In questa attività, tutti hanno avuto il coraggio di aprirsi e mostrarsi al gruppo senza paura di essere giudicati e in questo modo siamo riusciti a conoscerci tutti quanti in modo più profondo.
L’ultima sera c’è stato il momento del Deserto. Il Deserto è l’ultima attività che si fa in ogni convivenza. È una riflessione individuale guidata da delle domande, che questa volta abbiamo preparato sia noi che gli animatori, che ci aiutano a guardarci dentro e a riflettere sul nostro rapporto con Dio. Questo Deserto lo abbiamo chiamato “il dono della diversità” e le domande ci hanno fatto riflettere sulla sua importanza e su come ci approcciamo ad essa.



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