Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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L’alfabeto della Parrocchia 3: B come BAMBINI

Ci racconta il Vangelo che un giorno i discepoli incominciarono a rimproverare dei bambini che avevano circondato Gesù. La scena dei bambini intorno a Gesù doveva essere straordinaria. Eppure i discepoli pensavano di fare un favore a Gesù chiedendo ai bambini di lasciarlo tranquillo.

Gesù con autorità dice: lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite.

Stiamo iniziando il nuovo anno catechistico e anche i nostri bambini circondano Gesù, lo cercano perché vogliono stare con Lui e conoscerlo, lasciandosi coccolare dalla sua amorevolezza.

Con la stessa autorità Gesù dice a noi di non impedire che i bambini stiano con Lui. Noi abbiamo questa grande responsabilità e tante volte anziché prendere per mano i bambini e accompagnarli da Gesù, impediamo che avvenga questo incontro, li teniamo lontani da Lui.

In un’altra occasione, ci racconta sempre il Vangelo, Gesù chiama un bambino e lo pose in mezzo a loro. Anche questa è una scena straordinaria da immaginare: in un’adunanza di adulti, Gesù pone nel mezzo un bambino. Porre un bambino nel mezzo significa considerare la sua importanza e progettare a partire dal bambino, metterlo al centro delle nostre attenzioni e della nostra cura.

Mi viene in mente di quanto sia vero e importante quel bellissimo proverbio africano che dice che per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio. In questo proverbio si racchiude il senso di ciò che ci impegna come comunità di adulti. Mettere in mezzo i bambini significa prenderci cura di loro nell’unicità di ciascuno e della loro meravigliosa potenzialità.

Ma mi viene anche in mente il programma di una parrocchia milanese che alcuni anni fa aveva esposto fuori dalla chiesa lo slogan dell’anno: “Noi ci impegniamo per i poveri del nostro rione: i bambini”.

Poveri non sono solo i bambini di quello che noi chiamiamo il Terzo mondo. Poveri sono i nostri bambini, anche se hanno tutto e di più. Sono poveri perché impoveriti dalle nostre lacune e dalle nostre contro testimonianze.

Ma la cosa più sorprendente di quell’episodio del Vangelo è che Gesù dopo  aver imposto le mani ai bambini si rivolge ai suoi discepoli e dice: se non vi convertirete e non diventerete come questi bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Per Gesù i bambini sono il modello da imitare, il progetto da realizzare: noi siamo chiamati a diventare bambini, cioè fiduciosi, semplici e gioiosi.

Infine, come se non bastasse tutto questo, il Maestro conclude con il botto: “E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Si, Lui si identifica con i bambini, Lui vive nella fragile vita di ogni bambino che chiede di essere accolto.

Questa espressione di Gesù rassicura molto. Rassicura i genitori prima di tutto che hanno accolto la vita dei bambini come frutto del loro amore, poi rassicura tutti gli adulti che accompagnano i bambini: i maestri, gli educatori, i catechisti, gli allenatori… perché come giustamente affermava Bonhoeffer, il senso morale di una comunità si misura su ciò che fa per i suoi bambini.

Don Roberto

 



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