Parrocchia e Oratorio San Giuseppe, Dalmine (BG)

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L’alfabeto della Parrocchia 2: L come LIMITE

Una delle questioni fondamentali dell’educazione è aiutare i ragazzi ad avere il giusto senso del limite. Noi adulti ci sentiamo spesso molto confusi rispetto alla necessità di porre dei limiti.

Stiamo assistendo, per certi versi impotenti, ad una generazione che si illude di vivere senza il senso del limite.

Ogni mare ha le sue sponde, dice un proverbio, per dire come il limite appartiene alla realtà delle cose. Il senso del limite dev’essere sempre relazionato a qualcosa che funge da punto di riferimento, un valore, un principio. Il senso del limite è un’esperienza etica, morale, che è parte integrante della crescita. Nella nostra società è proprio il crollo della moralità a generare il disorientamento e la confusione. Senza limiti infatti non esiste nessun riconoscimento del bene e del male.

Leggendo la Bibbia, soprattutto i primi capitoli della Genesi, ma anche il libro dell’Esodo, scopriamo che Dio vuole educare il suo popolo e lo fa strutturando la coscienza degli uomini a partire proprio dal senso del limite. Il limite, il comandamento, non è un blocco, secondo la pedagogia divina, non è un blocco, ma una risorsa.

Dio, che conosce bene il cuore delle sue creature, sa bene che l’assenza dei limiti lascerebbe l’uomo a se stesso succube di manie di onnipotenza.

Molti dei nostri ragazzi, lo sperimentiamo tutti i giorni, non conoscono il senso del limite e perciò credono di poter fare tutto (= onnipotenza).

Per mitigare la mania di onnipotenza in famiglia e in comunità, si cerca di promuovere la spiritualità di comunione: perché non posso fare tutto ciò che voglio? Perché ci sono gli altri e insieme si cerca di crescere.

In questo senso l’altro è un limite alla mia mania di onnipotenza. L’altro non è un blocco, ma una risorsa.

Ci sono ragazzi e adolescenti che si comportano come degli animaletti aggressivi, prepotenti, cattivi e irrispettosi, nel linguaggio e nei gesti, perché faticano a riconoscere la preziosità della presenza degli altri.

L’esperienza del limite, più volte citato nella sacra scrittura, dice all’uomo che ognuno ha bisogno dell’altro e che insieme abbiamo bisogno dell’Altro.

Anche nei confronti del Signore: l’annullamento del senso sano del limite, voluto da una certa psicologia senza anima, ha annullato la capacità di leggere la propria condizione, di riconoscersi come creature che sperimentano che Dio non è un blocco, ma una risorsa.

Se mai l’unico limite che siamo autorizzati a oltrepassare è quello dei sogni: sognare di essere migliori, di vivere in mondo migliore… sì in questo è bene non porsi del limiti. Ma solo su questo.

Don Roberto

 



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